#paesaggio

#paesaggio

Il paesaggio è la particolare fisionomia di un territorio determinata dalle sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche ed etniche; ed è imprescindibile dall’osservatore e dal modo in cui viene percepito e vissuto. Il termine paesaggio deriva dalla commistione del francese paysage con l’italiano paese. Tradizionalmente, infatti, il suo significato si legava in particolar modo alla pittura e al realismo di certe vedute paesistiche.
Il paesaggio, oltre ad essere oggetto di studio in differenti ambiti di ricerca, è esposto a significati talmente ampi, variegati e molteplici, da rendere arduo qualsiasi tentativo di circoscrizione.

Il paesaggio. 100 architetti, 1000 idee
Daniela Santos Quartino

Dal paesaggio al giardino. Idea, progetto, realizzazione
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#professionearchitetto

#professionearchitetto

Per accedere alla professione di architetto in Italia sono richieste:
Laurea in ARCHITETTURA tab. – Classe XXX; laurea in Ingegneria edile e architettura tab. – Classe 4/S; o Architettura e Ingegneria edile – architettura tab.- Classe LM-4,(come specificato dal DPR. 328/2001 per gli esami di Stato negli Art.17 e Art. 18) e da D.M.9 luglio 2009. L’accesso alle Università in Italia è regolamentato con Decreti che ne regolano il numero programmato come per le professioni Mediche e Sanitarie.
Abilitazione professionale, che si ottiene superando un esame di Stato che consiste in quattro prove (tre scritte e una orale).
Iscrizione all’ordine professionale degli Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori .
Tutte le Lauree V.O. e Nuovo ordinamento sono soggette al DPR. 328/2001, gli Ordini interessati sono più di uno .
L’Ordine degli Architetti – che a seguito di una recente riforma raccoglie anche i pianificatori (urbanisti), i paesaggisti e i conservatori dei beni storico-architettonici – è il supremo organo di tutela professionale, ed è organizzato su base provinciale (in base al luogo di residenza dell’architetto) e ultimamente con norma europea che equipara il Domicilio professionale alla residenza. All’interno dell’ordine vi sono attualmente diverse classi e categorie, a seconda della specifica abilitazione.
Hanno diritto al titolo di dottore in architettura i laureati secondo i vecchi ordinamenti e quelli in possesso dell’attuale laurea quinquennale; i laureati del corso di laurea quinquennale sono automaticamente detentori del titolo di architetto; gli stessi possono sostenere l’esame di abilitazione per il titolo di architetto senior, pianificatore, paesaggista e conservatore e consequenzialmente iscriversi all’ordine professionale nella sezione A.
I laureati dei nuovi ordinamenti con laurea triennale hanno diritto a sostenere l’esame di abilitazione per iscriversi alla sezione B. Il loro titolo sarà quello di architetto iunior, ed avranno alcune limitazioni nell’ambito professionale, ovvero potranno svolgere attività di collaborazione alle attività di progettazione degli architetti e degli ingegneri e svolgere incarichi in forma autonoma relativamente a costruzioni civili semplici con l’uso di metodologie standardizzate.
La legge italiana riconosce prerogative equivalenti a quelle degli architetti anche agli ingegneri civili o edili regolarmente iscritti al rispettivo ordine, per quanto riguarda l’esercizio della professione. Rimane campo esclusivo dell’architetto l’intervento su manufatti storico-architettonici vincolati dalla legislazione specifica.
Altri professionisti del settore edilizio sono il geometra e il perito industriale specializzato in edilizia (perito edile); tali figure professionali hanno varie limitazioni rispetto ad architetti ed ingegneri ed anche, a seguito di un diverso e più breve percorso di studi, finalizzato all’apprendimento di aspetti basilari e complementari del lavoro nell’edilizia, nell’estimo, nella topografia e nella progettazione di medie strutture anche civili.

 

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Progettazione | #progetto #architettura

Progettazione | #progetto #architettura

progettazione
Il progetto, nelle scienze applicate, è uno sforzo delimitato nel tempo, con una data di partenza e una di completamento, diretto a creare prodotti, servizi o risultati specifici che comportano dei benefici o del valore aggiunto al cliente.
In un progetto su commissione con valore legale, i criteri di esecuzione, controllo e completamento in termini di tempi, costi e qualità, sono definiti in un contratto.
Il termine deriva dal latino proiectum, participio passato del verbo proicere, letteralmente traducibile con gettare avanti; il che spiega anche l’assonanza etimologica dei verbi italiani proiettare e progettare.
Il termine progetto è strettamente associato a quello di gestione del progetto che deriva dal termine inglese project management.

Uno dei padri storici del project management è Russel D. Archibald.
Nel governo del territorio e dell’ambiente, in senso generale, il progetto è un modello preventivo, realizzativo e gestionale, di un intervento che si intende realizzare.
« Mandare avanti un progetto, come indica la derivazione della parola significa estrarre da se un’idea in modo tale che essa acquisti una propria autonomia e sia realizzata non soltanto dagli sforzi di chi l’ha originata ma anche da quelli indipendenti dal proprio Io. »
(Czeslaw Milosz)

Letture

#urbanistica

#urbanistica

L’urbanistica è una disciplina che studia il territorio antropizzato (la città o più in generale l’insediamento umano) ed il suo sviluppo. Essa ha come scopo la progettazione dello spazio urbanizzato e la pianificazione organica delle sue modificazioni su tutto il territorio, compreso quello scarsamente urbanizzato. Estensivamente l’urbanistica comprende anche tutti gli aspetti gestionali, di tutela, programmativi e normativi dell’assetto territoriale ed in particolare delle infrastrutture e dell’attività edificatoria.

