3 | Denuncia di inizio attività in edilizia

3 | Denuncia di inizio attività in edilizia

La denuncia di inizio attività in edilizia è un atto amministrativo, la cui disciplina è contenuta nel Testo unico dell’edilizia della Repubblica italiana (Decreto del presidente della Repubblica 6 giugno 2001 n. 380) che ne descrive il potere e i limiti agli artt. 22 e 23.
Dal 2010 è stata, per la maggior parte dei casi, sostituita dalla segnalazione certificata di inizio attività (S.C.I.A.).

Tuttavia la D.I.A. ancora oggi esiste e può essere utilizzata, per le varianti in corso d’opera, invece di un permesso di costruire, qualora si apportino modifiche non sostanziali.

Caratteristiche

Questo tipo di denuncia di inizio attività (D.I.A.) è diventata uno strumento molto versatile, che è servito alla pubblica amministrazione italiana (in larga parte, gli uffici tecnici dei Comuni) per agevolare e snellire il procedimento relativo a pratiche edilizie, di minor peso urbanistico, sull’attività edilizia che si svolgeva sul proprio territorio.
Con una D.I.A., infatti, si poteva ristrutturare il proprio appartamento, effettuare opere di manutenzione ordinaria o straordinaria sul proprio immobile e persino costruire nuovi edifici, qualora fosse presente un piano particolareggiato, ovvero in caso di demolizione e ricostruzione fedele.
La D.I.A. tuttavia non è da confondersi con un’autorizzazione. Di fatto, essa è un’autodichiarazione del committente dei lavori accompagnata da una relazione asseverata da un tecnico (oltre i vari documenti da allegare), pertanto, risulta essere più responsabilizzante per il privato e per il tecnico, piuttosto che per la pubblica amministrazione che, nel caso di D.I.A., svolge un mero controllo dei requisiti.

Disciplina normativa

Il fondamento giuridico dell’istituto è probabilmente da rintracciarsi nella legge 28 febbraio 1985 n. 47 che stabiliva:

« Non sono soggette a concessione ne’ ad autorizzazione le opere interne alle costruzioni che non siano in contrasto con gli strumenti urbanistici adottati o approvati e con i regolamenti edilizi vigenti, non comportino modifiche della sagoma ne’ aumento delle superfici utili e del numero delle unita’ immobiliari, non modifichino la destinazione d’uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari, non rechino pregiudizio alla statica dell’immobile […]. »
Il Testo unico dell’edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380) specifica che con la D.I.A. si possono fare le opere non riconducibili ad attività edilizia libera, o al permesso di costruire.
È oggi pertanto richiesta la S.C.I.A., per opere edilizie che oggi possono essere eseguite a seguito di comunicazione inizio lavori (C.I.L.), ossia opere di manutenzione straordinaria, restauro conservativo, ristrutturazione edilizia così come elencate nell’art. 6 del Testo unico dell’edilizia.
Invece, possono essere trattate con altri atti abilitativi D.I.A., S.C.I.A. e Permesso di Costruire la nuova costruzione, ristrutturazione urbanistica, ecc. (così come definiti dall’art.3 del D.P.R. 380/2001).
Altre leggi sono in seguito venute ad ampliare le competenze della D.I.A., pertanto ancora oggi, in alcune regioni, ai sensi della legge 21 dicembre 2001 n. 443 con tale strumento si possono realizzare anche opere di nuova costruzione, nel caso in cui sia stato approvato un piano particolareggiato per la lottizzazione di un’area.

