Le novità delle NTC 2018

Le nuove Norme Tecniche per le costruzioni stanno per essere pubblicate.

Individuiamo i cambiamenti più significativi. Possiamo comunque anticipare, in estrema sintesi, i seguenti argomenti, che riguardano aspetti di rilevanza generale o puntuale.

— L’approccio metodologico non è cambiato: pertanto il professionista non dovrà confrontarsi con un cambiamento radicale nell’impostazione della norma, come è avvenuto con le NTC 2008

— E’ stata data maggior rilievo alle verifiche di duttilità

— Sono state specificate le modalità di verifica in campo sostanzialmente elastico, che coinvolgono, in particolare, le opere di fondazione e le strutture non dissipative

— E’ stato incrementato il fattore di struttura per le opere non dissipative

— Sono stati rivisti i minimi di norma e i dettagli costruttivi, in particolare per i pilastri, le pareti in cemento armato e per i nodi trave-pilastro (che ora coinvolgono anche le strutture in classe di duttilità bassa e le strutture non dissipative)

— E’ stato aumentato il coefficiente di sovraresistenza a pressoflessione nell’applicazione della gerarchia delle resistenze trave-pilastro (c.a.) per classe di duttilità bassa.

— Viene dato maggior rilievo e fornite indicazioni di calcolo più precise per gli elementi secondari e per quelli non strutturali

— Sono stati introdotti criteri di verifica più severi per le strutture prefabbricate

— Nel capitolo 8, che riguarda gli edifici esistenti, viene modificato l’indirizzo generale: si tende ora a privilegiare, realisticamente, gli interventi di miglioramento rispetto a quelli di adeguamento, che si riferiscono a cambiamenti significativi nell’impianto strutturale

— Per le strutture in legno si possono adottare coefficienti di sicurezza meno gravosi per materiali prodotti con linee di produzione di qualità

— Sono stati introdotti criteri più severi per le prove di accettazione dei materiali in cantiere (ad esempio per le opere in muratura)

— Sono scomparsi i riferimenti alle zone sismiche sostituiti da indicazioni sui valori di accelerazione di sito

— Per zone a bassa sismicità è ancora previsto un calcolo semplificato

Ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2018

Download (PDF, 8.36MB)

Tratto da: http://www.amv.it/informazioni/Approfondimenti/norme-tecniche-2018-it

Legge 17 agosto 1942, n. 1150 #V.2017 Legge urbanistica

Legge 17 agosto 1942, n. 1150

(G.U. 16-10-1942, N.244

Modificata ed integrata ai sensi della

LEGGE 6 AGOSTO 1967, N.765 (G.U. 31-8-1967, n.218)                                          LEGGE 19 NOVEMBRE 1968, N.1187 (G.U. 30-11-1968, n.304)                                  LEGGE 1 GIUGNO 1971, N.291 (G.U. 3-6-1971, n.139)                                            LEGGE 22 OTTOBRE 1971, N.865 (G.U. 30-10-1971, n.276)                                         (tra parentesi gli articoli della legge n. 765 del 1967)

 

 

Titolo I

ORDINAMENTO STATALE DEI SERVIZI URBANISTICI

 

Art.1. Disciplina dell’attività urbanistica e suoi scopi

  1. L’assetto e l’incremento edilizio dei centri abitati e lo sviluppo urbanistico in genere nel territorio della Repubblica sono disciplinati dalla presente legge.
  2. Il Ministero dei lavori pubblici (?) vigila sull’attività urbanistica anche allo scopo di assicurare, nel rinnovamento ed ampliamento edilizio delle città, il rispetto dei caratteri tradizionali, di favorire il disurbanamento e di frenare la tendenza all’urbanesimo.

Art. 2. Competenza consultiva del Consiglio superiore dei lavori pubblici

(competenze soppresse dall’articolo 52 decreto legislativo n. 112 del 1998)

  1. Il Consiglio superiore per i lavori pubblici è l’organo di consulenza tecnica del Ministero dei lavori pubblici per i progetti e le questioni di interesse urbanistico.
  2. Istituzione delle Sezioni urbanistiche compartimentali (omissis)
  3. Nelle sedi degli ispettorati compartimentali del genio civile e degli uffici decentrati del Ministero dei lavori pubblici sono istituite sezioni urbanistiche rette da funzionari del ruolo architetti ingegneri urbanisti del genio civile.
  4. Le sezioni urbanistiche compartimentali promuovono, vigilano e coordinano l’attività urbanistica nella rispettiva circoscrizione.

 

Titolo II

DISCIPLINA URBANISTICA

Capo I

MODI DI ATTUAZIONE

 

Art. 4. Piani regolatori e norme sull’attività costruttiva

  1. La disciplina urbanistica si attua a mezzo dei piani regolatori territoriali, dei piani regolatori comunali e delle norme sull’attività costruttiva edilizia, sancite dalla presente legge o prescritte a mezzo di regolamenti.

Art.5. Formazione ed approvazione dei piani territoriali di coordinamento

  1. Allo scopo di orientare o coordinare l’attività urbanistica da svolgere in determinate parti del territorio nazionale, il Ministero dei lavori pubblici ha facoltà di provvedere, su parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, alla compilazione di piani territoriali di coordinamento fissando il perimetro di ogni singolo piano.

(funzioni e pareri soppressi dall’articolo 52 decreto legislativo n. 112 del 1998)

  1. Nella formazione dei detti piani devono stabilirsi le direttive da seguire nel territorio considerato, in rapporto principalmente:
  2. a) alle zone da riservare a speciali destinazioni ed a quelle soggette a speciali vincoli o limitazioni di legge;
  3. b) alle località da scegliere come sedi di nuovi nuclei edilizi od impianti di particolare natura ed importanza;
  4. c) alla rete delle principali linee di comunicazione stradali, ferroviarie, elettriche, navigabili esistenti e in programma.
  5. I piani, elaborati d’intesa con le altre Amministrazioni interessate e previo parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici (parere soppresso – n.d.r.), sono approvati per decreto reale su proposta del ministro per i lavori pubblici, di concerto col ministro per le comunicazioni, quando interessino impianti ferroviari, e con il Ministro per i trasporti e l’aviazione civile, ed il Ministro per l’industria, commercio e artigianato.
  6. Il decreto di approvazione viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica (ora sul Bollettino Ufficiale della regione – n.d.r.), ed allo scopo di dare ordine e disciplina anche alla attività privata, un esemplare del piano approvato deve essere depositato, a libera visione del pubblico, presso ogni Comune, il cui territorio sia compreso, in tutto o in parte, nell’ambito del piano medesimo.

Art.6. Durata ed effetti dei piani territoriali di coordinamento

  1. Il piano territoriale di coordinamento ha vigore a tempo indeterminato e può essere variato con decreto (reale) previa l’osservanza della procedura che sarà stabilita dal regolamento di esecuzione della presente legge.
  2. I comuni, il cui territorio sia compreso in tutto o in parte nell’ambito di un piano territoriale di coordinamento, sono tenuti ad uniformare a questo il rispettivo piano regolatore comunale.

Capo III

PIANI REGOLATORI COMUNALI

SEZIONE PRIMA

PIANI REGOLATORI GENERALI

Art.7. Contenuto del piano generale

  1. Il piano regolatore generale deve considerare la totalità del territorio comunale.
  2. Esso deve indicare essenzialmente:

1) la rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferroviarie e navigabili e dei relativi impianti;

2) la divisione in zone del territorio comunale con la precisazione delle zone destinate all’espansione dell’aggregato urbano e la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna zona;

3) le aree destinate a formare spazi di uso pubblico o sottoposte a speciali servitù;

4) le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico nonché ad opere ed impianti di interesse collettivo o sociale;

5) i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale, paesistico;

6) le norme per l’attuazione del piano.

(i numeri 2, 3 e 4 sono stati dichiarati incostituzionali con sentenza della Corte Costituzionale n. 179 del 20 maggio 1999, nella parte in cui si consente all’amministrazione di reiterare i vincoli urbanistici scaduti, preordinati all’espropriazione o che comportino l’inedificabilità, senza la previsione di indennizzo secondo le modalità legislativamente previste ed in conformità ai principi)

Art.8. Formazione del piano regolatore generale (artt. 1 e 2)

  1. I comuni hanno la facoltà di formare il piano regolatore generale del proprio territorio. La deliberazione con la quale il Consiglio comunale decide di procedere alla formazione del piano non è soggetta a speciale approvazione e diviene esecutiva in conformità dell’articolo 3 della L 9 giugno 1947, n. 530; la spesa conseguente è obbligatoria.
  2. La formazione del piano è obbligatoria per tutti i comuni [compresi in appositi elenchi da approvarsi con decreto del ministro per i lavori pubblici di concerto con i ministri per l’interno e per le finanze sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici].
  3. <<I comuni compresi negli elenchi di cui al secondo comma devono procedere alla nomina dei progettisti per la formazione del piano regolatore generale entro tre mesi dalla data del decreto ministeriale con cui è stato approvato il rispettivo elenco, nonché alla deliberazione di adozione del piano stesso entro i successivi dodici mesi ed alla presentazione al Ministero per i lavori pubblici per l’approvazione entro due anni dalla data del sopracitato decreto ministeriale. (Abrogato)

 

  1. Trascorso ciascuno dei termini sopra indicati il prefetto salvo il caso di proroga non superiore ad un anno concessa dal Ministro per i lavori pubblici, su richiesta motivata del comune, convoca il consiglio comunale per gli adempimenti relativi da adottarsi entro il termine di 30 giorni.
  2. Decorso quest’ultimo termine il prefetto, d’intesa con il provveditore regionale alle opere pubbliche, nomina un commissario per la designazione dei progettisti, ovvero per l’adozione del piano regolatore generale o per gli ulteriori adempimenti necessari per la presentazione del piano stesso al Ministro per i lavori pubblici.
  3. Nel caso in cui il piano venga restituito per modifiche, integrazioni o rielaborazioni al comune, quest’ultimo provvede ad adottare le proprie determinazioni nel termine di 180 giorni dalla restituzione. Trascorso tale termine si applicano le disposizioni dei commi precedenti.
  4. (omissis) . Nel caso di compilazione o di rielaborazione d’ufficio del piano, il prefetto promuove d’intesa con il provveditore alle opere pubbliche l’iscrizione d’ufficio della relativa spesa nel bilancio comunale.
  5. (omissis) Il piano regolatore generale è approvato entro un anno dal suo inoltro al Ministro per i lavori pubblici>>.

Art 9. Pubblicazione del progetto del piano generale. Osservazioni

  1. Il progetto di piano regolatore generale del Comune deve essere depositato nella Segreteria comunale per la durata di 30 giorni consecutivi, durante i quali chiunque ha facoltà di prenderne visione. L’effettuato deposito è reso noto al pubblico nei modi che saranno stabiliti nel regolamento di esecuzione della presente legge.
  2. Fino a 30 giorni dopo la scadenza del periodo di deposito possono presentare osservazioni le Associazioni sindacali e gli altri Enti pubblici ed istituzioni interessate.
  3. Approvazione del piano generale (art. 3)
  4. Il piano regolatore generale è approvato con decreto del ministro per i lavori pubblici, sentito il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici (parere soppresso – n.d.r.).
  5. Con lo stesso decreto di approvazione possono essere apportate al piano, su parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici (parere soppresso – n.d.r.) e sentito il Comune, le modifiche che non comportino sostanziali innovazioni, tali cioè da mutare le caratteristiche essenziali del piano stesso ed i criteri di impostazione, le modifiche conseguenti all’accoglimento di osservazioni presentate al piano ed accettate con deliberazione del Consiglio comunale, nonché quelle che siano riconosciute indispensabili per assicurare:
  6. a) il rispetto delle previsioni del piano territoriale di coordinamento a norma dell’art 6, secondo comma;
  7. b) la razionale e coordinata sistemazione delle opere e degli impianti di interesse dello Stato;
  8. c) la tutela del paesaggio e di complessi storici, monumentali, ambientali ed archeologici;
  9. d) l’osservanza dei limiti di cui agli articoli 41-quinquies, sesto e ottavo comma e 41-sexies della presente legge.
  10. Le modifiche di cui alla lettera c) sono approvate sentito il ministro per la pubblica istruzione, che può anche dettare prescrizioni particolari per singoli immobili di interesse storico-artistico.
  11. Le proposte di modifica, di cui al secondo comma, ad eccezione di quelle riguardanti le osservazioni presentate al piano, sono comunicate al Comune, il quale entro novanta giorni adotta le proprie controdeduzioni con deliberazione del Consiglio comunale, che previa pubblicazione nel primo giorno festivo, è trasmessa al Ministero dei lavori pubblici nei successivi quindici giorni (procedura soppressa – n.d.r.).
  12. Nelle more di approvazione del piano, le normali misure di salvaguardia di cui alla legge 3 novembre 1952, n. 1902 e successive modificazioni, sono obbligatorie.
  13. Il decreto di approvazione del piano è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica (ora sul Bollettino Ufficiale della Regione – n.d.r.). Il deposito del piano approvato, presso il Comune a libera visione del pubblico, è fatto nei modi e termini stabiliti dal regolamento.
  14. Nessuna proposta di variante al piano approvato può aver corso se non sia intervenuta la preventiva autorizzazione del Ministro per i lavori pubblici che potrà concederla, sentito il consiglio superiore per i lavori pubblici, in vista di sopravvenute ragioni che determinino la totale o parziale inattuabilità del piano medesimo o la convenienza di migliorarlo. (omissis)
  15. Non sono soggette alla preventiva autorizzazione le varianti, anche generali, intese ad adeguare il piano approvato ai limiti e rapporti fissati con i decreti previsti dall’ultimo comma dell’art.41-quinquies e dall’art.41-septies della presente legge, nonché le modifiche alle norme di attuazione e le varianti parziali che non incidono sui criteri informatori del piano stesso (come integrato dall’art.1 della L.291/71). (omissis)
  16. La variazione del piano è approvata con la stessa procedura stabilita per l’approvazione del piano originario
  17. Durata ed effetti del piano generale (art. 4)
  18. Il piano regolatore generale del Comune ha vigore a tempo indeterminato.
  19. I proprietari degli immobili hanno l’obbligo di osservare nelle costruzioni e nelle ricostruzioni le linee e le prescrizioni di zona che sono indicate nel piano.
  20. Le indicazioni di piano regolatore generale, nella parte in cui incidono su beni determinati ed assoggettano i beni stessi a vincoli preordinati all’espropriazione od a vincoli che comportino l’inedificabilità, perdono ogni efficacia qualora entro cinque anni dalla data di approvazione del piano regolatore generale non siano stati approvati i relativi piani particolareggiati e di lottizzazione.
  21. Piani regolatori generali intercomunali
  22. (omissis)
  23. (omissis)
  24. Il piano intercomunale deve, a cura del Comune incaricato di redigerlo, essere pubblicato nei modi e per gli effetti di cui all’art. 9 in tutti i Comuni compresi nel territorio da esso considerato.
  25. Deve inoltre essere comunicato ai Sindaci degli stessi Comuni perché deliberino circa la sua adozione.
  26. Compiuta l’ulteriore istruttoria a norma del regolamento di esecuzione della presente legge, il piano intercomunale è approvato negli stessi modi stabiliti dall’art. 10 per l’approvazione del piano generale comunale.

Art.12. PIANI REGOLATORI GENERALI INTERCOMUNALI

  1. Quando per le caratteristiche di sviluppo degli aggregati edilizi di due o più comuni contermini si riconosca opportuno il coordinamento delle direttive riguardanti l’assetto urbanistico dei comuni stessi, il Ministro dei lavori pubblici può, a richiesta di una delle amministrazioni interessate o di propria iniziativa, disporre la formazione di un piano regolatore intercomunale.
  2. In tal caso il Ministro, sentito il parere del consiglio superiore per i lavori pubblici determina:
  3. a) l’estensione del piano intercomunale da formare;
  4. b) quale dei comuni interessati debba provvedere alla redazione del piano stesso e come debba essere ripartita la relativa spesa.
  5. Il piano intercomunale deve, a cura del comune incaricato di redigerlo, essere pubblicato nei modi e per gli effetti di cui all’art.9 in tutti i comuni compresi nel territorio da esso considerato.
  6. Deve inoltre essere comunicato ai sindaci degli stessi comuni perché deliberino circa la sua adozione.
  7. Compiuta l’ulteriore istruttoria a norma del regolamento di esecuzione della presente legge, il piano intercomunale è approvato negli stessi modi stabiliti dall’art.10 per l’approvazione del piano generale comunale.

 

SEZIONE SECONDA

PIANI REGOLATORI PARTICOLAREGGIATI

  1. Contenuti dei piani particolareggiati

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. Il piano regolatore generale è attuato a mezzo di piani particolareggiati di esecuzione nei quali devono essere indicate le reti stradali e i principali dati altimetrici di ciascuna zona e debbono inoltre essere determinati :

– le masse e le altezze delle costruzioni lungo le principali strade e piazze;

– gli spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico;

– gli edifici destinati a demolizione o ricostruzione ovvero soggetti a restauro o a bonifica edilizia;

– le suddivisioni degli isolati in lotti fabbricabili secondo la tipologia indicata nel piano;

– gli elenchi catastali delle proprietà da espropriare o da vincolare;

– la profondità delle zone laterali a opere pubbliche, la cui occupazione serva ad integrare le finalità delle opere stesse ed a soddisfare prevedibili esigenze future.

  1. Ciascun piano particolareggiato di esecuzione deve essere corredato dalla relazione illustrativa e dal piano finanziario di cui al successivo articolo 30.