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#restauro

#restauro

Il restauro è un’attività legata alla manutenzione, al recupero, al ripristino e alla conservazione delle opere d’arte, dei beni culturali, dei monumenti ed in generale dei manufatti storici, quali ad esempio un’architettura, un manoscritto, un dipinto, un oggetto, qualsiasi esso sia, al quale venga riconosciuto un particolare valore. Cesare Brandi nella sua Teoria del restauro afferma che il restauro è «il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della trasmissione al futuro». Aggiungendo «Si restaura solo la materia dell’opera d’arte».
Nel restauro, quindi, sono fondamentali sia le caratteristiche intrinseche dell’oggetto, sia la struttura culturale della persona che con esso si confronta. Giorgio Bonsanti col suo celebre “paradosso di Brustolon” «Se una sedia si rompe, viene riparata. Se la sedia è del Brustolon, viene restaurata»[1] evidenziava come nei confronti di una sedia che si rompe il nostro impegno e la nostra intenzione progettuale sono diversi se essa è un normale prodotto industriale coevo, oppure una antica sedia intagliata e dorata dal celebre artista veneto del Settecento.
Il riconoscimento del valore di ciascun oggetto è, quindi, propedeutico all’attività del restaurare. Il soggetto che esercita tale attività viene detto comunemente restauratore.
Il termine (dal latino restaurare, composto da re di nuovo e staurare con il significato di rendere solido, proveniente dal gotico stiuryan) ha nel tempo acquisito vari significati spesso in aperta contraddizione, in relazione alla cultura del periodo e al rapporto di questa con la storia, così da rendere impossibile una definizione univoca. Il significato attribuito ai termini “restauro” e “conservazione” varia notevolmente a seconda degli autori, tanto da trovarli a volte come termini di una alternativa e a volte come intercambiabili.

 

 

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#sicurezza

#sicurezza

La sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione) può essere definita come la “conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”. In termini più semplici è: sapere che quello che faremo non provocherà dei danni. Il presupposto della conoscenza è fondamentale da un punto di vista epistemologico poiché un sistema può evolversi senza dar luogo a stati indesiderati, ma non per questo esso può essere ritenuto sicuro. Solo una conoscenza di tipo scientifico, basata quindi su osservazioni ripetibili, può garantire una valutazione sensata della sicurezza. La sicurezza totale si ha in assenza di pericoli. In senso assoluto, si tratta di un concetto difficilmente traducibile nella vita reale anche se l’applicazione delle norme di sicurezza rende più difficile il verificarsi di eventi dannosi e di incidenti e si traduce sempre in una migliore qualità della vita.

#progettazione strutturale

#progettazione strutturale

L’analisi strutturale (detta anche calcolo strutturale o, comunemente, con dizione inglese, structural analysis) indica tutti gli strumenti e le tecniche (numeriche, informatiche…) sviluppate per risolvere problemi ingegneristici di “meccanica delle strutture”,in particolare in ambito aerospaziale, meccanico e civile, e ha lo scopo di determinare la distribuzione delle forze interne e dei momenti o delle tensioni, delle deformazioni e degli spostamenti, nell’intera struttura o in una parte di essa.

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#manutenzione

#manutenzione

La manutenzione è la scienza che finalizza le attività umane ad un impiego economico e sostenibile delle risorse, nella progettazione e nella gestione dei sistemi antropizzati e nella conservazione dei sistemi naturali.

La manutenzione di un sistema tecnologico,  si divide in ordinaria e straordinaria.

Si intende con manutenzione ordinaria, l’insieme delle azioni manutentive che hanno quale unico scopo quello di riportare un sistema (o un suo componente) da uno stato di avaria, allo stato di buon funzionamento precedente l’insorgere del problema, senza modificare o migliorare le funzioni svolte dal sistema, né aumentarne il valore, né migliorarne le prestazioni.

Il fisco italiano, fino a qualche decina di anni fa consentiva di considerare come manutenzione ordinaria e conseguentemente spesare nell’esercizio, un importo massimo pari al 5% delle immobilizzazioni tecniche lorde, fermo restando la definizione di manutenzione ordinaria data nel paragrafo precedente.

Le attività di manutenzione eccedenti la quota del 5% andavano spesate su più annualità seguendo i criteri di ammortamento del sistema in questione, ossia andavano gestite come attività di manutenzione straordinaria indipendentemente dallo scopo per il quale erano state eseguite.

È evidente come questa impostazione fiscale fosse adeguata per la gran parte dell’industria manifatturiera leggera, ma fosse altrettanto penalizzante per l’industria manifatturiere pesante, dette anche industria di processo, e per l’industria primaria ed estrattiva.

Gran parte di queste industrie, infatti, come ad esempio la sidrurgica e metallurgica, la chimica e petrolchimica, la cementiera, la produzione di energia, ecc., hanno costi di manutenzione ordinaria che superano anche abbondantemente (per la siderurgica fino a tre volte) il limite del 5% sulle immobilizzazioni tecniche lorde imposto dal fisco italiano per la deducibilità della manutenzione ordinaria all’interno di un solo esercizio.

Il legislatore ha corretto questa impostazione nei primi anni novanta, dando facoltà di sforare il limite del 5% a tutte le imprese caratterizzate da rilevanti costi di manutenzione ordinaria.

Oggi quindi, la principale differenza di trattamento fra manutenzione ordinaria e manutenzione straordinaria sta proprio nella loro natura, la prima comprendente la semplice manutenzione correttiva e la manutenzione preventiva minore (limitatamente alle operazioni di routine e di prevenzione del guasto, la seconda comprendente tutte le restanti azioni manutentive come la manutenzione migliorativa e la manutenzione preventiva rilevante (quali ad esempio revisioni, che in genere aumentano il valore dei sistemi e/o ne prolungano la longevità).

Si intende con manutenzione straordinaria, in genere l’insieme delle azioni migliorative (Manutenzione migliorativa), la Manutenzione preventiva rilevante (quali ad esempio revisioni, che aumentano il valore dei sistemi e/o ne prolungano la longevità), ed in taluni casi anche correttive (Manutenzione correttiva), quando l’intervento correttivo aumenta in modo significativo il valore residuo e/o la longevità del sistema, il cui scopo non è dettato da una esigenza impellente di ripristinare il livello ottimale di funzionamento, ma piuttosto da una gestione economica, nel tempo, del sistema mantenuto.