Questa D.I.A. con poteri ampliati è conosciuta come Super D.I.A..
In seguito, più di recente, altre leggi sono andate a potenziare ulteriormente questo provvedimento e, oggi, con la Super D.I.A. si possono fare anche opere che prima erano di competenza del permesso di costruire.
Inoltre ciascuna regione ha potuto, a sua discrezione, ampliare i poteri della D.I.A., come ha già fatto, per esempio, la Toscana.
Iter burocratico
La denuncia si presenta allo sportello unico per l’edilizia del Comune a firma di un tecnico abilitato alla progettazione (ingegnere, architetto, geometra o perito) e deve contenere un progetto grafico rappresentante lo stato di fatto e la situazione futura, una relazione tecnica in cui si descrivono nel dettaglio le opere da compiersi e i riferimenti normativi, nazionali e locali, che interessano il provvedimento e la certificazione del fatto che il “progettista si assume la responsabilità” che le opere siano in conformità degli strumenti urbanistici vigenti al tempo dei lavori.
In questo modo, la P.A. scarica la responsabilità della correttezza delle operazioni sul tecnico abilitato, che, in tal senso, prende le difese dell’Amministrazione stessa e delle sue leggi. Pertanto la parcella professionale richiesta dal tecnico è adeguata alle responsabilità che si assume.
Una volta presentata, la D.I.A. si ritiene approvata, come detto, dopo 30 giorni dalla data di presentazione (fa fede la data di protocollo dell’ufficio tecnico), e si possono effettuare le opere edilizie.
Se si scoprono, in seguito, difformità delle opere rispetto alla normativa in vigore al tempo dei lavori il comune può (entro 10 anni dalla data di presentazione della D.I.A.) ordinare che sia ripristinato lo stato dei luoghi antecedente all’esecuzione dei lavori, il tutto a carico del proprietario che ha eseguito le opere abusivamente, anche se ha presentato regolare D.I.A.. Naturalmente, in questo caso viene chiamato in causa il tecnico firmatario del provvedimento.

Il procedimento e il meccanismo del silenzio-assenso
La D.I.A. segue il meccanismo del silenzio-assenso: comunicata alla pubblica amministrazione la propria intenzione ad avviare l’attività, il soggetto, generalmente decorsi 30 giorni può darvi inizio, dandone notizia. Entro i 30 giorni (dalla data di protocollo) l’ufficio tecnico comunale può chiedere integrazioni o inibire l’inizio dei lavori per mancanza di documentazione o difformità rispetto alle norme vigenti e/o agli strumenti urbanistici.
Il potere inibitorio previsto dal co. 6 dell’art. 23 del D.P.R. 380/2001, può essere esercitato entro il termine perentorio di trenta giorni, trascorso il quale possono soltanto essere emanati provvedimenti d’autotutela e sanzionatori. Il dispositivo di sentenza precisa che alla scadenza del termine di trenta giorni matura l’autorizzazione implicita ad eseguire i lavori progettati ed indicati nella D. I. A., fermo restando il potere dell’Amministrazione comunale di provvedere anche successivamente alla scadenza del termine stesso, ma non più con provvedimento inibitorio (ordine o diffida a non eseguire i lavori) bensì con provvedimento sanzionatorio (se i lavori sono già stati eseguiti, in tutto o in parte) di tipo ripristinatorio o pecuniario, secondo i casi, in base alla normativa che disciplina la repressione degli abusi edilizi.
In ogni caso, l’inizio dei lavori deve avvenire non prima di 30 giorni dalla presentazione della denuncia, e comunque non oltre un anno, e dovranno concludersi entro 3 anni.

Interventi su edifici vincolati

Per opere effettuate su edifici vincolati dai beni architettonici o artistici ai sensi del d.lgs.42/2004, è necessario allegare alla D.I.A. il Nulla osta della Soprintendenza ai Beni culturali.
Per quanto riguarda gli edifici che si trovano nella perimetrazione del centro storico cittadino, è sufficiente richiedere un preventivo atto di assenso (nulla osta storico) presso la pubblica amministrazione, la quale analizzerà la richiesta, ed esprimerà un parere positivo oppure negativo. Da quest’ultimo parere dipende la fattibilità o no dell’intervento proposto.

