Codice Deontologico degli #Architetti

Codice Deontologico degli #Architetti

CODICE DEONTOLOGICO DEGLI ARCHITETTI, PIANIFICATORI, PAESAGGISTI, CONSERVATORI, ARCHITETTI IUNIOR E PIANIFICATORI IUNIOR ITALIANI

Visto l’Art. 4, comma 2, Cost. che così recita: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”;

Visto l’Art. 9 Cost., che così recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”;

Visto l’Art. 41 Cost., che così recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. La legge stabilisce i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”;

Vista la Direttiva 2005/36/CE, che in particolare al 27° Considerando così recita: “La creazione architettonica, la qualità delle costruzioni, il loro inserimento armonioso nell’ambiente circostante, il rispetto dei paesaggi naturali e urbani e del patrimonio collettivo e privato sono di pubblico interesse”;

PREAMBOLO

LA PROFESSIONE DI ARCHITETTO, PIANIFICATORE, PAESAGGISTA, CONSERVATORE, ARCHITETTO IUNIOR E PIANIFICATORE IUNIOR

La professione di Architetto, Pianificatore, Paesaggista, Conservatore, Architetto Iunior e Pianificatore Iunior è espressione di cultura e tecnica che impone doveri nei confronti della Società, che storicamente ne ha riconosciuto il ruolo nelle trasformazioni fisiche del territorio, nella valorizzazione e conservazione dei paesaggi, naturali e urbani, del patrimonio storico e artistico e nella pianificazione della città e del terri torio, nell’ambito delle rispettive competenze.
Con la sua attività, il Professionista nel comprendere e tradurre le esigenze degli individui, dei gruppi sociali e delle autorità in materia di assetto dello spazio concorre alla realizzazione e tutela dei valori e degli interessi generali; come espressi dalla legislazione di settore in attuazione della Costituzione e nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali
Il Professionista rende la sua opera per realizzare le esigenze del proprio Committente, fornendo il sapere e l’assistenza tecnica necessari; promuove una trasformazione degli spazi che tenga conto del patrimonio culturale e architettonico, salvaguardando gli equilibri naturali e garantendo la sicurezza delle persone e la qualità della vita dell’utente finale, nell’ambito delle rispettive competenze.
Per poter svolgere al meglio il suo compito, il Professionista ha il dovere di conservare la propria autonomia di giudizio e di difenderla da condizionamenti esterni di qualunque natura. Con la sua firma, dichiara e rivendica la responsabilità, intellettuale e tecnica, della prestazione espressa.
Il ruolo riconosciutogli dalla Società richiede che il Professionista curi la propria formazione, conservando e accrescendo il sapere con particolare riferimento ai settori nei quali è svolta l’attività, in modo da comprendere l’ambiente, i luoghi e le relazioni economiche, sociali e culturali.
Il Codice Deontologico è destinato a garantire il corretto svolgimento della professione e, per il suo tramite, alla compiuta realizzazione del compito che la Società affida all’Architetto, Pianificatore, Paesaggista, Conservatore, Architetto Iunior e Pianificatore Iunior.
Il rapporto con il Committente si basa sulla fiducia, si con- nota in senso personale e sociale, ed è aspettativa di un comportamento corretto e cooperativo basato su standard e regole comunemente condivise. Tale aspettativa si fonda sulla conoscenza diretta del professionista, ma anche e soprattutto sull’affidabilità della categoria alla quale appartiene.
La regola deontologica rende prevedibili e coercibili i comportamenti dei singoli professionisti costruendo così l’affidabilità di una categoria e, quindi, la sua credibilità.
La credibilità si fonda su una corretta condotta professionale e si alimenta nella capacità del Professionista di essere all’altezza del ruolo che la Società gli affida. Il Codice deontologico tutela il decoro della categoria quale patrimonio che l’Architetto, il Pianificatore, il Paesaggista, il Conservatore, l’Architetto Iunior e il Pianificatore Iunior deve preservare per un corretto rapporto con il Committente e per mantenere la fiducia che la Società ripone in ciascuna figura professionale.

TITOLO I
PRINCIPI GENERALI

Art. 1 (Finalità e ambito di applicazione)

1. Il presente Codice si applica agli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Architetti Iunior e Pianificatori Iunior, indicati per brevità nel presente Codice “Professionista” o “Professionisti”, ferme restando le competenze professionali previste dalle vigenti disposizioni di legge ed ogni altra normativa vigente che individua una specifica figura professionale.
2. Il presente Codice è l’emanazione di norme di etica professionale che tutti gli iscritti all’albo debbono conoscere, riconoscere ed osservare e si applica ai Professionisti iscritti all’albo nell’esercizio a titolo individuale, associato o societario, dell’attività professionale libera o dipendente a presidio dei valori e interessi generali connessi all’esercizio professionale e nel rispetto dell’Art. 2233 Codice civile. Ogni professionista ha l’obbligo di osservare sia il testo che lo spirito del Codice deontologico nonché di ogni altra legge che governi l’esercizio della professione nel superiore interesse sociale.
A tal fine il Professionista, deve conformare la propria con- dotta ai principi e ai doveri di cui al Titolo II.
3. Ove la prestazione sia resa all’estero, il Professionista è tenuto al rispetto delle presenti norme deontologiche, nonché di quelle applicabili nel paese in cui si svolge la prestazione, se esistenti.
4. Ove le norme deontologiche estere siano in contrasto con quelle italiane, prevalgono queste ultime.

TITOLO II
DOVERI GENERALI

Art. 2 (Professionalità specifica)

1. Costituisce comportamento disciplinarmente rilevante, l’uso di un titolo professionale non conseguito.
2. Il Professionista deve conformare la sua attività al principio di professionalità specifica, qualunque sia la forma che regola l’incarico professionale.
3. Ove non esegua personalmente la prestazione, il ricorso a collaboratori e, più in generale l’utilizzazione di una stabile organizzazione, deve avvenire sotto la propria direzione e responsabilità.

Art. 3 (Obblighi nei confronti del pubblico interesse)

1. Il Professionista ha l’obbligo di salvaguardare e sviluppare il sistema dei valori e il patrimonio culturale e naturalistico della comunità all’interno della quale opera.
2. Il Professionista nell’esercizio della professione deve vigilare con diligenza sull’impatto che le opere da lui realizzate andranno a provocare sulla società e sull’ambiente.
3. Il Professionista, per l’attività urbanistico-edilizia svolta nell’esercizio della propria attività professionale, deve rispettarne la rispondenza alle norme di legge e di regolamento, alle prescrizioni degli strumenti urbanistici ed alle modalità esecutive fissate nei titoli abilitativi.

Art. 4 (Obblighi nei confronti della professione)

1. L’iscrizione all’albo costituisce presupposto per l’esercizio dell’attività professionale e per l’utilizzo del relativo titolo.
2. Costituisce illecito disciplinare, anche ai sensi del successivo art. 5, l’attività esercitata senza titolo professionale o in periodo di sospensione, l’uso di un titolo professionale non conseguito e l’uso improprio di titoli.
3. Costituisce altresì grave illecito disciplinare il comportamento del Professionista che agevoli o, in qualsiasi altro modo diretto o indiretto, renda possibile a soggetti non abilitati o so- spesi l’esercizio abusivo della professione o consenta che tali soggetti ne possano ricavare benefici economici.
4. Costituisce grave violazione alla correttezza professionale abbinare la propria firma a quella di altri professionisti o persone non autorizzate dalla legge ad assumere identiche mansioni o responsabilità senza l’indicazione delle prestazioni che sono state rese sotto la propria direzione e responsabilità personale.
5. Costituisce illecito disciplinare la mancata comunicazione del proprio indirizzo di posta elettronica certificata all’Ordine presso cui si è iscritti.
6. Costituisce illecito disciplinare il mancato pagamento, anche di una sola annualità, del contributo annuo dovuto dagli iscritti all’Ordine.

Art. 5 (Lealtà e correttezza)

1. Il Professionista deve basare sulla lealtà e correttezza i rapporti e lo svolgimento della sua attività nei confronti del proprio Ordine professionale, del committente, dei colleghi e dei terzi a qualunque titolo coinvolti.
2. Il Professionista non deve, in nessun caso, attribuirsi la paternità del lavoro compiuto da altri. L’inosservanza di tale norma costituisce grave mancanza professionale. Non deve altresì citare o fornire documentazione atta a fare apparire come esclusivamente propria un’opera progettata in collaborazione con altri colleghi professionisti, senza indicarne i nominativi e le specifiche mansioni svolte.
3. Il Professionista può utilizzare il titolo accademico di professore solo se sia professore ordinario o associato all’interno del sistema universitario italiano ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.

Art. 6 (Indipendenza)

1. Nell’esercizio dell’attività professionale il Professionista ha il dovere di conservare la propria autonomia di giudizio, tecnica e intellettuale, e di difenderla da condizionamenti di qualunque natura.

Art. 7 (Riservatezza)

1. Il Professionista deve ispirare la sua condotta al riserbo sul contenuto della prestazione e a tutto ciò di cui sia venuto a conoscenza nell’esecuzione della medesima.
2. Il Professionista non può divulgare notizie e informazioni riservate ricevute anche occasionalmente.
3. Il Professionista è tenuto a tale dovere anche nei confronti di coloro con i quali il rapporto professionale è cessato e verso coloro che a lui si rivolgono per chiedere assistenza senza che l’incarico si perfezioni.
4. Il Professionista è tenuto a richiedere il rispetto del dovere di riservatezza a coloro che hanno collaborato alla prestazione professionale, nonché a creare le condizioni affinché la stessa sia mantenuta riservata da parte dei dipendenti e da tutti coloro che, non iscritti all’Ordine, operano a qualunque titolo, nel suo studio o per conto dello stesso.
5. Fatto salvo quanto disposto dalla legge, i componenti del Consiglio o delle commissioni dell’Ordine nonché gli Iscritti nominati in rappresentanza del Consiglio stesso, sono tenuti alla riservatezza su ogni argomento o circostanza inerente la carica o il mandato ricevuto.

Art. 8 (Competenza e diligenza)

1. Il Professionista non deve accettare incarichi che non possa svolgere con la necessaria competenza e con un’organizzazione adeguata.
2. Il Professionista deve comunicare al committente le circostanze ostative della prestazione richiesta al loro verificarsi, proponendo l’ausilio di altro professionista.
3. Il Professionista deve svolgere l’attività professionale secondo scienza, coscienza e con perizia qualificata. Il Professionista ha l’obbligo di rifiutare l’incarico quando riconosca di non poterlo svolgere con sufficiente cura e con specifica competenza.

Art. 9 (Aggiornamento professionale)

1. Al fine di garantire la qualità ed efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse dell’utente e della collettività, e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale, ogni Professionista ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale.
2 Il mancato rispetto dell’obbligo di aggiornamento professionale ai sensi delle norme vigenti, e la mancata o l’infedele certificazione del percorso di aggiornamento seguito, costituisce illecito disciplinare.

Art. 10 (Verità)

1. Costituisce illecito disciplinare produrre falsi in documenti e/o dichiarazioni.

Art. 11 (Legalità)

1. Il Professionista nell’esercizio della professione e nell’organizzazione della sua attività, è tenuto a rispettare le leggi dello Stato, l’ordinamento professionale e le deliberazioni dell’Ordine.
2. La concorrenza deve svolgersi secondo i principi stabiliti dall’ordinamento, comunitario e interno, e dalle norme deontologiche che lo attuano. È vietata ogni condotta diretta all’acquisizione di rapporti di clientela con modi non conformi alla correttezza e al decoro.
3. Il Professionista deve provvedere agli adempimenti previdenziali e fiscali a suo carico, secondo le norme vigenti.
4. Deve essere sottoposto a procedimento disciplinare il Professionista cui sia imputabile un comportamento non colposo che abbia violato la legge penale, salva ogni autonoma valutazione sul fatto commesso.
5. Il Professionista è soggetto a procedimento disciplinare per fatti anche non riguardanti l’attività professionale, quando si riflettano sulla sua reputazione professionale o comprometta- no l’immagine della categoria professionale.
6. Costituisce grave violazione deontologica, lesiva della categoria professionale, ogni reato punito con norme penali relativo a fenomeni di criminalità organizzata di tipo mafioso, nonché per concorso nell’associazione di tipo mafioso.

TITOLO III
RAPPORTI CON L’ORDINE E CON IL CONSIGLIO DI DISCIPLINA

Art. 12 (Doveri nei confronti dell’Ordine professionale)

1. Il Professionista ha il dovere di collaborare con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza, per l’attuazione delle finalità istituzionali osservando scrupolosamente il dovere di verità; a tal fine ogni iscritto è tenuto a riferire al Consiglio dell’Ordine e al Consiglio di disciplina, fatti a sua conoscenza relativi alla professione che richiedano iniziative disciplinari.
2. Ogni iscritto è tenuto ad osservare scrupolosamente tutti i provvedimenti generali o particolari emanati dal Consiglio dell’Ordine, e a prestare al medesimo adeguata collaborazione al fine di consentire nel modo più efficace l’esercizio delle funzioni allo stesso istituzionalmente demandate.
3. I Professionisti che sono eletti componenti del Consiglio dell’Ordine, nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge, non hanno vincolo di mandato in quanto rappresentano tutte le categorie appartenenti all’Ordine; essi devono adempiere al loro ufficio con diligenza, obiettività, imparzialità e nell’interesse generale.
4. I Professionisti nominati componenti del Consiglio di Disciplina operano in piena indipendenza di giudizio e autono- mia organizzativa ed operativa, nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge e regolamentari, delle disposizioni relative al procedimento disciplinare, nel rispetto del Regolamento del Consiglio Nazionale per la designazione dei componenti i Consigli di Disciplina territoriali degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, nonché nel rispetto del presente Codice Deontologico.
5 L’iscritto che sia a qualunque titolo componente di qualsivoglia commissione presso Enti pubblici è tenuto al rigoroso rispetto dei seguenti doveri:
– informa tempestivamente il Consiglio dell’Ordine dell’avvenuta nomina od elezione;
– si attiene alle disposizioni ed indirizzi che il Consiglio dell’Ordine dovesse impartire nell’interesse o a tutela della categoria.

6. L’iscritto dipendente che si trovi in condizioni di incompatibilità per l’esercizio della libera professione, cui sia concesso di svolgere atti di libera professione, deve preventivamente inviare a mezzo raccomandata o posta elettronica certificata la copia della autorizzazione, relativa alla specifica attività professionale, al proprio Ordine.

TITOLO IV
RAPPORTI ESTERNI

Art. 13 (Società tra professionisti)

1. I Professionisti soci sono tenuti all’osservanza del codice deontologico, così come la società tra professionisti, istituita ex Art. 10 L. 12 novembre 2011, n° 183 e DM 8 febbraio 2013, n° 34, è soggetta al regime disciplinare dell’ordine al quale risulti iscritta.
2. Sono ugualmente tenuti all’osservanza del codice deontologico i Professionisti presenti nelle associazioni professionali e nei diversi modelli societari già vigenti alla data di entrata in vigore dell’Art. 10 L. 12 novembre 2011, n° 183.
3. Se la violazione deontologica commessa dal Professionista, anche iscritto ad un ordine diverso da quello della società, è ricollegabile a direttive impartite dalla società, la responsabilità disciplinare dell’Architetto concorre con quella della società.

Art. 14 (Rapporti con i committenti)

1. Il rapporto con il Committente è di natura fiduciaria e deve essere improntato alla massima lealtà e correttezza. Il Professionista deve eseguire diligentemente l’incarico conferitogli, purché questo non contrasti con l’interesse pubblico e fatta salva la propria autonomia intellettuale e tecnica.
2. Il Professionista deve rapportare alle sue effettive possibilità d’intervento ed ai mezzi di cui può disporre, la quantità e la qualità degli incarichi e deve rifiutare quelli che non può espletare con sufficiente cura e specifica competenza.
3. Il Professionista non può, senza l’esplicito assenso del committente, essere compartecipe nelle imprese, società e ditte fornitrici dell’opera progettata o diretta per conto del committente. Nel caso abbia ideato o brevettato procedimenti costruttivi, materiali, componenti ed arredi proposti per i lavori da lui pro- gettati o diretti, è tenuto ad informare il committente.
4. Il Professionista nello svolgere la propria attività, non deve accettare o sollecitare premi o compensi da terzi interessati.

Art. 15 (Rapporti con Istituzioni e Terzi)

1. Nei rapporti professionali con le Istituzioni, il Professioni- sta deve curare con particolare diligenza, l’osservanza dei do- veri di cui al Titolo II.
2. Il Professionista deve astenersi dall’avvalersi, in qualunque forma, per lo svolgimento degli incarichi professionali della collaborazione dei dipendenti delle Istituzioni se non espressamente a tal fine autorizzati dall’Istituzione medesima e dal committente stesso.
3. Il Professionista non deve vantare credito con coloro che rivestono incarichi od operano nelle Istituzioni al fine di trarre utilità di qualsiasi natura nella sua attività professionale per sé o per altri.