Art. 14. Compilazione dei piani particolareggiati

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. I piani particolareggiati di esecuzione sono compilati a cura del Comune e debbono essere adottati dal Consiglio comunale con apposita deliberazione.
  2. E’ perciò in facoltà del prefetto di prefiggere un termine per la compilazione dei piani particolareggiati riguardanti determinate zone. (omissis)
  3. Contro il decreto del prefetto il comune può ricorrere, entro 30 giorni, al Ministro per i lavori pubblici. (omissis)

Art.15. Pubblicazione dei piani particolareggiati. Opposizioni

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. I piani particolareggiati devono essere depositati nella Segreteria del Comune per la durata di 30 giorni consecutivi.
  2. L’effettuato deposito è reso noto al pubblico nei modi che saranno stabiliti nel regolamento di esecuzione della presente legge.
  3. Fino a 30 giorni dopo la scadenza del periodo di deposito potranno essere presentate opposizioni dai proprietari di immobili compresi nei piani ed osservazioni da parte delle Associazioni sindacali interessate.
  4. Approvazione dei piani particolareggiati (art. 5)

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. I piani particolareggiati di esecuzione del piano regolatore generale sono approvati con decreto del Provveditore regionale alle opere pubbliche (ora della Regione – n.d.r.), sentita la Sezione urbanistica regionale, entro 180 giorni dalla presentazione da parte dei Comuni.
  2. Con decreto del ministro per i lavori pubblici di concerto con i ministri per l’interno e per la pubblica istruzione può essere disposto che l’approvazione dei piani particolareggiati di determinati Comuni avvenga con decreto del ministro per i lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Le determinazioni in tal caso sono assunte entro 180 giorni dalla presentazione del piano da parte dei Comuni.
  3. I piani particolareggiati nei quali siano comprese cose immobili soggette alla legge 1° giugno 1939, n. 1089, sulla tutela delle cose di interesse artistico o storico, e alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, sulla protezione delle bellezze naturali, sono preventivamente sottoposti alla competente Soprintendenza ovvero al Ministero della pubblica istruzione quando sono approvati con decreto del ministro per i lavori pubblici.
  4. Le eventuali osservazioni del Ministero della pubblica istruzione o delle Soprintendenze sono presentate entro novanta giorni dall’avvenuta comunicazione del piano particolareggiato di esecuzione.
  5. Con decreto di approvazione sono decise le operazioni e sono fissati il tempo, non maggiore di anni 10, entro il quale il piano particolareggiato dovrà essere attuato e i termini entro cui dovranno essere compiute le relative espropriazioni.
  6. Con il decreto di approvazione possono essere introdotte nel piano le modifiche che siano conseguenti all’accoglimento di osservazioni e di opposizioni ovvero siano riconosciute indispensabili per assicurare:

1) la osservanza del piano regolatore generale;

2) il conseguimento delle finalità di cui al secondo comma, lettere b), c), d) del precedente articolo 10;

3) una dotazione dei servizi e degli spazi pubblici adeguati alle necessità della zona.

  1. Le modifiche di cui al punto 2), lettera c), del precedente comma, sono adottate sentita la competente Soprintendenza o il Ministero della pubblica istruzione a seconda che l’approvazione avvenga con decreto del Provveditore regionale alle opere pubbliche oppure del ministro per i lavori pubblici.
  2. Le modifiche di cui ai precedenti commi sono comunicate per la pubblicazione ai sensi dell’art. 15 al Comune, il quale entro novanta giorni adotta le proprie controdeduzioni con deliberazione del Consiglio comunale che, previa pubblicazione nel primo giorno festivo, è trasmessa nei successivi quindici giorni al Provveditorato regionale alle opere pubbliche od al Ministero dei lavori pubblici (ora della Regione – n.d.r.) che adottano le relative determinazioni entro 90 giorni.
  3. L’approvazione dei piani particolareggiati equivale a dichiarazione di pubblica utilità delle opere in essi previste.
  4. Il decreto di approvazione di un piano particolareggiato deve essere depositato nella segreteria comunale e notificato nelle forme delle citazioni a ciascun proprietario degli immobili vincolati dal piano stesso entro un mese dall’annuncio dell’avvenuto deposito.
  5. Le varianti ai piani particolareggiati devono essere approvate con la stessa procedura.
  6. Lo strumento attuativo di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica non è sottoposto a valutazione ambientale strategica né a verifica di assoggettabilità qualora non comporti variante e lo strumento sovraordinato in sede di valutazione ambientale strategica definisca l’assetto localizzativo delle nuove previsioni e delle dotazioni territoriali, gli indici di edificabilità, gli usi ammessi e i contenuti piani volumetrici, tipologici e costruttivi degli interventi, dettando i limiti e le condizioni di sostenibilità ambientale delle trasformazioni previste. Nei casi in cui lo strumento attuativo di piani urbanistici comporti variante allo strumento sovraordinato, la valutazione ambientale strategica e la verifica di assoggettabilità sono comunque limitate agli aspetti che non sono stati oggetto di valutazione sui piani sovraordinati. I procedimenti amministrativi di valutazione ambientale strategica e di verifica di assoggettabilità sono ricompresi nel procedimento di adozione e di approvazione del piano urbanistico o di loro varianti non rientranti nelle fattispecie di cui al presente comma.

(comma aggiunto dall’articolo 5, comma 8, legge n. 106 del 2011)

 

  1. Validità dei piani particolareggiati

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. Decorso il termine stabilito per l’esecuzione del piano particolareggiato questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato l’obbligo di osservare, nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso.
  2. Ove il Comune non provveda a presentare un nuovo piano per il necessario assetto della parte di piano particolareggiato che sia rimasta inattuata per decorso di termine, la compilazione potrà essere disposta dal Prefetto a norma del secondo comma dell’articolo 14.
  3. Qualora, decorsi due anni dal termine per l’esecuzione del piano particolareggiato non abbia trovato applicazione il secondo comma nell’interesse improcrastinabile dell’Amministrazione di dotare le aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente all’attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarità dell’intero sub-comparto, purché non modifichino la destinazione d’uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza l’applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16.

(comma aggiunto dall’articolo 5, comma 8-bis, legge n. 106 del 2011)

SEZIONE TERZA

NORME PER L’ATTUAZIONE DEI PIANI REGOLATORI COMUNALI

 

  1. Espropriabilità delle aree urbane

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. In conseguenza dell’approvazione del piano regolatore generale i Comuni, allo scopo di predisporre l’ordinata attuazione del piano medesimo, hanno facoltà di espropriare entro le zone di espansione dell’aggregato urbano di cui al n. 2 dell’art. 7 le aree inedificate e quelle su cui insistano costruzioni che siano in contrasto con la destinazione di zona ovvero abbiano carattere provvisorio.
  2. 3. 4. (commi abrogati dall’art. 26 della legge n. 865 del 1971)
  3. Diritto di prelazione degli ex proprietari sulle aree urbane espropriate

(già abrogato dall’art. 26 della legge n. 865 del 1971)

  1. Sistemazioni edilizie a carico dei privati. Procedura coattiva

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. Per l’esecuzione delle sistemazioni previste dal piano particolareggiato che consistano in costruzioni, ricostruzioni o modificazioni d’immobili appartenenti a privati, il Sindaco ingiunge ai proprietari di eseguire i lavori entro un congruo termine.
  2. Decorso tale termine il Sindaco diffiderà i proprietari rimasti inadempienti, assegnando un nuovo termine. Se alla scadenza di questo i lavori non risultino ancora eseguiti, il Comune potrà procedere all’espropriazione.
  3. Tanto l’ingiunzione quanto l’atto di diffida di cui al primo ed al secondo comma devono essere trascritti all’Ufficio dei registri immobiliari.
  4. Attribuzione ai privati di aree già pubbliche

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. Le aree che per effetto dell’esecuzione di un piano particolareggiato cessino di far parte del suolo pubblico, e che non si prestino da sole ad utilizzazione edilizia, accedono alla proprietà di coloro che hanno edifici o terrazzi confinanti con i detti relitti, previo versamento del prezzo che sarà determinato nei modi da stabilirsi dal regolamento di esecuzione della presente legge in rapporto al vantaggio derivante dall’incorporamento dell’area.
  2. Il Comune ha facoltà di espropriare in tutto o in parte l’immobile al quale debbono essere incorporate le aree di cui al precedente comma quando il proprietario di esso si rifiuti di acquistarle o lasci inutilmente decorrere, per manifestare la propria volontà, il termine che gli sarà prefisso con ordinanza del Sindaco nei modi che saranno stabiliti nel regolamento.
  3. Rettifica di confini

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. Il Sindaco ha facoltà di notificare ai proprietari delle aree fabbricabili esistenti in un determinato comprensorio l’invito a mettersi d’accordo per una modificazione dei confini fra le diverse proprietà, quando ciò sia necessario per l’attuazione del piano regolatore.
  2. Decorso inutilmente il termine stabilito nell’atto di notifica per dare la prova del raggiunto accordo, il Comune può procedere alle espropriazioni indispensabili per attuare la nuova delimitazione delle aree.
  3. Comparti edificatori

(abrogato dall’art. 58 del d.P.R. n. 327 del 2001, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione)

  1. Indipendentemente dalla facoltà prevista dall’articolo precedente il Comune può procedere in sede di approvazione del piano regolatore particolareggiato o successivamente nei modi che saranno stabiliti nel regolamento ma sempre entro il termine di durata del piano stesso, alla formazione di comparti costituenti unità fabbricabili, comprendendo aree inedificate e costruzioni da trasformare secondo speciali prescrizioni.
  2. Formato il comparto, il Sindaco deve invitare i proprietari a dichiarare entro un termine fissato nell’atto di notifica, se intendano procedere da soli, se proprietari dell’intero comparto, o riuniti in consorzio, all’edificazione dell’area e alle trasformazioni degli immobili in esso compresi secondo le dette prescrizioni.
  3. A costituire il consorzio basterà il concorso dei proprietari rappresentanti, in base all’imponibile catastale, i tre quarti del valore dell’intero comparto. I consorzi così costituiti conseguiranno la piena disponibilità del comparto mediante la espropriazione delle aree e costruzioni dei proprietari non aderenti.
  4. Quando sia decorso inutilmente il termine stabilito nell’atto di notifica il Comune procederà all’espropriazione del comparto.
  5. Per l’assegnazione di esso, con l’obbligo di provvedere ai lavori di edificazione o di trasformazione a norma del piano particolareggiato, il Comune indirà una gara fra i proprietari espropriati sulla base di un prezzo corrispondente all’indennità di espropriazione aumentata da una somma corrispondente all’aumento di valore derivante dall’approvazione del piano regolatore.
  6. In caso di diserzione della gara, il Comune potrà procedere all’assegnazione mediante gara aperta a tutti od anche, previa la prescritta autorizzazione, mediante vendita a trattativa privata, a prezzo non inferiore a quello posto a base della gara fra i proprietari espropriati.
  7. Aree private destinate alla formazione di vie e piazze
  8. (omissis)
  9. Quando il detto suolo non gli appartenga, il proprietario dell’area latistante sarà invece tenuto a rimborsare il Comune della relativa indennità di espropriazione, fino alla concorrenza del contributo di miglioria determinato in via provvisoria.
  10. Qualora alla liquidazione del contributo di miglioria, questo risulti inferiore al valore delle aree cedute o dell’indennità di esproprio rimborsata, il Comune dovrà restituire la differenza.
  11. Vincolo su aree sistemate a giardini privati
  12. Le aree libere sistemate a giardini privati adiacenti a fabbricati possono essere sottoposte al vincolo dell’inedificabilità anche per una superficie superiore a quella di prescrizione secondo la destinazione della zona In tal caso, e sempre che non si tratti di aree sottoposte ad analogo vincolo in forza di leggi speciali, il Comune è tenuto al pagamento di una indennità per il vincolo imposto oltre il limite delle prescrizioni di zona.

26 Sospensione o demolizione di opere difformi dal piano regolatore (art. 6)

(abrogato dall’articolo 136 del d.P.R. n. 380 del 2001)

27 (art. 7) 

(abrogato dall’articolo 136 del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. Lottizzazione di aree (art. 8)
  2. Prima dell’approvazione del piano regolatore generale o del programma di fabbricazione di cui all’articolo 34 della presente legge è vietato procedere alla lottizzazione dei terreni a scopo edilizio.
  3. Nei Comuni forniti di programma di fabbricazione ed in quelli dotati di piano regolatore generale fino a quando non sia stato approvato il piano particolareggiato di esecuzione, la lottizzazione di terreno a scopo edilizio può essere autorizzata dal Comune previo nulla osta del provveditore regionale alle opere pubbliche, sentita la Sezione urbanistica regionale, nonché la competente Soprintendenza (nulla osta soppresso – n.d.r.).
  4. (omissis)
  5. (omissis)
  6. L’autorizzazione comunale è subordinata alla stipula di una convenzione, da trascriversi a cura del proprietario, che preveda:

1) la cessione gratuita entro termini prestabiliti delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria, precisate all’articolo 4 della legge 29 settembre 1964, n. 847, nonché la cessione gratuita delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione secondaria nei limiti di cui al successivo n 2;

2) l’assunzione, a carico del proprietario, degli oneri relativi alle opere di urbanizzazione primaria e di una quota parte delle opere di urbanizzazione secondaria relative alla lottizzazione o di quelle opere che siano necessarie per allacciare la zona ai pubblici servizi; la quota è determinata in proporzione all’entità e alle caratteristiche degli insediamenti delle lottizzazioni;

3) i termini non superiori ai dieci anni entro i quali deve essere ultimata l’esecuzione delle opere di cui al precedente paragrafo;

(i termini sono prorogati di 3 anni per le convenzioni stipulate prima del 31 dicembre 2012, ai sensi dell’art. 30, comma 3-bis, della legge n. 98 del 2013)

4) congrue garanzie finanziarie per l’adempimento degli obblighi derivanti dalla convenzione.

  1. La convenzione deve essere approvata con deliberazione consiliare nei modi e forme di legge.

6-bis. L’attuazione degli interventi previsti nelle convenzioni di cui al presente articolo ovvero degli accordi similari comunque denominati dalla legislazione regionale, può avvenire per stralci funzionali e per fasi e tempi distinti. In tal caso per ogni stralcio funzionale nella convenzione saranno quantificati gli oneri di urbanizzazione o le opere di urbanizzazione da realizzare e le relative garanzie purché l’attuazione parziale sia coerente con l’intera area oggetto d’intervento.

(comma introdotto dall’art. 17, comma 4, legge n. 164 del 2014)

  1. Il rilascio delle licenze edilizie nell’ambito dei singoli lotti è subordinato all’impegno della contemporanea esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria relative ai lotti stessi.
  2. 9. 10. (omissis)
  3. Nei Comuni forniti di programma di fabbricazione e in quelli dotati di piano regolatore generale anche se non si è provveduto alla formazione del piano particolareggiato di esecuzione, il sindaco ha facoltà di invitare i proprietari delle aree fabbricabili esistenti nelle singole zone a presentare entro congruo termine un progetto di lottizzazione delle aree stesse. Se essi non aderiscono, provvede alla compilazione d’ufficio.
  4. Il progetto di lottizzazione approvato con le modificazioni che l’autorità comunale abbia ritenuto di apportare è notificato per mezzo del messo comunale ai proprietari delle aree fabbricabili con invito a dichiarare, entro 30 giorni dalla notifica, se l’accettino. Ove manchi tale accettazione, il sindaco ha facoltà di variare il progetto di lottizzazione in conformità alle richieste degli interessati o di procedere all’espropriazione delle aree.
  5. Conformità delle costruzioni statali alle prescrizioni del piano regolatore comunale
  6. Compete al Ministero dei lavori pubblici accertare che le opere da eseguirsi da Amministrazioni statali non siano in contrasto con le prescrizioni del piano regolatore e del regolamento edilizio vigenti nel territorio comunale in cui esse ricadono.
  7. A tale scopo le amministrazioni interessate sono tenute a comunicare preventivamente i progetti al Ministero dei lavori pubblici.
  8. Approvazione del piano finanziario (art. 9)
  9. Il piano regolatore generale, agli effetti del primo comma dell’art. 18, ed i piani particolareggiati previsti dall’art.13 sono corredati da una relazione di previsione di massima delle spese occorrenti per la acquisizione delle aree e per le sistemazioni generali necessarie per l’attuazione del piano.

Capo IV

NORME REGOLATRICI DELL’ATTIVITA’ COSTRUTTIVA EDILIZIA

 

  1. Licenza edilizia – Responsabilità comune del committente e dell’assuntore dei lavori (art. 10)

(abrogato dall’articolo 136 del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. Attribuzione del sindaco per la vigilanza sulle costruzioni

(sostituito dalle disposizioni della parte prima, titolo IV, del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. Contenuto dei regolamenti edilizi comunali

(abrogato dall’articolo 136 del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. Programma di fabbricazione per i Comuni sprovvisti di piano regolatore (omissis)
  2. Termine per uniformare i regolamenti edilizi comunali alle norme della presente legge (art. 11) (omissis)
  3. Approvazione dei regolamenti edilizi comunali (art. 12) (omissis)
  4. Rinvio alla legge generale sulle espropriazioni per pubblica utilità
  5. Per le espropriazioni dipendenti dall’attuazione dei piani regolatori approvati in base alla presente legge la relativa indennità sarà determinata a norma della legge 25 giugno 1865, n. 2359, salvo il disposto degli articoli seguenti.
  6. Valutazione dell’indennità per le aree urbane espropriabili
  7. Per la determinazione dell’indennità di espropriazione delle aree di cui all’art. 18, non si terrà conto degli incrementi di valore attribuibili sia direttamente che indirettamente all’approvazione del piano regolatore generale ed alla sua attuazione.
  8. Lavori di miglioramento eseguiti dopo l’approvazione del piano particolareggiato
  9. Agli effetti della determinazione della indennità di espropriazione non si tiene conto degli aumenti di valore dipendenti da lavori eseguiti nell’immobile dopo la pubblicazione del piano particolareggiato a meno che i lavori stessi non siano stati, con le modalità stabilite dal regolamento di esecuzione della presente legge riconosciuti necessari per la conservazione dell’immobile e per accertate esigenze dell’igiene e della incolumità pubblica.
  10. Oneri e vincoli non indennizzabili
  11. Nessun indennizzo è dovuto per le limitazioni ed i vincoli previsti dal piano regolatore generale nonché per le limitazioni e per gli oneri relativi all’allineamento edilizio delle nuove costruzioni.
  12. Non è dovuta indennità neppure per le servitù di pubblico passaggio che il Comune creda di imporre sulle aree dei portici delle nuove costruzioni e di quelle esistenti. Rimangono a carico del Comune la costruzione e manutenzione del pavimento e la illuminazione dei portici soggetti alla predetta servitù.