La D.I.A. nel caso di lesioni strutturali

Quando compaiono lesioni strutturali che possono compromettere la statica dell’edificio è spesso necessario agire in fretta, possibilmente senza aspettare i 30 giorni del silenzio-assenso. In tali casi è necessario far intervenire i vigili del fuoco, che rappresentano l’ente garante della statica degli edifici e, quindi, dell’incolumità dei cittadini che vi abitano o lavorano, per produrre una perizia (che viene redatta sul posto, dopo un esame, anche sommario, del danno) che, allegata alla D.I.A., consente di eseguire i lavori immediatamente, per somma urgenza. Alla visita dei vigili deve però seguire un progetto di intervento, corredato dei disegni e dei calcoli statici relativi alle opere da compiersi: tale documentazione deve comunque essere allegata alla D.I.A. prima di cominciare i lavori.
Se si devono fare anche altri lavori nei locali in cui compare la lesione si possono allegare alla stessa D.I.A. delle opere strutturali, ma tali opere sono sempre e comunque soggette ai 30 gg. di silenzio-assenso.
I vigili del fuoco, nel loro intervento, potrebbero però stabilire che la statica del fabbricato è troppo compromessa, e revocarne l’abitabilità. Da quel momento il fabbricato deve essere sgomberato e messo in sicurezza, e vengono bloccate tutte le operazioni sulla struttura se non approvate dai vigili stessi. In casi estremi, potrebbe anche essere ordinata la demolizione dell’intero fabbricato (a questo punto, però, nasce la questione legale su chi ricade l’onere della demolizione).
Le lesioni strutturali non vanno mai sottovalutate e, qualora compaiano, vanno sempre sottoposte al parere di un tecnico qualificato, possibilmente non legato alle aziende edili, che faccia delle misurazioni specifiche e rediga una perizia sulla staticità dell’edificio.
Abusi edilizi
Si entra nell’illecito e si diventa perseguibili a norma di legge in tre modi:
eseguendo operazioni edilizie per cui servirebbe un’autorizzazione diversa dalla D.I.A.
eseguendo opere difformi da come sono state presentate nella D.I.A.
eseguendo opere senza richiedere la D.I.A. per le quali sarebbe richiesta.
La punizione è proporzionata al danno che si arreca. Se si è nel terzo caso, una volta eseguite abusivamente le opere, si può presentare un accertamento di conformità (art. 36 del T.U.) che, a firma di un tecnico iscritto al relativo albo, attesta che sono state fatte delle opere conformi agli strumenti urbanistici però senza richiedere il relativo permesso. Viene allora applicata una sanzione amministrativa, non inferiore ad € 516,00 e non superiore a 5.164,00 €. Le opere devono essere conformi non solo alla situazione legislativa esistente al momento in cui sono state eseguite, ma devono rispettare anche le leggi approvate nel frattempo.

Note

^ decreto legge 25 marzo 2010, n. 40 convertito con modificazioni dalla L. 22 maggio 2010, n. 73
^ art. 26 (Opere interne) legge 47/1985
^ art. 6 D.P.R. 380/2001
^ art. 10 D.P.R. 380/2001
^ ai sensi del comma 2 dell’art. 6 D.P.R. 380/2001 (così modificato dal D.L. 40/2010)

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http://www.urbanistica.comune.roma.it/dia-modulistica.html
Bibliografia
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Giovanni Acquarone, La denuncia di inizio attività. Profili teorici, Milano, Giuffré, 2000, ISBN 88-14-08294-4.
Emanuele Boscolo, I diritti soggettivi a regime amministrativo. L’art. 19 della l. n. 241 del 1990 e altri modelli di liberalizzazione, CEDAM, Padova, 2001, ISBN 88-13-23554-2.
Domenico Lavermicocca, Domenico Logozzo, La denuncia di inizio attività nell’edilizia, IPSOA, Milano, 2002, ISBN 88-217-1767-4.
Giuseppe Lavitola, Denuncia di inizio attività, CEDAM, Padova, 2003, ISBN 88-13-24769-9.
Patrizia Marzaro Gamba, La denuncia di inizio attività edilizia. Profili sistematici, sostanziali e processuali, Giuffré, Milano, 2005, ISBN 88-14-11499-4.
Loredana Martinez, La dichiarazione di inizio attività: natura e regime giuridico, Giappichelli, Torino, 2008, ISBN 978-88-34875-71-1.
Walter Giulietti, Attività privata e potere amministrativo. Il modello della dichiarazione di inizio attività, Giappichelli, Torino, 2008, ISBN 978-88-34885-59-8.
Fabio Doro, SCIA e DIA. Denuncia, dichiarazione e segnalazione certificata di inizio attività dopo il DL 78/2010, Exeo Edizioni, Padova, 2010, ISBN 978-88-95578-06-4.
Francesco Martines, La segnalazione certificata di inizio attività. Nuove prospettive del rapporto pubblico-privato, Giuffrè Editore, 2011, ISBN 88-14-17289-7

4 | Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA

4 | Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA

La segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) è stata introdotta in Italia dalla legge 30 luglio 2010 n. 122, entrata in vigore il 31 luglio 2010, che ha sostituito, nella maggior parte delle ipotesi, la DIA (denuncia di inizio attività).