Art. 16 (Partecipazione a commissioni e giurie di concorso)

1. Il Professionista, sia indicato dal Consiglio dell’Ordine a rappresentarlo, sia nominato a titolo personale quale esperto, ovvero nominato per qualsiasi altra ragione in una commissione o giuria, pubblica o privata, deve comunicare tempestivamente la nomina al Consiglio dell’Ordine.
2. Le modalità con cui svolge il proprio ufficio, devono essere improntate a non conseguire utilità di qualsiasi natura per sé o per altri allo stesso collegati, e operare in modo da tutelare gli interessi ed il prestigio della categoria professionale.
3. Il Professionista durante la partecipazione a commissioni o giurie, pubbliche o private, nel rispetto delle relative competenze professionali, deve attenersi ai principi di autonomia e indipendenza nei confronti dei partecipanti ai concorsi, secondo quanto disposto dall’Art. 51 del Codice di Procedura Civile.
4. Il Professionista che a qualunque titolo abbia partecipato alla programmazione e definizione di atti e/o fasi delle procedure di evidenza pubblica aventi ad oggetto servizi tecnici, nel rispetto delle relative competenze professionali, è tenuto ad astenersi dal concorrere alle medesime.
5. Il Professionista che sia in rapporti di qualsiasi natura con componenti di commissioni aggiudicatici non deve vantare tali rapporti per trarre vantaggi di qualsiasi natura per sé o per altri.

Art. 17 (Cariche istituzionali)

1. Il Professionista deve curare che le modalità con cui svolge il proprio mandato istituzionale come Consigliere dell’Ordine, del Consiglio di Disciplina o presso le Istituzioni, siano improntate a non conseguire utilità di qualsiasi natura per sé o per altri allo stesso collegati.

Art. 18 (Partecipazione a campagne elettorali politiche ed amministrative)
1. Il Professionista che ricopre cariche di rappresentanza in enti previsti dall’ordinamento di categoria, deve astenersi dall’esercizio delle funzioni per il periodo in cui partecipa pubblicamente a campagne elettorali politiche ed amministrative.

TITOLO V
RAPPORTI INTERNI

Art. 19 (Rapporti con i colleghi)

1. Il rapporto tra colleghi deve essere sempre improntato a correttezza e lealtà.
2. Il Professionista chiamato ad assumere un incarico già affidato ad altro collega, deve preventivamente accertarsi con il committente che la sostituzione sia stata tempestivamente comunicata per iscritto al collega, informare per iscritto il collega stesso ed accertarsi del contenuto del precedente incarico. Il Professionista prima di svolgere l’incarico dovrà verificare in contraddittorio con il collega esonerato le prestazioni già svolte al fine di definire le reciproche responsabilità e salvaguardare i compensi fino ad allora maturati. Il Professionista in tal caso sostituito, salvo documentato impedimento, deve adoperarsi affinché il subentro avvenga senza pregiudizio per il prosieguo dell’opera. Sono fatti salvi i diritti d’autore.
3. L’iscritto deve astenersi da apprezzamenti denigratori nei confronti di un collega.
4. Il Professionista chiamato a sostituire un collega deceduto, per effettuare la liquidazione dello studio e/o la sua temporanea gestione, dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza, è tenuto ad accettare l’incarico, salvo conflitto di interessi o altro giustificato impedimento. Il Professionista sostituto deve agire con particolare diligenza, avendo riguardo agli interessi degli eredi, dei clienti e dei collaboratori del collega deceduto. Per gli incarichi conferiti al deceduto ma eseguiti dal Professionista sostituto, gli eredi possono chiedere parere all’Ordine sulle modalità e criteri di ripartizione del compenso.
5. Il Professionista chiamato a sostituire un collega in caso di sospensione dall’esercizio della professione o impedimento temporaneo deve agire con particolare diligenza e gestire l’attività professionale rispettandone i connotati strutturali e organizzativi.
6. Il Professionista che ritenga di promuovere causa per motivi professionali contro un Collega, deve informare preventivamente il Consiglio dell’Ordine di appartenenza del Collega.

Art. 20 (Concorrenza sleale)

1. Nell’esercizio professionale i seguenti comportamenti assumono rilevanza ai sensi dell’art. 11 comma 2:
a) attribuirsi come proprio il risultato della prestazione professionale di altro Professionista;
b) il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti idonei a ingenerare dubbi sull’autore della prestazione professionale;
c) la diffusione di notizie e apprezzamenti circa l’attività di un Professionista idonei a determinare il discredito dello stesso; d) il compimento di atti preordinati ad arrecare pregiudizio all’attività di altro Professionista;
e) la qualificazione con modalità o l’uso di segni distintivi del- lo studio professionale che non rendano perfettamente identificabile la titolarità dello studio professionale.

2. La rinunzia, totale o parziale, al compenso è ammissibile soltanto in casi eccezionali e per comprovate ragioni atte a giustificarla. La rinunzia totale o la richiesta di un onorario con costi sensibilmente ed oggettivamente inferiori a quelli di loro produzione e di importo tale a indurre il committente ad assumere una decisione di natura commerciale, falsandone le scelte economiche, è da considerarsi comportamento anti- concorrenziale e grave infrazione deontologica.

Art. 21 (Rapporti con collaboratori e dipendenti)

1. Nei rapporti con i collaboratori, da intendersi tutti i prestatori d’opera che svolgono lavoro prevalentemente proprio e senza alcun vincolo di subordinazione, e nei confronti dei dipendenti, da intendersi tutti coloro che svolgono prestazioni di lavoro con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e con vincolo di subordinazione, il Professionista deve compensare la collaborazione in proporzione all’apporto ricevuto.
2. Il Professionista nei confronti dei propri collaboratori, dovrà regolamentare i rapporti con costoro nel quadro di un rapporto unitario, con assoluta autonomia o indipendenza, senza che costoro risultino soggetti a direttive di natura tecnica e/o organizza- tiva nonché a vincoli di dipendenza gerarchica e con ampia autonomia nella definizione dei tempi, orari e modalità d’esecuzione.
3. Il Professionista nei confronti dei propri collaboratori, è tenuto:
– a non mettere in atto alcun tipo di comportamento atto a violare le norme riportate nell’art. 20;
– ad assicurare ad essi condizioni di lavoro adeguate;
– a concedere loro la possibilità di frequentare le attività di aggiornamento professionale;
– a mantenere i patti e gli accordi definiti al momento dell’inizio della collaborazione.
4. Il Professionista è responsabile disciplinarmente quando incarica i collaboratori di prestazioni per le quali non sono abilitati.

Art. 22 (Rapporti con tirocinanti)

1. Nei rapporti con i tirocinanti il Professionista è tenuto a prestare in modo disinteressato il proprio insegnamento del- la pratica professionale e a compiere quanto necessario per assicurarne l’adempimento, con particolare cura per le regole deontologiche.

2. Il Professionista deve improntare il rapporto con chi svolge il tirocinio presso il suo studio alla massima chiarezza e trasparenza, con particolare attenzione ai compiti e alle modalità di espletamento dello stesso.

TITOLO VI
ESERCIZIO PROFESSIONALE

Art. 23 (Incarico professionale)

1. L’incarico professionale si configura come contratto di prestazione d’opera intellettuale, ai sensi dell’Art. 2222 e seguenti del Codice Civile; qualunque sia la forma contrattuale che lo regola, è ordinato sulla fiducia e deve conformarsi al principio di professionalità specifica. Esso dovrà essere redatto in forma scritta e dovrà contenere quanto definito all’Art. 24.
2. Il Professionista non deve consapevolmente consigliare soluzioni inutilmente gravose, illecite, fraudolente o passibili di nullità.
3. Il Professionista deve rifiutarsi di accettare l’incarico o di prestare la propria attività quando possa fondatamente de- sumere da elementi conosciuti che la sua attività concorra a operazioni illecite o illegittime.
4. Il Professionista non deve mai assumere incarichi in condizioni di incompatibilità ai sensi delle leggi vigenti e del presente codice deontologico.

Art. 24 (Contratti e Compensi)

1. È fatto obbligo da parte del Professionista la definizione del contratto completo di preventivo del costo delle opere e degli oneri professionali da sottoscrivere dalle parti.
2. Il Professionista determina per iscritto nel contratto il compenso professionale, secondo criteri da specificare nel con- tratto, nel rispetto dell’Art. 2233 Codice civile, e di ogni altra norma necessaria per lo svolgimento delle predette prestazioni professionali.
3. Il Professionista deve definire nel contratto, preventivamente ed esplicitamente con il Committente, i criteri di calcolo per il compenso per la propria prestazione, rendendo noto al Committente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico; deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per eventuali danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al committente in forma scritta, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese oneri e contributi. Il Committente dovrà inoltre essere edotto dal Professionista dell’esistenza delle presenti norme deontologiche.
4. Il Professionista è tenuto a comunicare al Committente per iscritto, ogni variazione del compenso dovuta a cause impreviste ed imprevedibili tali da modificare le originarie pattuizioni dell’incarico.
5. Il Professionista potrà chiedere nel contratto la corresponsione di anticipi parametrati alle spese sostenute ed a quelle prevedibili nonché di acconti sugli onorari commisurati alla quantità e complessità della prestazione professionale oggetto dell’incarico rispetto alla misura del compenso pattuito.
6. Il Professionista, ove non previste forfettariamente o a percentuale, cura la rendicontazione delle spese sostenute e degli acconti ricevuti ed è tenuto a consegnare la nota dettagliata delle spese sostenute e degli acconti ricevuti.
7. La richiesta di compensi, di cui ai comma 1° e 3° del presente articolo, palesemente sottostimati rispetto all’attività svolta, o l’assenza di compensi, viene considerata pratica anticoncorrenziale scorretta e distorsiva dei normali equilibri di mercato e costituisce grave infrazione disciplinare.
8. Il Professionista, in caso di mancato pagamento, non può chiedere un compenso maggiore di quello già concordato, salvo che non ne abbia fatto espressa riserva.

Art. 25 (Accettazione dell’incarico)

1. Il Professionista deve far conoscere tempestivamente al committente la sua decisione di accettare o meno l’incarico.

Art. 26 (Incarico congiunto)

1. Il Professionista che riceve un incarico congiunto deve stabilire rapporti di fattiva collaborazione nel rispetto dei relativi compiti e competenze professionali. In particolare, oltre ad attenersi a quanto stabilito dal presente codice deontologico: a) deve concordare la condotta nonché le prestazioni da svolgere; b) deve evitare di stabilire contatti diretti con il committente senza una intesa preventiva con il collega;
c) deve astenersi da atti e comportamenti tendenti ad attirare il committente nella propria sfera professionale.

Art. 27 (Esecuzione dell’incarico)

1. Il Professionista deve svolgere l’incarico con diligenza e perizia richieste dalle norme che regolano la professione.
2. Il Professionista deve, tempestivamente, informare il committente, con semplicità e chiarezza, sugli elementi essenziali dell’incarico, del suo svolgimento e di ogni sua evoluzione. In particolare, è tenuto a:
a) informare il committente sulle possibili conseguenze del- la prestazione richiesta in tutti i profili connessi all’incarico affidatogli, e se del caso, proporre al committente soluzioni alternative;
b) rettificare gli errori, le inesattezze o le omissioni eventualmente commessi nello svolgimento della prestazione.
3. Il Professionista, qualora debba superare i limiti pattuiti dell’incarico conferitogli, è tenuto ad informare preventivamente il Committente e ottenere esplicita autorizzazione concordando modalità e compensi.

Art. 28 (Cessazione dell’incarico)

1. Il Professionista non deve proseguire l’incarico qualora sopravvengano circostanze o vincoli che possano influenzare la sua libertà di giudizio ovvero condizionarne la condotta.
2. Il Professionista non deve proseguire l’incarico se la con- dotta o le richieste del committente ne impediscono il corretto svolgimento.
3. Il Professionista che non sia in grado di proseguire l’incarico con specifica competenza, per sopravvenute modificazioni alla natura e difficoltà della prestazione, ha il dovere di informare il committente e chiedere di essere sostituito o affiancato da altro professionista.
4. Il Professionista deve avvisare tempestivamente il Committente della cessazione dell’incarico e metterlo in condizione di non subire pregiudizio.

Art. 29 (Rinuncia all’incarico)

1. Il Professionista, fatto salvo quanto previsto dalla legge o dall’accordo stipulato, in caso di rinuncia all’incarico, deve dare al committente un preavviso e deve metterlo in condizione di non subire pregiudizio. Deve inoltre prendere provvedi- menti idonei a non danneggiare i colleghi in caso di incarico di gruppo e i colleghi che lo sostituiranno.
2. Il Professionista, in caso di irreperibilità del Committente, deve comunicare la rinuncia all’ultimo domicilio conosciuto dello stesso a mezzo raccomandata A/R e con l’adempimento di tale formalità, fatti salvi gli obblighi di legge e/o patti, è esonerato da qualsiasi altra attività.

Art. 30 (Inadempimento)

1. Costituisce infrazione disciplinare il mancato o non corretto adempimento dell’incarico professionale quando derivi da non scusabile e rilevante trascuratezza degli obblighi professionali e contrattuali.

Art. 31 (Conflitto di interessi)

1. Il Professionista è tenuto ad astenersi dal prestare attività professionale quando abbia, per conto proprio, di terzi o di soggetti che esercitano attività professionale negli stessi locali, un interesse in conflitto con quello di un committente o che possa condizionare il corretto svolgimento dell’incarico.
Art. 32 (Interferenza tra interessi economici e professione)
1. Costituisce indebita interferenza tra interessi economici e professione, rilevante ai sensi degli artt. 5 e 6, il comporta- mento del Professionista che stabilisce con imprese e società patti attinenti i servizi da queste ultime rese a favore del proprio committente.

Art. 33 (Restituzione dei documenti)

1. Il Professionista è tenuto a consegnare al committente, quando quest’ultimo ne faccia richiesta, i documenti dallo stesso ricevuti, e può trattenerne copia.

Art. 34 (Responsabilità patrimoniale)

1. Il Professionista deve porsi in condizione di poter risarcire eventuali danni cagionati nell’esercizio della professione; a tal fine è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i danni derivanti al committente dall’esercizio dell’attività professionale. Il professionista deve rendere noti al committente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza professionale, il relativo massimale e ogni variazione successiva.

Art. 35 (Informativa)

1. L’informativa al committente in ordine all’attività professionale è resa a richiesta del Committente in ordine ai propri dati professionali e dello studio.
Art. 36 (Pubblicità informativa)
1. È ammessa con ogni mezzo la pubblicità informativa avente ad oggetto l’attività delle professioni regolamentate, le specializzazioni, i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura dello studio professionale e i compensi richiesti per le prestazioni.
2. La pubblicità informativa di cui al comma 1 dev’essere funzionale all’oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l’obbligo del segreto professionale e non dev’essere equivoca, ingannevole o denigratoria.
3. Il Consiglio dell’Ordine potrà verificare o monitorare le campagne pubblicitarie effettuate dagli iscritti al fine di accertare il rispetto dei suddetti criteri.

TITOLO VII POTESTA’ DISCIPLINARE

Art. 37 (Potestà disciplinare)

1. Presso i Consigli dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori sono istituiti i Consigli di Disciplina che svolgono compiti di valutazione in via preliminare, istruzione e di decisione delle questioni disciplinari riguardanti gli iscritti all’albo.
2. Fatto salvo quanto previsto dalla legge, spetta al Consiglio di Disciplina istituito presso gli Ordini, la potestà di decidere le sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche nel rispetto di quanto previsto all’articolo successivo.
3. Le sanzioni, nei limiti definiti dal Titolo VIII, devono essere omogenee, adeguate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazione della condotta nonché delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare l’infrazione.
4. Ove la condotta addebitata costituisca autonoma violazione delle disposizioni del presente Codice, l’azione disciplina- re dovrà essere esercitata in piena autonomia e libertà di giudizio, essere disposta e portata eventualmente a conclusione, indipendentemente da ogni altra eventuale azione giudiziaria.
5. L’azione giudiziaria non sospende l’azione disciplinare ove la condotta addebitata costituisca autonoma violazione delle disposizioni del presente Codice.

Art. 38 (Parità di trattamento, tutela dell’affidamento e unità dell’Ordinamento)
1. Al fine di attuare l’Art. 3 della Costituzione e garantire la parità di trattamento, il Consiglio Nazionale assicura, ai sensi dei commi successivi, l’unità dell’ordinamento di categoria.
2. Il Consiglio Nazionale potrà riformare le decisioni dei Consigli degli Ordini provinciali che, senza adeguate motivazioni, assumano un’interpretazione del Codice Deontologico non conforme alle precedenti decisioni emanate dal Consiglio Nazionale.

Art. 39 (Certezza del diritto)

1. Il Consiglio Nazionale potrà massimare le sue decisioni e pubblicarle nel sito www.awn.it.; la massima esprime la ratio decidendi della decisione e indica congiuntamente fattispecie e regola deontologica applicata.

Art. 40 (Condotta)

1. La responsabilità disciplinare discende dalla violazione dei doveri.
2. Oggetto di valutazione è la condotta complessiva dell’incolpato.
3. Quando siano state contestate diverse infrazioni nell’ambito di uno stesso procedimento, la sanzione deve essere unica.

TITOLO VIII
SANZIONI

Art. 41 (Sanzioni)

1. Le sanzioni previste per le violazioni alle presenti norme, ai sensi della normativa vigente, sono:

a) l’avvertimento,

b) la censura,

c) la sospensione,

d) la cancellazione.

Sono fatte salve comunque, le sanzioni disposte dalle leggi dello Stato.