(articolo dichiarato incostituzionale con sentenza della Corte Costituzionale n. 179 del 20 maggio 1999, nella parte in si cui consente all’amministrazione di reiterare i vincoli urbanistici scaduti, preordinati all’espropriazione o che comportino l’inedificabilità, senza la previsione di indennizzo secondo le modalità legislativamente previste ed in conformità ai principi)

Titolo IV

DISPOSIZIONI GENERALI E TRANSITORIE

 

  1. Sanzioni penali (art. 13)
  2. Salvo quanto stabilito dalle leggi sanitarie, per le contravvenzioni alle norme dei regolamenti locali di igiene, si applica:
  3. a) l’ammenda fino a lire 1 milione per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste nell’art. 32, primo comma;
  4. b) l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda fino a lire due milioni nei casi di inizio dei lavori senza licenza o di prosecuzione di essi nonostante l’ordine di sospensione o di inosservanza del disposto dell’art. 28.

(si veda ora l’articolo 44 del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. Qualora non sia possibile procedere alla restituzione in pristino ovvero alla demolizione delle opere eseguite senza la licenza di costruzione o in contrasto con questa, si applica in via amministrativa una sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere o loro parti abusivamente eseguite, valutato dall’ufficio tecnico erariale.

(si vedano ora gli articoli da 31 a 34 del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. La disposizione di cui al precedente comma trova applicazione anche nel caso di annullamento della licenza.

(si veda ora l’articolo 42 del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. I proventi delle sanzioni pecuniarie previste dal presente articolo sono riscossi dal Comune e destinati al finanziamento delle opere di urbanizzazione, ovvero dallo Stato, rispettivamente nelle ipotesi di cui al secondo e terzo comma.

(si veda ora l’articolo 43 del d.P.R. n. 380 del 2001)

41-bis (art. 14)

  1. I professionisti incaricati della redazione di un piano regolatore generale o di un programma di fabbricazione possono, fino alla approvazione del piano regolatore generale o del programma di fabbricazione, assumere nell’ambito del territorio del Comune interessato soltanto incarichi di progettazione di opere ed impianti pubblici.
  2. Ogni violazione viene segnalata al rispettivo Consiglio dell’ordine per i provvedimenti amministrativi del caso.

Art.41-ter (art. 15) (abrogato dall’articolo 136 del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. <<Fatte salve le sanzioni di cui agli artt.32 e 41, le opere iniziate dopo l’entrata in vigore della presente legge, senza la licenza o in contrasto con la stessa, ovvero sulla base di licenza successivamente annullata, non beneficiano delle agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici. Il contrasto deve riguardare violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che eccedano per singola unità immobiliare il due per cento delle misure prescritte, ovvero il mancato rispetto delle destinazioni e degli allineamenti indicati nel programma di fabbricazione, nel piano regolatore generale e nei piani particolareggiati di esecuzione.
  2. E’ fatto obbligo al comune di segnalare all’intendenza di finanza, entro tre mesi dall’ultimazione dei lavori o dalla richiesta della licenza di abitabilità o di agibilità, ovvero dall’annullamento della licenza, ogni inosservanza alla presente legge comportante la decadenza di cui al comma precedente.
  3. Il diritto dell’amministrazione finanziaria a recuperare le imposte dovute in misura ordinaria per effetto della decadenza stabilita dal presente articolo si prescrive col decorso di tre anni dalla data di recezione, da parte dell’intendenza di finanza, della segnalazione del comune.
  4. In caso di revoca o decadenza dai benefici suddetti il committente è responsabile dei danni nei confronti degli aventi causa>>.

Art.41-quater (art. 16) (abrogato dall’articolo 136 del d.P.R. n. 380 del 2001)

  1. <<I poteri di deroga previsti da norme di piano regolatore e di regolamento edilizio possono essere esercitati limitatamente ai casi di edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico e sempre con l’osservanza dell’art.3 della legge 21-12-1955, n.1357.
  2. L’autorizzazione è accordata dal sindaco previa deliberazione del consiglio comunale>>.

 

Art.41-quinquies.

  1. Nei comuni dotati di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione, nelle zone in cui siano consentite costruzioni per volumi superiori a 3 metri cubi per metro quadrato di area edificabile, ovvero siano consentite altezze superiori a m.2,5, non possono essere realizzati edifici con volumi ed altezze superiori a detti limiti, se non previa approvazione di apposito piano particolareggiato o lottizzazione convenzionata estesi alla intera zona e contenenti la disposizione planivolumetrica degli edifici previsti nella zona stessa.
  2. Le disposizioni di cui ai commi primo, secondo, terzo, quarto e sesto hanno applicazione dopo un anno dalla entrata in vigore della presente legge. Le licenze edilizie rilasciate nel medesimo periodo non sono prorogabili e le costruzioni devono essere ultimate entro due anni dalla data di inizio dei lavori.
  3. In tutti i comuni, ai fini della formazione di nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, debbono essere osservati limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati, nonché i rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi.
  4. I limiti e i rapporti previsti dal precedente comma sono definiti per zone territoriali omogenee, con decreto del Ministro per i lavori pubblici di concerto con quello per l’interno, sentito il consiglio superiore per i lavori pubblici. In sede di prima applicazione della presente legge, tale decreto viene emanato entro sei mesi dall’entrata in vigore della medesima>>.

Art.41-sexies.

  1. Nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse, debbono essere riservati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni dieci metri cubi di costruzione (così sostituito dall’art.2, comma 2, L.122/89).

Art.41-septies.

  1. <<Fuori del perimetro dei centri abitati debbono osservarsi nella edificazione distanze minime a protezione del nastro stradale, misurate a partire dal ciglio della strada.
  2. Dette distanze vengono stabilite con decreto del Ministro per i lavori pubblici di concerto con i Ministri per i trasporti e per l’interno, entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge, in rapporto alla natura delle strade e alla classificazione delle strade stesse escluse le strade vicinali e di bonifica.
  3. Fino alla emanazione del decreto di cui al precedente comma, si applicano a tutte le autostrade le disposizioni di cui all’art.9 della legge 24-7-1961, n.729. Lungo le rimanenti strade, fuori del perimetro dei centri abitati è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie a distanza inferiore alla metà della larghezza stradale misurata dal ciglio della strada con un minimo di m.5>>.

 

Art.41-octies.

  1. <<Il controllo della giunta provinciale amministrativa sulle deliberazioni dei consigli comunali, assunte ai sensi della presente legge, viene esercitato entro il termine di 90 giorni dalla data di trasmissione della deliberazione. In mancanza di provvedimenti entro detto termine la deliberazione si intende approvata>>.

 

Art.41-quinquies (art. 17)

  1. 5. (abrogati dall’articolo 136 del d.P.R. n. 380 del 2001)
  2. <<Nei comuni sprovvisti di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione, la edificazione a scopo residenziale è soggetta alle seguenti limitazioni:
  3. a) il volume complessivo costruito di ciascun fabbricato non può superare la misura di un metro cubo e mezzo per ogni metro quadrato di area edificabile, se trattasi di edifici ricadenti in centri abitati, i cui perimetri sono definiti entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge con deliberazione del consiglio comunale sentiti il provveditorato alle opere pubbliche e la soprintendenza competente, e di un decimo di metro cubo per ogni metro quadrato di area edificabile, se la costruzione è ubicata nelle altre parti del territorio;
  4. b) gli edifici non possono comprendere più di tre piani;
  5. c) l’altezza di ogni edificio non può essere superiore alla larghezza degli spazi pubblici o privati su cui esso prospetta e la distanza dagli edifici vicini non può essere inferiore all’altezza di ciascun fronte dell’edificio da costruire.
  6. Per le costruzioni di cui alla legge 30-12-1960, n.1676, il Ministro per i lavori pubblici può disporre con proprio decreto, sentito il comitato di attuazione del piano di costruzione di abitazioni per i lavoratori agricoli dipendenti, limitazioni diverse da quelle previste dal precedente comma.
  7. Le superfici coperte degli edifici e dei complessi produttivi non possono superare un terzo dell’area di proprietà.
  8. Le limitazioni previste ai commi precedenti si applicano nei comuni che hanno adottato il piano regolatore generale o il programma di fabbricazione fino ad un anno dalla data di presentazione al Ministero per i lavori pubblici. Qualora il piano regolatore generale o il programma di fabbricazione sia restituito al comune, le limitazioni medesime si applicano fino ad un anno dalla data di nuova trasmissione al Ministro per i lavori pubblici.
  9. Qualora l’agglomerato urbano rivesta carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale sono consentite esclusivamente opere di consolidamento o restauro, senza alterazioni di volumi. Le aree libere sono inedificabili fino all’approvazione del piano regolatore generale.

 

  1. Nei Comuni dotati di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione, nelle zone in cui siano consentite costruzioni per volumi superiori a tre metri cubi per metro quadrato di area edificabile, ovvero siano consentite altezze superiori a metri 25 non possono essere realizzati edifici con volumi ed altezze superiori a detti limiti, se non previa approvazione di apposito piano particolareggiato o lottizzazione convenzionata estesi alla intera zona e contenenti la disposizione planovolumetrica degli edifici previsti nella zona stessa.
  2. Le disposizioni di cui ai commi primo, secondo, terzo, quarto e sesto hanno applicazione dopo un anno dalla entrata in vigore della presente legge. Le licenze edilizie rilasciate nel medesimo periodo non sono prorogabili e le costruzioni devono essere ultimate entro due anni dalla data di inizio dei lavori. (abrogato dall’articolo 136 del d.P.R. n. 380 del 2001)
  3. In tutti i Comuni, ai fini della formazione di nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, debbono essere osservati limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati, nonché rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi.
  4. I limiti e i rapporti previsti dal precedente comma sono definiti per zone territoriali omogenee, con decreto del Ministero per i lavori pubblici di concerto con quello per l’interno, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici. In sede di prima applicazione della presente legge, tale decreto viene emanato entro sei mesi dall’entrata in vigore della medesima.

(si veda il decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444)

41-sexies (art. 18)

  1. Nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse, debbono essere riservati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni dieci metri cubi di costruzione.

(comma così modificato dall’articolo 2 della legge n. 122 del 1989)

  1. Gli spazi per parcheggi realizzati in forza del primo comma non sono gravati da vincoli pertinenziali di sorta né da diritti d’uso a favore dei proprietari di altre unità immobiliari e sono trasferibili autonomamente da esse.

(comma aggiunto dall’articolo 12, comma 9, della legge n. 246 del 2005)

41-septies (art. 19)

  1. Fuori del perimetro dei centri abitati debbono osservarsi nella edificazione distanze minime a protezione del nastro stradale, misurate a partire dal ciglio della strada.
  2. Dette distanze vengono stabilite con decreto del ministro per i lavori pubblici di concerto con i ministri per i trasporti e per l’interno entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge, in rapporto alla natura delle strade ed alla classificazione delle strade stesse, escluse le strade vicinali e di bonifica.
  3. Fino alla emanazione del decreto di cui al precedente comma, si applicano a tutte le autostrade le disposizioni di cui all’art. 9 della legge 24 luglio 1961, n. 729. Lungo le rimanenti strade, fuori del perimetro dei centri abitati è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie a distanza inferire alla metà della larghezza stradale misurata dal ciglio della strada con un minimo di metri cinque.

41-octies (art. 20) (omissis)

  1. <<Il controllo della giunta provinciale amministrativa sulle deliberazioni dei consigli comunali, assunte ai sensi della presente legge, viene esercitato entro il termine di 90 giorni dalla data di trasmissione della deliberazione. In mancanza di provvedimenti entro detto termine la deliberazione si intende approvata>>.

 

Art.42. VALIDITA’ DEI PIANI REGOLATORI PRECEDENTEMENTE APPROVATI (omissis)

  1. Il termine assegnato per l’attuazione dei piani regolatori, approvati prima della data di entrata in vigore della presente legge, resta limitato a dieci anni dalla data stessa nel caso in cui esso venga a scadere oltre detto periodo.
  2. Trascorso tale termine, i comuni interessati devono procedere alla revisione del piano regolatore esistente od alla formazione di un nuovo piano regolatore secondo le norme della presente legge.
  3. Servizi tecnici comunali o consorziali
  4. Entro un decennio dall’entrata in vigore della presente legge per i Comuni sprovvisti di personale tecnico, qualora se ne riconosca la necessità, verrà provveduto ad assicurare il disimpegno delle mansioni di carattere tecnico nei modi e nelle forme che saranno stabiliti con separate disposizioni.
  5. Norme integrative e di esecuzione della legge
  6. Con decreti reali su proposta del ministro per i lavori pubblici, di concerto coi ministri interessati, saranno emanati, a termini degli articoli 1 e 3 della legge 31 gennaio 1926, n. 100, il regolamento di esecuzione della presente legge, nonché le norme complementari ed integrative della legge stessa, che si rendessero necessarie.
  7. (omissis)
  8. Sono abrogate tutte le altre disposizioni contrarie a quelle contenute nella presente legge o con essa incompatibili.

Legge 6 agosto 1967, n. 765 – (c.d. legge Ponte)

Legge 6 agosto 1967, n. 765 – (c.d. legge Ponte) (in
G.U. 31 agosto 1967, n. 218) – “Modifiche ed interventi alla
legge urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150”
(Vedi, ora, legge 28 gennaio 1977, n. 10)
Legge 28 gennaio 1977, n. 10 (in Gazz. Uff. 29 gennaio 1977, n. 27)
“Norme per la edificabilità dei suoli”. Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51,
ha soppresso l’ufficio del pretore e, fuori dai casi espressamente previsti dal
citato decreto, le relative competenze sono da intendersi trasferite al tribunale
ordinario. Inoltre, qualora il presente provvedimento attribuisca funzioni
amministrative alternativamente al pretore e ad organi della P.A., le attribuzioni
pretorili si intendono soppresse; sono altresì soppresse le funzioni amministrative
di altre autorità giurisdizionali, eccezion fatta per il giudice di pace, se attribuite in via alternativa tanto al pretore che ad organi della P.A.

Art. 1 Trasformazione urbanistica del territorio e concessione di edificare
Ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio
comunale partecipa agli oneri ad essa relativi e la esecuzione delle opere è
subordinata a concessione da parte del sindaco, ai sensi della presente legge.

Art. 2 Piani di zona e demani comunali di aree
Per le aree comprese nei piani di zona di cui alla legge 18 aprile 1962, n.
167, e per quelle acquisite ai sensi degli articoli 27 e 51 della legge 22 ottobre
1971, n. 865, resta fermo il regime previsto dalle norme della stessa
legge n. 865.
Anche per tali aree è necessario il provvedimento del sindaco di cui all’articolo
1 della presente legge.

Il primo comma dell’articolo 3 della legge 18 aprile 1962, n. 167, già sostituito
dall’articolo 29 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, è sostituito dal
seguente.
L’estensione delle zone da includere nei piani è determinata in relazione
alle esigenze dell’edilizia economica e popolare per un decennio e non può
essere inferiore al 40 per cento e superiore al 70 per cento di quella necessaria
a soddisfare il fabbisogno complessivo di edilizia abitativa nel periodo
considerato.
L’articolo 26 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, è abrogato.le aree già
vincolate ai sensi di detto articolo sono assoggettate al regime previsto
dall’articolo 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, salvo quanto previsto
nell’undicesimo, nel sedicesimo e nel diciottesimo comma dello stesso articolo
35 per ciò che concerne i requisiti soggettivi.
Nei comuni con popolazione superiore a ventimila abitanti, secondo i
dati risultanti dall’ultimo censimento, l’articolo 51 della legge 22 ottobre
1971, n. 865, e successive modificazioni, si applica fino alla data dal 31 dicembre
1980.

Art. 3 Contributo per il rilascio della concessione
La concessione comporta la corresponsione di un contributo commisurato
all’incidenza delle spese di urbanizzazione nonché al costo di costruzione.