I moduli unificati e semplificati per la SCIA edilizia e il permesso di costruire sono stati approvati con l’accordo siglato il 12 giugno 2014 tra Governo, Regioni ed Enti Locali.
L’Accordo e i moduli sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n.161 del 14-7-2014 – Suppl. Ordinario n. 56.

È solo un primo passo che dà attuazione all’accordo tra Governo, Regioni e Comuni per la riforma della PA e la semplificazione.
Il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e il Presidente dell’ANCI hanno inviato a tutte le Regioni, Province Autonome e Comuni una lettera in cui invitano presidenti e sindaci ad adeguare, per quanto di competenza, la modulistica per la presentazione delle pratiche edilizie in uso sul territorio.

Come chiesto dai cittadini e dalle imprese, invece degli oltre 8000 moduli, sinora in uso, un solo modulo che, dove necessario, potrà essere adeguato alle specificità della normativa regionale.
Massima semplificazione: non verrà più chiesta la documentazione che l’amministrazione ha già. Basterà una semplice autocertificazione o l’indicazione degli elementi che consentono all’amministrazione di reperire la documentazione.
Il modello unificato agevolerà l’informatizzazione delle procedure e la trasparenza per cittadini e imprese.

Queste versioni dei moduli prevedono, necessariamente, tutta la casistica degli adempimenti connessi alla Scia e al permesso di costruire sul territorio nazionale.

 

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5 | Comunicazione Inizio Lavori e Comunicazione Inizio Lavori Asseverata  | #edilizia

5 | Comunicazione Inizio Lavori e Comunicazione Inizio Lavori Asseverata | #edilizia

Il 18 dicembre scorso la Conferenza Unificata tra Governo, Regioni ed enti Locali, ha approvato i modelli unici per l’edilizia libera: CIL e CILA per la compilazione, rispettivamente, della Comunicazione Inizio Lavori e Comunicazione Inizio Lavori Asseverata.

In ottemperanza a quanto previsto dal Decreto Sblocca Italia, i modelli unici hanno l’obiettivo di snellire ulteriormente le pratiche burocratiche in edilizia e di semplificare il compito dei professionisti.
Il modello CIL dovrà essere presentato quando si eseguono lavori di edilizia libera, quali:
• realizzazione di opere temporanee (da rimuovere entro 90 giorni)
• realizzazione di opere di pavimentazione e finitura degli spazi esterni
• installazione di pannelli solari o fotovoltaici
• installazione di singoli generatori eolici con altezza non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a 1 metro
• realizzazione di opere per l’arredo delle parti pertinenziali degli edifici
• realizzazione di aree ludiche senza fini di lucro
Il modello CILA dovrà essere presentato, invece, quando si eseguono:
• interventi di manutenzione straordinaria non riguardanti parti strutturali
• interventi di frazionamento o di accorpamento di unità immobiliari, senza cambio di destinazione d’uso e senza aumento di volumetria
In entrambi i casi i lavori possono incominciare il giorno stesso in cui viene presentata la comunicazione al Comune.

I moduli, riportati in allegato, contengono una parte invariabile e una parte suscettibile di modifiche, in base a cui i Comuni potranno adeguarli alle loro specificità entro 60 giorni.

il modello unico CIL

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il modello unico CILA

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2 | Permesso di costruire #edilizia

2 | Permesso di costruire #edilizia

Il Permesso di costruire è un provvedimento amministrativo emesso dall’autorità comunale che autorizza l’attività di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, in conformità agli strumenti di pianificazione urbanistica.

Il Permesso di costruire, introdotto nell’ordinamento nazionale dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, ha sostituito il precedente istituto della Concessione edilizia di cui alla Legge 10/77 (Cd. Legge Bucalossi) e della Licenza edilizia di cui alla Legge 457/78.

La competenza concorrente in materia urbanistico/edilizia tra stato e regioni, ha poi spinto molte amministrazioni regionali a legiferare sul tema con norme tendenti a regolarne l’ambito di applicazione.