La manutenzione straordinaria non ha infatti lo scopo di mantenere nel tempo il livello di disponibilità (compito invece che è assegnato alle azioni manutentive che fanno capo alla Manutenzione ordinaria) ma, come dice la parola stessa, ha proprio un carattere di straordinarietà, ossia interviene nelle grandi manutenzioni ai sistemi, specie quelli che debbono funzionare a ciclo continuo, affinché fra un periodo e l’altro di intervento ci siano problemi minimi di deriva e di avaria, in genere coperti con ridondanze o riconfigurazioni del sistema.

Un altro filone importante della manutenzione straordinaria riguarda il miglioramento delle prestazioni e/o dell’affidabilità. Con il passare del tempo le esigenze di prestazione aumentano, anche perché anno dopo anno, appaiono sul mercato nuovi modelli, nuove tecnologie, per cui il gestore si trova spesso nella necessità di valutare il rimpiazzo di un sistema o una sua manutenzione radicale (appunto straordinaria) al fine di aggiornarlo e di ridurre il suo grado di obsolescenza, nonché (ma è una caratteristica sempre meno importante specie nel manifatturiero leggero) aumentarne la longevità.

La maggiore longevità dei sistemi, sia fisica, sia tecnologica, permette infatti di ripartire su un maggior numero di annualità i costi di acquisto, ai quali nel tempo si aggiungono anche i costi della Manutenzione straordinaria che va ad incrementare il valore patrimoniale da sottoporre alla procedura di ammortamento.

Quest’ultima è anche la modalità seguita dal fisco italiano per consentire la deduzione delle spese per Manutenzione straordinaria. Tali spese sono dedotte “pro-quota”, su più annualità, seguendo il medesimo percorso di ammortamento del sistema dove sono state eseguite.

Ogni anno, in sede di consuntivo e di bilancio, si registra spesso un acceso dibattito fra tecnici e amministrativi, su come ripartire le spese di manutenzione fra ordinaria e straordinaria, stante il confine non sempre chiaro fra queste due diverse gestioni amministrative della spesa manutentiva.

 

 

Progettare il recupero edilizio. Le patologie e gli interventi più frequenti nella manutenzione straordinaria degli edifici

 

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Manutenzione e durata degli edifici e degli impianti

 

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La manutenzione degli edifici residenziali. Prevenzione, conservazione, adeguamento

 

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Edifici storici di culto, decorazioni, arredi. Guida alla manutenzione

 

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Guida alla manutenzione degli edifici

 

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Guida alla manutenzione e al recupero degli edifici

 

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La manutenzione degli edifici. 250 schede pratiche

 

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L’edilizia alberghiera. Strumenti per la progettazione, manutenzione e riqualificazione

 

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La manutenzione dell’opera di calcestruzzo. CD-ROM

 

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Dalla manutenzione alla gestione degli edifici

 

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#edilizia

#edilizia

L’edilizia è l’insieme delle tecniche e delle conoscenze finalizzate alla realizzazione di una costruzione o più specificatamente di un edificio.

Etimologia

La parola edilizia, come la parola “edile” deriva dal latino aedile, a sua volta derivazione di aedes che significa “casa” o “abitazione” ma anche “tempio”. La parola “edificio” ha la medesima radice aedes legata al suffisso ficium che significa “fare”, “costruire”, “realizzare”.

Edilizia e architettura

È sotto il nome di edilizia che ricadono tutte quelle opere, lavorazioni e interventi che mirano a realizzare, modificare, riparare o demolire un edificio. Per edilizia si intende un’attività essenzialmente tecnica e di processo produttivo; essa è una componente del processo architettonico e può essere scissa e facilmente distinta da questo. L’architettura ha una connotazione ben più complessa di un semplice fatto edilizio; la sua determinazione avviene per l’esercizio paziente e meditato di discipline diverse in bilico tra tecnica e arte. Nel gergo comune, il termine edilizia può assumere significato dispregiativo (es. un fabbricato costruito con forme elementari, privo di ornamenti, giochi di volume o forme che catturino l’attenzione).

Tale utilizzo del termine è comunque errato, in quanto ogni edificio ha una sua ‘componente edilizia’; alcuni di essi, con particolari caratteristiche qualitative (di composizione, ricerca sui materiali, inserimento urbano etc.) possono rientrare anche nella categoria delle architetture.
Ogni edificio è un oggetto edilizio ma è nello stesso tempo opera architettonica, bello o brutto che sia. L’edilizia sono i materiali e le tecniche costruttive, l’architettura è la realizzazione attraverso l’uso di questi materiali e di queste tecniche di un nuovo spazio, definiamolo architettonico. Quindi, l’architettura attraverso l’edilizia realizza nuovi involucri, nuovi ambienti, più genericamente l’ambiente costruito.

Il Processo edilizio
Con l’industrializzazione e la specializzazione sempre maggiore dell’edilizia si è venuto a creare il concetto di processo edilizio identificato con i termini anglosassoni di Construction integrante le distinzioni di Design-Bid-Build, Design-Build e Construction Management.
Per processo edilizio si intende tutta la sequenza delle operazioni, che riguardano la creazione, la realizzazione, l’uso ed il mantenimento di un’opera edilizia dalla sua progettazione iniziale, alla sua costruzione ed alla sua gestione per tutto il tempo di vita utile.
Le fasi principali del processo sono:

– la Progettazione,

– la Costruzione,

– la Gestione e Manutenzione

 

Codice di edlizia e urbanistica annotato con la giurisprudenza

 

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Project management nel processo edilizio

 

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L’organizzazione del processo edilizio

 

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Qualità e gestione del progetto nella costruzione

 

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#energia | risparmio energetico |

#energia | risparmio energetico |

Sotto il nome di risparmio energetico si annoverano varie tecniche atte a ridurre i consumi dell’energia necessaria allo svolgimento delle attività umane. Il risparmio può essere ottenuto sia modificando i processi energetici in modo che ci siano meno sprechi, sia trasformando l’energia da una forma all’altra in modo più efficiente (efficientamento energetico).