2. Ogni violazione deontologica di cui alle presenti norme:

– è colposa, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dal Professionista e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline;

– è dolosa, o secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell’azione od omissione e da cui si fa dipendere l’esistenza della sanzione, è dal Professionista preveduta e voluta come conseguenza della propria azione od omissione.

3. Se ogni violazione deontologica di cui alle presenti norme, colposa o dolosa, ha come effetto un danno, quale la conseguenza di un’azione o di un evento che causa la riduzione quantitativa o funzionale di un bene, un valore, una macchina, un immobile o quant’altro abbia un valore economico, affettivo e morale, costituisce circostanza aggravante per la violazione deontologica e sono comminabili sanzioni corrispondenti alla categoria di infrazione immediatamente superiore.

4. Ogni violazione deontologica colposa comporta la sanzione minima dell’avvertimento fino alla sanzione massima della sospensione per dieci giorni.

Ogni violazione deontologica dolosa comporta la sanzione minima della sospensione per dieci giorni fino alla sanzione massima della cancellazione.

5. Ogni infrazione relativa ad incompatibilità e concorrenza sleale, e ogni altra infrazione in grado di arrecare danno materiale o morale a terzi, comporta la sanzione della sospensione.

6. Nei casi di recidività relativi a infrazioni previste ai prece- denti commi sono comminabili sanzioni corrispondenti alla categoria di infrazione immediatamente superiore.

7. La sospensione per un periodo superiore ai sei mesi e la cancellazione saranno disposte nei casi previsti dalle leggi e nei casi di recidività, o di perdita dei diritti necessari per l’iscrizione all’albo.

TITOLO IX
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Art. 42 (Disposizione finale)

1. Le disposizioni di cui ai Titoli III, IV e V costituiscono espressione dei principi generali contenuti nel presente Codice e non ne limitano l’ambito di applicazione.

Art. 43 (Aggiornamento del Codice deontologico)

1. Il Consiglio Nazionale delibera l’aggiornamento del presente Codice sulla base di sopravvenute disposizioni di legge e degli indirizzi consolidatisi.

Art. 44 (Entrata in vigore)

1. Le presenti norme entrano in vigore dal 1°gennaio 2014.
2. Le presenti norme sono pubblicate sul sito www.awn.it e vengono diffuse da ciascun Ordine con pubblicazione sul proprio sito Internet istituzionale.

letture esame

 

L’architetto generalista

 

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#Architetto. Diario di una  professione, tra il passato, il presente e i #cocontest | #architettura #architecture

#Architetto. Diario di una professione, tra il passato, il presente e i #cocontest | #architettura #architecture

 

Un terzo degli architetti europei sono Italiani nel numero di 145.000 circa. Nel 2010 il Consiglio Nazionale degli Architetti  commissionò al Cresme, una ricerca sullo stato dell’arte della professione; il risultato fu una fotografia nera, ma quello che è peggio è che la crisi non aveva toccato i massimi livelli.

É indubbio che la professione sta vivendo la peggiore crisi dal dopoguerra, o probabilmente epocale.

Probabilmente stiamo vivendo un passaggio epocale come quello che si ebbe dall’età industriale e dell’informazione avvenuta durante la crisi degli anni 70.

Avverrà un passaggio di forma; il nostro modo di comunicare cambierà fisionomia, l’aspetto (i nostri gadget tecnologici sono molto diversi rispetto anche solo cinque anni fa) e il modo di comunicare (quanti di voi digitavano un tweet regolarmente tre anni fa?). La forma del nostro lavoro cambierà, progetteremo su  internet che avrà le sembianze di una nuvola (la piattaforma cloud).

Sta di fatto che occorre reimpostare la nostra professione alla luce di questo cambiamento, ma occorre tracciare anche una diagnosi sul malessere attuale della professione.

Il quadro clinico sintomatico possiamo sintetizzarlo in:

– La perdita dell’autorevolezza

– La cultura del consumismo

– L’industrializzazione del processo edilizio

– La crisi , la concorrenza, i falsi miti

– uno vale uno [da sviluppare]

La perdita dell’autorevolezza

Con una media di un architetto ogni quattrocento abitanti (infanti inclusi), la  professione è decisamente inflazionata. Il 40%, secondo Cresme, ha meno di quarant’anni e considerando anche lo stallo attuale dell’edilizia, non lavorano.

Negli anni ’60, periodo d’oro dell’architettura Italiana, l’architetto/designer stava come il sarto/stilista fautore della nascita del pret a pòrter italiano negli anni ’70 e ’80″; ovvero le figure protagoniste della nascita  del Made in Italy.

Oggi gli architetti non hanno più autorevolezza; sono assolutamente soggiogati dal “potere”   dei costruttori, dei politici, degli amministratori pubblici che sfruttano l’eccessiva offerta determinata da un numero sempre crescente di professionalità che, sfruttando vuoti normativi, fanno si che l’offerta ecceda in maniera superiore alla domanda, per cui si tende generalmente ad  abbassare in maniera sproporzionata e non dignitosa i prezzi, costretti a cedere sulla qualità.

Colpa anche di molte strozzature “culturali” che ormai si sono sedimentate nel pensiero collettivo, uno tra tanti, il pensiero che l’architetto è sostituibile, a differenza del geometra e dell’ingegnere.

Un indicatore della perdita di credibilità o della crisi del settore è la pubblicità su Groupon ( molti analisti economici per individuare i settori in crisi analizzano  questa piattaforma ); cosi accanto ai ristoratori, centri estetici ecc., troviamo gli studi di architettura che si offrono a prezzi stracciati.

A nulla è valso l’intervento del Consiglio Nazionale degli Architetti P.P. e C. che ha invitato gli Ordini ad attivare una procedura per segnalare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato eventuali pratiche commercialmente scorrette messe in atto da Groupon,  infatti, tale offerta può indurre il consumatore a ritenere che prestazioni professionali complesse possano essere svolte con costi irrisori e a pensare che il “Professionista” sia  “ladro”, un parassita.

Il consumatore italiano  medio, è  convinto che “le idee non si pagano,” e che l’architetto sia una cosa superflua.

Non era così nel passato, l’attività dell’architetto era considerata e stimolata dalla norma; nell’Italia unificata l’attività edilizia era essenzialmente regolata dal Codice Civile e dalla Legge sull’Esproprio del 1865 che sanciva, tra l’altro, la nascita del “Regolamento Edilizio e di Igiene”.

Fin dalla nascita dei primi regolamenti edilizi appunto, fu prevista l’introduzione di un organo consultivo del Sindaco per l’espressione di pareri sulle costruzioni, tale organo dapprima fu chiamato “Commissione d’Ornato” e poi “Commissione Edilizia” con la Legge 1150 del 1942.

A Milano il regolamento edilizio ottocentesco recitava:

… La Commissione si occupa nell’esame, e giudizio de’ disegni da eseguirsi di fronte alle Strade, ed altri luoghi  pubblici della Città…Chiunque voglia eseguire qualunque sorta di Fabbrica, o  ristauro ne presenta il disegno in duplo …Il disegno comprende la Pianta, e l’Elevazione della  fronte ed i dettaglj in una scala maggiore.…Per non esporre i disegni fati contro i principj dell’Arte a frequenti rifiuti dovranno questi essere sottoscritti da Architetti noti che rispondano alle osservazioni della  Commissione.

 

La  cultura del consumismo

La progressiva perdita di senso della cultura generale a favore del nozionismo di Wikipedia; la sovrabbondanza di informazioni, delle immagini e la loro durata (quella del tempo di un post) e la sacralizzazione  del Brand, ha portato alla sostituibilità dell’Architetto con il “catalogo IKEA”.

Oggi si confonde “il manufatto artistico ” con “ l’oggetto estetico”, il bello è stato oggettivizzato al ribasso, seriale e modulare, impilabile in ogni luogo dell’abitare.

Il  design “popolare” deve essere inteso in modo corretto, non come arte del popolo o per il popolo, ma, più puntualmente, come arte di massa; prodotta cioè in serie. E poiché la massa non ha volto, l’arte che la esprime deve essere il più possibile anonima: solo così potrà essere compresa e accettata dal maggior numero possibile di persone.

Una massa accolta dai “consulenti d’arredo IKEA”, eserciti in giallo che offrono i servigi all’eccitato “ospite”; disponendo, dopo il catasto,  della più grande banca dati dei nostri appartamenti e dei nostri sogni.

Emblematico il metodo progettuale  dei punti vendita delle grandi marche dove manuali di concept progettuali o di Visual Merchandiser realizzati dai Mc-designer ( notare il suffisto),  inondando gli studi di architettura distribuiti strategicamente nel mondo, per adattare il Local al  Global; architetti costretti ogni tanto a periodici pellegrinaggi ai  Flag-Store delle multinazionali.

Non stiamo qui a contestare l’Ikea e il il suo gusto di inserire i suoi scatoloni  blu  tra le colline, ci mancherebbe, ma capire la nostra concorrenza globale ci aiuta a scegliere meglio i nostri percorsi e i nostri potenziali mercati.

Occorre capire il “progetto-gadget” gustato dalla massa nel secolo della simpatia e dell’immaterialità, dove  gli oggetti spariscono e “se proprio non possono ancora sparire completamente, almeno che si rendano sopportabili essendo simpatici”.

Alla luce di ciò occorre capire se ci convenga perdere tempo a far coincidere pianta, prospetto e sezione proponendo un progetto originale al cliente supponente, piuttosto che proporgli un adattamento di qualche architettura scaricata in giro nella rete, opportunamente foto ritoccata magari da qualche sito indiano.

C’era una volta il decoro. Lo si trovava nel vivere civile, nelle norme di comportamento, nel galateo comunemente praticato, nell’esteriorità, nei rapporti interpersonali, ma anche nella vita pubblica e nel mostrarsi medesimo delle città. Oggi il decoro sembra invece essere scomparso.

Il fatto è che decoro e  architettura sono state sempre due metà della medesima sfera; il decoro era  altamente considerato nella società borghese tra Otto e Novecento,  infatti, come dicevamo, le  commissioni edilizie di quell’epoca,  erano appellate “Commissioni di Ornato” e curavano non solo del rispetto delle norme edilizie e igieniche ma altresì l’apparenza esterna, il “bello”.

Era il bello con cui Croce elaborava la sua “Estetica”, riconosciuto dal “gusto”, da quella capacità di riconoscerlo. Una capacità che la nostra società ha perso.

Il tramonto del gusto nella cultura occidentale equivale al tramonto dell’architetto, non è certamente tramontato il bello, ormai codificato, serializzato, veloce da preparare e consumato in grossi supermercati,  in una sorta di Mc-design .

Dicevamo la sostituibilità dell’architetto … chiudiamo riportando pari pari dal sito dell’Ikea:

“Progetta gli interni della tua abitazione con l’aiuto dei planner IKEA. Grazie al nostro software dal facile utilizzo, puoi scegliere i mobili che si addicono perfettamente alle dimensioni delle tue stanze. Sperimenta con diverse combinazioni, scambia le posizioni degli elementi e prova vari stili fino ad essere soddisfatto del risultato. Puoi visualizzare e stampare le opzioni migliori, con tutte le misure, proprio come gli architetti.”

 

L’industrializzazione del processo edilizio

La costruzione industrializzata si è diffusa in Italia all’inizio degli anni ’60, quindi molto in ritardo rispetto alle esperienze delle altre nazioni europee. Era stata rifiutata come modello strategico per la ricostruzione alla fine della seconda guerra mondiale, quando invece si affermava nel resto d’Europa, a causa delle scelte politiche che avevano preferito utilizzare il comparto edilizio come volano per l’economia e come strumento per ridurre la disoccupazione, assorbendo soprattutto manodopera non specializzata.

E’ solo alla fine del miracolo economico che l’obiettivo dell’industrializzazione viene riconsiderato trovando le condizioni economiche, sociali e politiche per affermarsi: a questo punto occorre infatti realizzare a basso costo e rapidamente milioni di metri cubi di edilizia residenziale pubblica,  indispensabile per l’inurbazione di massa e le opere necessarie a seguito della riforma scolastica. In questa emergenza costruttiva si assiste, inoltre, ad un fenomeno di carenza di mano d’opera nell’edilizia, dovuta alla diminuita disoccupazione negli anni del boom. La prefabbricazione e l’industrializzazione edilizia sembrano la soluzione cercata.

Però, i primi risultati deludenti portano a rivedere il problema dell’economia di scala: le soluzioni tecniche scadenti gemmavano in  esiti architettonici discutibili, tranne alcuni casi esemplari. Prende così corpo la strada più radicale della industrializzazione globale del settore edilizio. E’ questa la fase più importante dell’industrializzazione che vede nella razionalizzazione del processo produttivo e di cantiere il cuore della sperimentazione.

L’industria italiana comincia a brevettare  nuovi sistemi costruttivi, rompendo il monopolio straniero. Parallelamente alla sperimentazione in cantiere si innesca un dibattito che vede coinvolta in prima linea l’Università, in particolare la ricerca scientifica sull’edilizia viene indirizzata sull’unificazione dimensionale, sulla standardizzazione e sul controllo della qualità, sulla programmazione e soprattutto sulle metodologie di progettazione.

Anche l’impresa edilizia si aggiorna mutando per la prima volta dopo decenni l’approccio al cantiere, che in Italia era rimasto invece saldamente ancorato, nel dopoguerra alla realizzazione  in opera.

Infine, una delle più interessanti ripercussioni della prefabbricazione nella ricerca architettonica italiana si verifica con il massimo avvicinamento alla costruzione edilizia del settore del design. Sul tema della prefabbricazione, il designer, estraneo alle elaborazioni metodologiche che prevalgono nella progettazione dei sistemi, si assume il compito del disegno dell’elemento costruttivo, con risultati in alcuni casi di altissima qualità che contribuiscono alla diffusione del mito del “Made in Italy”.

Ma nei decenni successivi l’industria ha creato sistemi sempre più economicamente vantaggiosi che si sono tradotti  in  raccapriccianti assottigliamenti dei muri, in  figure professionali “utensili”  e  in un’ inondazione di schede tecniche degli elementi edilizi.

Cosi anche  il più piccolo costruttore ha il suo “ufficio tecnico” gestito dal geometra di turno; il progetto è diventato una sommatoria di schede tecniche da allegare al Permesso di Costruire.

Ma mano che l’industria delle costruzioni diventava di massa e il progetto un’operazione industriale  e standardizzata, l’industria ha cominciato ad espellere gli architetti.

L’importante che sia tutto a norma e infatti, come si è visto con il  terremoto in Emilia Romagna del 2012,  di norma si muore in Italia.

L’autodistruzione industriale dell’Emilia è stata causata, dall’assenza di umanità; quell’umanità professionale di cui è dotato l’architetto, una figura che probabilmente agisce, o dovrebbe agire, secondo la regola d’arte e  la coscienza critica del buon padre di famiglia.

Il Procuratore capo di Modena, Vito Zincani, nell’annunciare  l’apertura di un inchiesta relativa alle vittime dei crolli avvenuti in provincia di Modena a causa del sisma ha detto che la “politica industriale a livello nazionale sulla costruzione di questi fabbricati è una politica suicida”.

 

La crisi , la concorrenza, i falsi miti

E’ in corso un periodo di recessione che ha colpito più di tutti il settore dell’edilizia; mai, nella storia del nostro paese, abbiamo avuto tante case vuote, tra invenduto e sfitto.

La prospettiva di una crescente concorrenza di ingegneri, di geometri e società di ingegneria, e, in un orizzonte di calo della domanda, un progressivo incremento del numero stesso degli architetti, disegnano per l’architetto stesso un quadro nefasto.

Dall’ Osservatorio dell’OICE ci dicono che  “Non soltanto non si riescono a mettere in campo risorse per la progettazione né soluzioni per il gravissimo problema dei ritardi nei pagamenti , ma si continua a intervenire sul quadro normativo a volte senza rendersi ben conto delle conseguenze. È il caso, ad esempio, della soppressione delle tariffe disposta dal Decreto Liberalizzazioni che creerà problemi non di poco conto alle stazioni appaltanti nel calcolo della base d’asta e nella definizione dei requisiti di partecipazione alle gare”.

Anche gli ultimi provvedimenti  in materia di società tra professionisti, per rispondere ad esigenze che nulla hanno a che fare con il settore delle professioni tecniche, non fa altro che creare confusione e problemi rispetto a regole consolidate che hanno consentito all’ingegneria e all’architettura organizzata di svilupparsi secondo modelli efficienti e moderni.

Per non parlare dalla concorrenza sleale delle Università che mettono su veri e propri studi professionali con soldi pubblici, offrendo il ribasso più sgraziato alle amministrazioni pubbliche.

Il settore della progettazione ha invece bisogno, oltre che di risorse economiche, di stabilità del quadro normativo.

Una norma che afferma le libere professioni come  punto di riferimento irrinunciabile del nostro sistema economico; per la terzietà nei confronti degli interessi economici di impresa, per l’ elevato valore aggiunto delle prestazioni, le capacità di innovazione, le potenzialità di espansione e l’alto valore produttivo ed occupazionale.

In sintesi l’Architetto non può e non deve competere con le situazioni on-line che offrono certificazioni energetiche a prezzi stracciati

In questa situazione di stallo del mercato, non stupisce che architetti, ingegneri e costruttori siano disposti a lavorare gratis o in perdita pur di ottenere incarichi; a Torino il meccanismo del ribasso ha portato a sconti del 100%: è il caso di un’impresa di perforazione che ha offerto gratis alcuni servizi pur di aggiudicarsi l’appalto per la sistemazione del ponte sulla Dora” ( La Repubblica, 1 aprile 2010 )

 

IPOTESI DI FUTURO

In questo periodo di crisi fare delle previsioni  è molto azzardato, ma  in ogni caso occorre fare delle considerazioni.