Il Permesso di costruire è richiesto dai soggetti che hanno titolarità ad effettuare gli interventi che non sono soggetti a procedure semplificate e, generalmente, è soggetto al pagamento di oneri concessori (analogamente al precedente istituto della Concessione edilizia).

Qualora l’intervento interessi beni soggetti a particolari tutele (ambientali, architettoniche, artistiche, ecc.) il rilascio del Permesso di costruire è vincolato al preventivo nulla osta da parte dell’ente deputato alla tutela del vincolo.

Gli interventi la cui realizzazione è subordinata al preventivo rilascio del Permesso di costruire sono indicati, al di là del D.P.R. 380/2001, nelle relative Leggi regionali.

In linea generale le nuove costruzioni e gli interventi di ristrutturazione edilizia od urbanistica di un certo rilievo sono quasi sempre soggetti al rilascio del Permesso di costruire.

Alla richiesta di Permesso di costruire deve essere allegato un progetto, redatto da un professionista abilitato all’esercizio della professione, che descriva compiutamente e dettagliatamente le opere che si intende eseguire e ne attesti la conformità urbanistico/edilizia e la rispondenza ai requisiti normativi tecnici (es. antisismici, acustici, di isolamento termico, ecc.).

Il Permesso di costruire è indispensabile per dar corso a lavori edili quali:

– Nuova costruzione

– Ampliamento

– Sopraelevazione

– Ristrutturazione urbanistica

– Ristrutturazione edilizia (intervento ammesso anche con i titoli abilitativi inferiori)

– Restauro e risanamento conservativo (intervento ammesso anche con i titoli abilitativi inferiori)

– Manutenzione straordinaria (intervento ammesso anche con i titoli abilitativi inferiori).

L’atto verrà rilasciato al termine della procedura istruttoria, previa acquisizione dei pareri previsti dalla normativa vigente.

Questo istituto giuridico è soggetto ad erosione,  per agevolare e snellire il procedimento relativo a pratiche edilizie, di minor peso urbanistico, sull’attività edilizia che si svolge sul proprio territorio.

L’atto amministrativo gerarchicamente inferiore è  la D.I.A.,  si possono fare anche opere che prima erano di competenza del permesso di costruire.

Inoltre ciascuna regione ha potuto, a sua discrezione, ampliare i poteri della D.I.A., come ha già fatto, per esempio, la Toscana.

Ma quali sono i limiti?

Il fondamento giuridico dell’istituto è probabilmente da rintracciarsi nella legge 28 febbraio 1985 n. 47 che stabiliva:

« Non sono soggette a concessione ne’ ad autorizzazione le opere interne alle costruzioni che non siano in contrasto con gli strumenti urbanistici adottati o approvati e con i regolamenti edilizi vigenti, non comportino modifiche della sagoma ne’ aumento delle superfici utili e del numero delle unita’ immobiliari, non modifichino la destinazione d’uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari, non rechino pregiudizio alla statica dell’immobile […]. »

Nel 2013 le “modifiche alla sagoma ” sono state cassate e addirittura la 1444/68 può essere derogata , per adattarsi alle normative sul risparmio energetico (isolante  esterno protetto).

Notes: per le Regioni a statuto speciale verificare la normativa vigente.

I Moduli unificati

I moduli unificati e semplificati per la SCIA edilizia e il permesso di costruire sono stati approvati con l’accordo siglato il 12 giugno 2014 tra Governo, Regioni ed Enti Locali.
L’Accordo e i moduli sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n.161 del 14-7-2014 – Suppl. Ordinario n. 56.

È solo un primo passo che dà attuazione all’accordo tra Governo, Regioni e Comuni per la riforma della PA e la semplificazione.
Il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e il Presidente dell’ANCI hanno inviato a tutte le Regioni, Province Autonome e Comuni una lettera in cui invitano presidenti e sindaci ad adeguare, per quanto di competenza, la modulistica per la presentazione delle pratiche edilizie in uso sul territorio.

Come chiesto dai cittadini e dalle imprese, invece degli oltre 8000 moduli, sinora in uso, un solo modulo che, dove necessario, potrà essere adeguato alle specificità della normativa regionale.
Massima semplificazione: non verrà più chiesta la documentazione che l’amministrazione ha già. Basterà una semplice autocertificazione o l’indicazione degli elementi che consentono all’amministrazione di reperire la documentazione.
Il modello unificato agevolerà l’informatizzazione delle procedure e la trasparenza per cittadini e imprese.