Metodi per il risparmio energetico

La valutazione del risparmio energetico viene solitamente da una diagnosi energetica che evidenzia i consumi dell’organizzazione e individua le possibilità di conseguire interventi di aumento di efficienza energetica. Le diagnosi dovrebbero essere eseguite secondo la norma UNI CEI/TR 11428:2011. Uno esempio di risparmio è dato dalla sostituzione delle lampadine incandescenza con lampade fluorescenti, che a parità di energia consumata emettono una quantità di energia radiante superiore alle prime, oppure con lampade a LED (Light Emission Diode, Diodo ad emissione di luce), che ha un consumo pari a ca il 20% del consumo delle lampade ad incandescenza a parità di energia radiante.
Nel riscaldamento degli edifici per risparmiare energia si fa uso di valvole termostatiche, di cronotermostati e si sostituiscono le caldaie tradizionali con caldaie a condensazione, si sostituiscono gli infissi obsoleti e si migliora l’isolamento termico delle pareti.
Un risparmio energetico si può avere anche nella produzione di energia elettrica utilizzando sistemi di cogenerazione atti ad aumentare i rendimenti dei processi, ossia tecnologie atte ad ottenere energia elettrica e calore; oppure si utilizzano in “cascata” gli stessi flussi energetici a crescenti entropie per utenze differenziate o, infine, si realizzano forme di recupero energetico a circuito chiuso.

Altrimenti si sfrutta l’energia prodotta nel moto degli esseri umani o delle automobili, come è fatto in Olanda, ad esempio con pavimenti sensibili alla pressione, posti nelle scale dei metrò più frequentati, per produrre energia elettrica. Gli effetti di queste politiche devono essere considerati in rapporto al Paradosso di Jevons.

Utilizzare energia elettrica per produrre calore rappresenta uno spreco, perché si trasforma energia di prima specie in calore, che è energia di seconda specie. In base ai primi due principi della termodinamica, mentre l’energia meccanica-elettrica può interamente essere convertita in calore, il calore può essere convertito in energia di prima specie solo in parte.
Lo spreco deriva dal fatto che molte forme di energia (termoelettrica e geotermoelettrica, nucleare, solare) sono trasformate in calore usato per produrre energia elettrica che viene utilizzata per il riscaldamento: ad ogni passaggio c’è aumento di entropia e perdita di rendimento termodinamico.
Talora il riscaldamento elettrico conviene dal punto di vista dell’economia individuale. In Francia, ad esempio, è diffuso perché l’energia elettrica prodotta col nucleare costa meno del riscaldamento col metano.
Provvedimenti utili a evitare lo spreco di energia per produrre calore:
usare stufette elettriche, condizionatori e pompe di calore con scambiatore di calore ad acqua, che mantiene un coefficiente di prestazione molto alto. Lo scambiatore ad aria, nei momenti di minore carico, ha un coefficient of performance pari a 5;
negli impianti di condizionamento dell’aria, utilizzare gruppi di assorbimento che funzionano ad acqua calda, ottenibile altrimenti con pannelli solari o teleriscaldamento, al posto dei compressori elettrici;
lanciare la produzione di lavatrici domestiche con doppio ingresso sia di acqua calda sia di acqua fredda; quelle attuali hanno un unico ingresso, utilizzato per l’acqua fredda, che viene all’occorrenza scaldata elettricamente all’interno dell’elettrodomestico.
Le reti di sensori wireless possono essere utilizzate per monitorare in modo efficiente l’uso dell’energia.

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#Direzione dei Lavori Architettonici

La Direzione dei Lavori Architettonici è un’operazione svolta da un tecnico, definito Direttore dei Lavori, con lo scopo di seguire l’andamento regolare del cantiere, per le sole opere legate all’architettura di un immobile.

I compiti del Direttore dei Lavori Architettonici sono molteplici:

– denuncia al Comune competente l’inizio dei lavori;

– verifica, mediante sopralluoghi intensi in cantiere, la corretta esecuzione dei lavori nel rispetto delle autorizzazione rilasciate dagli organi competenti;

– redige gli stati di avanzamento lavori (SAL), o se redatti dall’impresa esecutrice si limita al controllo contabile con l’avvallo di questi ultimi;

– effettua i verbali di riunione o di eventuali ordini di servizio;

– verifica gli eventuali certificati inerenti i materiali utilizzati nel processo produttivo e le relative certificazioni di corretta posa in opera;

– al termine dei lavori comunica al Comune competente l’ultimazione dei lavori e presenta la richiesta del rilascio di agibilità.

I compiti del Direttore dei Lavori Architettonici non comprendono la gestione della sicurezza nel cantiere e la direzione dei lavori delle opere strutturali. Il Committente ha la facoltà di incaricare altri tecnici per espletare tutte le necessarie operazioni legate sia alla sicurezza che alle opere strutturali.

Il Direttore dei Lavori Architettonici è un tecnico (Architetto, Ingegnere, Geometra, Perito), nominato dal committente, abilitato ad esercitare la libera professione ed iscritto ad un Albo / Collegio Professionale.

 

letture esame

 

 

 

#capitolato

#capitolato

Il capitolato è un documento tecnico, in genere allegato ad un contratto di appalto, che vi fa riferimento per definire in quella sede le specifiche tecniche delle opere che andranno ad eseguirsi per effetto del contratto stesso, di cui è solitamente parte integrante.