Art. 4 Caratteristiche della concessione
La concessione è data dal sindaco al proprietario dell’area o a chi abbia
titolo per richiederla con le modalità, con la procedura e con gli effetti di cui
all’articolo 31 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni
ed integrazioni, in conformità alle previsioni degli strumenti urbanistici e dei
regolamenti edilizi e, nei comuni sprovvisti di detti strumenti, a norma
dell’articolo 41-quinquies, primo e terzo comma, della legge medesima, nonché
delle stato la concessione è data a coloro che siano muniti di titolo, rilasciato
dai competenti organi dell’amministrazione, al godimento del bene.
Nell’atto di concessione sono indicati i termini di inizio e di ultimazione
dei lavori.
Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno;il
termine di ultimazione, entro il quale l’opera deve essere abitabile o agibile,
non può essere superiore a tre anni e può essere prorogato, con provvedimento motivato, solo per fatti estranei alla volontà del concessionario,
che siano sopravvenuti a ritardare i lavori durante la loro esecuzione.
Un periodo più lungo per l’ultimazione dei lavori può essere concesso
esclusivamente in considerazione della mole dell’opera da realizzare o delle
sue particolari caratteristiche tecnico-costruttive;ovvero quando si tratti di
opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari.
Qualora i lavori non siano ultimati nel termine stabilito, il concessionario
deve presentare istanza diretta ad ottenere una nuova concessione;in tal
caso la nuova concessione concerne la parte non ultimata.
La concessione è trasferibile ai successori o aventi causa.essa non incide
sulla titolarità della proprietà o di altri diritti reali relativi agli immobili realizzati
per effetto del suo rilascio ed è irrevocabile, fatti salvi i casi di decadenza
ai sensi della presente legge e le sanzioni previste dall’articolo 15 della
stessa.resta fermo inoltre il disposto di cui al penultimo comma dell’articolo
31 della legge 17 agosto 1942, n. 1150.
La regione stabilisce le forme e le modalità d’esercizio dei poteri sostitutivi
nel caso di mancato rilascio della concessione nei termini di legge.
A decorrere dal primo gennaio 1979, salva l’applicazione dello articolo 4
della legge 1° giugno 1971, n. 291, nei comuni sprovvisti degli strumenti urbanistici
generali e in mancanza di norme regionali e fino all’entrata in vigore
di queste, la concessione deve osservare i seguenti limiti:
a) fuori del perimetro dei centri abitati definito ai sensi dell’articolo 17
della legge 6 agosto 1967, n. 765, l’edificazione a scopo residenziale non
può superare l’indice di metri cubi 0,03, per metro quadrato di area edificabile;

b) nell’ambito dei centri abitati definiti ai sensi dell’articolo 17 della
legge 6 agosto 1967, n. 765, sono consentite soltanto opere di restauro e di
risanamento conservativo, di manutenzione ordinaria o straordinaria, di
consolidamento statico e di risanamento igienico;
c) le superfici coperte degli edifici o dei complessi produttivi non possono
superare un decimo dell’area di proprietà.

Art. 5 Determinazione degli oneri di urbanizzazione
L’incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, previsti
dall’articolo 4 della legge 29 settembre 1964, n. 847, modificato dall’articolo
44 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, nonché dalle leggi regionali, è
stabilita, ai fini del precedente articolo 3, con deliberazione del consiglio
comunale in base alle tabelle parametriche che la regione definisce, entro
120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, per classi di
comuni in relazione:
a) all’ampiezza ed all’andamento demografico dei comuni;
b) alle caratteristiche geografiche dei comuni;
c) alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti;
d) ai limiti e rapporti minimi inderogabili fissati in applicazione dall’articolo
41-quinquies, penultimo e ultimo comma, della legge 17 agosto 1942,
n. 1150, e successive modifiche e integrazioni, nonché delle leggi regionali.
Fino all’approvazione delle tabelle di cui al precedente comma, i comuni
continuano ad applicare le disposizioni adottate in attuazione della legge
6 agosto 1967, n. 765.
Nel caso di mancata definizione delle tabelle parametriche da parte della
regione entro il termine stabilito nel primo comma e fino alla definizione
delle tabelle stesse, i comuni provvedono, in via provvisoria, con deliberazione
del consiglio comunale.

Art. 6 Determinazione del costo di costruzione
Il costo di costruzione di cui al precedente articolo 3 per i nuovi edifici
è determinato annualmente, con decreto del ministro per i lavori pubblici,
sulla base del costo dell’edilizia agevolata di cui all’articolo 8, terzo comma,
del decreto-legge 6 settembre 1965, n. 1022, convertito, con modificazioni,
nella legge primo novembre 1965, n. 1179.
Con lo stesso provvedimento sono identificate classi di edifici con caratteristiche
tipologiche superiori a quelle considerate dalla citata legge per le
quali sono determinate maggiorazioni del detto costo di costruzione in misura
non superiore al 50 per cento.
Il contributo afferente alla concessione comprende una quota di detto
costo, variabile dal 5 al 20 per cento, quota che viene determinata dalla regione
in funzione delle caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e
della loro destinazione e ubicazione.
Nella prima applicazione della presente legge il decreto di cui al primo
e secondo comma deve essere emanato entro tre mesi dalla data di entrata
in vigore della legge medesima.
Nel caso di interventi su edifici esistenti il costo di costruzione è determinato
in relazione al costo degli interventi stessi così come individuati dal
comune in base ai progetti presentati per ottenere la concessione.

Art. 7
Edilizia convenzionata
Per gli interventi di edilizia abitativa, ivi compresi quelli sugli edifici esistenti,
il contributo di cui al precedente articolo 3 è ridotto alla sola quota
di cui all’articolo 5 qualora il concessionario si impegni, a mezzo di una
convenzione con il comune, ad applicare prezzi di vendita e canoni di locazione
determinati ai sensi della convenzione-tipo prevista dal successivo
articolo 8.
Nella convenzione può essere prevista la diretta esecuzione da parte
dell’interessato delle opere di urbanizzazione, in luogo del pagamento della
quota di cui al comma precedente;in tal caso debbono essere descritte le
opere da eseguire e precisati i termini e le garanzie per l’esecuzione delle
opere medesime.
Fino all’approvazione da parte della regione della convenzione-tipo, le
convenzioni previste dal presente articolo sono stipulate in conformità ad
uno schema di convenzione-tipo, deliberato dal consiglio comunale, contenente
gli elementi di cui al successivo articolo 8.
Può tener luogo della convenzione un atto unilaterale d’obbligo con il
quale il concessionario si impegna ad osservare le condizioni stabilite nella
convenzione-tipo ed a corrispondere nel termine stabilito la quota relativa
alle opere di urbanizzazione ovvero ad eseguire direttamente le opere stesse.
La convenzione o l’atto d’obbligo unilaterale sono trascritti nei registri
immobiliari a cura del comune e a spese del concessionario.

Jus ad aedificandum

Jus ad aedificandum [diritto ad edificare] (d. civ.)

Con questa espressione si indica il diritto di superficie [Superficie (Diritto di)] su un suolo non ancora edificato.
Ci si riferisce, cioè, alla fattispecie individuata al co. 1 dell’art. 952 c.c. per il quale il proprietario di un suolo può attribuire ad altri il diritto di erigere su di esso una costruzione.

Relazione tecnica, uno schema | Esame di Stato Architetto #architettura

Relazione tecnica, uno schema | Esame di Stato Architetto #architettura

La “relazione tecnica” nasce e si sviluppa assieme al progetto; all’esame di stato per architetti è bene leggere e rileggere il testo, sottolineando e schematizzando le parti importanti.

La relazione tecnico-descrittiva (in sintesi):

1.Stato di fatto: si identificano l’area o il fabbricato,

2. Intervento progettuale: il tipo d’intervento, il committente, il progettista, i calcoli planovolumetrici, etc, etc…

I criteri adottati nella distribuzione interna dei locali e del loro dimensionamento; la larghezza delle aperture e degli accessi (con particolare attenzione alle norme antincendio e abbattimento barriere architettoniche), il rapporto areo-illuminante; l’accenno alla tipologia edilizia alla composizione architettonica proposta; l’impiego di particolari soluzioni impiantistiche e di isolamento termico, acustico, etc…

3. Sezione tecnica: deve essere stilata secondo un criterio logico (simile a quello da usare per il computo) che spazia dalla struttura alle tamponature, dal grezzo alle finiture, dai serramenti agli impianti; nel dettaglio, deve illustrare e motivare le soluzioni adottate per:

  • la struttura (tipologia: se continua o puntiforme/discreta e materiali): fondazioni, elementi verticali, solai; scala…
  • le partizioni verticali (esterne, interne):
  • la copertura (se piana o a falde inclinate, i materiali, l’isolamento…)
  • gli infissi esterni ed interni
  • le finiture (intonaci e rivestimenti)
  • le dotazioni impiantistiche (termico, elettrico, idraulico, etc…)
  • le sistemazioni esterne (aree verdi, rampe, accessi, etc…)

 

liberamente tratto da http://mrschool.it/costruzioni-ambiente-territorio/esame-di-stato/abilitazione-professionale/geometri/studiare/cosa/prima-prova/relazione-tecnica-uno-schema/

 

 

Guida per un efficace isolamento termico della casa

Guida per un efficace isolamento termico della casa

Un articolo da Prometeo Energy, a cura dell’Arch. Daniela Petrone, con il titolo originale “Guida per un efficace isolamento termico della casa” 

 

Come intervenire per riqualificare energeticamente la propria abitazione spendendo il giusto?

 

  1. PERCHÉ ISOLARE E QUALI I VANTAGGI

Per poter rispondere a pieno alla domanda e comprenderne i contenuti è importante innanzitutto fornire ladefinizione di isolamento termico.

Per isolamento termico di un edificio si intende il ricorso a soluzioni tecnologiche e costruttive tali daridurre le perdite di calore verso l’esterno durante l’inverno e l’ingresso del calore in casa durante l’estate.

La progettazione e/o ristrutturazione delle strutture opache e trasparenti che formano e definiscono l’edificio o involucro va fatta accuratamente, con particolare attenzione alla scelta dei materiali, in quanto le loro caratteristiche, la loro collocazione ha un’incidenza dal punto di vista energetico. Bisogna pensare l’edificio come una “scatola chiusa ma non sigillata” che deve mantenere all’interno sempre la stessa temperatura di comfort facendosi condizionare il meno possibile dalle differenza di temperatura che ci sono all’esterno. Questo è fattibile solo isolando più possibile la scatola in modo da evitare perdite. Isolando, inoltre, si contribuisce alla riduzione delle emissioni di sostanze nocive e inquinanti riducendo sensibilmente i consumi di combustibile da fonte fossile. Costruire o ristrutturare le proprie abitazioni in maniera attenta e responsabile permette di partecipare concretamente alla riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra.

L’ isolamento termico e i suoi vantaggi

Beneficio economico. Una casa isolata ha dispersioni termiche ridotte e di conseguenza anche le bollette per il riscaldamento e il condizionamento. I consumi energetici degli edifici si possono ridurre fino al 70-80% isolando le pareti esterne dell’edificio e le coperture.

Gli interventi di isolamento termico dell’immobile sono i più convenienti in quanto le spese di manutenzione sono praticamente assenti e si possono ottenere interessanti incentivi che possono contribuire a rendere ancora più conveniente ogni intervento (ad esempio le detrazioni fiscali del 65%).

Rispetto alle attuali situazioni finanziarie e alle forme di investimento presenti, investire nell’isolamento termico vuol dire mettere i soldi in una ‘banca virtuale’ che produce un tasso di rendita molto più elevato. Visto l’aumento continuo dei costi di combustibili, una casa che consuma di meno è una garanzia di maggiore sicurezza economica.

Nei condomini gli elementi più disperdenti sono le pareti esterne attraverso le quali si disperde circa il 45-50% del calore, mentre le case singole sono soggette a perdite di calore che passano soprattutto attraverso i tetti mal isolati (40-50%).

Comfort abitativo. La casa è il luogo dove in assoluto si cercano le migliori condizioni di soggiorno. Un buon isolamento termico dell’edificio permette di mantenere una temperatura interna il più possibile costante e omogenea e garantire all’interno degli ambienti condizioni di benessere, impedendo al calore di disperdersi verso l’esterno durante l’inverno o di entrare durante l’estate. Soluzioni costruttive corrette per la coibentazione di pareti, coperture e solai permettono di evitare fenomeni di condensa e muffa sulle strutture che potrebbero dare luogo a vere e proprie malattie.

Beneficio ambientale. Isolando si contribuisce alla riduzione delle emissioni di sostanze nocive ed inquinanti riducendo sensibilmente i consumi di combustibile da fonte fossile.

  1. DOVE E COME ISOLARE

Vista la contingente e critica situazione dell’edilizia che negli ultimi anni vede fermo il mercato delle nuove costruzioni, una notevole opportunità per il futuro prossimo è costituita dal recupero del patrimonio edilizio esistente. C’è una imprescindibile necessità di riqualificazione visto che il consumo medio è di 180 kWh per metro quadro all’anno. Ciò potrebbe consentire ai proprietari un maggior comfort e un maggior risparmio e al governo di poter concorrere in modo rilevante al conseguimento degli obiettivi delineati dalla Strategia Energetica Nazionale.

Per capire dove e come isolare è fondamentale effettuare una diagnosi energetica o audit energeticodell’edificio oggetto dell’intervento. Primo passo quindi è un insieme sistematico di rilievo, raccolta e analisi dei parametri relativi ai consumi specifici, correlati alle condizioni di esercizio dell’edificio e dei suoi impianti e una valutazione tecnico-economica dei flussi di energia.

Lo scopo della diagnosi energetica è quello di individuare possibili soluzioni tecniche che possano migliorare l’efficienza energetica dell’edificio, riducendo i consumi di energia.

Di seguito si analizzano le possibili soluzioni e tecnologie costruttive per gli interventi di riqualificazione dell’involucro opaco e trasparente.

  1. SOLUZIONI COSTRUTTIVE PER L’ISOLAMENTO DELL’INVOLUCRO OPACO

La ristrutturazione delle strutture opache che formano e definiscono l’edificio va fatta accuratamente, analizzando la situazione esistente con una analisi delle strutture e del loro grado di isolamento e con particolare attenzione alla scelta e associazione dei materiali. Le caratteristiche e la collocazione di ogni materiale ha un’incidenza differente dal punto di vista energetico.

Le strutture dell’involucro edilizio da isolare sono:

  • pareti
  • coperture
  • pavimenti su ambienti non riscaldati, su esterno o controterra.

3.1 Le pareti opache

Diverse sono le modalità per isolare le pareti esterne di un edificio a seconda della posizione del materiale isolante rispetto alla struttura:

  • isolamento dall’esterno
  • isolamento in intercapedine
  • isolamento dall’interno

Isolamento dall’esterno

Tra le soluzioni di isolamento dall’esterno forse la più nota è la tecnologia di isolamento a cappotto termico.

L’isolamento a cappotto consiste nell’incollare i pannelli di isolante sulla struttura edilizia preesistente, facendo attenzione che il posizionamento delle lastre isolanti sia fatto a giunti sfalsati, anche in corrispondenza degli spigoli, staccandosi da terra con un profilo di partenza. Sui pannelli viene applicato il rasante e annegata la rete portaintonaco per effettuare la finitura. È importante che la posa in opera sia effettuata da personale specializzato, scegliendo aziende che forniscono l’intero “sistema a cappotto”, dove la scelta delle colle, del rasante è compatibile con il materiale stesso.

Questo tipo di sistemi è dotato anche di garanzia. Infatti la corretta posa in opera del sistema cappotto garantisce la stabilità nel tempo del rivestimento eliminando crepe e lesioni che costituiscono le ragioni del degrado delle facciate (sotto due immagini relative a fasi di posa del sistema cappotto).

Tra le altre tecnologie per isolare dall’esterno ci sono anche le facciate ventilate e gli intonaci termoisolanti.

Isolare dall’esterno comporta diversi vantaggi, tra cui:

  • ridurre i ponti termici: l’isolante costituisce l’ultimo strato della parete coprendo uniformemente tutti gli elementi strutturali, come pilastri e travi;
  • evitare fenomeni di condensa sia superficiale che interstiziale ed evitare la formazione di muffe, proprio perché la struttura è tutta “calda” e più difficilmente raggiunge temperature pari a quella di rugiada;
  • proteggere le strutture edilizie dagli sbalzi termici, demandando all’isolante l’assorbimento dello sbalzo termico;
  • garantire una uniformità di temperatura all’interno dell’ambiente, per cui il salto tra la temperatura al centro del locale e quella superficiale della parete è di pochi gradi evitando il fenomeno della “parete fredda”;
  • aumentare la capacità della parete di accumulare calore. I muri si scaldano, accumulano il calore e lentamente lo rilasciano nei locali quando si spegne l’impianto.

Isolamento in intercapedine

L’isolamento in intercapedine prevede l’inserimento dell’isolante all’interno della cortina edilizia; trattandosi di strutture esistenti (la parete a doppia fodera è la più diffusa tra le tecnologie costruttive esistenti) sono utilizzati per insufflaggio isolanti sfusi. Con l’uso di isolanti sfusi è importante tener conto dell’effetto del costipamento in modo da evitare dei vuoti di isolante all’interno della parete o l’ammassarsi del materiale nella zona bassa della parete con il conseguente peggioramento dell’efficienza energetica della struttura.

Posizionando l’isolamento in intercapedine, si pone il problema dei ponti termici, in quanto l’isolante si interrompe in corrispondenza di pilastri e travi.

Isolamento dall’interno

Questo tipo di isolamento si ottiene foderando le pareti (e anche soffitti) dall’interno. Riguarda essenzialmente interventi di riqualificazione energetica in cui non è possibile intervenire con l’isolamento dall’esterno o nell’intercapedine. Tale soluzione infatti sottrae superficie utile agli ambienti e può aumentare il rischio di fenomeni di condensa.

Per limitare possibili danni dovuti a fenomeni termo igrometrici si consiglia di posizionare una barriera al vapore prima dello strato isolante oppure creare un’intercapedine d’aria tra muratura e controparete (sotto immagine relativa a posa di pannelli isolanti fibrosi al lato interno della parete).

Con questa applicazione non si sfrutta la capacità della parete di accumulare calore in quanto appena acceso l’impianto l’ambiente si riscalda rapidamente, ma altrettanto rapidamente si raffredda allo spegnimento dell’impianto stesso: viene scaldata solo l’aria e non la struttura muraria.