Queste versioni dei moduli prevedono, necessariamente, tutta la casistica degli adempimenti connessi alla Scia e al permesso di costruire sul territorio nazionale.

Permesso di Costruire Unificato

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1 | Attività edilizia: il quadro normativo |#edilizia #dia #scia #cil #cila #permesso

1 | Attività edilizia: il quadro normativo |#edilizia #dia #scia #cil #cila #permesso

In sintesi, le attività edilizie sono disciplinate dai seguenti istituti :

– Attività edilizia totalmente libera: si tratta degli interventi edilizi per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo né è prevista alcuna specifica comunicazione; la relativa disciplina è dettata dall’art. 6, comma 1, d.P.R. 380/2001;

– Attività edilizia libera previa comunicazione inizio lavori: si tratta degli interventi edilizi eseguibili senza alcun titolo abilitativo ma previa comunicazione al Comune dell’inizio lavori; la relativa disciplina è dettata dall’art. 6, commi 2, 3, 4, d.P.R. 380/2001;

– Attività edilizia soggetta a permesso di costruire: si tratta degli interventi edilizi puntualmente indicati all’art. 10 d.P.R. 380/2001 (interventi di nuova costruzione, di ristrutturazione urbanistica e di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici o, limitatamente alle zone A, mutamento di destinazione d’uso); la relativa disciplina è dettata dagli articoli da 10 a 21 del d.P.R. 380/2001;

– Attività edilizia soggetta a D.I.A.: si tratta degli interventi edilizi per i quali, in base alla normativa statale o regionale, si può ricorrere alla D.I.A. in via alternativa o sostitutiva rispetto al permesso di costruire (quali ad esempio gli interventi di cui all’art. 22, comma 3, d.P.R. 380/2001); la relativa disciplina è dettata dagli artt. 22 e 23 del d.P.R. 380/2001 nonché dall’art. 5, comma 2, lett c), d.l. 70/2011;

– Attività edilizia soggetta a S.C.I.A.: si tratta di tutti i restanti interventi edilizi non rientranti tra quelli di attività edilizia totalmente libera, di attività edilizia libera previa comunicazione inizio lavori, di attività edilizia soggetta a permesso di costruire, di attività edilizia soggetta a super- D.I.A.; la relativa disciplina è dettata dagli artt. 22 e 23 del d.P.R. 380/2001 nonché dall’art. 5, comma 2, lett b) e lett c), d.l. 70/2011.

Il decreto Sblocca Italia del 2014 non elimina  la DIA, ma la sostituisce in molte parti.

I campi di azioni dei titoli abilitativi verranno contemplati nella  modulistica edilizia nazionale unificata.

La Conferenza Unificata (sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali), ha sancito in data 12/06/2014, l’accordo tra Governo, Regioni ed Enti locali per l’adozione di modelli unificati e semplificati per la presentazione dell’istanza di permesso di costruire e della Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
Il provvedimento è stato pubblicato sul Supplemento Ordinario n. 56 alla Gazzetta Ufficiale 14/07/2014, n. 161.

L’accordo prevede quindi l’adozione di modelli unificati, e l’impegno delle Regioni ad adeguare i contenuti dei quadri informativi dei suddetti modelli, utilizzando i quadri e le informazioni appositamente indicati come “variabili”.
Le Regioni si sono altresì impegnate a garantire la massima diffusione ai nuovi moduli unificati, unitamente ai Comuni che a loro volta dovranno adeguare la modulistica in uso sulla base dell’accordo.

 

Infatti il Comune di Milano nel nuovo regolamento edilizio approvato recentemente, rimanda alla modulistica i campi di azione dei singoli istituti.

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Il 18 dicembre scorso la Conferenza Unificata tra Governo, Regioni ed enti Locali, ha approvato i modelli unici per l’edilizia libera: CIL e CILA per la compilazione, rispettivamente, della Comunicazione Inizio Lavori e Comunicazione Inizio Lavori Asseverata.