Descrizione

Il documento contiene il dettaglio delle opere, delle modalità esecutive delle stesse, e dei materiali che verranno utilizzati, o comunque requisiti prestazionali reputati sufficienti per la corretta esecuzione; in genere comprende anche un riferimento economico per ciascuna delle voci contenute. Quest’ultimo aspetto assume valore di base di riferimento per la valutazione economica dell’eseguito, specie per il caso di contestazioni alla consegna o per la successiva scoperta di vizi dell’opera eseguita, sia che la prestazione sia remunerata a corpo, sia a misura. Nei documenti più articolati e complessi, l’aspetto economico delle singole prestazioni è però spesso deferito ad un documento parallelo, l’elenco dei prezzi.

Il capitolato definisce quindi con la migliore approssimazione che il caso richieda tutte le caratteristiche che dovrà avere la prestazione cui si impegna l’appaltatore.

I capitolati sono classicamente in uso in contratti di appalto riguardanti l’edilizia, ma di fatto sono impiegati in tutti i campi in cui taluno (appaltatore) si impegni ad eseguire in un prossimo futuro la realizzazione di opere o più genericamente prestazioni a favore dell’appaltante; più in generale ancora, il capitolato disciplina la futura fornitura ed erogazione di beni e servizi, e può avere forme specifiche per la materia di interesse, eventualmente dipendenti da schemi tipizzati. Ad esempio, un “capitolato di sicurezza” concerne la cosiddetta “messa in sicurezza” di un sito, di un impianto o di un macchinario, e contiene pertanto i dettagli esecutivi pratici della prestazione convenuta di solito con riferimento a normative tecniche prescrittive od indicative sulla materia. Oppure un documento di analogo contenuto è il capitolato di outsourcing, con il quale tipicamente un’azienda demanda ad un’altra azienda ad essa estranea l’esecuzione di talune prestazioni in favore dei propri clienti . Talora la modalità implementativa, e quindi la qualità dell’opera risultante, può essere riferita genericamente alla “miglior regola dell’arte”, per la cui determinazione ed adattabilità al caso si fa riferimento alle raccolte di usi e consuetudinio simili fonti.

Il significato contrattuale del documento è la lista dei requisiti della prestazione dell’appaltatore che l’appaltante giudicherà soddisfacente[5]. Casi particolari riguardano perciò i capitolati per appalti concessi da enti pubblici, specialmente se l’appalto è soggetto ad indizione di gara per l’aggiudicazione, nel qual caso il loro contenuto può dipendere da norme specifiche sino ad un elevato grado di dettaglio.

I capitolati per ogni genere di prestazione possono essere generali e speciali. Generali sono quelli che contengono condizioni che possono applicarsi indistintamente a tutti gli appaltatori di un dato appaltante per determinati tipi di prestazione; spesso comprendono anche l’indicazione delle modalità da seguirsi per le gare. Ne è un noto esempio il capitolato generale delle opere pubbliche[6]. Nel capitolato generale possono inoltre essere previste le modalità per la risoluzione arbitrale della controversia insorta durante l’esecuzione del contratto. Il capitolato generale non è quindi necessariamente legato ad un contratto specificamente siglato fra le parti che gli daranno esecuzione, ma costituisce il più delle volte una sorta di proposta di contratto unilaterale per precisare anticipatamente a quali condizioni (in teoria, a quali sole condizioni) l’appaltante accetterà di sottoscrivere un contratto.

Ove siano adottati ed accettati capitolati generali, a loro integrazione seguono i capitolati speciali, contenenti le condizioni relative all’oggetto proprio del contratto singolo.

In edilizia il capitolato è scolasticamente parte del progetto esecutivo, che infatti in genere lo comprende come uno dei suoi elementi costitutivi.

 

letture esame

 

 

Nuovo capitolato generale d’appalto dei lavori pubblici

 

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Capitolato speciale di appalto. Lavori edili. Con CD-ROM

 

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Schema di contratto e capitolato speciale di appalto per lavori edilizi. Con CD-ROM

 

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Voci di capitolato per lavori di conservazione e restauro I (Strumenti per la progettazione)

 

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#topografia

#topografia

La topografia (dal greco topos, luogo e graphein, scrivere) è la scienza che studia gli strumenti ed i metodi operativi, sia di calcolo sia di disegno, che sono necessari per ottenere una rappresentazione grafica, più o meno particolareggiata, di una parte della superficie terrestre.
La topografia ha carattere applicativo e trae la sua base teorica dalle scienze pure: la matematica, la geometria e la fisica.

letture esame

 

Topografia. Con espansione online. Per le Scuole superiori: 1

 

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Manuale di topografia

 

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Prontuario di topografia

 

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#catasto

#catasto

Il termine catasto (derivato dalla lingua greca κατάστιχον, o κατά στίχον, “riga per riga”) viene utilizzato, in senso generale, per indicare qualsiasi rilevamento sistematico di oggetti omogenei, tipicamente accompagnato da una mappa e da un registro. Un esempio è il catasto alberi, quello più noto è il catasto edilizio.
Il catasto edilizio è costituito dall’insieme di documenti, mappe e atti, che descrivono i beni immobili, indicando luoghi e confini, nome dei possessori, rendite. Con le rendite si calcolano tasse e imposte. Di seguito ci si riferisce solo a questo tipo di catasto.

Il catasto ha origini remote. Shulgi, re di Ur, nell’ambito dell’opera di centralizzazione dello Stato ideò il catasto generale, usato per calcolare le tasse e le imposte del regno. È stato anche accertato che stime dei terreni erano effettuate in Egitto, all’epoca dei faraoni.
Con gli Arabi sarebbe stato introdotto in Sicilia, verso il X sec., un sistema di classificazione fatto con registri detti defetari, che i Normanni avrebbero ripreso nel Catalogo baronum.