Di contro però ha come vantaggi :

  • semplicità di posa in opera
  • possibilità d’intervento su edifici con facciate sottoposte a vincoli storici o architettonici (esempio, mattoni faccia a vista, bugnato, ecc.)
  • possibilità di intervento parziale (appartamento singolo)

3.2 Coperture inclinate

I tetti a falda possono essere:

  • ventilati
  • non ventilati

La ventilazione è data da un’intercapedine d’aria ventilata posta immediatamente sotto le tegole, ottenuta con arcarecci tra cui è interposto l’isolante. Sulla gronda una griglia forata parapasseri lascia entrare l’aria e un colmo rialzato ne permette l’uscita. La ventilazione consente di ridurre la temperatura superficiale dell’isolante in modo che questo non alteri le sue prestazioni a causa di valori di temperatura troppo elevati soprattutto d’estate.

Alcuni regolamenti edilizi comunali prevedono obbligatoriamente l’applicazione di tetti ventilati (sotto schema di tetto ventilato e non ventilato e un’immagine relativa a un tetto a falda ventilato e isolato).

3.3 Coperture piane a terrazzo

Si distinguono in :

  • tetto caldo
  • tetto freddo o rovescio

La distinzione è relativa alla posizione che l’impermeabilizzante ha rispetto all’isolante. Nel tetto caldo l’impermeabilizzante è posto sopra l’isolante proteggendolo dalle acque meteoriche; nel tetto freddo o rovescio l’impermeabilizzante è posto sotto l’isolante.

È importante ricordare che nel caso del tetto caldo è fondamentale predisporre una barriera al vapore prima dell’isolante per evitare fenomeni di condensazione (sotto schema di tetto caldo e rovescio e un’immagine di tetto piano caldo praticabile).

3.4 Solaio su ambiente non riscaldato

L’applicazione ideale è porre l’isolante all’intradosso, come ultimo strato verso l’ambiente non riscaldato per godere degli stessi vantaggi del cappotto esterno; inoltre ciò è tecnicamente fattibile e consente di non sottrarre altezza utile negli ambienti in quanto va collocato nei garage o cantine che non essendo abitabili richiedono un’altezza interna minore.

3.5 Quali spessori utilizzare?

Lo spessore di isolamento corretto dipende dal tipo di struttura da isolare e dalla zona climatica in cui si costruisce. La normativa attuale, il D.Lgs. 311/06, prevede dei valori limite sulla trasmittanza termica (Ulimvalore minimo richiesto dal D.Lgs. 311/06 per ristrutturazioni dell’involucro di edifici esistenti) delle strutture dell’edificio corrispondenti a spessori di isolante crescenti fino al 2010.

Nella tabella è riportato in centimetri lo spessore di isolamento consigliabile per rispondere ai requisiti minimi richiesti dal D.Lgs. 311/06 per il 2010.

  1. SOLUZIONI COSTRUTTIVE PER L’ISOLAMENTO DELL’INVOLUCRO TRASPARENTE

Gli interventi su serramenti esistenti possono essere di vario tipo:

  • inserimento di un secondo vetro, se l’infisso è a vetro singolo e se ha un telaio in legno di spessore tale da consentirlo; fattibile solo negli edifici storici in cui l’infisso ha anche una valenza architettonica;
  • aggiunta di un secondo serramento, intervento non invasivo in quanto non richiede alcun smontaggio, consiste nell’inserire o all’interno o all’esterno dell’infisso esistente un altro serramento ad elevate prestazioni termiche e acustiche. Questo intervento richiede comunque un certo spessore della muratura tale da alloggiare un secondo infisso;
  • sostituzione dell’infisso, intervento effettuato più sovente, accedendo alle detrazioni fiscali; consiste nella scelta di un nuovo infisso costituito da telaio e vetro altamente performanti.

Dal rapporto Enea del 2010 sulle detrazioni fiscali del 55% la maggior parte delle pratiche ricevute riguarda proprio la sostituzione degli infissi: oltre 220.000 interventi su un totale di circa 405.000 pratiche. Di contro però i risultati dell’intervento-tipo di sostituzione degli infissi hanno dato luogo a risparmi medi dichiarati inferiori a 3 MWh/anno, piuttosto ridotti rispetto agli altri interventi sull’involucro.

La diffusione di questo intervento è legata alla sua semplicità; la sostituzione dei serramenti è quello meno invasivo e rientra in quella che viene definita attività edilizia libera, cioè non richiede necessariamente un titolo abilitativo per essere effettuata.

Per garantire elevate prestazioni del sistema è necessario utilizzare telai ad elevate prestazioni quali:

  • legno
  • materiali polimerici (PVC) con anima in metallo
  • profilato metallico (alluminio, acciaio) con taglio termico
  • misto metallo legno e metallo polimero

Dai dati emersi dal rapporto SAIENERGIA09, gli infissi in legno (essenza più diffusa ed economica è il pino) costituiscono il 57% degli infissi venduti nel 2009; gli infissi in metallo il 29%, quelli in PVC l’11%, i misti il 3%.

Il tipo di vetro adoperato è doppio, per una quota pari al 79% del totale degli interventi, mentre il triplo vetro rappresenta solo il 3% degli interventi.

Le prestazioni degli infissi più venduti riguardano vetri basso emissivi con Ug=1,1 W/m2K e serramenti con UW = 1,4 W/m2K.

Fondamentale è la corretta posa in opera dei serramenti. Da curare il nodo di ancoraggio tra telaio fisso e muratura e tra telaio e davanzale per evitare ponti termici e avere infissi a tenuta (vedi immagini sotto).

  1. COSTI, E BENEFICI ECONOMICI

Costi

La valutazione dei costi e del beneficio economico ottenuto con la riqualificazione energetica dell’involucro non sempre è semplice e diretta. L’economicità e i vantaggi di un intervento dipendono molto dall’esito dell’analisi preliminare condotta sullo stato dell’edificio e dell’audit energetico. La necessità obbligata di alcuni interventi di manutenzione e ristrutturazione potrebbe far risultare molto conveniente il ricorso all’isolamento dell’involucro, a maggior ragione se ci sono poi incentivi fiscali da parte dello stato. A titolo esemplificativo si riportano alcuni casi:

  1. Se in un condominio o abitazione plurifamiliare occorre rifare la facciata di un edificio in quanto degradata e in cattivo stato conservativo il costo di un isolamento a cappotto si riduce al costo del pannello isolante e al più al rifacimento delle soglie delle finestre, in quanto i costi relativi alle spese professionali per la pratica edilizia, ai ponteggi, e ai lavori di ritinteggiatura dovrebbero comunque essere sostenuti dalla committenza. Inoltre con l’aggiunta dell’isolante è possibile detrarre fiscalmente il 65% della spesa sostenuta anziché il 50%. Il costo del pannello dipende anche dal tipo di materiale isolante scelto: si parte dal più economico e diffuso come l’EPS, polistirene espanso, che si aggira intorno ai 6-8 €/mq per un pannello da 10 cm fino ai 15-20 €/mq per un pannello da 10 cm di sughero bruno. È chiaro che la scelta del materiale non dipende solo dalla componente economica ma va valutato il materiale isolante più idoneo per le diverse applicazioni. Ciascun materiale presenta pro e contro e si presta a risolvere problemi specifici, che vanno analizzati di caso in caso.
  1. Se va rifatto il manto impermeabile di un tetto a causa di infiltrazioni è possibile prevedere l’inserimento di un materiale isolante che ne migliori le performance invernali ed estive.

Caso pratico

Cascina lombarda (zona climatica E) di circa 360 mq di superficie utile, attuale residenza singola su due livelli. Necessario il rifacimento del manto di copertura a causa di infiltrazioni. La superficie del tetto è di circa 330 mq, pari cioè ad un terzo della superficie disperdente totale. Basterebbe quindi inserire uno strato isolante per dimezzare le dispersioni del tetto e avere quindi una considerevole riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento. Valutando i costi per la rimozione del manto di copertura esistente, per la sistemazione dell’impermeabilizzante, posa dell’isolante, ricollocazione del manto precedentemente rimosso, l’incidenza del costo dell’isolante sul costo totale dell’intervento è di circa un terzo che però viene ammortizzato nell’innalzamento dal 50 al 65% della detrazione fiscale della spesa. Nello specifico caso è stato scelto un materiale naturale quale la fibra di legno, di 15 cm di spessore, ad elevato calore specifico e ad elevata densità che consente quindi di migliorare le prestazioni energetiche estive evitando di ricorrere all’ausilio di impianti.

  1. Se occorre rifare l’impianto di riscaldamento o sostituire il generatore di calore potrebbe essere utile e più conveniente analizzare le dispersioni termiche, capire come poterle ridurre in modo da scegliere la tipologia e le caratteristiche tecniche del nuovo sistema impiantistico in funzione dei fabbisogni energetici effettivi da colmare. In sintesi, vale la pena isolare prima le strutture e poi prevedere un impianto con potenza termica minore con il vantaggio che questo generatore non solo avrà un costo inferiore, ma soprattutto avrà minori costi di gestione con una conseguente riduzione della bolletta.

Caso pratico

Appartamento residenziale di superficie utile da 105 mq (zona climatica D), collocato al primo piano di un edificio plurifamiliare su un garage non riscaldato. È necessario il rifacimento totale dell’impianto termico: da una caldaia standard con radiatori ad una pompa di calore con pannelli radianti. Analizzando le dispersioni dell’involucro è evidente che la maggior superficie disperdente dell’appartamento è costituita proprio dal solaio su garage non riscaldato (visto che lateralmente l’appartamento confina con altri riscaldati). Quindi la mera sostituzione del generatore avrebbe richiesto una pompa di calore di potenza pari ad almeno 15 kW. Decidere invece di isolare il solaio su garage con pannelli isolanti di spessore di 10 cm all’intradosso del solaio permette di ridurre la potenza della pompa di calore a 7 kW, con un risparmio di circa 4.000 €.

Pertanto, l’intervento di isolamento è costato circa 2.500 € che, rispetto ai 4.000 € di differenza di costo tra le pompe di calore di potenza diversa, comporta un risparmio immeditato di 1.500 €, una durata maggiore dell’intervento e soprattutto una serie di benefici in termini di costo della bolletta: riduzione della potenza impegnata con minori spese di allaccio e spese fisse comunque minori nei consumi.

Di fatto, gli interventi di riqualificazione dell’involucro, a fronte dell’investimento iniziale e del risparmio energetico ottenuto, hanno tempi di ritorno medio-lunghi se non si tiene conto dei possibili incentivi e agevolazioni fiscali, ma per una più equa valutazione è importante:

  • tener conto anche della durata dell’intervento, di gran lunga superiore alla durata di interventi sull’impianto; è infatti limitante porre come tempo di ritorno, da indicare nell’Attestato di Prestazione Energetica, 10 anni;
  • effettuare la valutazione dei costi e dei benefici con il calcolo del tempo di ritorno dell’investimento, al netto di quelle spese che comunque sarebbero state sostenute, in quanto interventi di manutenzione necessari.
  1. CONCLUSIONI

Sarà essenziale che il Governo prosegua la politica incentivante dando stabilità alle detrazioni fiscali, per sostenere un settore che deve ancora avere il suo sviluppo e che deve acquisire quell’autonomia economica e diffusione culturale tale da associare automaticamente i concetti di riqualificazione, ristrutturazione e manutenzione all’efficienza e al risparmio di energia.

Il caso dei serramenti è a questo proposito esemplare. Visto che il ricorso alle agevolazioni fiscali ha comportato necessariamente l’utilizzo di infissi performanti, l’aumento di richiesta e il conseguente aumento dell’offerta, hanno fatto sì che questi, non costituiscano più l’eccezione, ma siano diventati lo “standard”, raggiungendo un prezzo molto vicino a quello dei precedenti infissi con caratteristiche tecniche meno “spinte”.

Qualità del manufatto edilizio | #edilizia

Qualità del manufatto edilizio | #edilizia

La qualità di un manufatto architettonico è considerata un valore aggiunto alla fattibilità, alla coerenza, al controllo e al coordinamento, sia del processo ideativo progettuale che dell’opera compiuta.

Il concetto di qualità nasce in ambito industriale con l’avvento della produzione seriale. Tale nozione in un primo momento era legata alla verifica di conformità del prodotto al tipo.
Il manufatto edilizio, esito finale dell’articolato processo edilizio, rappresenta un prodotto certamente atipico se rapportato a quelli industriali, generato da procedimenti variabili nel tempo che rendono difficile la standardizzazione dell’opera finale.
La qualità dell’opera architettonica coinvolge, inoltre tutte le fasi del processo edilizio passando, quindi, dalla sua programmazione, al documento preliminare alla progettazione, al progetto preliminare, alla verifica dello stesso, all’elenco annuale, al progetto definitivo, al progetto esecutivo, alla sua validazione, alla costruzione, alla gestione del costruito, fino alla sua demolizione e dismissione.
L’approccio integrato alla qualità

Il processo edilizio è costituito da una complessa rete di relazioni tra operatori diversi articolato in tre domini (domanda, produzione, uso e gestione). La visione classica proposta in letteratura è quella di un processo a cascata, di conseguenza gli strumenti di gestione, di cui quelli per la qualità rappresentano una particolare applicazione standardizzata ed intersettoriale, si sono prevalentemente sviluppati per consentirne uno sviluppo lineare. Il modificato scenario operativo realizzatosi con l’entrata della Cina nel WTO (World Trade Organisation – Organizzazione Mondiale del Commercio) nel 2001, ha fatto emergere nuove tendenze organizzative in atto anche nelle filiere nelle costruzioni, con l’attuazione di catene di fornitura globali. Questo fatto ha influito sulla organizzazione del processo edilizio, che si presenta oggi come una rete virtuale costituita da catene di fornitura interconnesse. La nuova struttura portata in campo dalla globalizzazione produttiva comporta una maggiore complessità nelle relazioni del processo edilizio e problematiche a carattere culturale e normativo connesse ai diversi livelli di qualità ritenuti accettabili Fornitori-Organizzazioni-Clienti globali.

Di conseguenza, appare impossibile proporre una gestione dell’organizzazione tesa a garantire la qualità, come si proponeva nella versione degli standard ISO 9001-4 del 2000 Norme della serie ISO 9000 e ci orienta piuttosto verso modalità di gestione che rispondano ad un approccio integrato di qualità, salute e sicurezza, ambiente, responsabilità sociale (nuova versione delle ISO 2009 in corso di emissione e normative UN ILO – United Nation International Labour Organisation ).

La qualità deve essere gestita in modo continuo nello sviluppo reticolare di tutto il processo, investendo ogni parte interessata della filiera, per qualsiasi aspetto di tipo organizzativo ed operativo, decisionale e di controllo. Dalla ricerca emergono nuove ipotesi che basando l’intero processo su metodologie adeguate a tale scopo(ad esempio il PeBBD – Performance Based Building Design ) e strumentazioni capaci di abilitare la comunicazione e l’interoperabilità tra le parti interessate (ad esempio Ambienti Virtuali che riferendosi a BIM – Building Information Modeling, come proposta dall’IAI – International Alliance for Interoperability , integrano le diverse dimensioni del progetto, della realizzazione e della gestione).

I tre aspetti della qualità

Gli aspetti che concorrono congiuntamente a garantire la qualità dell’opera architettonica compiuta, sono:
1_La qualità dei prodotti per edilizia
2_La qualità del progetto edilizio
3_La qualità del processo edilizio

1_La qualità dei prodotti per l’edilizia

La qualità dei prodotti per l’edilizia, data la sua vicinanza con il settore manifatturiero e le spinte offerte dalle Direttive Europee, risulta sicuramente più avanzata rispetto alla qualità nella progettazione e nei processi produttivi.
La Direttiva CEE 89/106 sui prodotti da costruzione, recepita con il DPR 246/93, regola la fornitura di materiali e prodotti che entrano in modo stabile nelle opere edilizie definendo i criteri su cui si basa il controllo della qualità in edilizia, gli operatori del controllo, specificando ruoli e responsabilità dei vari attori, i requisiti essenziali e, i sistemi di certificazione dei prodotti. Le diverse modalità di certificazione dei prodotti da costruzione sono strettamente legate a specifici protocolli di verifica della qualità, ossia richiedono una puntuale e preliminare individuazione dei metodi, tipi e tempi dei controlli di qualità.

I tipi di certificazione che seguono rappresentano le attestazioni previste dalla legge, menzionate in ordine decrescente rispetto al livello di qualità che rappresentano:

Omologazione

Il prodotto è sottoposto ad una serie di controlli, obbligatori per legge, effettuati da un ente o istituto accreditato dagli Organi Statali. Questo rappresenta il massimo livello di garanzia di qualità. È richiesta necessariamente per tutti i componenti impiantistici.
Certificazione di Conformità
Certificazione di tipo consensuale con riferimento alle specifiche tecniche capitolari. I laboratori di prova eseguono un controllo a campione seguendo norme e procedure predefinite. Eseguita su laterizi, calcestruzzi e quanto altro arrivi in cantiere senza certificato di omologazione.
Certificato d’idoneità tecnica
È un giudizio tecnico sull’idoneità d’impiego di un determinato materiale a seguito di specifiche prove.

Marcatura CE

Nato con lo spirito di definire livelli di qualità minimi comuni per favorire la libera circolazione di prodotti e merci, il marchio di qualità è un contrassegno rilasciato a seguito di una serie di attestazioni sul prodotto, non sempre significative, nel dimostrare un determinato livello di qualità.
Autocertificazione
Certificato rilasciato dallo stesso produttore a seguito di una serie di controlli.
Accreditamento
Certificato con validità Europea rilasciato da un ente accreditato.
Un Organismo Notificato (Istituto di Certificazione, Organismo d’Ispezione, Laboratorio di Prova) compie il controllo sulle procedure di fabbricazione del prodotto edilizio e rilascia la certificazione.
Tradizionalmente la qualità era considerata una caratteristica intrinseca del prodotto garantita dalla correttezza e dall’adeguatezza dei relativi processi di fabbricazione. Oggi tale nozione risulta notevolmente modificata e con essa il sistema di controllo sui prodotti. La progettazione e la corretta installazione dei componenti e dei sistemi dell’edilizia rispetto alle loro qualità intrinseche e all’esecuzione delle lavorazioni di cantiere, ha assunto un’importanza sostanziale.
La qualità dei prodotti da costruzione è perseguita tanto attraverso i requisiti scelti ed imposti dal committente attraverso i documenti progettuali, che da quelli fissati de regolamenti e norme sulle caratteristiche proprie dei prodotti.

