Come fare per avere la certezza di pagamento? Gli architetti a scuola dell’arte della persuasione.

Come fare per avere la certezza di pagamento? Gli architetti a scuola dell’arte della persuasione.

“Certezza del pagamento e arte della persuasione”

Ogni imprenditore, quando si cimenta in qualsiasi progetto, sa che tra le costanti che dovrà sempre tener d’occhio, c’è il cosiddetto rischio d’impresa, ossia i rischi che dovrà assumersi nell’investire i capitali, facendo in modo che questi comportino utili, non certo che cagionino la buona salute dell’impresa.

Sotto un certo punto di vista ogni professionista, e quindi anche l’architetto, quando decide di intraprendere la libera professione, diventa un po’ l’imprenditore di se stesso o al massimo il “manager” di piccole realtà produttive, quelle rappresentate tradizionalmente da piccoli e medi studi di architettura italiani.

Qual è però la prima sostanziale differenza che salta fuori eclatante, tra l’imprenditore tradizionalmente inteso e l’architetto imprenditore di se stesso?

Semplice! La mancanza di un capitale produttivo vero e proprio.

Se vi state chiedendo tutto questo cosa significhi nella pratica quotidiana, basti pensare alla purtroppo ormai sempre più ricorrente situazione della fattura inevasa.

 Ora sembra tutto molto più chiaro e concreto, vero? Quanti di noi potrebbero dire di ignorare cosa significhi, quanti non si sono mai trovati nella situazione di dover scrivere romanzi epistolari, e fare tante tante telefonate di supplica al cliente o ricorrere a liti acerrime?

La soluzione a tutto ciò, arriva sempre dalla conoscenza delle problematiche, che si tradurrà in azioni preventive, o, nella peggiore delle ipotesi, risolutive, cui possiamo appellarci. Per semplificarla significa conoscere i nostri doveri e i nostri diritti, ma occorre soprattutto saper condurre trattative economiche di successo.

Questo naturalmente non è casuale, imprenditori non si nasce, ma bisogna imparare a diventarlo; in una logica sempre più Darwiniana non ci si può improvvisare; se alle spalle non si ha una grande multinazionale, anche la minima fattura inevasa, o la sommatoria di queste, ci può mettere in crisi, e vanificare tutti gli sforzi fatti per mantenerci a galla in un sistema sempre più competitivo.

Per essere parte della soluzione, una chiave di lettura multidisciplinare, può essere la salvezza. Questo è l’obiettivo che ci siamo prefissati sin dall’inizio, quando abbiamo pensato di “progettare” un corso pratico che trattasse questa annosa questione, e cercasse soluzioni realmente applicabili, che portassero buoni frutti.

Il corso “Certezza del pagamento e arte della persuasione” affronta tutto questo coinvolgendo vari professionisti che forniranno le loro competenze, esperienze personali ed antidoti tecnici, legali e psicologici, per evitare, ed eventualmente risolvere, gli insoluti.

Noi architetti parleremo del panorama nazionale e internazionale, sotto il profilo deontologico e pratico della nostra professione, ma il corso non vuole essere “auto contemplativo”, ne troppo teorico,  lungi da noi dal fornire una sola chiave di lettura, motivo per cui interverrà prima l’avvocato, spiegando nella pratica  all’uditorio come affrontare le situazioni di criticità, presentando gli strumenti legali a tutela del professionista, il tutto con esempi concreti direttamente applicabili a casi reali.

In seguito, sarà la volta dello psicologo, che insegnerà tecniche pratiche per essere assertivi e persuasivi con i committenti, lavorando sulla propria efficacia personale. Condividerà strumenti di comunicazione che favoriscano una gestione efficace della relazione, dalla fase iniziale a quella matura, arrivando anche all’eventuale gestione dei conflitti.

Ci sarà una vera e propria attività pratica di Coaching interattivo:

Per mettere in pratica i suggerimenti dati, si organizzerà un gioco di ruolo tra i partecipanti al corso.
Il gioco come strumento, per avere maggiore consapevolezza del proprio stile/modalità/approccio, e di quello degli altri (committenti/clienti).

Così da avere una carta in più per gestire se stessi di fronte alle diverse tipologie di clienti, per sintonizzarsi e modulare le modalità comunicative/relazionali, sulla base dell’interlocutore e della circostanza.

Per tutti quelli che volessero saperne di più o fossero interessati al nostro corso di seguito il link:

http://www.architettiroma.it/formazione/notizie/17466.aspx

Il Corso ideato da  Domus Europa – Centro Studi di Geocultura è organizzato  con l’Ordine Architetti P.P.C. di Roma e Provincia che riconosce ai partecipanti ben 9 crediti formativi!

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Palazzo Margana – Sede del Corso “Certezza del pagamento e arte della persuasione”

FKS Riflessi Riflessioni: come entrare nel segreto della progettazione | #fuksas #architecture

FKS Riflessi Riflessioni: come entrare nel segreto della progettazione | #fuksas #architecture

L’architettura parlata spesso lascia il tempo che trova. La corrispondenza tra le dichiarazioni dei progettisti, che spesso tendono a sconfinare sul terreno della filosofia, e le loro realizzazioni pratiche in forma di costruzioni, di solito è evanescente. Questo anche perché l’architettura parlata in molti casi nasconde un’intenzione affatto diversa da quella dell’analisi o della critica: e si tratta in realtà di propaganda.