 

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Il catasto dei fabbricati. Guida pratica corredata da esempi pratici compilati con procedura Docfa

 

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Docfa 4.00.2 e il catasto fabbricati

 

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Il catasto dei fabbricati. Manuale ad uso di comuni e professionisti

 

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#condominio

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Condominio: definizione e novità normative

Approcciarsi alla materia condominiale significa prima di tutto capire che cos’è il condominio.
Come per altri istituti, il codice civile non ne fornisce una definizione. Le difficoltà proseguono, in quanto alla domanda che cos’è un condominio è possibile rispondere in diversi modi, essendo il concetto riferibile a svariati profili (materiale, giuridico, ecc.).
Confrontarsi con questi quesiti significa affrontare la materia del diritto condominiale correttamente, comprendendo il giusto significato delle norme che lo regolano, le loro lacune nonché lo spazio loro riservato dal legislatore all’interno del nostro ordinamento.

Definizione di condominio e comunione

Detto ciò è di primaria importanza definire il condominio. I profili definitori di maggiore interesse sono quelli attinenti la sfera giuridica che guarda alla sua materialità ed alla sua soggettività nel nostro ordinamento. Come anticipato, il codice non definisce che cos’è il condominio.
Si tratta di un istituto relativamente giovane, disciplinato in maniera sistematica solo nel codice del 1942. Il codice del 1865, infatti, non conteneva una disciplina compiuta del condominio.
Il fatto che le norme che lo riguardano siano collocate nel Libro III, relativo alla proprietà e, più nello specifico, nel Capo II del Titolo VII relativo alla comunione, aiuta a capire come il condominio non sia altro che una particolare forma di comunione su di un bene immobile.
La peculiarità rispetto alla più generale disciplina della comunione va rintracciata nel fatto che nel condominio coesistono parti di proprietà esclusiva accanto a parti di proprietà comune. Pertanto, mentre tutti i beni immobili possono essere oggetto di comunione, non tutti possono essere in condominio. Solo per esemplificare, un terreno di proprietà di due, tre o più persone è soggetto alla disciplina della comunione e mai potrebbe essere oggetto di disciplina condominiale. Viceversa, un palazzo che si componga di quattro, cinque o più unità immobiliari potrà essere soggetto tanto alla disciplina della comunione quanto a quella speciale del condominio. Così se le unità immobiliari sono di proprietà esclusiva di diversi soggetti si applicherà la disciplina del condominio. Ciò perché accanto alle parti di proprietà individuale (gli appartamenti) ci saranno quelle parti che per legge dovranno essere considerate di proprietà comune. Tuttavia, qualora lo stesso palazzo sia oggetto di proprietà indivisa tra più persone (ad esempio perché lasciato in eredità dal padre ai propri figli senza assegnazione delle singole unità) esso sarà soggetto alla comunione.
È chiaro, allora, che il tratto distintivo delle due fattispecie va individuato nella diversa conformazione dei diritti di proprietà dei singoli rispetto al bene immobile.
Si può, quindi, affermare che il condominio è una particolare forma di comunione nella quale coesistono parti di proprietà esclusiva e parti di proprietà comune.

Le tipologie di condominio

Data una definizione di condominio, si pone subito il problema di individuare quei casi concreti ai quali si applica la disciplina codicistica.
La questione è stata oggetto dell’evoluzione urbanistico – edilizia degli ultimi anni ed ha incontrato (ed incontra) delle problematiche di non facile soluzione, le quali, sovente, sono state oggetto di intervento giurisprudenziale.
In particolare, a livello numerico quando si può dire che si è di fronte ad un condominio? È sufficiente che i condomini siano due, tre o di più? Come si identifica un condominio? Un condominio può svilupparsi solo in senso verticale o anche in senso orizzontale?
Le domande sono tante quante le conformazioni che può prendere un edificio. Occorre, in primo luogo chiarire che non è necessaria alcuna formula sacramentale affinché si possa dire che si sia costituito un condominio. È sufficiente che sia venduta una sola unità immobiliare dell’edificio. Così, basterà la presenza di due differenti proprietari esclusivi di diverse porzioni dell’immobile (c.d. “condominio minimo”), definiti ai fini di legge “condomini”, perché si debba applicare la disciplina del condominio.
Sul punto, le Sezioni Unite della Cassazione, con l’importante sentenza n. 2046/2006, hanno chiarito che l’esistenza del condominio e l’applicabilità delle norme in materia non dipende dal numero delle persone che ad essa partecipano. Pertanto, “se nell’edificio almeno due piani o porzioni di piano appartengono in proprietà solitaria a persone diverse, il condominio – considerato come situazione soggettiva o come organizzazione – sussiste sulla base della relazione di accessorietà tra cose proprie e comuni e, per conseguenza, indipendente dal numero dei partecipanti trovano applicazione le norme specificatamente previste per il condominio negli edifici”.
Il numero di condomini incide solamente sulla necessità di nominare un amministratore, che è necessario quando i condomini sono più di quattro, o per il regolamento di condominio, che è obbligatorio per i condomini con più di dieci partecipanti.
Il condominio, infine, può svilupparsi tanto in senso verticale (il classico edificio condominiale a più piani) quanto in senso orizzontale.
A tal proposito, basta pensare ai residence composti da villette mono o bifamiliari con più servizi in comune (ad esempio, strade interne, illuminazione, ecc.).
Diverso è, invece, il caso in cui più palazzi, già di per sé costituenti degli autonomi condomini nel senso sinora affermato, abbiano beni e/o servizi in comune.
In tal caso, si è di fronte al c.d. “supercondominio”, che è composto da più edifici condominiali legati tra loro da beni e/o servizi comuni. Così, per esemplificare, un gruppo di quattro o cinque edifici, che abbia in comune un parco o i servizi di fognatura, è catalogabile come supercondominio.
Tutte queste fattispecie, nell’assenza di espressa regolamentazione codicistica, sono state ricondotte per analogia dalla giurisprudenza sotto la disciplina del condominio. Il fatto naturalmente crea non poche difficoltà applicative. Basta pensare, a titolo esemplificativo, ai regolamenti condominiali che, illegittimamente, hanno ritenuto di poter limitare la partecipazione all’assemblea del supercondominio solo agli amministratori dei vari condomini che lo compongono (su tutte, v. Cass. n. 7894/1994).