2_La qualità del progetto edilizio

Per progettare qualità è necessario:
• un programma di progettazione pertinente, dettagliato e verificato
• un insieme di competenze tecniche coordinate e specifiche al programma
di progetto
• una progettazione unitaria integrata e controllata
• l’esatta valutazione delle risorse disponibili
• la certezza dei tempi di verifica amministrativa  in ognuno di questi elementi il contenuto progettuale è evidente, è indispensabile  quindi riconoscere la centralità di una progettazione integrata in tutte le parti della  filiera attraverso cui avviene la trasformazione del territorio.

Il progetto di  architettura deve essere presente
• nella programmazione preliminare dell’opera da parte del committente
• nella determinazione delle prestazioni tecniche dell’opera
• nella definizione del quadro economico della realizzazione
Oggi il progetto è considerato un aspetto marginale del processo di  trasformazione, un aspetto da tenere sotto controllo allo stesso titolo di  una qualunque altra voce di costo; la centralità del progetto integrato di qualità è l’unico dispositivo capace con oggettività di garantire un prodotto
edilizio indiscutibile.
Non è necessario che l’architettura sia un’opera d’arte, è necessario che sia  indiscutibile, appropriata, ben costruita ed esprima il decoro e l’etica di una  società colta consapevole di sé e della propria storia.

da Qualità del progetto, qualità del prodotto edilizio, qualità  dell’ambiente, qualità della vita.  contributo di Claudio de Albertis – vice presidente in/arch –  al dibattito “all’architettura serve una legge?”

3_La qualità del processo edilizio

Il processo edilizio rappresenta, secondo l’approccio della ISO 9001: 2000, uno dei punti cardine per attuare una gestione dei processi orientati alla qualità. Esso si configura come un iter decisionale a ciclo chiuso in cui si susseguono le operazioni d’ideazione, produzione e controllo. L’input di una fase diventa l’output della fase successiva. Gli attori che prendono parte al processo edilizio sono i professionisti singoli o associati, i vari specialisti, i produttori, i fornitori, le imprese, la Pubblica Amministrazione, il committente, l’utente finale e, l’intera collettività. Il livello di qualità è dettato dalla capacità di gestire il passaggio d’informazione da una fase all’altra non solo senza perdite, disciplinando attraverso procedure operative le modalità di relazione tra le parti coinvolte nelle varie fasi ma, permettendo ad ogni collaboratore di poter partecipare attivamente alla produzione della qualità.
Affinché un processo di costruzione possa ritenersi efficace ed adeguato tale da poter pianificare, prevedere, gestire e controllare i risultati in termini di qualità del prodotto finale deve dotarsi di un sistema qualità. Questo modello è concepito con lo scopo di dare evidenza, tramite documentazione e visite ispettive di parte terza, della presenza di un impianto aziendale finalizzato al perseguimento dell’obiettivo qualità. Il sistema qualità ha una struttura dinamica. La gestione delle risorse umane, delle conoscenze, delle informazioni interne ed esterne, delle tecnologie utilizzate, degli insegnamenti ricavati dalle esperienze precedenti è tale da prevedere che ogni contributo apportato da un collaboratore sia discusso in riunioni periodiche innescando un processo d’implementazione del sistema qualità.

Gli obiettivi della Qualità

Le finalità di un sistema della qualità applicato al processo edilizio sono:
Garantire adeguati livelli di qualità nella fase progettuale, provvedendo in tal modo al rispetto delle esigenze del cliente anche in termini di economicità e tempi.
Tutelare l’Amministrazione dal rischio di contenzioso.
Tutelare il progettista attraverso un continuo monitoraggio.
Tutelare le esigenze degli utenti definite nello Studio di Fattibilità e nel Documento Preliminare alla Progettazione.
La stazione appaltante svolge un ruolo strategico all’interno del processo edilizio incidendo sulla qualità finale dell’opera architettonica. Essa, infatti, oltre a controllare i requisiti formali, garanti del corretto affidamento e svolgimento dell’appalto, diventa verificatrice dei contenuti del progetto. La stazione appaltante controlla l’adeguatezza al quadro esigenziale, normativo e vincolistico, la completezza e la coerenza dei dati informativi e la ripercorribilità delle scelte progettuali al fine di tutelare i propri interessi, ridurre il rischio d’inappaltabilità, e quelli della collettività rispettandone le richieste concordate.

La Non Qualità

La non qualità, che un processo di progettazione genera, produce disfunzioni e disagi esprimibili in termini di perdite di natura finanziaria che investono tutti gli operatori del processo edilizio, utenza compresa.
Essa può scaturire da disfunzioni provenienti da qualunque fase del processo edilizio. I difetti delle costruzioni si manifestano come effetti di non qualità della progettazione. Il progetto architettonico, essendo lo strumento di controllo dell’intero processo edilizio, rappresenterà l’anello debole della filiera processuale.
La relazione annuale dell’Autorità per Vigilanza sui Contratti Pubblici relativi a Lavori, Servizi e Forniture per l’anno 2007 consultabile liberamente al sito www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/lavori_pubblici_rela_annuale/Presentazione2007.pdf conferma questa visione.
Gli effetti principali di un progetto qualitativamente non adeguato comportano il ricorso a modifiche e quindi a varianti in corso d’opera, con conseguenti ritardi nell’esecuzione delle opere, lievitazione dei costi e, difetti delle opere realizzate. Un altro elemento di criticità nella realizzazione di un’opera pubblica è rappresentato dal bando a base di gara.

Tra le maggiori carenze individuate nel rapporto dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici ci sono:

– L’erronea formulazione dei requisiti di partecipazione alla gara d’appalto che comporta la selezione di un contraente inadeguato all’opera da realizzare.

– Bandi di gara eccessivamente prescrittivi nella descrizione dei prodotti da impiegare che limitano il ricorso a tecnologie innovative.

– La mancanza di trasparenza e pubblicità dei bandi di gara che altera il numero di partecipanti alla procedura.

– Il pesante apparato burocratico che comporta procedimenti di autorizzazione lenti che condizionano la tempistica programmata per l’intervento.

Bibliografia

UNI EN ISO 9000:2005. Sistemi di gestione per la qualità – Fondamenti e vocabolario.
UNI EN ISO 9001:2005.” Sistemi qualità. Norme di gestione per la qualità e di assicurazione della qualità. Guida per la scelta e l’utilizzazione”
UNI EN ISO 10006:2005. Sistemi di gestione per la qualità. Linee guida per la gestione per la qualità nei progetti.

Classificazione tipologica del verde urbano | #urbangreen

Classificazione tipologica del verde urbano | #urbangreen

Classificazione tipologica del verde urbano

Il verde urbano è un elemento dell’ambiente costruito in fondamentale relazione con il paesaggio.

L’auspicabile diffusione del verde urbano, indicata anche da Agenda 21 e Carta di Aalborg, è un elemento di grande importanza ai fini del miglioramento della qualità della vita nelle città. E’ però necessaria una valutazione attenta di alcune delle sue caratteristiche, al fine di migliorare la sua funzione e di favorire le modalità della sua gestione, oltre che per consentire una razionale pianificazione degli interventi di estensione delle aree verdi. Per questo sarebbe auspicabile che nel maggior numero possibile di Comuni (e non solo in quelli di maggiori dimensioni) al piano urbanistico comunale (PUC) fosse affiancato funzionalmente anche il Piano del verde urbano, un documento progettuale oggi poco utilizzato, la cui assenza produce un rilevante spreco di denaro pubblico e rende di fatto meno fruibile il verde per i cittadini.

Nei paesi anglosassoni la disciplina che si interessa del verde urbano è conosciuta come urban forestry, (letteralmente: “forestazione urbana”), quasi ad indicare come le aree verdi possano proporsi come oasi di ruralità entro gli ambiti urbani, con una sottolineatura della wilderness delle aree verdi inserite in un “arido” edificato.

Proprio con riferimento ai modelli culturali della sostenibilità delle aree urbane e al ruolo del verde dentro le città potrebbe essere significativa la riscoperta – almeno nelle aree urbane meno degradate, ma anche e soprattutto nei centri più grandi – degli orti urbani, che sono oggetto (soprattutto oltreoceano, dove si parla di urban agriculture) di un movimento di riscoperta di un’agricoltura self-made, pienamente in linea con gli obiettivi dell’Agenda 21. Gli orti urbani hanno fatto parte integrante della cultura architettonica europea con le cosiddette città giardino, eliminate nell’arco di poco più di un secolo da poche generazioni di architetti e ingegneri modernisti (e più in generale da una cultura industrialistica dell’edilizia e dell’urbanistica) che hanno privilegiato il mattone e il cemento più che gli elementi di inserimento e di valorizzazione dell’ambiente (anche urbano), cancellando un elemento culturale presente nelle città europee sin dal medioevo.

Si deve sottolineare anche l’importantissimo ruolo del verde dal punto di vista bioclimatico, visto che l’evapotraspirazione prodotta dalle piante può contribuire ad una sensibile mitigazione della temperatura estiva nelle aree urbane.

ANALISI E CLASSIFICAZIONE DEL VERDE URBANO
(liberamente tratto da: Manuale per tecnici del verde urbano, Città di Torino)

Numerose, e tutte ugualmente importanti, sono le funzioni svolte dal verde urbano:

1) funzione ecologico-ambientale: il verde, anche all’interno delle aree urbane, costituisce un fondamentale elemento di presenza ecologica ed ambientale, che contribuisce in modo sostanziale a mitigare gli effetti di degrado e gli impatti prodotti dalla presenza delle edificazioni e dalle attività dell’uomo. Fra l’altro la presenza del verde contribuisce a regolare gli effetti del microclima cittadino attraverso l’aumento dell’evapotraspirazione, regimando così i picchi termici estivi con una sorta di effetto di “condizionamento” naturale dell’aria.

2) funzione sanitaria: In certe aree urbane, in particolare vicino agli ospedali, la presenza del verde contribuisce alla creazione di un ambiente che può favorire la convalescenza dei degenti, sia per la presenza di essenze aromatiche e balsamiche, sia per l’effetto di mitigazione del microclima, sia anche per l’effetto psicologico prodotto dalla vista riposante di un’area verde ben curata.

3) funzione protettiva: il verde può fornire un importante effetto di protezione e di tutela del territorio in aree degradate o sensibili (argini di fiumi, scarpate, zone con pericolo di frana, ecc), e viceversa la sua rimozione può in certi casi produrre effetti sensibili di degrado e dissesto territoriale.

4) funzione sociale e ricreativa: la presenza di parchi, giardini, viali e piazze alberate o comunque dotate di arredo verde consente di soddisfare un’importante esigenza ricreativa e sociale e di fornire un fondamentale servizio alla collettività, rendendo più vivibile e a dimensione degli uomini e delle famiglie una città. Inoltre la gestione del verde può consentire la formazione di professionalità specifiche e favorire la formazione di posti di lavoro.

5) funzione igienica: le aree verdi svolgono una importante funzione psicologica ed umorale per le persone che ne fruiscono, contribuendo al benessere psicologico ed all’equilibrio mentale

6) funzione culturale e didattica: la presenza del verde costituisce un elemento di grande importanza dal punto di vista culturale, sia perché può favorire la conoscenza della botanica e più in generale delle scienze naturali e dell’ambiente presso i cittadini, sia anche per l’importante funzione didattica (in particolare del verde scolastico) per le nuove generazioni. Inoltre i parchi e i giardini storici, così come gli esemplari vegetali di maggiore età o dimensione, costituiscono dei veri e propri monumenti naturali, la cui conservazione e tutela rientrano fra gli obiettivi culturali del nostro consesso sociale.

7) funzione estetico-architettonica: anche la funzione estetico-architettonica è rilevante, considerato che la presenza del verde migliora decisamente il paesaggio urbano e rende più gradevole la permanenza in città, per cui diventa fondamentale favorire un’integrazione fra elementi architettonici e verde nell’ambito della progettazione dell’arredo urbano.

 

Classificazione tipologica del verde urbano

 

 

Verde di arredo

giardini storici

 

parchi urbani

 

spazi verdi di quartiere

 

verde stradale – viali alberati

 

piazzali alberati

 

aiuole spartitraffico

Verde funzionale

sportivo

 

scolastico

 

sanitario

 

cimiteriale

 

residenziale di quartiere

 

residenziale suburbano

Verde privato

 

 

Verde di arredo

Il termine ”verde di arredo” indica in genere la parte di verde presente nelle città che deve assolvere prioritariamente ad una funzione igienico-sanitaria, sociale e ricreativa, protettiva, estetico architettonica, culturale ecc. allo scopo di migliorare le condizioni insediative e residenziali delle popolazioni nelle aree urbane.

Giardini storici

Si tratta di aree verdi di impianto generalmente non recente, culturalmente connesse con lo sviluppo delle città, talvolta testimoni di importanti vicende storiche.

Obiettivo della gestione di questi giardini è la conservazione dell’impianto originario, la trasmissione degli obiettivi progettuali e formali, e nel contempo una fruizione sicura e non degradativa. La presenza di alberi maturi o addirittura secolari comporta la necessità valutazioni attente delle condizioni fitosanitarie e in particolare delle condizioni di stabilità degli esemplari presenti, anche per garantire l’incolumità dei fruitori e l’integrità del giardino stesso.

Quando i soggetti non risultano più recuperabili, oltre all’acquisizione delle autorizzazioni per gli abbattimenti presso gli Enti preposti alla tutela del patrimonio paesaggistico e monumentale sarà opportuno prevedere interventi di messa a dimora di piante di adeguate caratteristiche, sostitutive di quelle eliminate.

I parchi urbani costituiscono un elemento di grandissimo valore del nostro patrimonio storico culturale, e dovrebbero essere adeguatamente tutelati, oltre che opportunamente gestiti. Al loro interno si trovano spesso elementi architettonici e artistici di arredo (statue, fontane, tavoli, panchine, piccole costruzioni ecc.) così come manufatti di interesse storico architettonico (spesso i parchi sono a servizio di una villa o di un palazzo storico) che ne aumentano ulteriormente il significato culturale.

All’interno o al contorno delle aree urbane i giardini storici costituiscono fra l’altro un importante elemento di verde che favorisce il riequilibrio ambientale delle città.

Parchi urbani

Si tratta di aree verdi più o meno estese, presenti nelle aree urbane o ai loro margini, che svolgono una importante funzione ricreativa, igienica, ambientale e culturale.

I parchi urbani possono essere caratterizzati dalla suddivisione in zone con diverse funzioni (riposo, gioco, attività sportive, servizi, centri culturali e ricreativi).

Generalmente i parchi urbani sono progettati utilizzando specie autoctone, e facendo un notevole impiego del prato e di alcune specie arbustive ed arboree acclimatate per l’area di insediamento. Le aree interessate in generale possono andare da medio piccole ad estese, e in quest’ultimo caso diventano dei veri e propri “polmoni verdi” della città.

In aree espansione periurbana razionalmente pianificate, il verde dei parchi può assumere anche un ruolo di integrazione e sostituzione del sistema agricolo e forestale, diventando oltretutto un elemento di caratterizzazione ambientale e di mitigazione del clima urbano. Fra l’altro la presenza di ampie zone verdi peri- o infra-urbane, gestite a parco, può consentire l’insediamento e la migrazione di una ricca fauna stanziale e migratoria, contribuendo così ulteriormente al riequilibrio di un ecosistema fortemente sbilanciato in senso degradativo quale è in genere quello urbano.

Un altro elemento importante riguarda le modalità di gestione, che se razionalmente organizzate possono consentire la creazione di un certo numero di posti di lavoro. Per ridurre i costi diretti di gestione e manutenzione del parco si possono anche scegliere soluzioni operative diversificate, come ad esempio dare incarico degli interventi di manutenzione a cooperative locali di produzione e lavoro che, attraverso l’adozione di tecnologie semplici e rustiche possono occuparsi di assicurare la fruibilità delle aree a parco, realizzando il ripristino dei percorsi pedonali, opere di regimazione delle acque superficiali, realizzazione di attrezzature per la sosta, ecc.

Spazi verdi di quartiere

Si tratta in genere di piccole aree verdi presenti in diversi punti del tessuto urbano.

Gli spazi verdi di quartiere sono utilizzati prevalentemente dagli abitanti della zona, che utilizzano queste aree con funzione ricreativa, di svago e di incontro. I criteri di progettazione di questi spazi verdi, considerato l’utilizzo generalmente intensivo, a fronte di una modesta estensione, devono essere semplici: alberi, arbusti e zone a prato vanno ubicati in modo da alternare zone d’ombra a zone al sole; devono essere previste aree pavimentate attrezzate per il gioco e la sosta, anche per limitare un eccessivo utilizzo dei prati; le specie da utilizzare devono essere rustiche e non particolarmente vigorose, per consentire una manutenzione ridotta; le barriere architettoniche devono essere eliminate, per consentire il libero movimento anche ai portatori di handicap.

Verde stradale e viali alberati

Il verde stradale permette l’arredo di vie, viali, piazze e parcheggi. Rappresenta una tipologia di verde estremamente importante, che condiziona in modo sostanziale il paesaggio e l’ambiente urbano e la grande viabilita, ed è composto in prevalenza da alberi e arbusti.