In ottemperanza a quanto previsto dal Decreto Sblocca Italia, i modelli unici hanno l’obiettivo di snellire ulteriormente le pratiche burocratiche in edilizia e di semplificare il compito dei professionisti.
Il modello CIL dovrà essere presentato quando si eseguono lavori di edilizia libera, quali:
• realizzazione di opere temporanee (da rimuovere entro 90 giorni)
• realizzazione di opere di pavimentazione e finitura degli spazi esterni
• installazione di pannelli solari o fotovoltaici
• installazione di singoli generatori eolici con altezza non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a 1 metro
• realizzazione di opere per l’arredo delle parti pertinenziali degli edifici
• realizzazione di aree ludiche senza fini di lucro
Il modello CILA dovrà essere presentato, invece, quando si eseguono:
• interventi di manutenzione straordinaria non riguardanti parti strutturali
• interventi di frazionamento o di accorpamento di unità immobiliari, senza cambio di destinazione d’uso e senza aumento di volumetria
In entrambi i casi i lavori possono incominciare il giorno stesso in cui viene presentata la comunicazione al Comune.

I moduli, riportati in allegato, contengono una parte invariabile e una parte suscettibile di modifiche, in base a cui i Comuni potranno adeguarli alle loro specificità entro 60 giorni.

 il modello unico CIL

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 il modello unico CILA

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#08|Le attività libere nell’edilizia | #edilizia

#08|Le attività libere nell’edilizia | #edilizia

 

Con l’istituzione dello Sportello Unico per l’Edilizia, già previsto nel Testo Unico Edilizia del 2001, “diminuisce il confronto tra il professionista esterno e quello della pubblica amministrazione, chiamato al controllo degli interventi richiesti”. Mentre con la segnalazione certificata di inizio attività e la comunicazione inizio lavori è il tecnico a dover assumere in sé l’onere delle dichiarazioni e asseverazioni.

Attività di edilizia libera

L’attività di edilizia libera, per esempio, non richiede da parte di chi la realizza l’ottenimento di particolari titoli abilitativi. Si tratta di interventi leggeri  come interventi di manutenzione ordinaria quale può essere la tinteggiatura o attività di movimento terra e serre mobili che non presentino strutture in muratura. Sempre nell’ambito dell’attività di edilizia libera rientrano anche tutti gli interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche (purché tali lavori non vadano ad alterare la sagoma esterna dell’edificio sul quale sono realizzati).

Rimane inteso, ovviamente, che qualsiasi intervento rientrante nel campo dell’attività di edilizia libera debba rispettare i piani urbanistici vigenti e le prescrizioni minime di sicurezza che influenzano l’attività edilizia (norme antisismiche, norme antincendio, norme sanitarie, norme sul risparmio energetico, ecc.).

Comunicazione di inizio lavori semplice

La comunicazione di inizio lavori può essere utilizzata per realizzare diversi piccoli lavori edilizi, in precedenza riservati alla DIA (denuncia di inizio attività).

Questo particolare strumento consente la manutenzione ordinaria (compresa l’apertura di porte interne, purché non su pareti portanti). Opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, comprese le aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità (compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta acque e locali tombati).

Altri interventi, che possono essere eseguiti con la comunicazione di inizio lavori semplice, sono l’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici senza serbatoio di accumulo esterno a servizio di edifici da realizzare al di fuori della zona A.

E ancora: aree ludiche senza fini di lucro, elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici e modifiche interne di carattere edilizio sulla superficie coperta dei fabbricati di imprese, ovvero modifiche della destinazione d’uso di questi locali.

Per le opere che richiedono la comunicazione di inizio lavori semplicemente  non occorrono titoli abilitativi. È sufficiente inviare una richiesta, anche per via telematica al proprio Comune. Rimane inteso il rispetto delle norme base di sicurezza come ricordato per l’attività edilizia libera.

Comunicazione di inizio lavori asseverata

La comunicazione di inizio lavori asseverata consente di eseguire opere di manutenzione straordinaria. Si considerano opere che richiedono la comunicazione asseverata anche la realizzazione e l’integrazione di servizi igienici e tecnologici, purché non alterino volumi, sagome e destinazione d’uso degli edifici dove sono realizzati.

Le medesime opere realizzabili con la comunicazione di inizio lavor isemplice possono, ovviamente, essere effettuate anche con la comunicazione di inizio lavori asseverata.