Prima o poi ci sarà l’esigenza di  un “New Deal” europeo, politicamente spendibile nella pubblica opinione ed economicamente vantaggioso per i Ministri dell’Economia dell’Eurozona e per il settore interessato dall’architettura.

Sinteticamente individuiamo  quelle che per noi potrebbero essere dei potenziali ambiti di lavoro:

– Risparmio  energetico

– Infrastrutture urbane nodali e lineari

– Messa in sicurezza e valorizzazione del patrimonio immobiliare

Risparmio  energetico

Siamo in una fase cruciale, in una fase epocale che sarà determinante per lo stile e la qualità della vita nei prossimi decenni di questo secolo.

Oggi un europeo consuma mediamente 50.000 KWh. di energia,  500 volte di più di quello che è in grado di produrre. Senza energia l’uomo sarebbe costretto a ritornare ad una società arcaica; senza energia non funziona niente.

Risparmio energetico significa ridurre i consumi di energia necessaria per i nostri bisogni o le nostre attività e si può ottenere sia modificando le nostre abitudini, cercando di limitare gli sprechi, sia migliorando le tecnologie che sono in grado di trasformare e conservare l’energia perfezionando cosìl’efficienza energetica.

Il 40% dell’energia del fabbisogno in Europa finisce negli edifici, al secondo posto troviamo la mobilità il trasporto, al terzo posto troviamo l’industria.

Infatti è proprio la vetustà del patrimonio edilizio italiano che incide maggiormente  sul livello dei consumi energetici: oggi un’abitazione con trent’anni di età consuma in media 180-200 KWh/mq/anno mentre un edificio nuovo realizzato in classe C (che oggi è lo standard minimo nelle nuove costruzioni) consuma in media tra 30 e 50 KWh/mq/anno. Nel 2009 oltre il 35% dell’energia impiegata in Italia è stata consumata dagli edifici (riscaldamento, luce, acqua calda, ecc), per un volume pari a 46,9 milioni di tonnellate di petrolio.

Per cui non abbiamo scelta: dobbiamo arrivare a case a consumo zero e non abbiamo molti  anni a disposizione.

L’Architetto è una figura professionale che più si presta a questa sfida, abbandonando il modus operandi ingegneristico e seguendo quello architettonico, realizzando un’architettura bioclimatica a consumo zero, progettando le  geometrie delle forme, minimizzando gli impianti tecnologici e recuperando l’architettura tradizionale.

 Le Infrastrutture

Naturalmente la crisi del settore dell’edilizia è una preoccupazione costante dei nostri governati; da sempre considerato volano per l’economia a scapito  della sua sostenibilità ambientale o economica.

Scelte sbagliate, anche nel campo dell’edilizia  hanno portato l’Europa a confrontarsi con la più grande crisi economica del dopoguerra e nonostante ciò il Continente  necessita di infrastrutture nuove per acquisire competitività sui mercati internazionali.

Trasporti, reti telematiche e trasmissione di energia sono ancora  i punti deboli del Sistema Europa.

La crisi genera sempre cambiamento, soprattutto in fase di pianificazione; infatti  per reperire fondi in un contesto storico particolare in cui le casse statali sono prosciugate è emersa l’idea di creare degli strumenti finanziari ad hoc: i Project bond.

I project bond sono emissioni obbligazionarie finalizzate alla realizzazione di un progetto e soprattutto il loro “rimborso” dipende dai flussi finanziari che il progetto è in grado di assicurare. Si tratta di uno strumento particolarmente adatto a coinvolgere capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, soprattutto in una fase storica in cui le tradizionali fonti di finanziamento (i bilanci statali e il credito bancario) non sono in grado di assicurare le risorse necessarie. Secondo le stime gli investimenti attivabili in Italia dai project bond ammonterebbero a 10-15 miliardi.

Nuovo impulso verrà  dato nel campo della riqualificazione e la valorizzazione di aree urbane degradate e delle “Città fondate sull’automobile e sul consumo di suolo”, infatti le nuove strategie tenderanno a fermare il  consumo del suolo e a  sviluppare la riqualificazione edilizia, efficienza energetica, housing sociale, rilancio del trasporto pubblico locale”.

Dal Rapporto Censis-Ance dedicato a “Un Piano per le città”, il patrimonio edilizio esistente è “una grande risorsa oggi mal utilizzata che richiede un recupero di qualità e di funzionalità con particolare attenzione al risparmio energetico, al contenimento del consumo di suolo e alla necessità di dare risposta alla nuova domanda abitativa”. Lo studio evidenza lo sviluppo disordinato delle città italiane che hanno seguito un modello fondato sull’automobile e che ha determinato un ingente spreco di suolo.

Più semplice il discorso per i provvedimenti per l’edilizia che saranno sempre saranno di tipo fiscale: bonus ristrutturazioni e incentivi per la  riqualificazione energetica.

Messa in sicurezza e valorizzazione del patrimonio immobiliare

Lo stato italiano dispone di un fondo sovrano, forse il più consolidato del mondo; dispone di un patrimonio immobiliare alienabile di circa 300 di miliardi euro, per non parlare del patrimonio inalienabile, (il brand del Colosseo è stimato circa a 90 miliardi di euro).

Per fare qualche paragone il debito pubblico italiano è di 2000 miliardi di Euro, il valore del patrimonio immobiliare italiano, catastalmente stimato, si aggira intorno ai  6.335 miliardi di euro.

Il valore del brand dell’intero patrimonio artistico e culturale italiano è stato stimato dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza in oltre 600 miliardi di euro sulla base della conoscenza internazionale, dei flussi turistici (nazionali ed internazionali), del valore economico del territorio, dell’accessibilità multimodale.

Stiamo parlando del solo patrimonio messo a regime e valorizzato.

Infatti non è stato capitalizzato quello che non è conosciuto, quello che è nascosto  per esempio nei magazzini dei musei o tra i vicoli dei centri storici; per la sua manutenzione, gestione e valorizzazione è facile fare qualche calcolo molto grossolano, potrebbe impiegare a tempo pieno circa 100.000 lavoratori ”intellettuali”.

I recenti avvenimenti in Emilia Romagna hanno dimostrato come una debole scossa, classificata come “moderata”, basterebbe  a distruggere parte del  patrimonio edilizio italiano.

Esistono molte strozzature “culturali” e il bene immobiliare viene visto come qualcosa di eterno.

La gente è convinta che il cemento armato è millenario, ma è inconsapevole che abbisogna di una manutenzione periodica e costante; che lo stesso patrimonio potrebbe costare di meno se venisse  “curato” da un professionista.

L’ingente patrimonio residenziale dall’immediato dopoguerra sino ai primi anni ’80, oggi soggetto ad un degrado fisico e ad un’obsolescenza funzionale importanti, ha determinato negli ultimi anni una riflessione approfondita sulle strategie gestionali e sulle metodologie ed opportunità degli interventi di riqualificazione.

È possibile rilevare che ad oggi, in Italia così come in Europa, una rilevante percentuale degli edifici residenziali ha superato il limite di efficienza prestazionale in assenza di interventi, rendendo pertanto necessaria una ricognizione diffusa del deficit qualitativo del comparto abitativo.

Dei 59 milioni di abitazioni censite al Catasto, 10 milioni sono state realizzate tra il 1946 e il 1971; gli edifici con più di 40 anni di età arrivano al 50% nelle grandi città. Il 70% degli edifici residenziali ha infatti un’età superiore ai 30 anni, mentre il 35% supera i 50 anni di vita.

All’emergenza abitativa del secondo dopoguerra, principalmente dovuta ai fenomeni dell’inurbamento e della crescita demografica, è stata data una risposta di tipo prevalentemente quantitativo con una scarsa attenzione ai livelli di qualità globale delle costruzioni. Un patrimonio importante il cui recupero costituirà nel medio periodo una percentuale significativa delle attività nel settore edilizio, decisamente superiore agli interventi di nuova costruzione. La congiuntura economica in atto accentua tale tendenza e si ripercuote con forza sugli investimenti nelle costruzioni ed in particolare sul settore residenziale, facendo registrare nel 2011 oltre il 60% della produzione edilizia in interventi di riqualificazione.  Il recupero del costruito rappresenta dunque una sfida di ampia portata che coinvolge a diversi livelli tutti gli attori; la componente politica, la proprietà e l’utenza, i tecnici, la produzione edilizia e il credito.

In particolare la  proprietà e l’utenza devono essere in grado di valutare le opportunità di un miglioramento prestazionale del costruito, in termini di riduzione dei costi di gestione e di redditività degli investimenti, nonché di qualità della vita.

 

IMMAGINARSI

L’introduzione di nuove tecnologie ha sempre prodotto cambiamenti nella società; questo sembra chiaro. Il problema oggi è che, mentre le tecnologia ha avuto una rapida accelerazione, il cambiamento sociale non ha la stessa andatura. C’è una distanza crescente fra l’evoluzione tecnologica e quella sociale: è questo vuoto culturale che crea problemi.

Tecnologia, evoluzione sociale e aspetto umano dovrebbero essere in equilibrio.

Un equilibrio ormai capito dalle più avanzate aziende nel mondo.

<< Per esempio la Gore ha un fatturato di milioni di dollari ma mantiene un’atmosfera molto umana, familiare, in tutte le sue fabbriche. Ciascun edificio è occupato da non più di 200 persone, nessuno è più alto di sei piani. Le loro strutture hanno la misura giusta, tutto è a misura umana, in contrasto con le fabbriche da 5.000 o 10.000 persone del mondo industriale. Nell’era industriale la misura umana era stata rimossa, ora sta  ritornando. Nella sede della Microsoft (che loro chiamano campus) gli edifici sono meno alti degli alberi.>>

Le organizzazioni high tech creano un’atmosfera, un ambiente, creano il “luogo”, l’identità.

La tecnologia è parte integrale dell’evoluzione culturale ed è, naturalmente, il prodotto creativo della nostra immaginazione, dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni. Ma la scienza e la tecnologia non ci dicono qual è il senso della vita; così esaminiamo e ri–esaminiamo la natura della nostra umanità attraverso famiglia e comunità, religione e spiritualità, arti e letteratura – tutte cose che rientrano in ciò che viene chiamato dai “visionari”: High Touch.

Più tecnologia introduciamo nella nostra società, più le persone vogliono stare insieme. Al cinema, ai concerti, a fare la spesa, al ristorante, in ufficio.

Dopo l’invenzione della televisione, molti avevano previsto la morte delle sale cinematografiche. Non avevano capito che non si va al cinema solo per vedere un film, ma per piangere o ridere insieme a 200 altre persone.

<<High Tech è la teleconferenza, High Touch è la stretta di mano. High Tech è aggiornare gli impianti, High Touch è educare le persone. High Tech sono le  matematiche di  progetto, High Touch  sono  le emozioni  che un progetto procura.  Le risorse umane sono il fattore di successo nella concorrenza globale.>>

La definizione High Tech / High Touch può avere molti significati pratici. Per esempio High Tech vuol dire accelerare i tempi, spingere tutto verso l’immediato, il “tempo reale”;  High Touch significa avere tempo. High Tech è chiedere all’individuo di produrre di più in tempi più brevi; High Touch è dare valore al processo, consentire lo spazio per la scoperta.

Tutto questo si applica anche alle organizzazioni, nelle imprese private come nell’amministrazione pubblica.

Nel mondo di oggi, i cambiamenti sociali sono il risultato dei cambiamenti tecnologici. Il successo e la sopravvivenza nel prossimo millennio saranno determinati dalla nostra capacità di capire la relazione e l’interdipendenza fra le fondamentali esigenze ed emozioni umane e le possibilità pratiche aperte dalle nuove tecnologie. Il nostro successo nell’economia, nel governo e nelle relazioni umane dipenderà da quanto bene sapremo combinare gli elementi del bisogno umano di High Touch con un mondo High Tech.

Prima  la ricchezza di una nazione si misurava in base alle risorse naturali e al capitale. Poi si è dimostrato che un’economia può crescere anche senza risorse naturali; e oggi il capitale è una commodity globale. L’unico fattore rimasto di superiorità competitiva sono le risorse umane.

I migliori analisti americani vedono nella sintesi High-Tech/High-Touch la migliore strategia economica  per superare la crisi.

Vincono le aziende italiane che hanno  una produzione  “sartoriale” non seriale, il nostro “Made in Italy” non compete sull’Hi-Tech ma sul High-Touch vedi, la Ferrari, la Vespa e ora la Fiat 500 negli  USA.

L’esperto  dell’Hi Touch , sembra il ruolo disegnato su misura per l’architetto “tradizionalista”, una figura professionale che curi esclusivamente “l’ornato”, una figura professionale che porti il tocco,  nel design, nel restauro, nel progetto ; ovvietà per noi ma non per la “massa” e gli opinion leader, non ancora almeno.

E’ innegabile che stiamo lasciando l’era dell’informazione per approdare all’era dell’attenzione, della consapevolezza; una sorta di eco-sostenibilità dell’informazione di conseguenza un’ attenzione al progetto.

Un progetto che metabolizza  nuovi strumenti concettuali e pratici per affrontare il sovraccarico di tecnologia, di informazioni e la loro rapida obsolescenza (Information overload).

Gli architetti che sfideranno l’ingegnere nell’High Tech, nella specializzazione sono destinati a soccombere, un architetto che si specializza per forza di cose entra in concorrenza con l’ingegneria, con i laureati del nuovo corso universitario iperspecialistico  “esprit du temp”. Meglio curare le specialità.

L’architetto  dovrà certamente gestire  Hi Tech, o meglio Surfare  sulle tendenze , raccoglierne sempre il precipitante, “fare sintesi” “semplificare” “ottimizzare le conoscenze”,  ma dopo occorre sintetizzare il futuro con Hi Touch.

E il mondo cambierà quando troveremo sulla bacheca degli annunci :

“Wanted  Architect/designer/developer at High Touch”.

tratto da:

Michele Giuliani

Architetto. Manuale per l’esame di stato e per l’esercizio della professione  Aprile 2013

 

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Il futuro verificato

Gennaio 2104

Il Consiglio Nazionale degli Architetti scrive al Presidente Letta per richiamare l’attenzione sulla drammatica realtà degli studi professionali italiani. Nessun provvedimento è stato preso dal Governo per investire nella cultura tecnica e rilanciare lo sviluppo del settore edile che sta affondando. Non è più tempo di parole e di promesse; i centocinquantamila architetti italiani chiedono azioni concrete per tutelare il proprio presente e il futuro dei loro studi, delle loro famiglie del paese.

Febbraio 2014

Italia contro Standard & Poor’s: le agenzie di rating non hanno valutato il patrimonio artistico. 

 Troppi parenti architetti ci sono in giro in Italia

Marzo 2014

Architetti che piangono per la crisi in TV, a Milano.

Dalla capanna di Marc-Antoine Laugier, gli architetti in Italia vivono la crisi più nera.

Aprile 2014

 “Settantacinque posti disponibili e solo 35 partecipanti. E il calo di iscritti al test di ingegneria edile-architettura è già al suo secondo anno. Il fronte università non è l’unico del settore edile con il segno «meno»: cala il numero di iscritti al corso geometri (solo 71 al Volta di Pavia) e la «massa salari» registrata dalla cassa edile è al meno 8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Cinque anni di numeri negativi», dicono dal settore.” (cit.)

Settembre 2014

Incontrando il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il vicepresidente della Banca europea degli investimenti Dario Scannapieco ha proposto di finanziare una serie di grandi opere italiane attraverso i project bond.

 

Notes

Il sistema di ‘additive manifacturing’ è in grado di realizzare elementi strutturali in acciaio per costruzioni complesse.

L’ Accademia Di Architettura Mendrisio è diventata il laboratorio di un ambizioso programma pedagogico: formare una nuova figura di architetto generalista in grado di esercitare un ampio controllo che riporti l’uomo al centro degli interessi progettuali.

 

Maggio 2015 : l’archi-cocontest 2.0

 

Un tizio,  Daniel Ballen, uno che si gongola su “quel sito”, un tipo che ha acquistato un loft di  1.300 piedi quadrati nel centro di Manhattan, uno che  ci  coinvolge  nel suo post-orgasmico:  “È stato fantastico, ho ricevuto 25 progetti per soli 500 dollari.” 

Un vero sfigato,  uno che non ha nemmeno  un profilo su FB, sicuramente non ha  un parente architetto,  un vero pezzente  ( nel senso dispregiativo del termine,  ovviamente), perdonateci  del volgare insulto,  ma come si può definire uno che spende milioni di dollari per un loft a Manhattan , e poi si piange addosso qualche migliaio di dollari  per un  Cool-hunter. Potrebbe mai avere una storia con Carrie?  Ma nemmeno se trovasse in giro ubriaca  Samantha. Sto parlando di Sex and City e delle nuove tendenze di NY. Ma forse anche di qualche tecnica di AdV.

Ma è davvero la  morte dell’architettura con Cocontest? Assolutamente no, Cocontest non potrebbe essere peggio di Groupon.