La natura del condominio

La situazione non è differente se si ha riguardo alla soggettività giuridica del condominio nel nostro ordinamento. Fino alla sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione n. 9148/2008 (relativa al concetto di solidarietà nelle obbligazioni condominiali), il condominio veniva definito “un semplice ente di gestione, il quale opera in rappresentanza e nell’interesse comune dei partecipanti, limitatamente all’amministrazione e al buon uso della cosa comune, senza interferire nei diritti autonomi di ciascun condomino” (Cass. n. 7891/2000).
Questa definizione, coniata dalla stessa giurisprudenza, è stata smentita nell’arresto di legittimità sopracitato che, al contrario, non solo ha ritenuto impossibile considerare il condominio come un ente di gestione ma addirittura di affiancarlo a qualunque entità giuridicamente rilevante.
Ferma restando la piena legittimità di tale impostazione (in mancanza di una disciplina di riferimento), essa non può andare esente da critiche: ad oggi, il condominio (in persona dell’amministratore) intrattiene tutta una serie di rapporti con soggetti terzi e con gli stessi condomini da fare risultare quantomeno plausibile la possibilità di configurare una sua autonomia, almeno a livello di centro d’imputazione giuridico.

La riforma

La costante crescita del contenzioso inerente la materia in oggetto nonché l’avanzamento delle moderne tecnologie, della cultura e le mutate istanze sociali hanno spinto il legislatore a rivisitare ed aggiornare l’intera normativa condominiale, cogliendo tutti gli spunti emersi dalla corposa giurisprudenza, di legittimità e di merito, formatasi nel tempo sul tema per far fronte al fabbisogno di tutela giudiziaria e dare una risposta alla grande varietà di quesiti sottoposti alla sua attenzione.
Ecco, quindi, che il 20 novembre 2012 la Commissione Giustizia del Senato della Repubblica ha approvato il testo definitivo della riforma del Condominio: un insieme di articoli che hanno integrato ed aggiornato un ambito giuridico che ha guadagnato e continua a riscuotere sempre più attenzione da parte degli operatori.
Con il nuovo testo della legge 11 dicembre 2012 n. 220 (“Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici”) il legislatore è intervenuto incisivamente su tutta la materia, revisionando alcuni degli articoli più importanti (come ad es. l’art. 1117 e l’art. 1129 sulla figura dell’amministratore) e aggiungendone altri (art. 1117 da bis a quater; art. 1122 bis e ter; art. 1130 bis).

La presente guida, con lo scopo di fornire gli strumenti necessari per un corretto inquadramento giuridico dell’istituto del condominio, affronta pertanto gli aspetti più incisivi della riforma, partendo dalla definizione di “parte comune” e dall’analisi delle singole componenti, prendendo spunto sia dalla classificazione normativa che dalla casistica giurisprudenziale, spostandosi poi sulle disposizioni relative alla ripartizione delle spese condominiali e soffermandosi sulla componente organizzativa del condominio (in particolare, sulla figura dell’amministratore, oggetto di recente riforma), concludendo, infine, con la rappresentanza e la difesa del condominio in sede di giudizio civile.

Fonte: Il concetto di condominio e le ultimissime novità normative
(www.StudioCataldi.it)

 

 

#casaclima #klimahaus

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CasaClima (in tedesco KlimaHaus, in inglese climatehouse) è un metodo di certificazione energetica degli edifici presentato nel 2002 in ottemperanza a quanto già licenziato dalla Comunità europea come Direttiva Cee 2002/91/Ce, che, a seguito del protocollo di Kyōto, tratta la questione della certificazione energetica degli edifici. È stato ideato da Norbert Lantschner, ex direttore dell’Ufficio “Aria e Rumore”, del Dipartimento all’Urbanistica, Ambiente ed Energia della Provincia autonoma di Bolzano.

Pertanto la Provincia di Bolzano con il DPGP 29/09/2004, nr. 34 ha stabilito che tutte le nuove costruzioni realizzate in provincia, dal 12 gennaio 2005 devono rispettare come minimo la classe energetica C. Ad oggi molti sono i comuni che si sono autoregolamentati e che richiedono la classe B. L’Agenzia CasaClima è un organo certificatore pubblico indipendente, accreditato nel 2005 come ente certificatore dalla Provincia di Bolzano.In seguito altre province tra cui l’AFE (Agenzia Fiorentina per l’Energia, società della Provincia di Firenze) e l’APE (Agenzia per l’Energia del Friuli-Venezia Giulia), hanno deciso di attuare il progetto CasaClima per migliorare le prestazioni energetiche del proprio patrimonio immobiliare.

L’APE e l’AFE gestiscono l’intero processo, effettuando le verifiche sui progetti, conferendo ad auditori CasaClima locali l’incarico di compiere gli opportuni sopralluoghi. Dopo un esame finale l’organo certificatore pubblico, rilascia il certificato e la relativa targhetta CasaClima agli edifici che rientrano nei parametri previsti dall’iter. Recentemente anche la Camera di Commercio di Trieste, ha attivato lo Sportello CasaClima Trieste, che collabora con l’APE per l’organizzazione di corsi e divulgazione del protocollo CasaClima.

Per diffondere i principi base dello standard CasaClima vengono offerti corsi a pagamento per progettisti, artigiani e committenti. Il modello di certificazione energetica CasaClima è in continua espansione, non solo sul territorio nazionale ma anche in Austria e in Germania dove sono state rilasciate le prime certificazioni energetiche.

A gennaio 2012 l’ideatore e direttore dell’agenzia, Norbert Lantschner, è stato licenziato dal consiglio d’amministrazione di CasaClima.

La normativa proposta dalla Provincia di Bolzano, impone da aprile 2011 la “classe B” come standard minimo a cui riferire la progettazione e la realizzazione degli edifici. – Per “classe B” si intende un valore di fabbisogno energetico inferiore a 50 kWh/m²a all’anno (paragonabile al potere calorifico di 5 litri di gasolio per riscaldare efficientemente per un anno la superficie di 1 m²).