I viali alberati (detti anche alberate) di frequente sono intimamente connessi alla storia delle città e costituiscono, dunque, un patrimonio da salvaguardare. Spesso si rende necessaria la sostituzione degli individui presenti, per ragioni derivanti da cattive condizioni fitosanitarie delle piante e per la sicurezza pubblica.

Non solo a volte le strade mostrano brutti esempi di alberate, realizzate senza tenere conto di criteri razionali di progettazione del verde, ma spesso le alberature stradali sono sottoposte ad offese diverse, derivanti dall’inquinamento, dagli scavi effettuati senza considerare la presenza e la funzione dell’apparato radicale della pianta, dalla presenza invadente delle auto che possono determinare costipamento del terreno e urti meccanici, ecc.

Risulta quindi necessario orientare le scelte su specie che presentano determinati requisiti, quali: resistenza ai diversi inquinanti atmosferici (per esempio all’anidride solforosa: Quercus rubra, Tilia cordata; ai fluoruri: Acer campestre e platanoides, Quercus robur; all’ozono: Acer saccharinum, Fagus sylvatica, Liriodendron tulipifera, ecc.); capacita di ridurre il rumore, considerato ormai un vero e proprio agente inquinante (Acer pseudoplatanus, Tilia platiphyfillos, Carpinus betulus, ecc.); resistenza alle malattie e rusticità; capacita di ridurre la carica batterica dell’aria (Liquidambar, Chamaecyparis, Pinus silvestris, ecc.); ridotte esigenze di manutenzione; resistenza meccanica agli agenti atmosferici avversi; resistenza alla siccità (Celtis, Cercis, Gleditschia, Cedrus); nessun pericolo od inconveniente per la cittadinanza, come ad esempio: spine acuminate (Gleditschia), frutti maleodoranti (Gingko biloba femmina), ecc.; elevato valore decorativo.

Considerato che la pianta ideale, che risponda a tutte le esigenze soparaelencate non esiste, si capisce come è fondamentale che le scelte progettuali siano effettuate da un tecnico esperto del verde utilizzando le specie che rispondono quanto più possibile alle esigenze specifiche dell’intervento.

Oltre a ciò, altri criteri progettuali riguarderanno le dimensioni e le caratteristiche della strada da alberare (larghezza, luminosità, intensità del traffico veicolare, eventuali attività in loco, presenza di elementi di disturbo ambientale, ecc..)

Aiuole spartitraffico

*La striscia verde che divide i due sensi di marcia e senz’altro molto utile per le funzioni che esercita a favore degli automobilisti: riposa la vista e, qualora vi siano siepi o arbusti, diminuisce l’impatto dei fari nelle ore notturne. Questo tipo particolare di verde è esposto a condizioni molto difficili (inquinamento legato allo scarico dei motori, siccità, difficile manutenzione a causa della sua posizione, ecc.). Bisogna quindi ricercare soluzioni che assicurino la sopravvivenza di questo singolare arredo verde, riducendo al minimo i costi manutentivi. Molto utile si rivela in questi casi l’uso di specie coprisuolo o tappezzanti, sia erbacee che cespugliose e arbustive, che assicurino la permanenza della copertura verde. E’ chiaro che tali specie dovranno rispondere a requisiti di rusticità, facile adattabilità, effetto ricoprente rapido, buon valore estetico. L’alto costo iniziale di questo materiale vegetale e l’accurata messa a dimora che richiede e abbondantemente recuperato negli anni con oneri manutentivi minimi.

La copertura permanente ad opera delle tappezzanti assicura dunque un aspetto paesaggistico valido, nonchè facilmente ed economicamente mantenibile nel tempo. Questo giustifica ampiamente il loro impiego e la loro diffusione. Nelle aiuole spartitraffico, una soluzione valida è rappresentata da macchie di arbusti e piccoli alberi dislocati lungo I’aiuola stessa, in modo da rompere la monotonia del ”nastro verde piatto” e creare piani vegetazionali di diverse altezze, con ottimi risultati estetici e funzionali.

Verde funzionale

Come dice il termine stesso, si tratta di verde pubblico realizzato in funzione di determinate e particolari esigenze.

Verde sportivo

Costituisce il completamento di un impianto sportivo, in quanto lo abbellisce, o lo isola dall’ambiente esterno per assicurare una certa tranquillità. In ogni caso, è necessario scegliere alberi particolarmente resistenti alle varie cause avverse, onde assicurare la pubblica incolumità. L’aspetto più importante del verde legato agli impianti sportivi e senz’altro il tappeto erboso dei campi di gioco. In questi casi, la scelta del miscuglio di semi, le lavorazioni del terreno e la futura manutenzione dei campi realizzati hanno un’importanza fondamentale. Per realizzare campi sportivi esistono oggi miscugli appositamente predisposti, che dovranno formare un tappeto erboso soggetto ad un’intensa usura. Questo è un caso tipico in cui, per raggiungere risultati efficienti, più che la progettazione, incide un buon programma di manutenzione. Recentemente, nella realizzazione di tappeti erbosi sportivi ad uso professionale, si e diffuso il metodo ”Cellsystem”. Tale sistema consiste essenzialmente nella realizzazione di una particolare stratigrafia di materiale inerte, ricoperto da membrane in PVC e polietilene, sulle quali trovano posto le cellule che ospitano la rete di adduzione dell’acqua che serve anche come rete di drenaggio. Altra particolarità è rappresentata dal substrato colturale (in questo caso è improprio parlare di terreno) costituito da sabbia di fiume lavata e silicea. Un campo da gioco così realizzato richiede una oculata gestione e manutenzione, e necessita di un adeguato coordinamento tecnico da parte di un professionista del verde.

Verde scolastico

Il verde scolastico deve assolvere alla duplice funzione di ”polmone verde” della scuola di cui è parte integrante e di ”polo di osservazione naturalistica” per consentire agli alunni di conoscere il mondo vegetale (e il mondo animale che su di esso vive) a partire dalla propria scuola. Nel progettare e realizzare questo tipo di verde è molto importante conoscere le fasce di età degli alunni che frequentano la scuola. Infatti, in un asilo-nido, scuola materna o elementare, bisogna escludere le specie vegetali provviste di spine o di parti velenose. Sarà invece molto interessante incrementare l’utilizzo di specie appariscenti nei mesi autunno-invernali e primaverili, in modo da poter apprezzare l’evoluzione della vegetazione nel corso delle stagioni e nell’arco dell’anno scolastico.

Verde sanitario

Questo verde è strettamente legato a strutture ospedaliere o a case di cura, dove la funzione igienica è predominante su tutte le altre. Chiaramente, tutto il verde è utile e salutare, ma in determinate situazioni può essere più utile un particolare tipo di piante: ad esempio nei centri di cura delle malattie polmonari, le essenze resinose, che liberano aromi naturali utili per le vie respiratorie, potranno essere percentualmente maggiori delle latifoglie. Anche a riguardo del verde sanitario, la scelta di specie rustiche e robuste, può evitare, in generale, seri problemi per la pubblica incolumità.

Verde cimiteriale

Il verde cimiteriale svolge anch’esso un’importante funzione culturale e ambientale, consentendo di rendere più gradevole un ambiente generalmente triste e contribuendo anche ad una conservazione dell’equilibrio ambientale e sanitario.

Verde residenziale e privato

Il diffondersi dell’attività edilizia fa indubbiamente sorgere una serie di problemi legati alle nuove urbanizzazioni. In tali aree il verde deve trovare il suo posto dignitoso, e soprattutto nei nuovi interventi residenziali deve essere prevista la realizzazione di un adeguato arredo. E’ importante inoltre e che le Amministrazioni ”esigano” che il verde venga realizzato sulla base di un progetto approvato dall’Ufficio comunale del verde, senza stravolgimenti in fase di esecuzione delle opere. Nel nostro Paese, sulla scorta di cio che da tempo si verifica all’estero, sta prendendo piede presso sempre più numerosi Comuni la previsione di un regolamento del verde, che suggerisca al privato cittadino i criteri per la realizzazione del verde ornamentale. Certamente gli indirizzi del verde pubblico spesso vengono, di riflesso, seguiti anche dal privato, per cui un miglioramento d’immagine del verde urbano trova indubbiamente un riscontro graduale a livello di verde privato.

 

fonte: http://www.paesaggio.net/verde.htm

 

 

Le funzioni del Verde Urbano | #urbandesign #urbangreen #urbanplanning

Le funzioni del Verde Urbano | #urbandesign #urbangreen #urbanplanning

Le funzioni del verde urbano

1. Le funzioni del verde urbano per il controllo ambientale, fino ad oggi riconosciute e dimostrate su basi scientifiche, sono così riassumibili:

A) Mitigazione dell’inquinamento atmosferico e acustico
– Attenuazione delle variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)
– Depurazione dell’aria
– Produzione di ossigeno
– Attenuazione dei rumori
– Azione antisettica
– Riduzione di inquinanti nell’atmosfera: monossido di carbonio, cloro, fluoro, ossidi di azoto, ozono, PAN (acidi nitriloperacetici), anidride solforosa, ammoniaca, piombo

B) Difesa del suolo
– Riduzione della superficie impermeabilizzata
– Recupero dei terreni marginali e dismessi
– Riduzione dei tempi di corrivazione ed effetto di regolazione sullo smaltimento delle piogge
– Depurazione idrica
– Consolidamento delle sponde fluviali e dei versanti franosi

C) Sostegno alla biodiversità
– Conservazione della biodiversità
– Incremento della biodiversità

D) Miglioramento dell’estetica ed immagine della città

E) Sviluppo delle funzioni ricreative e sportive libere in spazi non strutturati

F) Sviluppo della didattica naturalistica e della cultura storico-sociale ed ambientale.

2. La vegetazione, in ogni sua manifestazione, è elemento essenziale per la conservazione della biodiversità. E’ pertanto indispensabile:

a) rispettarla come elemento di identità del territorio locale e come fattore determinante per la qualità della vita degli abitanti;

b) conoscerla, censirla e monitorarla nel suo sviluppo;

c) considerarla nelle scelte di trasformazione territoriale come elemento irrinunciabile per il paesaggio urbano;

d) mantenerla quanto più possibile integra;

e) incrementarla nel rispetto delle specie che caratterizzano il contesto locale siano esse autoctone o naturalizzate;

f) curarla con le migliori tecniche fitosanitarie disponibili.

Fonte: REGOLAMENTO DEL VERDE PUBBLICO E PRIVATO DELLA CITTA’ DI TORINO

 

SH #11_ I requisiti illuminotecnici degli edifici

SH #11_ I requisiti illuminotecnici degli edifici

Quantità e qualità della luce

Gli edifici devono essere progettati e realizzati in modo che l’illuminazione dei locali sia adeguata agli impegni visivi richiesti.

La quantità e la qualità della luce deve essere tale da permettere agli occupanti di svolgere le loro attività in condizioni di sicurezza, efficienza e comfort.

Illuminazione

L’illuminazione diurna dei locali deve essere naturale e diretta. Possono usufruire di illuminazione artificiale i seguenti ambienti:

a)    locali destinati ad uffici, la cui estensione in profondità, pur con regolare rapporto illuminante, non consente un’adeguata illuminazione naturale dei piani di utilizzazione;

b)   i locali aperti al pubblico destinati ad attività commerciali, culturali e ricreative;

c)    i locali destinati ad attività che richiedono particolari condizioni di illuminazione e i locali per spettacoli (cinema, teatri e simili);

d)    i locali non destinati alla permanenza di persone;

e)   gli spazi destinati al disimpegno e alla circolazione orizzontale e verticale all’interno delle singole unità immobiliari;

f)     servizi igienici che dispongono di aerazione attivata.

Requisiti di illuminazione naturale e diretta

L’illuminazione naturale diretta può essere del tipo perimetrale o zenitale o mista. Nel caso di luce proveniente dalle pareti perimetrali esterne degli ambienti abitabili le parti trasparenti, misurate convenzionalmente al lordo dei telai degli infissi, non devono avere area complessiva inferiore a 1/10 di quella della superficie del pavimento degli ambienti stessi quando la profondità del pavimento di ogni singolo ambiente non superi 2,5 volte la loro altezza. Per profondità maggiori che comunque non devono essere superiori a 3,5 volte l’altezza, l’area complessiva delle parti trasparenti misurate come sopra non deve essere inferiore a 1/8 dell’area del pavimento.

La superficie illuminante che deve essere computata in tabella sul progetto è la superficie totale dell’apertura finestrata detratta la eventuale quota inferiore fino ad un’altezza di cm 60 e la quota superiore eventualmente coperta da sporgenze, aggetti, velette (balconi, coperture, ecc.) superiore a cm 150 calcolata per un’altezza p=L/2 (ove p=proiezione della sporgenza sulla parete e L=lunghezza della sporgenza dall’estremo alla parete, in perpendicolare) così come dallo schema esplicativo.

La porzione di parete finestrata che si verrà a trovare nella porzione “p” sarà considerata utile per 1/3 agli effetti illuminanti (vedi fig. seguente)

Laddove non sia possibile modificare le pareti perimetrali esterne, la conservazione delle minori superfici trasparenti esistenti è consentita a condizione che non vengano peggiorati i rapporti di illuminazione già esistenti.

Nel caso di luce zenitale, l’area complessiva delle parti trasparenti, misurate come sopra, non deve essere inferiore a 1/12 dell’area del pavimento.

Nel caso di situazioni miste, il contributo della luce zenitale, in questo caso equiparato a quello delle pareti perimetrali (e quindi pari a 1/10 della superficie di pavimento), vale al solo fine dell’aumento  della profondità dell’ambiente.

Schema esplicativo superficie illuminante utile

Legenda

L = lunghezza dell’aggetto superiore

P = proiezione dell’aggetto = L/2 si calcola solo per L > 150 cm.

a = superficie finestrata utile per 1/3 agli effetti dell’aeroilluminazione

b = superficie utile agli effetti dell’aeroilluminazione

c = superficie anche se finestrata comunque non utile ai fini dell’aeroilluminazione (c = cm 60)

rapporto illuminazione

 

LA SUPERFICIE FINESTRATA UTILE E’ UGUALE A : B + 1/3 A .

 

Dispositivi per l’oscuramento

Le parti trasparenti delle pareti perimetrali degli alloggi devono essere dotate di dispositivi permanenti che consentano il loro oscuramento

 

dal REGOLAMENTO D’IGIENE DEL COMUNE DI MILANO

 

 

Impianti per la cucina

Impianti per la cucina

In caso di ristrutturazione un tecnico professionista abilitato redige uno schema a norma degli impianti elettrico e idraulico, che servirà durante i lavori ma anche per le successive manutenzioni.

Prese e interruttori

Nella progettazione ex novo della cucina-soggiorno, a seconda della collocazione dei mobili, si dovranno prevedere le uscite dei cavi di alimentazione, tenendo conto dei punti presa e punti luce che la normativa richiede.

La distribuzione

Si sviluppa a partire dal quadro elettrico dell’unità abitativa (con interruttori magnetotermici e interruttore differenziale chiamato “salvavita”) installata di solito nei pressi dell’ingresso. Dal centralino singolo si dipanano le linee di alimentazione dei circuiti-presa (a 16 ampere) e del circuito-luce per l’illuminazione (a 10 Ampere).

 

Le prese per gli elettrodomestici vanno posizionate a muro a 30 cm da terra; le altre hanno una comoda collocazione a 110 cm sopra il top; in soggiorno a 30 cm. Gli interruttori tutti a 110 cm. I punti presa devono essere quelli standard per apparecchi di elevata potenza da 16 ampere, italiana o tedesca tipo Schuko, in numero sufficiente ad alimentare tutti gli apparecchi previsti. La normativa – per un impianto elettrico di livello 1 (quello da considerare “basic” per un’abitazione) prevede una dotazione minima di 5 punti presa e 1 punto luce. Quest’ultimo, meglio che sia del tipo “interrotto” che comanda cioè l’accensione dell’illuminazione generale (con interruttore in prossimità della porta di accesso) e di eventuali luci a incasso.

Sopra il top

Si consiglia di far realizzare un’uscita dei cavi per l’alimentazione elettrica della luce e un’eventuale presa sottopensile, attrezzata con presa standard e presa Schuko per l’eventuale utilizzo di piccoli elettrodomestici. Poiché la cucina può essere illuminata anche da cappa e lampade sottopensile, è bene raggrupparne l’alimentazione in un unico interruttore sullo schienale della cucina.

Costo punto luce

Per l’impianto elettrico si calcolano circa 50-60 euro a punto luce.

Acqua, gas e aria

Se non si è in fase di ristrutturazione, la collocazione dei moduli della cucina va studiata a partire dalla posizione degli attacchi.

• Bisogna quindi tenere conto che le uscite delle tubazioni per il carico e lo scarico dell’acqua e quelle per il gas devono essere centrate sull’asse del lavello per poi essere distribuite, verso i relativi elettrodomestici, attraverso l’intercapedine tecnica creata tra i moduli base e il muro retrostante.

•Se si è disposti a effettuare lavori e modifiche, va detto che per spostare il lavello non ci sono particolari vincoli, se non il rispetto di una seppur minima pendenza (intorno all’1%) del tubo di raccordo alla colonna di scarico principale.

• Per ipotesi, per modificarne la posizione di 4 metri, tra punto di partenza e di arrivo ci dovrà essere in altezza uno scarto di circa 4 cm.

Nel caso si volesse creare un’area a isola con fuochi e lavello, per evitare operazioni costose e lavori invasivi, si può optare per una pedana rialzata in cui alloggiare le tubature e ricavare le adeguate pendenze per gli scarichi.