Cocontest, non è un’idea nuova,  è un’idea mutuata   da una miriade di siti “contest” di  design o di loghi  , ormai in voga da un decennio tra i grafici di mezzo mondo, che sono di una noia mortale e molto omologati al ribasso.

Ritornando alla domanda sulla morte, dell’architettura..forse si o forse no, probabilmente  morirà prima la Start-Up, come è morta Casa Viva che offriva a 50.000 lire il progetto di un appartamento.

In ogni caso non auguriamo la morte di nessuno, ma forti dell’esperienza decennale tra questi contest, possiamo dire che diventerà il santuario dei copia e incolla.

Per adesso l’idea ha una decina di bug e una Vision un po cosi, e sopratutto i progetti,  sinceramente sono molto brutti,  già  contiene tra i partecipanti i germi dello scazzo, quindi meglio affidarsi ai consulenti gratuiti dell’IKEA  o ad un “interior designer offline”, che produce decine di progetti e lo paghi  raramente.

Interessante invece è il dibattito che si aperto con l’ interrogazione parlamentare, tra i sorridenti  innovatori  e i reazionari che evocano nuove forme di schiavitù .

Un dibattito sull’architetto 2.0, sulle   nuove forme di rapporto committenza-architetto,  sull’utilizzo della rete, sulle nuove forme di marketing, sulla tariffa libera, sul futuro dell’architettura,  sul  sentirsi  innovatori, di essere 2.0.

Cocontest lo consigliamo  vivamente per i neo-architetti,  per farsi le ossa, per entrare  subito nel “progetto”,  come una sorta di  palestra, progettuale,  senza nessuna   responsabilità nei confronti della committenza, vero che il Daniel Ballen vi prenderà  per il sedere, ma  nemmeno vi potrà contestare alcunché  se avete fatto qualche cavolata, come spesso succede, per chi sta alle prime armi.

Sinceramente non è questa è la start up, che ridurrà in schiavitù il popolo degli architetti , ma di quel geniaccio che metterà su un’altra start-up per monopolizzare il montepremi di Cocontest o altre  situazioni simili,  colui che recluterà economicamente,  uno squadrone  di giovani neolaureati di architettura, ma anche no,  magari, se è proprio un genio, eviterà  di farli perdere tempo con i  render, tanto ci sono i siti dei giovani architetti indiani o cinesi, davvero molto bravi, dove saccheggiare i loro portfolio.

Purtroppo non ci sarà nessun genio italico a mettere su quell’altra start-up,    il contest verrà vinto dalle società di  Architectural Rendering Services indiane o cinesi, e forse abbiamo già il vincitore,  la cinese  The Great Wall , dove anche il nome è tutto un programma.

Benvenuti nel 3.0.

 Notes 

Se non trovate più Daniel, lo potete sempre trovare con la ricerca OSINT.

Smart City 

Il concetto  di Smart viene sostituito da Responsive, una città monitorata costantemente, in grado di  risolvere i problemi reali e a fornire i servizi essenziali ottimizzando le risorse.

 

tratto da:

Michele Giuliani

Architetto. Manuale per l’esame di stato e per l’esercizio della professione

e sviluppato dall’ autore.

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Bibliografia ragionata

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Professione: architetto di Geoffrey Makstutis

La professione dell’architetto così come la concepiamo adesso nasce nel diciassettesimo secolo, ma le testimonianze di progetti scritti e schizzi risalgono addirittura al sesto o settimo secolo avanti Cristo. Questo libro si rivolge appunto a coloro che vogliono intraprendere la carriera di architetto. A parte il curriculum studiorum ovviamente indispensabile ci sono molti altri aspetti che vanno esplorati e conosciuti. In sette capitoli Professione architetto vi aiuta in questo viaggio di esplorazione, considerando gli aspetti pratici e i possibili sviluppi della vostra carriera. Il primo capitolo affronta il percorso storico di questa professioni e come si è evoluta nel tempo. Il secondo esplora i diversi percorsi formativi. Il terzo analizza il rapporto con il cliente e la costruzione del progetto e dei suoi costi. Il quarto definisce la nascita del progetto e i diversi elementi che vanno presi in considerazione. Il quinto approfondisce i diversi step di creazione del progetto. Il sesto delinea le diverse figure che vengono a contatto con l’architetto e le diverse competenze. Infine, il settimo affronta le possibili evoluzioni e sviluppi della professione.

 

“I profili e gli scenari della professione di architetto” di Matilde Fornari , Cecilia Pascucci

L’indagine “I profili e gli scenari della professione di architetto” non si è limitata ad assumere e porre a confronto dati statistici rilevati da molteplici fonti ma ha tracciato i profili della professione ripercorrendo anche storicamente la sua evoluzione dai primi degli anni ’70 ad oggi.

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La Professione di Architetto in Europa nel 2012

La Professione di Architetto in Europa nel 2012

Uno studio di settore commissionato dal Consiglio degli Architetti d’Europa

Per scaricare  tutto il documento clicca qui (23,8 Mo)

Per scaricare al capitolo: Clicca sul titolo sottostante

CAPITOLO 1:     Architetti in Europa (3,3 Mo)

CAPITOLO 2:     Architettura: Il mercato (2,9 Mo)

CAPITOLO 3:     Architettura: La pratica (2,1 Mo)

CAPITOLO 4:     Architetti: L’individuo (3,8 Mo)

PARTE 2 :             SCHEDE PAESE (9,7 Mo)

fonte: http://www.ace-cae.eu/

#06_Commissione Europea # Linee Guida Vas e Via

#06_Commissione Europea # Linee Guida Vas e Via

La Commissione Europea ha predisposto le Linee Guida per l’integrazione dei temi “Cambiamenti climatici” e “Biodiversità” nella Valutazione Ambientale Strategica e nella Valutazione di Impatto Ambientale.
Le Linee Guida rappresentano un documento di indirizzo per gli Stati Membri e per tutti i soggetti coinvolti nei processi di valutazione ambientale e forniscono criteri e metodologie per affrontare le nuove sfide ambientali che, nel caso della VIA, sono previste come nuovi temi nella proposta di modifica della direttiva VIA attualmente in corso di discussione al Consiglio Europeo. Le Linee Guida verranno illustrate agli Stati membri dalla Commissione Europea nel corso della riunione del Gruppo di esperti nazionali VIA-VAS che si terrà a Dublino il 18-19 aprile 2013.

La valutazione ambientale è una procedura che garantisce che le conseguenze ambientali delle decisioni siano prese in considerazione prima che le decisioni vengono prese. La valutazione ambientale può essere intrapresa per i singoli progetti, come ad esempio una diga, autostrada, aeroporto o in fabbrica, sulla base della direttiva 2011/92/UE (noto come ‘valutazione di impatto ambientale’ – Direttiva VIA) o per piani o programmi sul pubblico base della direttiva 2001/42/CE (nota come ‘valutazione ambientale strategica’ – direttiva VAS). Il principio comune di entrambe le direttive è garantire che piani, programmi e progetti che possono avere effetti significativi sull’ambiente, formino oggetto di una valutazione ambientale, prima della loro approvazione o autorizzazione. La consultazione del pubblico è un elemento chiave delle procedure di valutazione ambientale.

Le direttive in materia di valutazione ambientale mirano a fornire un elevato livello di protezione dell’ambiente e di contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali nella preparazione di progetti, piani e programmi al fine di ridurre il loro impatto ambientale. Essi assicurano la partecipazione del pubblico al processo decisionale e, quindi, rafforzare la qualità delle decisioni. I progetti ei programmi cofinanziati dalla UE (coesione, agricola e della pesca) devono rispettare le direttive VIA e VAS di ricevere l’approvazione per l’assistenza finanziaria. Quindi le direttive in materia di valutazione ambientale sono strumenti fondamentali per lo sviluppo sostenibile.

Guida alla integrazione del cambiamento climatico e biodiversità in valutazione di impatto ambientale

EIA Guidance

Guida alla integrazione del cambiamento climatico e biodiversità in Valutazione Ambientale Strategica

SEA Guidance

Approfondimenti

http://ec.europa.eu/environment/eia/home.htm

#10_Il rapporto 2013 sulla professione di Architetto

#10_Il rapporto 2013 sulla professione di Architetto

Il Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C ha pubblicato il Rapporto 2013 sulla professione di Architetto realizzato dal Cresme e dal Centro studi del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC .

I temi affrontati spaziano dalla congiuntura economica alla condizione lavorativa e professionale degli architetti con un approfondimento sulla situazione dei più giovani, passando per la questione dell’internazionalizzazione .

Il Rapporto si pone l’obbiettivo di ricostruire lo stato attuale e l’evoluzione della professione anche attraverso la presentazione e l’analisi delle statistiche demografiche fornite al Consiglio Nazionale dai singoli ordini provinciali, la collezione e lo studio delle statistiche sui redditi e sui volumi d’affari (Inarcassa e Agenzia delle entrate), delle statistiche universitarie e delle abilitazioni professionale (fonte MIUR), delle statistiche sull’inserimento occupazionale dei neolaureati (Almalaurea); il tutto in un’ottica di comparazione sia Internazionale (attraverso l’indagine condotta dal Consiglio Europeo degli Architetti nel 2012) che nazionale (nel confronto con le altre categorie professionali).

Nel complesso la combinazione di crisi economica e inversione del ciclo edilizio ha comportato dal 2006 al 2012 la perdita di quasi un terzo del reddito professionale annuo, tanto che nel 2012 il reddito medio potrebbe essere sceso a poco più di 20 mila euro, contemporaneamente, il mercato potenziale degli architetti nelle costruzioni, ovvero la quota degli investimenti in costruzioni facente riferimento ai soli servizi di progettazione, si è quasi dimezzato.

Il Rapporto 2013 professione Architetto

#12_Semplificazioni per l’edilizia _DL 21/6/2013 N. 69

#12_Semplificazioni per l’edilizia _DL 21/6/2013 N. 69

La misure relative a questo aspetto contenute nel Decreto del Fare sono riportate nell’art. 30 che è intitolato proprio Semplificazioni in materia di edilizia.

L’importante novità introdotta consiste nell’estensione del concetto di ristrutturazione edilizia agli interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici con sagoma differente da quelli preesistenti. In pratica, se si demolisce e ricostruisce un fabbricato anche con sagoma diversa, ma con la stessa volumetria, questo non sarà considerato più un intervento di edilizia pesante e pertanto non sarà più necessario richiedere il Permesso di Costruire, ma sarà sufficiente presentare una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA).

Altra novità riguarda il Certificato di Agibilità, che potrà essere richiesto anche per una singola unità immobiliare o porzione di immobile, purchè esse siano ultimate e funzionanti autonomamente e siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria.

Per quanto concerne, invece, le misure allo studio per il Permesso di Costruire, si parla di ridurre i tempi per ottenerlo anche nei comuni con più di 100.000 abitanti, salvo particolari complessità dell’opera. Secondo la normativa vigente, infatti, i termini di tempo necessari per definire l’istruttoria si raddoppiano sia nel caso di progetti di particolare complessità, che nel caso di interventi in comuni con più di 100.000 abitanti, qualunque ne sia l’entità.

Sempre relativamente al Permesso di Costruire il disegno di legge dovrebbe snellire la procedura necessaria per richiedere una variante in corso d’opera. Se la variante non introduce modifiche sostanziali al progetto approvato, essa potrà essere presentata utilizzando anche in questo caso lo strumento della SCIA. 

Presupposto essenziale è che le modifiche siano fatte nel rispetto delle norme urbanistico – edilizie esistenti e che, nel caso sia necessario un preventivo atto di assenso in materia paesaggistica ed ambientale, questo sia stato acquisito. Allo stesso modo, sarà necessario aver acquisito tutte le necessarie ed eventuali autorizzazioni relative alle norme antisismiche, di sicurezza, di prevenzione incendi, igienico – sanitarie e relative all’efficienza energetica.

In virtù di questo nuovo strumento, le varianti in corso d’opera non necessiteranno più della sospensione dei lavori.

fonte: arch. Carmen Granata  da lavorincasa.it

G.U. 21/6/2013 n. 144

 art.30

TITOLO II – SEMPLIFICAZIONI

CAPO I – MISURE PER LA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA

Semplificazioni in materia edilizia

1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 22, comma 6, del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, al medesimo decreto sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 3, comma 1, lettera d), ultimo periodo, le parole:«e sagoma» sono soppresse e dopo la parola “antisismica” sono aggiunte le seguenti: «nonche’ quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purche’ sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente.»;

b)all’articolo 6, al comma 4, al primo periodo, le parole da «dichiara preliminarmente» a «e che» sono soppresse;

c) all’articolo 10, comma 1, lettera c) le parole: “della sagoma,” sono soppresse; dopo le parole «comportino mutamenti della destinazione d’uso» sono aggiunte le seguenti: «, nonche’ gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni».

d) all’articolo 20 sono apportate le seguenti modificazioni:

1) il comma 8, e’ sostituito dal seguente: “8. Decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, per i quali si applicano le disposizioni di cui al comma 9.”;

2) il comma 9 e’ sostituito dal seguente:

«9. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto a vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, il termine di cui al comma 6 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso, il procedimento e’ concluso con l’adozione di un provvedimento espresso e si applica quanto previsto dall’articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. In caso di diniego dell’atto di assenso, eventualmente acquisito in conferenza di servizi, decorso il temine per l’adozione del provvedimento finale, la domanda di rilascio del permesso di costruire si intende respinta. Il responsabile del procedimento trasmette al richiedente il provvedimento di diniego dell’atto di assenso entro cinque giorni dalla data in cui e’ acquisito agli atti, con le indicazioni di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni. Per gli immobili sottoposti a vincolo paesaggistico, resta fermo quanto previsto dall’articolo 146, comma 9, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni.»;

3) il comma 10 e’ abrogato;

e) all’articolo 22, comma 2, dopo le parole: «non alterano la sagoma dell’edificio» sono aggiunte le seguenti: « qualora sottoposto a vincolo ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni,»;”;

f) dopo l’articolo 23, e’ aggiunto il seguente:

«Art. 23-bis. (Autorizzazioni preliminari alla segnalazione certificata di inizio attivita’ e alla comunicazione dell’inizio dei lavori) – 1. Nei casi in cui si applica la disciplina della segnalazione certificata di inizio attivita’ di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, prima della presentazione della segnalazione, l’interessato puo’ richiedere allo sportello unico di provvedere all’acquisizione di tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari per l’intervento edilizio, o presentare istanza di acquisizione dei medesimi atti di assenso contestualmente alla segnalazione. Lo sportello unico comunica tempestivamente all’interessato l’avvenuta acquisizione degli atti di assenso. Se tali atti non vengono acquisiti entro il termine di cui all’articolo 20, comma 3, si applica quanto previsto dal comma 5-bis del medesimo articolo.

2. In caso di presentazione contestuale della segnalazione certificata di inizio attivita’ e dell’istanza di acquisizione di tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari per l’intervento edilizio, l’interessato puo’ dare inizio ai lavori solo dopo la comunicazione da parte dello sportello unico dell’avvenuta acquisizione dei medesimi atti di assenso o dell’esito positivo della conferenza di servizi.

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 , si applicano anche alla comunicazione dell’inizio dei lavori di cui all’articolo 6, comma 2, qualora siano necessari atti di assenso, comunque denominati, per la realizzazione dell’intervento edilizio.

4. All’interno delle zone omogenee A di cui al decreto ministeriale

2 aprile 1968, n. 1444 e in quelle equipollenti secondo l’eventuale diversa denominazione adottata dalle leggi regionali, per gli interventi o le varianti a permessi di costruire ai quali e’ applicabile la segnalazione certificata d’inizio attivita’ comportanti modifiche della sagoma rispetto all’edificio preesistente o gia’ assentito, i lavori non possono in ogni caso avere inizio prima che siano decorsi venti giorni dalla data di presentazione della segnalazione.»;

g) all’articolo 24, dopo il comma 4 sono aggiunti i seguenti:

«4-bis. Il certificato di agibilita’ puo’ essere richiesto anche:

a) per singoli edifici o singole porzioni della costruzione, purche’ funzionalmente autonomi, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all’intero intervento edilizio e siano state completate le parti comuni relative al singolo edificio o singola porzione della costruzione;

b) per singole unita’ immobiliari, purche’ siano completati le opere strutturali, gli impianti, le parti comuni e le opere di urbanizzazione primarie ultimate o dichiarate funzionali rispetto all’edificio oggetto di agibilita’ parziale.

4-ter. Nei casi di rilascio del certificato di agibilita’ parziale di cui al comma 4 bis, prima della scadenza del termine entro il quale l’opera deve essere completata ai sensi degli articoli 15, comma 2, e 23, comma 2, lo stesso e’ prorogato per una sola volta di tre armi. Salvo diversa indicazione delle leggi regionali, non si applicano le disposizioni dell’articolo 25, comma 5-bis.»;

h) all’articolo 25, dopo il comma 5, sono aggiunti i seguenti:

«5-bis. Ove l’interessato non proponga domanda ai sensi del comma 1, fermo restando l’obbligo di presentazione della documentazione di cui al comma 3, lettere a), b) e d), e all’articolo 5, comma 3, lettera a), presenta la dichiarazione del direttore dei lavori o, qualora non nominato, di un professionista abilitato, con la quale si attesta la conformita’ dell’opera al progetto presentato e la sua agibilita’, corredata dalla seguente documentazione:

a) richiesta di accatastamento dell’edificio che lo sportello unico provvede a trasmettere al catasto; b) dichiarazione dell’impresa installatrice che attesta la conformita’ degli impianti installati negli edifici alle condizioni di sicurezza, igiene, salubrita’, risparmio energetico valutate secondo la normativa vigente.