Soluzioni migliorative certificabili comprendono la “classe A” (≤30 kWh/m²a pari a 3 litri/m², detta anche “casa da 3 litri”) e la “classe oro” (≤10 kWh/m²a pari a 1 litro/m², detta anche “casa da 1 litro”). È possibile certificare gli edifici anche all’esterno della Provincia di Bolzano.

Il certificato energetico CasaClima

Il certificato energetico degli edifici riporta in modo facilmente comprensibile le principali informazioni per una valutazione dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale di un edificio. La prima pagina riporta in modo facilmente leggibile ed immediato le più importanti informazioni sull’edificio, ossia:

l’efficienza dell’involucro: esprime la qualità energetica degli aspetti progettuali che minimizzano lo spreco energetico.
l’efficienza complessiva: esprime la valutazione complessiva della qualità dell’involucro e della qualità delle scelte impiantistiche.
la sostenibilità ambientale: esprime in modo oggettivo l’ecocompatibilità dell’edificio, premiando le scelte di materiali e sistemi a basso impiego di energia, non dannosi alla salute ed a basso impatto ambientale.
Le altre pagine del certificato contengono una serie di informazioni complementari di una certa importanza sia per il tecnico che per l’utente. Uno dei motivi principali che hanno portato all’introduzione del certificato energetico per gli edifici è la sua semplicità e trasparenza nella rappresentazione dei consumi energetici.

Il protocollo di CasaClima sostanzialmente è basato su:

Controllo geometrico del progetto (dwg)
Controllo valori di trasmittanza dei vari elementi
Controllo documentazione
Richiesta di integrazioni o correzioni al progetto
Controllo documentazione fotografica di cantiere
Controllo corrispondenza materiali dichiarati con materiali installati
Sopralluoghi in cantiere, per verificare anche i sistemi di posa (minimo 2)
Avvisi di non regolarità nell’esecuzione
Impossibilità di avere ponti termici
Obbligatoria la verifica di tenuta all’aria tramite il Blower Door Test
(Classe B : n50, lim = 2 h(-1); Classe A : n50, lim = 1 h(-1); Classe Gold : n50, lim < 0,6 h(-1)

Certificazione su: Involucro; Involucro + Impianti; Compatibilità ambientale
La questione pregiudiziale fissata dal protocollo CasaClima impedisce che il soggetto certificatore sia coinvolto nell’attività di progettazione, direzione lavori, fornitura di materiali edili e costruzione. Per ottenere la certificazione CasaClima, il richiedente deve accettare di sottoporre la propria opera ad un rigido controllo del processo di edificazione, che avviene in tre momenti: analisi del progetto, sopralluoghi in cantiere, test di congruità tra l’eseguito e il progetto iniziale. Al termine del processo, dopo la verifica di tenuta all’aria tramite il Blower Door Test, se il risultato è positivo, l’Agenzia rilascia il certificato energetico con validità 10 anni.

 

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#cad

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In informatica, l’acronimo inglese CAD viene usato per indicare due concetti correlati ma differenti:

Computer-Aided Drafting, cioè disegno tecnico assistito dall’elaboratore

in tale accezione indica il settore dell’informatica volto all’utilizzo di tecnologie software e specificamente della computer grafica per supportare l’attività di disegno tecnico (drafting). I sistemi di Computer Aided Drafting hanno come obiettivo la creazione di un modello, tipicamente 2D, del disegno tecnico che descrive il manufatto, non del manufatto stesso. Ad esempio, un sistema Computer Aided Drafting può essere impiegato da un progettista nella creazione di una serie di disegni tecnici (in proiezione ortogonale, in sezione, in assonometria, in esploso) finalizzati alla costruzione di un motore;

Computer-Aided Design, cioè progettazione assistita dall’elaboratore

in questa accezione, la più comune, CAD indica il settore dell’informatica volto all’utilizzo di tecnologie software e in particolare della computer grafica per supportare l’attività di progettazione (design) di manufatti sia virtuali che reali. I sistemi di Computer Aided Design hanno come obiettivo la creazione di modelli, soprattutto 3D, del manufatto. Ad esempio, un sistema Computer Aided Design può essere impiegato da un progettista meccanico nella creazione di un modello 3D di un motore. Se viene realizzato un modello 3D, esso può essere utilizzato per calcoli quali analisi statiche, dinamiche e strutturali ed in tal caso si parla di Computer Aided Engineering (CAE), disciplina più vasta di cui il CAD costituisce il sottoinsieme di azioni e strumenti volti alla realizzazione puramente geometrica del modello.

Probabilmente, l’antenato dei sistemi di CAD è stato il sistema Sketchpad sviluppato al Massachusetts Institute of Technology nel 1963 da parte di Ivan Sutherland. Si trattava di un sistema sperimentale che consentiva al progettista di disegnare su un monitor a raggi catodici con una penna ottica.

Le prime applicazioni commerciali del CAD si ebbero negli anni 1970 in grandi aziende elettroniche, automobilistiche, aerospaziali e navali. Venivano impiegati computer mainframe e terminali grafici vettoriali. Questi ultimi sono monitor a raggi catodici il cui pennello elettronico, invece di scandire lo schermo come nei televisori, viene controllato dal computer in modo da tracciare le linee.

Negli anni 1980 vennero sviluppati sistemi CAD per microcomputer con monitor a grafica raster, cioè basate su frame buffer. Tali sistemi erano ancora o molto limitati o molto costosi, e comunque molto difficili da usare, per cui venivano usati solo da aziende medio-grandi o da professionisti, essendo questi strumenti tecnologicamente sofisticati.

Negli anni 1990 la semplificazione nell’uso del computer dovuto alla diffusione delle interfacce utente grafiche e l’abbassamento dei costi dell’hardware hanno reso i sistemi CAD alla portata di tutti i professionisti.

 

 

cad history

Alan Kay: Doing with Images Makes Symbols Pt 1 (1987)

 

 

 

 

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