Aerazione: una cosa diversa dalla ventilazione 

In presenza di apparecchi di cottura, il locale deve essere aerato e ventilato: per questo la normativa vigente (UNI-CIG 7129:2008) prevede che in cucina siano presenti specifiche “aperture”. Mentre l’afflusso d’aria necessario per la combustione è garantito dalla ventilazione, l’aerazione permette invece il ricambio per lo smaltimento dei fumi di cottura. Quest’ultima funzione si ottiene con cappa a tiraggio naturale o aspirante elettrica, oppure con un elettroventilatore posto sulla parte alta di pareti o serramenti. Entrambe richiedono due aperture permanenti (ciascuna di sezione ≥ 100 cm2), protette con griglie: quella di aerazione in prossimità del soffitto, l’altra del pavimento.

 A seconda del tipo di piano cottura

Per un modello a gas a 4 o 5 fuochi, con potenza di 5 o 6 kW termici, la foratura nella parte bassa della muratura deve essere di circa 10 x 10 cm; con modelli a induzione o in vetroceramica, si può evitare, mentre rimane l’obbligo per quello in alto.

CDC_11_12_Aerazione-mod

neufert-kitchen

fonte: 

http://www.cosedicasa.com/

Superfici minime degli ambienti #architettura

Superfici minime degli ambienti #architettura

La superficie minima degli spazi di abitazione non deve essere inferiore ai seguenti valori:

– camere ad un letto mq 9,00

– camere a due letti mq 14,00

– soggiorno (anche con spazio di cottura) mq 14,00

– cucina mq 7,00

– servizio igienico (con lato minimo di m 1,70 in mq. 3,50 per alloggi progettati per 3 o più utenti virtuali)

Gli alloggi progettati per uno o due utenti virtuali devono essere dotati almeno di uno spazio di cottura, di un servizio igienico, di un ripostiglio anche del tipo a soppalco.

Gli alloggi progettati per tre o quattro utenti virtuali devono essere dotati almeno di una cucina indipendente, di un servizio igienico, di un ripostiglio anche del tipo a soppalco.

Gli alloggi progettati per cinque o più utenti virtuali devono essere dotati almeno di una cucina indipendente, di due servizi igienici, di un ripostiglio anche del tipo a soppalco; per il secondo servizio igienico è richiesta una superficie minima di mq 2,00 e un lato minimo di m 1,20.

Negli immobili destinati ad uffici e negozi, quando non regolamentati da specifiche norme al riguardo, la superficie dei servizi igienici non deve essere inferiore a 1,5 mq.

Volume minimo degli alloggi e numero degli utenti | #architettura

Volume minimo degli alloggi e numero degli utenti | #architettura

 

La dimensione minima degli alloggi è espressa in volume, misurato al lordo delle partizioni interne, secondo la seguente formula: 25 + 49 u metri cubi, dove u è il numero degli utenti previsti uguale o superiore a 2. Detta disponibilità di volume è calcolata indipendentemente dalla soluzione distributiva adottata per gli spazi di abitazione e ammette l’ipotesi della “pianta libera”. Al fine del presente calcolo non è computabile l’altezza media superiore a m 3; comunque l’alloggio per un utente non può avere un volume inferiore a 80 mc. e una superficie netta inferiore a 30 mq.

Gli indici di volume determinano il numero massimo di utenti ammissibili per ogni alloggio sotto il profilo igienico-sanitario.

Per gli interventi di edilizia convenzionata e sovvenzionata si fanno salve le norme previste dalla legislazione nazionale e regionale in materia.

 

SH#06_ Altezze minime dei locali

SH#06_ Altezze minime dei locali

L’altezza media dei locali non deve essere minore di 2,70 m.

L’altezza media può essere ridotta a 2,40 m. nei bagni, nei gabinetti, negli spogliatoi e lavanderie.

L’altezza negli altri spazi di servizio può essere ridotta a 2,10 m.

La distanza minima tra il pavimento e la superficie più bassa del soffitto finito non deve essere inferiore a 2,10 m.

La conservazione di minori altezze può essere autorizzata per gli interventi sugli edifici esistenti che non eccedono la straordinaria manutenzione.

Gli eventuali spazi di altezza inferiore ai minimi devono, in relazione all’uso del locale, essere chiusi mediante opere murarie o arredi fissi e ne potrà essere consentito l’uso esclusivamente come ripostiglio, guardaroba.

TH#01_L’isolamento termico delle pareti esterne

TH#01_L’isolamento termico delle pareti esterne

Le tecniche di isolamento delle parete esterne si differenziano per la diversa successione degli strati ed il conseguente differente comportamento della struttura su cui sono posizionati. Molte volte la scelta del tipo di coibentazione è influenzata da particolari vincoli (statici, estetici, di ingombro) che non consentono una effettiva ottimazione tecnico-economica.

Per le pareti esterne, l’isolamento termico può essere realizzato dall’esterno, dall’interno o nell’intercapedine.

Isolamento dall’esterno

E’ senza dubbio la soluzione più efficace per isolare bene un edificio. In particolare è molto conveniente quando è comunque previsto un rifacimento della facciata.

Le soluzioni adottabili sono essenzialmente due:

– Isolamento “a cappotto”

– Parete ventilata.

Isolamento a cappotto

Consiste nell’applicare sulla faccia esterna della parete un pannello di materiale isolante ricoperto da un intonaco, rinforzato da una armatura e completato da uno strato di finitura.

Questo tipo di coibentazione consente di eliminare i ponti termici e i fenomeni di condensazione del vapor d’acqua, migliora l’inerzia termica dell’edificio ed aumenta la temperatura superficiale degli strati costituenti la struttura edilizia.

Questa soluzione è possibile se si dispone di materiali isolanti aventi ottime caratteristiche meccaniche e tecniche per resistere agli agenti atmosferici e per consentire una posa adeguata.

Idonea permeabilità al vapore e capacità di assorbimento dell’acqua meteorica quasi nulla completano i dati prestazionali dei “cappotti esterni”.

I materiali più usati sono il polistirene espanso e la lana minerale; sono da evitare feltri in fibre minerali per le loro scarse caratteristiche meccaniche.

Solitamente la posa del cappotto è effettuata a circa 2 m sopra il piano di calpestio per evitare danni da urti.

isole

Parete ventilata

È un sistema di isolamento della parete esterna, con costi elevati, ma che somma ai vantaggi della coibentazione a cappotto quello di una efficace ventilazione della struttura muraria.

I moti convettivi dell’aria nell’intercapedine possono provocare una modesta riduzione del potere isolante dello strato coibente, ma la lama d’aria comporta una notevole protezione dalla radiazione solare conseguente “all’effetto camino” che si verifica nell’intercapedine una volta che il calore assorbito dal rivestimento viene ceduto all’aria, proteggendo la struttura e l’isolante da stress termici. La lama d’aria favorisce poi l’eliminazione del vapor d’acqua che migra dall’interno.

Questo sistema è di facile manutenzione in quanto gli elementi del rivestimento sostituibili, di contro è difficile la realizzazione “a regola d’arte”delle giunzioni fra gli elementi stessi. Il rivestimento può essere di materiali vari: intonaco su rete, lastre prefabbricate, doghe metalliche, materiali lapidei, ecc.

Per la posa in opera si posizionano sul muro esterno dei correntini verticali fra i quali sono alloggiati i pannelli di isolamento, si applica quindi l’orditura orizzontale che crea un’intercapedine (2-5 cm), infine si posa il rivestimento lasciando due aperture, all’estremità inferiore e superiore, protette da apposite griglie che garantiscono la ventilazione delle parete.

parete ventilati

Isolamento dall’interno

L’intervento consiste nell’applicare sulla faccia interna di una parete ad elevata trasmittanza una controparete isolante formata da lastre o pannelli rigidi. Importante è la sigillatura dei giunti che avviene con apposite bande ed intonaci speciali.

Questa soluzione è più economica e di più facile esecuzione, anche se la sigillatura dei giunti deve essere particolarmente accurata.

È consigliabile per edifici con intermittenza d’uso e a bassa inerzia termica; la scarsa capacità di accumulare calore di una struttura di questo tipo rende però probabili i fenomeni di condensazione e quindi, se l’isolante non ha una elevata resistenza alla diffusione del vapore, è consigliabile l’uso di una barriera al vapore sulla faccia interna della controparete.

Con questo intervento vengono eliminati i ponti termici relativi ai giunti fra parete e serramento e quelli fra spigoli verticali, mentre rimangono quelli fra pareti e solette.

isolinte

Isolamento nell’intercapedine

Questo intervento consiste nell’insufflare un idoneo coibente nell’intercapedine di una muratura esistente, attraverso fori (diametro circa di 35 mm), praticati nella parete, a distanza di circa 2 m. Le resine poliuretaniche sono le più adatte.

isolint

The thermal insulation of the external walls

SH05_Aerazione dei locali #architettura

SH05_Aerazione dei locali #architettura

Dal Regolamento  d’Igiene del Comune di Milano

Volume d’aria

Il volume minimo d’aria disponibile per individuo non può essere inferiore a 25 mc., con il vincolo che l’altezza libera tra pavimento e intradosso finito del soffitto non sia inferiore a quanto previsto dalle disposizioni vigenti.

VENTILAZIONE NATURALE

Aerazione naturale o diretta

Gli edifici devono essere progettati e realizzati in modo che ogni locale possa fruire di aereazione naturale adeguata alla sua destinazione.

Riscontro d’aria

Deve essere garantito il riscontro d’aria effettivo per tutte le unità immobiliari anche mediante cavedi, ad esclusione degli alloggi per un utente virtuale.

 

VENTILAZIONE MECCANICA

Aerazione attivata: condizionamento – ventilazione meccanica

In sostituzione dell’aerazione naturale è ammessa quella di tipo attivato con sistemi permanenti ed adeguati alla destinazione d’uso dei locali, in conformità alla normativa tecnica vigente.

Per aerazione attivata si intende il condizionamento o la ventilazione meccanica. E’ ammessa nei seguenti casi:

1)   locali destinati ad uffici; locali aperti al pubblico destinati ad attività commerciali, culturali e ricreative;

2)  locali destinati ad attività che richiedono particolari condizioni di illuminazione e locali per spettacoli (quali ad es. cinema, teatri e simili, camere oscure);

3)   locali bagno di alloggi per un utente virtuale o se nell’unità immobiliare esista un bagno dotato di WC e aerato naturalmente.

Di norma la ventilazione meccanica è consentita solo per i servizi igienici e, ad integrazione di quella naturale, può essere consentita previo parere della USSL, in esercizi commerciali per particolari esigenze.

 

Condizionamento

A) Caratteristiche degli impianti

Gli impianti di condizionamento dell’aria devono essere in grado di assicurare e mantenere negli ambienti le condizioni termiche, idrotermiche, di velocità e di purezza dell’area idonee ad assicurare il benessere delle persone o le seguenti caratteristiche:

1)  il rinnovo di aria esterna filtrata non deve essere inferiore a 20 mc/persona/ora. I valori di cui sopra possono essere ottenuti anche mediante parziale ricircolazione fino a 1/3 del totale, purchè l’impianto sia dotato di adeguati accorgimenti per la depurazione dell’aria;

2)   temperatura di 19 +/- 1°C con U.R. di 40-60% nella stagione invernale; nella stagione estiva temperatura operativa compresa tra 25-27° C con U.R. di 40-60% e comunque con una differenza di temperatura fra l’aria interna ed esterna non inferiore a 7°C;

3)   la purezza dell’aria deve essere assicurata da idonei accorgimenti (filtrazione e se del caso disinfezione) atti ad assicurare che nell’aria dell’ambiente non siano presenti particelle di dimensione maggiore a 50 micron e non vi sia possibilità di trasmissione di malattie infettive attraverso l’impianto di condizionamento;

4)   La velocità dell’aria nelle zone occupate da persone non deve essere maggiore di 0,20 m/s misurata dal pavimento fino ad una altezza di m 2.

Sono fatte salve diverse disposizioni dell’Autorità Sanitaria con particolare riferimento agli ambienti pubblici, commerciali, luoghi di lavoro, ecc.

B) Prese di aria esterna

Le prese d’aria esterna devono essere sistemate di norma alla copertura e comunque ad un’altezza di almeno m 3 dal suolo se si trovano all’interno di cortili ed almeno m 6 se su spazi pubblici. La distanza dei camini o altre fonti di emissioni deve garantire la non interferenza da parte di queste emissioni sulla purezza dell’aria usata per il condizionamento.

 Aerazione di tipo indiretto

L’aereazione può essere di tipo indiretto senza che sia necessario l’impiego di dispositivi di attivazione solo nei seguenti casi:

a)    locali non destinati alla permanenza di persone (quali ad es.: i ripostigli, le cantine, i sottotetti);

b)   spazi destinati al disimpegno e alla circolazione orizzontale e verticale all’interno delle singole unità immobiliari (quali ad es. i corridoi).

 Apertura di serramenti

Le parti apribili dei serramenti occorrenti per la ventilazione naturale degli ambienti mediante aria esterna, misurate convenzionalmente al lordo dei telai, non possono essere inferiori a 1/10 del piano di calpestio dei locali medesimi. Sono escluse dal calcolo le porte di accesso alle unità immobiliari, se non a diretto contatto con l’esterno dell’edificio e dotate di opportune parti apribili, ad eccezione dei locali adibiti ad attività commerciali aperti al pubblico. Le parti apribili computate nei calcoli per la verifica dei rapporti di aerazione devono essere esclusivamente verticali, qualora in copertura. Il comando che le attiva deve essere posto ad altezza d’uomo.

La conservazione delle minori superfici aeranti esistenti è consentibile a condizione che non vengano peggiorati i rapporti di aerazione già esistenti

La superficie finestrata che garantisce il ricambio d’aria può essere ridotta a 1/12 del piano di calpestio negli ambienti dotati di serramento apribile da pavimento all’intradosso finito del soffitto.

Tipologia dei locali | #edilizia

Tipologia dei locali | #edilizia

Dal Regolamento Edilizio di Milano, in base alla previsione d’uso degli spazi, in ogni edificio si distinguono:

Spazi di abitazione:

– sale soggiorno,
– uffici,
– studi,
– cucine,
– sale da pranzo,
– camere da letto,
– sale da gioco,
– sale di lettura
– assimilabili;

Spazi di servizio:

– bagni,
– gabinetti,
– corridoi,
– disimpegni e ripostigli,
– lavanderia,
– spogliatoi, guardaroba.

Una piccola utilità per evitare di scrivere nomi di fantasia tra i vari vani.

SH#03_Misure igieniche  e norme generali per i  #cantieri

SH#03_Misure igieniche e norme generali per i #cantieri

Norme generali per soddisfare alcuni requisiti del cantiere

1. Sicurezza nei cantieri

In ogni lavoro di costruzione, demolizione o altro (rifacimenti, tinteggiature, ecc.) devono essere adottate tutte le necessarie precauzioni allo scopo di garantire la sicurezza e la incolumità dei lavoratori e di tutti i cittadini, facendo direttamente riferimento alla legislazione vigente in materia.

2. Recinzioni

I cantieri edili devono essere isolati mediante opportune recinzioni con materiali idonei ed aventi un’altezza non inferiore a m. 2,00.

I restauri esterni, di qualsiasi genere, ai fabbricati insistenti su aree pubbliche od aperte al pubblico possono effettuarsi solo previa recinzione chiusa dei fabbricati medesimi o con analoghe misure protettive idonee ad assicurare l’incolumità e la salute della popolazione. Le norme del presente articolo non si applicano in caso di lavori di durata inferiore alla settimana, purché vengano adeguatamente vigilati e/o segnalati e siano messe in atto idonee misure protettive per evitare ogni possibile inconveniente.

3. Demolizioni: difesa dalla polvere

Nei cantieri ove si procede alle demolizioni, oltre ad adottare le misure descritte al punto precedente, si deve provvedere affinché i materiali risultanti dalle demolizioni vengano fatti scendere a mezzo di apposite trombe o di recipienti e comunque previa bagnatura allo scopo di evitare l’eccessivo sollevamento di polveri. In tutti i cantieri ove si proceda alla demolizione a mezzo di palle o altri macchinari a braccio meccanico, ove necessario, su indicazione del Responsabile del Servizio n. 1 della U.S.S.L. territorialmente competente, oltre alla bagnatura occorrerà adottare speciali accorgimenti, allo scopo di evitare l’eccessiva polverosità e rumorosità.

4. Aree inedificate e/o abbandonate ed edifici in disuso

Le aree inedificate e/o abbandonate, gli edifici o parti di essi, i manufatti od altro in disuso, che siano o che possano determinare grave situazione igienico-sanitaria, devono essere adeguatamente recintate e sottoposte ad interventi di pulizia, cura del verde, e se necessario, di disinfestazione o di derattizzazione, anche nel caso di una loro sistemazione e/o demolizione.

5. Allontanamento materiali di risulta

Per ogni intervento di demolizione o scavo, o altro che comporti l’allontanamento di materiali di risulta, il titolare e l’esecutore dell’opera, dovranno, prima dell’inizio dei lavori, specificare al Servizio della U.S.S.L. il recapito dello stesso materiale.

6. Rinvenimento di resti umani

Nel caso di rinvenimento di parti di cadavere o anche di resti mortali o di ossa umane, si applicano le disposizioni di cui al D.P.R. 10.9.90 n. 285.

7. Cantieri a lunga permanenza

Tutti i cantieri a lunga permanenza devono essere provvisti di idonei servizi igienici ed adeguate forniture di acqua potabile.

Nel caso dovesse essere prevista la realizzazione di alloggi temporanei per le maestranze o personale di custodia, oltre all’adeguata dotazione dei servizi dovranno essere assicurati gli indici minimi di abitabilità previsti nella normativa vigente.

notes: 

Le indicazioni per i cantieri , sopracitate,  sono generali, ricordiamo che il quadro normativo  di riferimento è il R.E. del Comune di intervento.

Rimangono tuttavia letture utili per un approccio sano al progetto.

dal REGOLAMENTO D’IGIENE DEL COMUNE DI MILANO

Pin It on Pinterest