5-ter. Le Regioni a statuto ordinario disciplinano con legge le modalita’ per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 5-bis e per l’effettuazione dei controlli.».

2. All’articolo 9, comma 5, della legge 24 marzo 1989, n. 122, e successive modificazioni, dopo il primo periodo e’ inserito il seguente: «La disposizione di cui al primo periodo si applica anche in caso di trasferimento del solo vincolo di pertinenzialita’ dei parcheggi realizzati ai sensi del comma 1.».

3. Ferma restando la diversa disciplina regionale, previa comunicazione del soggetto interessato, sono prorogati di due anni i termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui all’articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica del 6 giugno 2001, n. 380, come indicati nei titoli abilitativi rilasciati o comunque formatisi antecedentemente all’entrata in vigore del presente decreto.

4. La disposizione di cui al comma 3 si applica anche alle denunce di inizio attivita’ e alle segnalazioni certificate di inizio attivita’ presentate entro lo stesso termine.

5. Dall’attuazione dei commi 3 e 4 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

6. Le disposizioni del presente articolo si applicano dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Promemoria

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 6 giugno 2001, n. 380

Art. 3 (L) Definizioni degli interventi edilizi (legge 5 agosto 1978, n. 457, art. 31)

1. Ai fini del presente testo unico si intendono per: a) “interventi di manutenzione ordinaria”, gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti; b) “interventi di manutenzione straordinaria”, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonche’ per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unita’ immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso; c) “interventi di restauro e di risanamento conservativo”, gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalita’ mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio; d) “interventi di ristrutturazione edilizia”, gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, quanto asagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali, a quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica, nonche’ quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purche’ sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente. e) “interventi di nuova costruzione”, quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti. Sono comunque da considerarsi tali: e.1) la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero l’ampliamento di quelli esistenti all’esterno della sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi pertinenziali, quanto previsto alla lettera e.6); e.2) gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal comune; e.3) la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato; e.4) l’installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione; e.5) l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee; e.6) gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell’edificio principale; e.7) la realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attivita’ produttive all’aperto ove comportino l’esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato; f) gli “interventi di ristrutturazione urbanistica”, quelli rivolti a sostituire l’esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.

2. Le definizioni di cui al comma 1 prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi. Resta ferma la definizione di restauro prevista dall’articolo 34 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

#13_Contratti tipo per la professione dell’architetto

#13_Contratti tipo per la professione dell’architetto

Il Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C. per far fronte alle nuove  necessità, ha pubblicato dei modelli di contratto, che si configurano come esempi per fornire delle linee guida al professionista a cui serve stipulare un contratto.

La Riforma delle Professioni ha previsto l’obbligo del preventivo e suggerisce anche la necessità del contratto, ora inserita nelle Norme Deontologiche per sancire, in via definitiva, che un corretto rapporto di lavoro tra Cliente e Professionista, così come tra Professionista e Professionista, passa dall’aver sottoscritto e condiviso regole chiare nel rapporto di lavoro.
Ogni iscritto potrà liberamente scegliere il modello di contratto che preferisce: gli esempi seguenti sono solo linee guida utili ma non esaustive.
In tal senso si precisa che gli esempi di contratto professionale di seguito riportati sono redatti a mero scopo indicativo e di supporto e non costituiscono opinioni ed atti di indirizzo del Consiglio Nazionale e della Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti P.P.C.
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I presenti “contratti tipo” sono una raccolta di esempi utilizzabili, modificabili e personalizzabili, utili all’attività professionale.

fonte:

http://www.awn.it/

www.lavoripubblici.it

#14_Architetto.L’ordine professionale

#14_Architetto.L’ordine professionale

Occorre sempre interessarsi dell’ordine degli architetti, la tua istituzione professionale, per diversi motivi,  anche per impedire che i  meno adeguati vadano  in giro a rappresentare la tua professione, visto  che in una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza  o  meglio ancora evitare  di far poltroneggiare  coloro che considerano l’ordine come l’ufficio commerciale del proprio studio (o rete di studi, se le elezioni avvengono in cordata)  o ancora peggio ancora  farsi promozione con i soldi delle quote associative.

Con il  tuo interessamento troverà giovamento la tua professione e l’ordine in generale,

L’Ordine molte volte è percepito dai tuoi colleghi come luogo di mercimonio e  dal popolo italico come una emanazione del KGB, un’istituzione che impedisce il rinnovamento, il progresso, la felicità dell’Italia,

Queste convinzioni di solito sono supportate dalla stampa di mezzo mondo e da quella nostrana.

Per partecipare da casa  alla vita dell’ordine, basta una connessione e trovare  su Facebook  il gruppo, la pagina o l’account del tuo ordine di riferimento, in maniera più o meno ufficiale, comunque sono occasioni di confronto, di informarsi  e inevitabilmente di insultarsi, però siccome siamo colleghi architetti, la prima regola è di preporre  all’insulto sempre  il “Gentile Collega”, comunque ricordiamoci della netiquette e sopratutto del codice deontologico anche se siamo su FB.

Dopo aver conosciuto l’ordine su Fb occorre incontralo. Vi chiederete  come si fa? Sinceramente questo passaggio non è chiaro, questo dipende dal vostro ordine provinciale, dal suo grado di appeal o dalla volontà di coinvolgervi..nelle decisioni.

Altra considerazione intorno alla professione, non tutti sanno, che il tuo nome verrà depositato al Ministero dell Giustizia_Ufficio professione, affinché tu sia facilmente rintracciabile, perché il timbro che ti verrà dato può essere usato per compiere illeciti, civili e penali,  si  spiega la ragione sostanziale  dell’esame di stato e dell’istituzione di un ordine.

Effettivamente l’architetto può commettere  di tutto con quel timbro, da reati contro il patrimonio,  a reati contro l’ambiente fino ad arrivare a omicidi e stragi.

Quindi il ruolo dell’architetto, oggi marginalizzato dalla classe politica, dal popolo e da confindustria,  è gravoso di responsabilità, alla pari di un pubblico ufficiale .

In alcune nazioni esiste il Ministero dell’Architettura proprio per sottolinearne  il ruolo di soggetto pubblico.

disclaimer: Il  presente post è frutto di fantasia e non intende avere  in alcun modo una valenza scientifica, seguire le indicazioni prescritte dal tuo ordine provinciale  o dal sito ufficiale del Consiglio Nazionale degli Architetti

 

Quadro Normativo

“Regolamento per il riordino del sistema elettorale e della composizione degli organi di ordini professionali”

Data Legge: : 8 luglio 2005  Pubblicata su: G.U. n. 198  Data Pubblicazione: 26 agosto 2005  Numero normativa: 169 

“Decreto ministeriale per la determinazione dei corrispettivi per le attività previste dall’art. 17, comma 14 bis, l. 11 febbraio 1994, n. 109 e successive modifiche e integrazioni”

Data Legge: 4 aprile 2001  Oggetto: Aggiornamento degli onorari spettanti agli ingegneri e agli architetti  Pubblicata su: G.U. n. 96  Data Pubblicazione: 26 aprile 2001  Numero normativa:

“Norme sui consigli degli ordini e collegi e sui consigli nazionali professionali”

Data Legge: 23 novembre 1944  Pubblicata su: G.U. n. 98  Data Pubblicazione: 23 dicembre 1944  Numero normativa: 382

“Norme sulla obbligatorieta’ della iscrizione negli albi professionali e sulle funzioni relative alla custodia degli albi”

Data Legge: 25 aprile 1938  Pubblicata su: G.U. n. 152  Data Pubblicazione: 7 luglio 1938  Numero normativa: 897

“Norme di coordinamento della legge e del regolamento sulle professioni di ingegnere e di architetto con la legge sui rapporti collettivi del lavoro, per ciò che riflette la tenuta dell’albo e la disciplina degli iscritti”

Data Legge: 27 ottobre 1927  Pubblicata su: G.U. n 277  Data Pubblicazione: 30 novembre 1927  Numero normativa: 2145

“Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto con le modifiche introdotte dalla legge 109/94.”

Data Legge: 23 ottobre 1925  Pubblicata su: Gazz. Uff. n. 37  Data Pubblicazione: 15 febbraio 1926  Numero normativa: 2537 

“Tutela del titolo e dell’esercizio professionale degli Ingegneri e degli architetti”

Data Legge: 24 giugno 1923  Pubblicata su: Gazz. Uff. n. 167  Data Pubblicazione: 17 luglio 1923  Numero normativa: 1395 
#15_Legge 10/2013. Norme per  lo sviluppo degli  spazi verdi urbani

#15_Legge 10/2013. Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani

Il 16 febbraio 2013 è entrata in vigore la legge nazionale 10/2013: “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, affinché il prossimo sviluppo dei contesti urbani avvenga in accordo con i princìpi del protocollo di Kyoto, in modo sostenibile, rispettoso dell’ambiente e dei cittadini e nella piena consapevolezza e conoscenza del proprio patrimonio verde. L’importante ruolo che gli alberi, in particolar modo, rivestono nel controllo delle emissioni, nella protezione del suolo, nel miglioramento della qualità dell’aria, del microclima e della vivibilità delle città, rende strategica per qualsiasi amministrazione comunale la conoscenza  dettagliata del proprio patrimonio arboreo.

La legge 10/2013 prevede che:

  • tutti i comuni sopra i 15.000 abitanti si dotino di un catasto degli alberi,
  • per ogni bambino nato o adottato nei comuni sopra ai 15.000 abitanti venga piantato un nuovo albero dedicato
  • i dati dell’albero dedicato vengano comunicati ai genitori del bambino
  • gli amministratori del comune producano un bilancio del verde a fine mandato, che dimostri l’impatto dell’amministrazione sul verde pubblico (numero di alberi piantumati ed abbattuti, consistenza e stato delle aree verdi, ecc.)

Leggi su Gazzetta ufficiale

#16_Conoscere l’iter progettuale  e amministrativo di un progetto architettonico

#16_Conoscere l’iter progettuale e amministrativo di un progetto architettonico

L’iter progettuale  e amministrativo di un progetto architettonico

LA DOCUMENTAZIONE DI BASE
Quando un cliente si rivolge ad un professionista spesso si trova a dover descrivere una proprietà immobiliare che quasi sempre possiede una storia complessa sia sotto il profilo tecnico-edilizio (caratteristiche fisiche ed impiantistiche del manufatto), sia sotto il profilo amministrativo (atti di compravendita, pratiche edilizie, pratiche catastali).

Per consentire un dialogo più facile e costruttivo è consigliabile presentarsi al professionista muniti almeno di quella documentazione di base di cui la maggior parte degli immobili sono dotati: atto di acquisto, documentazione catastale, copia di eventuali pratiche per progetti edilizi o impiantistici già depositati in passato presso uffici pubblici.

Questa piccola attenzione consentirà al professionista di effettuare una analisi della situazione più rapida ed efficace e potrebbe consentire una riduzione di tempi e costi per il cliente; Infatti, effettuare ricerche ed ottenere copie di documentazioni inerenti il vostro fabbricato dagli archivi pubblici è oneroso e richiede molto tempo.

 IL TEMPO PER VALUTARE LA PRESTAZIONE RICHIESTA
Per quanto un cliente possa presentarsi ad un professionista con una buona documentazione di base del proprio immobile, spesso il tipo di prestazione richiesta può comunque necessitare di ulteriori ricerche e approfondimenti di indagine, sia presso Archivi Pubblici che presso gli Uffici Tecnici Comunali.

Ciò può comportare per il cliente un tempo di attesa prima di stabilire la fattibilità o la convenienza economica di un intervento desiderato, ma sicuramente consentirà ad entrambi una migliore e più attendibile valutazione delle prestazioni professionali necessarie e del relativo costo.

FORMALIZZARE L’INCARICO PROFESSIONALE
Dopo aver effettuato tutte le valutazioni preliminari sulla base della documentazione posseduta, di quella reperita, nonché dei sopralluoghi e degli approfondimenti effettuati presso gli Uffici Tecnici Comunali è senz’altro possibile per il professionista redigere un elenco delle prestazioni necessarie a svolgere l’incarico affidato e la stima dell’onorario corrispondente; Il documento contenente tali considerazioni può essere prodotto e firmato in duplice copia a tutela e garanzia per entrambe le parti contraenti l’accordo.

IL RILIEVO DEI LUOGHI
Spesso l’espletamento dell’incarico può richiedere il rilievo metrico e strumentale dei luoghi oggetto di intervento. Anche nel caso di un semplice e piccolo appartamento tale operazione, se condotta con scrupolo dal professionista, può richiedere alcune ore per più giorni, durante le quali il committente dovrà facilitare e consentire il libero accesso a tutte le parti del fabbricato.

IL PROGETTO DI MASSIMA
Il risultato del rilievo dei luoghi e delle prime elaborazioni progettuali finalizzate ad ottemperare alle richieste della committenza si evidenzia mediante la redazione dei primi disegni di progetto.

Spesso è necessario effettuare una serie di incontri tra il committente e il professionista al fine di perfezionare il progetto di massima e avvicinarlo alle aspettative del cliente.

LA SCELTA CONDIVISA DEL PROGETTO DEFINITIVO
La selezione ponderata e condivisa tra il progettista e il committente delle diverse opzioni progettuali è l’unico modo per arrivare alla scelta di un progetto definitivo, accettato dal cliente sia negli aspetti più strettamente architettonici che in quelli relativi ai tempi, ai modi e ai costi necessari per essere realizzato.

IL DEPOSITO DEL PROGETTO AMMINISTRATIVO
La scelta di un progetto definitivo non è che il primo indispensabile passo di un iter più lungo.

Infatti, molto spesso, gli interventi desiderati richiedono il deposito di una corrispondente documentazione amministrativa presso alcuni uffici pubblici e, talvolta, è necessario ottenere pareri, nulla osta, permessi o autorizzazioni da specifiche amministrazioni preposte che richiedono tempi tecnici spesso diversi; Sarà cura del professionista, di volta in volta, informare la propria committenza circa i tempi medi richiesti nei diversi casi.

IL PROGETTO ESECUTIVO (elaborati grafici, computo metrico, contratto di appalto)
Il tempo che intercorre tra la scelta di un progetto definitivo con il deposito della relativa pratica amministrativa presso gli uffici competenti e la data presunta in cui sarà possibile e legittimo iniziare le lavorazioni necessarie, è un periodo utile alla redazione di ulteriore documentazione spesso indispensabile ai fini di una corretta conduzione delle lavorazioni nonché della relativa valutazione e controllo dei costi.

Tale documentazione, che la committenza ha il diritto di esigere, a tutela particolarmente dei propri interessi economici, è di fondamentale importanza e costituita almeno dai seguenti elaborati:

– Disegni di dettaglio degli interventi progettati completi di misure e descrizioni delle lavorazioni necessarie.
– Elenco e descrizione delle lavorazioni e dei materiali necessari con indicazione delle quantità approssimativamente previste.
– Bozza di contratto tra il committente e l’impresa esecutrice delle lavorazioni contenente le garanzie, le modalità, i tempi e i costi con cui si stabilisce di realizzare gli interventi progettati.

L’APPALTO DEI LAVORI
I documenti di base che compongono il Progetto Esecutivo (elaborati grafici, computo metrico, contratto di appalto) costituiscono il supporto indispensabile per chiedere i preventivi alle ditte che aspirano a realizzare le opere progettate per conto della committenza.

E’ consigliabile, nell’interesse del cliente, fornire contemporaneamente identica documentazione ad almeno 3 ditte diverse indicando un tempo massimo oltre il quale debbano comunicare l’eventuale accettazione delle condizioni proposte nel contratto e il prezzo offerto per l’esecuzione delle opere progettate.

Si coglie l’occasione per rammentare che non è pratica corretta quella di chiedere una offerta ad una ditta come strumento per ottenere successivamente un ribasso di tale prezzo da una ditta diversa; anche se apparentemente si potrà pensare di avere raggiunto un prezzo migliore, probabilmente si otterrà anche una qualità inferiore delle lavorazioni più occulte.

La scelta della ditta deve essere effettuata mediante una valutazione ponderata tra le diverse offerte di prezzo, le variazioni proposte dalle ditte alle clausole della bozza di contratto di appalto e la capacità di comprensione dei disegni esecutivi.

LA COMUNICAZIONE DI INIZIO DEI LAVORI
Dopo aver scelto l’impresa appaltatrice dei lavori e dopo aver ottenuto dalle amministrazioni competenti le eventuali necessarie autorizzazioni è possibile per il professionista e per il suo committente comunicare agli uffici pubblici la data di inizio dei lavori, che rappresenta il momento dal quale è legittimamente possibile cominciare tutte quelle operazioni di cantiere che consentono la realizzazione delle opere progettate

LA DIREZIONE DEI LAVORI
Durante le fasi di lavorazione del cantiere il progettista è chiamato a svolgere una verifica costante della esatta corrispondenza delle opere eseguite con quelle progettate intervenendo nella scelta di tutte le soluzioni necessarie a risolvere gli imprevisti che la natura stessa del lavoro fa nascere.