L’iter è comprensibilmente più complesso. L’interessato deve inviare al Comune, anche per via telematica, oltre alla comunicazione di inizio lavori anche la propria anagrafica completa (C.F. incluso), quella del progettista e quella dell’impresa che esegue i lavori, la qualità del richiedente (proprietario, comproprietario, ecc.), la localizzazione e la consistenza dell’immobile, la classificazione urbanistica del luogo dove si trova l’immobile, la sua destinazione d’uso e la presenza di eventuali titoli abilitativi precedenti riguardante l’immobile.

Per gli interventi di manutenzione straordinaria e per quelli eseguiti su locali di proprietà di un’impresa, occorre anche indicare al Comune i dati identificativi dell’impresa alla quale si intende affidare i lavori, una relazione tecnica da parte di un professionista abilitato che asseveri che i lavori sono a norma, che non ha rapporti di dipendenza con l’impresa o con il committente dei lavori.

Solo per i lavori su fabbricati o locali di impresa, vanno trasmesse anche le dichiarazioni di conformità da parte dell’Agenzia delle imprese (vedi art. 38, comma 3, lett. c) del d.l. 112/2008).

Quando si deve procedere all’esecuzione di opere edili di modesta entità non è necessario richiedere al Comune il Permesso di Costruire, o inviare Denuncia di inizio attività.

Infatti l’art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380 del 6 giugno 2001), disciplina l’attività edilizia libera stabilendo che alcuni interventi edilizi possono essere eseguiti senza titolo abilitativo, sempre nel rispetto delle normative di settore, che riguardano la sicurezza del cantiere, la sicurezza degli impianti, la tutela dei beni artistici ed ambientali, nonchè nel rispetto delle normative regionali e degli strumenti urbanistici vigenti.

L’attività edilizia libera comprende le seguenti categorie di opere:

a) interventi di manutenzione ordinaria;

b) interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio;

c) opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico o siano eseguite in aree esterne al centro edificato.

Opere esterne Tra le opere considerate di manutenzione ordinaria, rientrano quelle volte alla riparazione, sostituzione o rinnovamento delle finiture esterne di un edificio, senza alterarne i caratteri originari.

Tra queste:

– ripristino degli intonaci, delle tinteggiature e dei rivestimenti delle pareti esterne, con materiali aventi le stesse caratteristiche e colori di quelli esistenti;

– pulitura delle facciate;

– sostituzione di infissi esterni, senza alterarne sagoma e dimensione delle parti apribili e vetrate;

– riparazione o sostituzione del manto di copertura del tetto, senza alterare la sagoma e la pendenza delle falde dello stesso ed usando i medesimi materiali;

– riparazione e sostituzione di gronde, pluviali e comignoli;

– riparazione di balconi e terrazzi e dei relativi parapetti o ringhiere;

– installazione di grate ed inferriate;

– installazione di tende da sole e zanzariere;

– rifacimenti delle pavimentazioni esterne di patii e cortili;

– riparazione di recinzioni.

Riparazione impianto idrico. Oltre a queste opere esterne, possono annoverarsi tra gli interventi di manutenzione ordinaria, alcuni lavori di rinnovamento e sostituzione di finiture interne, come:

– riparazione e rifacimento di pavimentazioni, compreso eventuali rinforzi del solaio con putrelle, rete elettrosaldata o massetto in calcestruzzo;

– riparazione e rifacimento di intonaci, tinteggiature e rivestimenti interni;

– riparazione e rifacimento di infissi, anche con l’inserimento di doppi vetri;

– opere di riparazione e sostituzione degli apparecchi igienico-sanitari e dell’impianto idrico;

– interventi necessari a mantenere in efficienza e alla messa a norma di impianti tecnologici esistenti.

Rientrano nell’ambito dell’attività edilizia libera anche alcune piccole modifiche delle partiture interne, come:

– apertura e chiusura di vani porta;

– piccole opere murarie, come la realizzazione di nicchie o muretti;

– spostamento o realizzazione di pareti mobili o arredi fissi, nel rispetto dei rapporti aeroilluminanti prescritti.

Dal 2103 negli interventi di edilizia libera, il tecnico abilitato che redige la relazione da allegare alla comunicazione di inizio lavori non è più obbligato a dichiarare l’assenza di rapporti di dipendenza con l’impresa e con il committente.

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