La Direzione dei Lavori non và confusa con la Direzione di Cantiere, cui è preposto un esperto dell’impresa appaltatrice e che ha il compito di coordinare e organizzare quotidianamente il cantiere, nonché di tenere aggiornata la contabilità delle opere realmente eseguite.

LA GESTIONE DELLE VARIANTI IN CORSO D’OPERA
Talvolta, durante il periodo di attività del cantiere, possono insorgere necessità tecniche imprevedibili di natura cantieristica ma anche nuove valutazioni da parte della committenza, tali da far nascere l’esigenza di modificare alcune scelte progettuali inizialmente definite; Per quanto non sia facile intervenire con modifiche importanti durante le fasi di lavorazione del cantiere, tuttavia non è impossibile, ma la cosa importante è valutare approfonditamente sia gli aspetti tecnici che economici insieme al professionista e, se necessario, redigere un aggiornamento dei documenti di appalto prima di eseguire le varianti desiderate.

LA VARIAZIONE CATASTALE
Prima di dichiarare ufficialmente la chiusura delle operazioni di cantiere è spesso necessario trasmettere ai competenti Uffici del Catasto l’aggiornamento dei dati quantitativi e qualitativi riguardanti l’unità immobiliare su cui si è intervenuti.

Nell’occasione della formalizzazione dell’incarico professionale è buona norma chiarire se la procedura catastale descritta è necessaria e se il relativo costo sia o meno compreso nell’onorario.

LA COMUNICAZIONE DI FINE LAVORI
Quando tutte le lavorazioni necessarie alla realizzazione delle opere progettate sono concluse il professionista ha l’obbligo di darne comunicazione ai competenti Uffici Comunali.

In molti casi il professionista dovrà allegare alla modulistica in uso per la Comunicazione di Fine Lavori alcuni documenti riguardanti la regolarità contributiva dell’impresa esecutrice delle opere e le certificazioni di conformità di alcune lavorazioni particolari quali quelle a carattere strutturale o impiantistico.

L’AGIBILITA’ E L’ABITABILITA’ DELL’UNITA’ IMMOBILIARE
In alcuni casi, quando le caratteristiche dell’intervento eseguito sono particolarmente consistenti, può essere necessario per legge, da parte del professionista, dichiarare che, dopo la conclusione delle lavorazioni, si sono conservati o sono stati conseguiti una lunga serie di requisiti di carattere igienico-sanitario e di sicurezza tali da consentire la Attestazione di Abitabilità per le civili abitazioni e la Attestazione di Agibilità per il settore direzionale commerciale e produttivo.

Anche in questo caso, in occasione della formalizzazione dell’incarico, è buona norma per le parti fare chiarezza sulla eventuale necessità di dichiarare l’Abitabilità o l’Agibilità dell’unità immobiliare a fine lavori e se il relativo costo sia o meno incluso nell’onorario professionale.

LA CONFORMITA’ URBANISTICA
La Conformità Urbanistica è un requisito obbligatorio per tutti i fabbricati e consiste nella esatta corrispondenza della planimetria e volumetria di una qualunque unità immobiliare con i relativi progetti di realizzazione o modifica che riguardo ad essa si sono succeduti nel tempo e che sono stati correttamente depositati presso i competenti Uffici Pubblici Comunali.

Il requisito della Conformità Urbanistica è un requisito essenziale di un fabbricato perché si possa operare su di esso con qualunque tipo di modificazione che richieda il deposito di un progetto architettonico presso i competenti Uffici Comunali.

Tale requisito dovrà sussistere anche dopo la chiusura dei lavori realizzati a seguito della redazione di qualunque nuovo progetto e proprio la esatta corrispondenza delle opere realizzate con il progetto depositato presso gli uffici competenti, così come descritto e dichiarato dal professionista, determina il mantenimento della Conformità Urbanistica dell’unità immobiliare.

E’ opportuno non confondere mai per Conformità Urbanistica la eventuale corrispondenza tra la planimetria catastale e la realtà dell’unità immobiliare posseduta in quanto il Catasto non ha competenza su questa materia e soltanto i documenti depositati presso gli archivi dell’Ufficio Urbanistica del Comune hanno valore in merito.

LA CONCLUSIONE DEL RAPPORTO CLIENTELARE E LA RESPONSABILITA’ DEL PROFESSIONISTA
Con la Chiusura dei Lavori e il deposito dei relativi atti amministrativi connessi, spesso si avvicina la conclusione del rapporto clientelare tra il professionista e il suo committente; proprio durante queste importanti fasi vengono svolti compiti non secondari e molto delicati, quali la verifica e la chiusura della contabilità relativa alle opere eseguite al fine di regolarizzare le spettanza dell’impresa appaltatrice, nonché il saldo delle rimanenti rate di acconto dell’onorario professionale.

Si rammenta che in queste fasi, per loro natura inevitabilmente delicate, gli elementi essenziali, che devono essersi consolidati durante tutto l’iter trascorso, sono quelli della fiducia reciproca e della correttezza etica e deontologica da parte di entrambi.

Le responsabilità oggettive e soggettive di un professionista sono moltissime e di non facile elencazione ma sicuramente le più importanti nei confronti del rapporto fiduciale che lega il cliente al professionista sono rappresentate proprio da quanto dichiarato nelle modulistiche depositate presso i diversi Uffici Pubblici competenti ai fini del corretto svolgimento dell’iter progettuale e realizzativo delle opere commissionate, con particolare riferimento alla Conformità Urbanistica e alla conseguente Attestazione di Abitabilità-Agibilità.

Fonte:

Ordine degli Architetti di Firenze

Formulario degli appalti pubblici di lavori. 127 modelli per il rispetto dell’iter procedurale e per la corretta predisposizione degli atti. Con CD-ROM

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#17_Conoscere le fasi e la documentazione di un progetto architettonico

#17_Conoscere le fasi e la documentazione di un progetto architettonico

Qualunque progetto architettonico commissionato da una clientela pubblica o privata si articola necessariamente in una serie di documenti di fondamentale importanza per la buona riuscita dell’intervento desiderato e per il corretto e sereno svilupparsi del rapporto clientelare con il professionista scelto, e ciò indipendentemente dall’oggetto specifico dell’incarico, che si tratti di grafica, design, architettura, strutture, impianti o quant’altro di competenza dell’architetto.

In particolare, proprio la corretta redazione degli elaborati progettuali attiene alle competenze dell’architetto e per coloro i quali scelgono di avvalersi delle sue prestazioni professionali esiste il diritto di esigere, con consapevolezza, tale documentazione. In estrema sintesi, molte tra le prestazioni professionali coerenti con le competenze di legge dell’architetto sono riconducibili alla redazione dei seguenti documenti:

–         Elaborati grafici del progetto preliminare

–         Elaborati grafici del progetto definitivo

–         Elaborati grafici del progetto esecutivo

–         Elaborati grafici del progetto amministrativo

–         Documenti di stima del costo di realizzazione del progetto definitivo

–         Documenti contrattuali per regolare le condizioni di svolgimento dell’incarico di realizzazione dell’opera

 

A titolo di esempio si sceglie di analizzare nel dettaglio la documentazione di cui dovrebbe essere corredato un progetto di architettura per la realizzazione di un fabbricato di elevata complessità tecnica, consci del fatto che incarichi professionali di natura diversa, quali la progettazione di un complemento di arredo o di una grafica pubblicitaria, saranno corredati da un numero ed una tipologia di documenti in gran parte diversi da quelli specificati ma comunque riconducibili almeno nel metodo generale adottato all’esempio prescelto:

Il Progetto Preliminare

Il progetto preliminare è la prima rappresentazione dell’idea progettuale e per tanto ha il compito di definire le caratteristiche qualitative e funzionali delle opere, rendendone evidenti gli elementi più significativi mediante un insieme di documenti che, in funzione delle dimensioni economiche, della tipologia e categoria dell’intervento, può comporsi dei seguenti elaborati :

–         Relazione tecnico-illustrativa

–         Valutazione di inserimento e di impatto ambientale

–         Studi necessari per un’adeguata conoscenza del contesto in cui andrà a inserirsi l’opera quali, ad esempio, indagini topografiche, geologiche, geotecniche, idrogeologiche, idrologiche, idrauliche, sismiche, archeologiche ecc.

–         Elaborati grafici descrittivi e rappresentativi del progetto, redatti nel numero, nelle tecniche e nelle scale di rappresentazione più idonee in funzione dell’oggetto specifico.

–         Analisi economica di massima del costo di realizzazione  dell’opera progettata

Nel dettaglio, per opere di particolare complessità, la documentazione sopra descritta e costituente il progetto preliminare, può arrivare a precisarsi nei seguenti elaborati:

Relazione Tecnico-Illustrativa

La relazione tecnico-illustrativa, secondo la tipologia, la categoria e l’entità dell’intervento, si può articolare nella descrizione delle finalità e delle opzioni progettuali prescelte e nelle indicazioni delle modalità e della tempistica per la prosecuzione dell’iter progettuale, nonchè nella sintesi degli aspetti economici e finanziari previsti.

La relazione deve fornire una chiara e precisa conoscenza di quelle circostanze che non possono risultare evidenti dai disegni e che hanno influenza sulla scelta e sulla riuscita del progetto.

Deve evidenziare inoltre lo sviluppo degli studi tecnico-specialistici del progetto ed indicare i requisiti e le prestazioni che devono essere riscontrati nell’intervento, descrivendo nel dettaglio le indagini effettuate e motivando la caratterizzazione del progetto sotto il profilodell’inserimento nel territorio e nell’ambiente;

Studio di Impatto Ambientale e di Fattibilità Ambientale

Lo studio di impatto ambientale, ove previsto dalla normativa vigente, è predisposto contestualmente al progetto preliminare sulla base dei dati e delle informazioni raccolte nell’ambito del progetto stesso.

La relazione di compatibilità ambientale, sulla base delle analisi sviluppate nella fase di redazione del progetto preliminare, analizza e determina le misure atte a mitigare e compensare gli effetti dell’intervento sull’ambiente e sulla salute e a riqualificare e migliorare la qualità ambientale e paesaggistica del contesto territoriale, con particolare riguardo agli esiti delle indagini tecniche, alle caratteristiche dell’ambiente interessato dall’intervento in fase di cantiere e di esercizio, alla natura delle attività e lavorazioni necessarie all’esecuzione dell’intervento, e all’esistenza di vincoli sulle aree interessate.

Elaborati Grafici

Gli elaborati grafici, redatti in scala opportuna e debitamente quotati, debbono essere differenziati in relazione alla dimensione, alla categoria e alla tipologia dell’intervento e possono precisarsi nel seguente elenco:

–         stralcio dello strumento di pianificazione paesaggistico-territoriale e del piano urbanistico generale o attuativo sul quale indicare la localizzazione dell’intervento da realizzare;

–         planimetria generale in scala adeguata (1/2000, 1/1000, 1/500) su cui riportare le opere ed i lavori da realizzare;

–         schemi grafici e sezioni schematiche in scala adeguata (1/200, 1/100, 1/50) in numero opportuno a consentirel’individuazione di massima di tutte le caratteristiche spaziali, tipologiche, funzionali e tecnologiche delle opere e dei lavori da realizzare;

Calcolo Estimativo e Quadro Economico

Il calcolo estimativo è effettuato, per quanto concerne le opere progettate, applicando alle quantità caratteristiche degli stessi i corrispondenti prezzi parametrici dedotti dai costi standardizzati, oppure, in assenza di costi standardizzati, riferendosi a parametri desunti da interventi similari realizzati o direttamente dal mercato.

Il quadro economico dovrà comprendere, oltre alla stima di costo dell’opera derivante dal computo metrico estimativo, anche tutti gli ulteriori oneri di carattere amministrativo o finanziario che dovranno essere sostenuti dalla committenza (oneri e diritti per la PubblicaAmministrazione, oneri finanziari per eventuali istituti di credito, onorari professionali dei professionisti coinvolti, ecc.)

Il Progetto Definitivo

Il progetto definitivo, redatto sulla base delle indicazioni del progetto preliminare approvato, sviluppa gli elaborati grafici e descrittivi, nonché i relativicalcoli, ad un livello di definizione tale da non generare apprezzabili differenze tecniche e di costo nella successiva progettazione esecutiva; in sintesi può arrivare a comporsi dei seguenti elaborati :

–         relazione generale

–         relazioni tecniche e specialistiche

–         rilievi planoaltimetrici

–         elaborati grafici (piante, prospetti, sezioni, prospettive, assonometrie, in scala adeguata)

–         calcoli delle strutture e degli impianti

–         progetto di monitoraggio ambientale

–         piano particellare rappresentativo della corrispondente situazione catastale

–         computo metrico estimativo e quadro economico

–         cronoprogramma delle lavorazioni necessarie a consegnare l’opera finita

–         contratto di appalto e capitolato speciale di appalto delle opere per le imprese esecutrici

Più precisamente, per opere di particolare complessità, la documentazione sopra descritta e costituente il progetto definitivo, può arrivare a contenere le seguenti informazioni:

Relazione Generale

La relazione generale fornisce tutti gli elementi atti a dimostrare la rispondenza del progetto alle finalità dell’intervento, il rispetto del prescritto livello qualitativo, dei conseguenti costi e dei benefici attesi.

Descrive, con espresso riferimento ai singoli punti della relazione illustrativa del progetto preliminare, i criteri utilizzati per le scelte progettuali, gli aspetti dell’inserimento dell’intervento sul territorio, le caratteristiche prestazionali e descrittive dei materiali prescelti, nonché i criteri di progettazione delle strutture e degli impianti, in particolare per quanto riguarda la sicurezza, la funzionalità e l’economia di gestione.

Riferisce in merito a tutti gli aspetti riguardanti la topografia, la geologia, l’idrologia, l’idrogeologia, la sismica, le interferenze, le opere e misure mitigative e compensative dell’impatto ambientale, territoriale e sociale, le soluzioni adottate per il superamento delle barriere architettoniche e,in particolare, riferisce di tutte le indagini e studi integrativi sviluppati in sede di progetto preliminare.

Analizza anche l’idoneità delle reti esterne dei servizi atti a soddisfare le esigenze connesse alla cantierizzazione e all’esercizio dell’intervento da realizzare, riferisce in merito alla verifica sulle interferenze delle reti aeree e sotterranee con i nuovi manufatti ed al progetto della risoluzione delle interferenze medesime ed entra nel merito delle eventuali demolizioni/dismissioni di opere esistenti, opere di abbellimento artistico o di valorizzazione architettonica.

Relazioni Tecniche e Specialistiche

A completamento di quanto contenuto nella relazione generale, il progetto definitivo deve comprendere anche una serie di relazioni tecniche, sviluppate sulla base di quelle eseguite per il progetto preliminare ma condotte ad un livello di definizione tale che nella successiva progettazione esecutiva non si verifichino apprezzabili incrementi nei tempi e nei costi di realizzazione delle opere progettate; in particolare:

–         relazione geologica e idrogeologica:

comprende, sulla base di specifiche indagini geologiche, la identificazione delle formazioni presenti nel sito, lo studio dei tipi litologici, della struttura e dei caratteri fisici del sottosuolo; definisce il modello geologico-tecnico del sottosuolo; illustra e caratterizza gli aspetti stratigrafici, strutturali, idrogeologici, geomorfologici, litotecnici e fisici, nonché il conseguente livello di pericolosità geologica e il comportamento in assenza ed in presenza delle opere;

–         relazione geotecnica e geomeccanica:

definisce, alla luce di specifiche indagini, il comportamento meccanico del volume del terreno influenzato, direttamente o indirettamente, dalla costruzione del manufatto e che a sua volta influenzerà il comportamento del manufatto stesso. Illustra inoltre i calcoli per gli aspetti che si riferiscono al rapporto del manufatto con il terreno;

–         relazioni idrologica e idraulica:

riguardano lo studio delle acque meteoriche, superficiali e sotterranee. Illustrano inoltre i calcoli relativi al dimensionamento dei manufatti idraulici. Gli studi devono indicare le fonti dalle quali provengono gli elementi elaborati ed i procedimenti usati nella elaborazione per dedurre le grandezze di interesse;

–         relazione archeologica:

approfondisce e aggiorna i dati presenti nel progetto preliminare, anche sulla base di indagini dirette e deve indicare l’interesse archeologico del sito accertato sulla base di indagini condotte d’intesa con l’amministrazione competente;

–         relazione sismica:

comprende l’inquadramento geologico e morfologico, l’individuazione delle categorie sismiche a cui afferiscono le opere in progetto, con riferimento alle macrozone stabilite dalla normativa vigente; l’indicazione dei criteri di progettazione utilizzati nelle verifiche e la normativa di riferimento;

–         relazione tecnica impianti:

descrive i diversi impianti presenti nel progetto, motivando le soluzioni adottate; individua e descrive il funzionamento complessivo della componente impiantistica e gli elementi di relazione con le opere civili progettate;

Elaborati Grafici

Gli elaborati grafici descrivono le principali caratteristiche dell’intervento da realizzare. Essi sono redatti nelle opportune scale in relazione al tipo di opera o di lavoro da realizzare e ad un livello di definizione tale che nella successiva progettazione esecutiva non si abbiano apprezzabili differenze tecniche, di costo o di durata delle lavorazioni previste. Normalmente sono costituiti dalla seguente documentazione:

–         planimetria generale in scala non inferiore a 1:500, con indicazioni delle curve di livello dell’area interessata all’intervento adequidistanza non superiore a cinquanta centimetri, le strade, la posizione di sagome e distacchi delle eventuali costruzioni confinanti, lealberature esistenti con la specifica delle essenze;

–         planimetria generale in scala non inferiore a 1:500 con l’ubicazione delle indagini geognostiche;

–         planimetria in scala non inferiore a 1:200, in relazione alla dimensione dell’intervento, corredato da due o più sezioni atte ad illustrare tutti i profili significativi, anche in relazione al terreno, alle strade ed agli edifici circostanti, nella quale risultino precisati la superficie copertadi tutti i corpi di fabbrica, tutte le quote altimetriche relative sia al piano di campagna originario sia alla sistemazione del terreno dopo la realizzazione dell’intervento riferite ad un caposaldo. La planimetria riporta la sistemazione degli spazi esterni indicando le recinzioni, le essenze arboree da porre a dimora e le eventuali superfici da destinare a parcheggio; è integrata da una tabella riassuntiva di tutti gli elementi geometrici del progetto: superficie dell’area, volume dell’edificio, superficie coperta totale e dei singoli piani e ogni altro utile elementodimensionale;

–         piante dei vari livelli, nella scala prescritta dai regolamenti edilizi o da normative specifiche e comunque non inferiore a 1:100 con l’indicazione delle destinazioni d’uso, delle quote planimetriche e altimetriche e delle strutture portanti;

–         sezioni trasversali e longitudinali nel numero e nella scala adeguati e/o prescritti da regolamenti edilizi o da normative specifiche e comunque non inferiore alla scala di 1:100, con la misura delle altezze nette dei singoli piani, dello spessore dei solai e della altezza totale dell’edificio. In tali sezioni è altresì indicato l’andamento del terreno prima e dopo la realizzazione dell’intervento lungo le sezioni stesse, fino al confine ed alle eventuali strade limitrofe;

–         prospetti nella scala e nel numero adeguati e/o prescritti da normative specifiche e comunque non inferiori alla scala di 1:100 ecompleti di riferimento alle altezze e ai distacchi degli edifici circostanti, alle quote del terreno e alle sue eventuali modifiche. Se l’edificio è adiacente ad altri fabbricati, i disegni dei prospetti comprendono anche quelli schematici delle facciate adiacenti

–         elaborati grafici nella diversa scala prescritta da normative specifiche e comunque non inferiore a 1:100 atti a illustrare il progetto strutturale nei suoi aspetti fondamentali, in particolare per quanto riguarda le fondazioni

–         schemi funzionali e dimensionamento dei singoli impianti, sia interni che esterni, corredati di planimetrie e sezioni in scala non inferiore a 1:100 in cui siano riportati i tracciati principali delle reti impiantistiche esterne e la localizzazione delle centrali dei diversi apparati;

–         piano particellare degli espropri, degli asservimenti e delle interferenze con i servizi, redatto in base alle mappe catastali aggiornate e comprendente anche le espropriazioni e gli asservimenti necessari per gli attraversamenti e le deviazioni di strade e di corsi d’acqua e le altre interferenze che richiedono espropriazioni. Sulle mappe catastali sono altresì indicate le eventuali zone di rispetto o da sottoporre a vincolo in relazione a specifiche normative o ad esigenze connesse alla categoria dell’intervento. Vanno inoltre indicate le zone (per opere puntuali) o fasce (per opere a rete) di interesse urbanistico di pertinenza dell’opera. Il progetto definitivo prevede la verifica aggiornata del censimento delle possibili interferenze e dei relativi enti gestori, già fatto in sede di progetto preliminare; prevede inoltre, per ogniinterferenza, la specifica progettazione delle opere intese alla loro risoluzione tenendo in debito conto le eventuali prescrizioni degli enti gestori e determinando dettagliatamente i relativi costi e tempi di esecuzione.

Il Progetto Esecutivo

Il progetto esecutivo costituisce la ingegnerizzazione di tutte le lavorazioni e, pertanto, definisce compiutamente ed in ogni particolare architettonico, strutturale ed impiantistico l’intervento da realizzare, inclusi i piani operativi di cantiere, i piani di approvvigionamenti, nonché i calcoli e i grafici relativi alle opere provvisionali. Il progetto è redatto nel pieno rispetto del progetto definitivo. Il progetto esecutivo è composto dai seguenti documenti:

–         relazione generale

–         relazioni specialistiche

–         elaborati grafici comprensivi anche di quelli delle strutture, degli impianti e di ripristino e miglioramento ambientale;

–         calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti;

–         piani di manutenzione dell’opera e delle sue parti;

–         piani di sicurezza e di coordinamento;

–         computo metrico-estimativo.

Relazione generale

La relazione generale del progetto esecutivo descrive in dettaglio, anche attraverso specifici riferimenti agli elaborati grafici e alle prescrizioni del capitolato speciale d’appalto, i criteri utilizzati per le scelte progettuali esecutive, per i particolari costruttivi e per il conseguimento e la verifica dei prescritti livelli di sicurezza e qualitativi. Nel caso in cui il progetto prevede l’impiego di componenti prefabbricati, la relazione precisa le caratteristiche illustrate negli elaborati grafici e le prescrizioni del capitolato speciale d’appalto riguardanti le modalità di presentazione e di approvazione dei componenti da utilizzare. La relazione generale contiene l’illustrazione dei criteri seguiti e delle scelte effettuate per trasferire sul piano contrattuale e sul piano costruttivo le soluzioni spaziali, tipologiche, funzionali, architettoniche e tecnologiche previste dal progetto definitivo approvato; la relazione contiene inoltre la descrizione delle indagini, rilievi e ricerche effettuati al fine di ridurre in corso di esecuzione la possibilità di imprevisti. La relazione contiene l’attestazione della rispondenza al progetto definitivo e alle eventuali prescrizioni dettate in sede di approvazione dello stesso, con particolare riferimento alla compatibilità ambientale ed alla localizzazione dell’opera; contiene le motivazioni che hanno indotto il progettista alla variazione delle indicazioni contenute nel progetto preliminare stesso.

 

Relazioni specialistiche

Il progetto esecutivo prevede almeno le medesime relazioni specialistiche contenute nel progetto definitivo, che illustrino puntualmente le eventuali indagini integrative, le soluzioni adottate e le modifiche rispetto al progetto definitivo. Le relazioni contengono l’illustrazione di tutte le problematiche esaminate e delle verifiche analitiche effettuate in sede di progettazione esecutiva.

Elaborati grafici

Gli elaborati grafici esecutivi, eseguiti con i procedimenti più idonei, sono costituiti:

–         dagli elaborati che sviluppano nelle scale ammesse o prescritte, tutti gli elaborati grafici del progetto definitivo;

–         dagli elaborati che risultino necessari all’esecuzione delle opere o dei lavori sulla base degli esiti, degli studi e di indagini eseguite in sede di progettazione esecutiva;

–         dagli elaborati di tutti i particolari costruttivi;

–         dagli elaborati atti ad illustrare le modalità esecutive di dettaglio;

–         dagli elaborati di tutte le lavorazioni che risultano necessarie per il rispetto delle prescrizioni disposte dagli organismi competenti in sede di approvazione dei progetti preliminari, definitivi o di approvazione di specifici aspetti dei progetti;

–         dagli elaborati atti a definire le caratteristiche dimensionali, prestazionali e di assemblaggio dei componenti prefabbricati.

Gli elaborati sono comunque redatti in scala non inferiore al doppio di quelle del progetto definitivo, e comunque in modo da consentire all’esecutore una sicura interpretazione ed esecuzione dei lavori in ogni loro elemento.

Calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti

I calcoli esecutivi delle strutture devono consentire la definizione e il dimensionamento delle stesse in ogni loro aspetto generale e particolare, in modo da escludere la necessità di variazioni in corso di esecuzione. I calcoli esecutivi degli impianti sono eseguiti con riferimento alle condizioni di esercizio, alla destinazione specifica dell’intervento e devono permettere di stabilire e dimensionare tutte le apparecchiature, condutture, canalizzazioni e qualsiasi altro elemento necessario per la funzionalità dell’impianto stesso, nonché consentire di determinarne il prezzo. La progettazione esecutiva delle strutture e degli impianti è effettuata unitamente alla progettazione esecutiva delle opere civili al fine di prevedere esattamente ingombri, passaggi, cavedi, sedi, attraversamenti e simili e di ottimizzare le fasi di realizzazione. I calcoli delle strutture e degli impianti, comunque eseguiti, sono accompagnati da una relazione illustrativa dei criteri e delle modalità di calcolo che ne consentano una agevole lettura e verificabilità.

Il progetto esecutivo delle strutture comprende:

 

a)     gli elaborati grafici di insieme (carpenterie, profili e sezioni) in scala non inferiore ad 1:50, e gli elaborati grafici di dettaglio in scala non inferiore ad 1:10, contenenti fra l’altro:

–         per le strutture in cemento armato o in cemento armato precompresso: i tracciati dei ferri di armatura con l’indicazione delle sezioni e delle misure parziali e complessive, nonché i tracciati delle armature per la precompressione;

–         per le strutture metalliche o lignee: tutti i profili e i particolari relativi ai collegamenti, completi nella forma e spessore delle piastre, del numero e posizione di chiodi e bulloni, dello spessore, tipo, posizione e lunghezza delle saldature;

–         per le strutture murarie: tutti gli elementi tipologici e dimensionali atti a consentire l’esecuzione;

b)     la relazione di calcolo contenente:

–         l’indicazione delle norme di riferimento;

–         la specifica della qualità delle caratteristiche meccaniche dei materiali e delle modalità di esecuzione qualora necessarie;

–         l’analisi dei carichi per i quali le strutture sono state dimensionate;

–         le verifiche statiche.

Il progetto esecutivo degli impianti comprende:

a)     gli elaborati grafici di insieme, in scala ammessa o prescritta e comunque non inferiore ad 1:50, e gli elaborati grafici di dettaglio, in scala non inferiore ad 1:10, con le notazioni metriche necessarie;

b)     l’elencazione descrittiva particolareggiata delle parti di ogni impianto con le relative relazioni di calcolo;

c)      la specificazione delle caratteristiche funzionali e qualitative dei materiali, macchinari ed apparecchiature.

Piano di manutenzione dell’opera

Il piano di manutenzione è il documento complementare al progetto esecutivo che prevede, pianifica e programma, tenendo conto degli elaborati progettuali esecutivi effettivamente realizzati, l’attività di manutenzione dell’intervento comprese le opere connesse di mitigazione e compensazione, al fine di mantenere nel tempo la funzionalità, le caratteristiche di qualità, l’efficienza ed il valore economico.

Il piano di manutenzione assume contenuto differenziato in relazione all’importanza e alla specificità dell’intervento, ed è costituito dai seguenti documenti operativi:

a) il manuale d’uso;

b) il manuale di manutenzione;

c) il programma di manutenzione.

Piani di sicurezza e coordinamento

I piani di sicurezza e di coordinamento sono i documenti complementari al progetto esecutivo che prevedono l’organizzazione delle lavorazioni atti a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. La loro redazione comporta, con riferimento alle varie tipologie di lavorazioni, l’individuazione, l’analisi e la valutazione dei rischi intrinseci al particolare procedimento di lavorazione connessi a congestione di aree di lavorazione e dipendenti da sovrapposizione di fasi di lavorazioni. I piani sono costituiti da una relazione tecnica contenente le coordinate e la descrizione dell’intervento e delle fasi del procedimento attuativo, la individuazione delle caratteristiche delle attività lavorative con la specificazione di quelle critiche, la stima della durata delle lavorazioni, e da una relazione contenente la individuazione, l’analisi e la valutazione dei rischi in rapporto alla morfologia del sito, alla pianificazione e programmazione delle lavorazioni, alla presenza contemporanea di più soggetti prestatori d’opera, all’utilizzo di sostanze pericolose e ad ogni altro elemento utile a valutare oggettivamente i rischi per i lavoratori. I piani sono integrati da un disciplinare contenente le prescrizioni operative atte a garantire il rispetto delle norme per la prevenzione degli infortuni e per la tutela della salute dei lavoratori e da tutte le informazioni relative alla gestione del cantiere. Tale disciplinare comprende la stima dei costi per dare attuazione alle prescrizioni in esso contenute.

Computo metrico estimativo definitivo

Il computo metrico-estimativo del progetto esecutivo costituisce l’aggiornamento del computo metrico-estimativo del progetto definitivo, per le sole parti d’opera computate a misura che avessero subito modifiche, rispetto al progetto definitivo, a seguito di eventuali indagini integrative ovvero per le parti di opera computate a corpo soggette a variazioni a termini di contratto.

Elenco prezzi

Per la redazione dei computi metrici-estimativi facenti parte integrante dei progetti definitivi, vengono utilizzati i prezzi unitari fissati attraverso specifiche analisi dei principali prezzi. Le analisi faranno riferimento ai listini correnti nell’area interessata, attraverso i quali saranno parimenti determinati i restanti prezzi.

Quadro economico definitivo

Il computo metrico-estimativo viene redatto applicando alle quantità delle lavorazioni i prezzi unitari riportati nell’elaborato «Elenco Prezzi unitari». In relazione alle specifiche caratteristiche dell’intervento il computo metrico-estimativo può prevedere le somme da accantonare per eventuali lavorazioni in economia, da prevedere nel contratto d’appalto o da inserire nel quadro economico tra quelle a disposizione della stazione appaltante.

Il risultato del computo metrico-estimativo e delle espropriazioni confluisce in un quadro

economico.

Nel quadro economico confluiscono:

–         il risultato del computo metrico-estimativo dei lavori;

–         gli oneri per la sicurezza valutati sulla base delle linee guida relative;

–         gli oneri per il monitoraggio ambientale;

–         l’accantonamento in misura non superiore al 10 per cento per imprevisti e per

–         eventuali lavori in economica;

–         l’importo dei costi di acquisizione o di espropriazione di aree o immobili, come da

–         piano particellare allegato al progetto;

–         l’importo dedotto da una percentuale determinata sulla base delle tariffe professionali per le prestazioni di progettazione e direzione lavori del contraente generale o del concessionario;

–         tutti gli oneri fino al collaudo.

Cronoprogramma

Il progetto definitivo è corredato dal cronoprogramma delle lavorazioni, redatto anche al fine di stabilire in via convenzionale l’importo degli stessi da eseguire in ciascun mese dalla data della consegna.

Il cronoprogramma è composto:

–         da una rappresentazione grafica di tutte le attività costruttive suddivise in livelli gerarchici dal più generale oggetto del progetto fino alle più elementari attività gestibili autonomamente dal punto di vista delle responsabilità, dei costi e dei tempi;

–         da un diagramma che rappresenti graficamente la pianificazione delle lavorazioni nei suoi principali aspetti di sequenza logica e temporale, ferma restando la prescrizione all’impresa, in sede di capitolato speciale d’appalto, dell’obbligo di presentazione di un programma di esecuzione delle lavorazioni riguardante tutte le fasi costruttive intermedie, con la indicazione dell’importo dei vari stati di avanzamento dell’esecuzione dell’intervento alle scadenze temporali contrattualmente previste;

Contratto di appalto e capitolato speciale di appalto

Lo schema di contratto contiene, per quanto non disciplinato dal presente allegato e dal capitolato generale le clausole dirette a regolare il rapporto tra stazione appaltante e impresa, distinte in rapporti tra l’alta vigilanza e la direzione lavori e rapporti tra la direzione lavori e l’esecutore con particolare riferimento a:

a)        termini di esecuzione penali e pareri;

b)        programma di esecuzione delle attività;

c)        sospensione o riprese dei lavori;

d)        oneri a carico dell’appaltatore;

e)        contabilizzazione dei lavori a misura e a corpo;

f)         liquidazione dei corrispettivi;

g)        controlli;

h)        specifiche e modalità di attuazione del monitoraggio ambientale anche per le fasi di post-operam;

i)          specifiche modalità e termini di collaudo;

j)          modalità di soluzione delle controversie.

Allo schema di contratto è allegato il capitolato speciale, che riguarda le prescrizioni tecniche da applicare all’oggetto del singolo contratto.

Il capitolato speciale è diviso in due parti, la prima delle quali contenente la descrizione delle lavorazioni e la seconda la specificazione delle prescrizioni tecniche; esso illustra in dettaglio:

–         nella prima parte tutti gli elementi necessari per una compiuta definizione tecnica ed economica dell’oggetto dell’appalto, anche ad integrazione degli aspetti non pienamente deducibili dagli elaborati grafici del progetto definitivo;

–         nella seconda parte le modalità di esecuzione e le norme di misurazione di ogni lavorazione, i requisiti di accettazione di materiali e componenti, le specifiche di prestazione e le modalità di prove, nonché, ove necessario, in relazione alle caratteristiche dell’intervento, l’ordine da tenersi nello svolgimento di specifiche lavorazioni; nel caso in cui il progetto prevede l’impiego di componenti prefabbricati, ne vanno precisate le caratteristiche principali, descrittive e prestazionali, la documentazione da presentare in ordine all’omologazione e all’esito di prove di laboratorio, nonché le modalità di approvazione da parte dell’alta vigilanza e del direttore dei lavori, sentito il progettista, per assicurarne la rispondenza alle scelte progettuali.

Fonte:

Ordine degli Architetti di Firenze

Bibliografia

 

 

 

#18_Nuovo prontuario.Prezzi informativi delle opere edili nella Regione Abruzzo

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