Tenendo questo a mente, si nota subito come il volume “FKS Riflessi Riflessioni” suoni una musica diversa. L’architettura è vista non solo attraverso gli occhi di uno dei suoi protagonisti italiani più in vista nel mondo, Massimiliano Fuksas, ma attraverso l’interezza della sua persona. Con tutte le sue complessità e anche la sua chiarezza umana.

Quando apparve la prima edizione di questo libro-intervista, la presentazione che ne fece la rivista l’Espresso tendeva a evidenziare un aspetto: l’importanza che Fuksas attribuisce al cinema e ad alcuni film in specifico, nello stimolare il suo pensiero e la sua creatività. Certamente il rapporto tra cinema e architettura ha una notevole rilevanza. Ma non c’è nulla che rientri nel campo cognitivo, estetico, funzionale, culturale, che non vada a costituire un elemento potenzialmente significativo in quell’insondabile deposito che è la personalità. E proprio dalla personalità dell’autore deriva la validità, e anche in gran parte il significato, dell’opera.

Per questo è molto rilevante che nel volume “FKS Riflessi Riflessioni” si sviluppi un dialogo approfondito, a tuttotondo, sulla personalità di Fuksas, sulla sua genesi familiare, sul suo percorso culturale, sulla sua sensibilità artistica e, anche, sul suo atteggiamento filosofico.

Quel nesso che si può chiamare il caso e la necessità, o che può essere inteso come provvidenza o come destino, vi si ravvisa estrinsecarsi in una evoluzione dinamica che dà conto di uno specifico approccio al progetto. In cui il gesto scultoreo si manifesta con espressioni consone agli sviluppi tecnologici correnti ma anche in linea con una prospettiva storica lunga: non effimera, non fondata sul tentativo di imporsi sul momento magari senza tener conto di quanto precede e quanto segue nell’evoluzione del tempo.

L’architettura dialogata proposta in questo volume è anzitutto espressione di un’avventura umana, di un percorso di vita esposto con onestà e senza infingimenti o paraventi.

Non a caso Massimiliano Fuksas è stato uno dei pochissimi progettisti contemporanei italiani apprezzato da Bruno Zevi, che è stato il maggiore critico italiano dell’architettura. E non a caso la rubrica che questi curava per l’Espresso è stata ereditata proprio da Fuksas.

A dimostrazione che v’è una concreta possibilità di parlare di architettura senza svariare nell’ipocrisia prevalente. Ipocrisia che tra l’altro si ritrova pari pari in quei porgetti che vivono di inganno e di nascondimento: facciate che in nulla corrispondono al “contenuto” dell’edificio, arzigogoli strutturali laboriosamente studiati da stuoli di ingegneri per cercare di far stare in piedi edifici pensati come gesti astratti e lontani non solo dal contesto, ma anche dalla necessità statica.

Così come il racconto della sua vita, della sua carriera, della sua ricerca intellettuale che si dipana nel volume, nel volume si raccontano le architetture di Fuksas, con le loro trasparenze e la loro ricerca di riflessi.

Il cui scopo è di collocare il costruito in un insieme più vasto: renderlo amico del cielo, associarlo ai bagliori del sole e alle ombre delle nuvole che passano, ai mille racconti fantastici che nascono di palpiti sommessi delle superfici d’acqua in cui si specchiano e si trasfigurano gli elementi architettonici.

Più che un libro di architettura o sull’architettura, più che un racconto biografico, “FKS Riflessi Riflessioni” è la porta che consente di accedere a un mondo che è a un tempo fantastico e concretissimo.

Quello dei progetti di uno dei maggiori testimoni dell’epoca nostra.

via: www.frontiere.info

 

 

 

Disponibile su: 

www.bookrepublic.it

www.sanpaolostore.it

 

Relazione tecnica, uno schema | Esame di Stato Architetto #architettura

Relazione tecnica, uno schema | Esame di Stato Architetto #architettura

La “relazione tecnica” nasce e si sviluppa assieme al progetto; all’esame di stato per architetti è bene leggere e rileggere il testo, sottolineando e schematizzando le parti importanti.

La relazione tecnico-descrittiva (in sintesi):

1.Stato di fatto: si identificano l’area o il fabbricato,

2. Intervento progettuale: il tipo d’intervento, il committente, il progettista, i calcoli planovolumetrici, etc, etc…

I criteri adottati nella distribuzione interna dei locali e del loro dimensionamento; la larghezza delle aperture e degli accessi (con particolare attenzione alle norme antincendio e abbattimento barriere architettoniche), il rapporto areo-illuminante; l’accenno alla tipologia edilizia alla composizione architettonica proposta; l’impiego di particolari soluzioni impiantistiche e di isolamento termico, acustico, etc…

3. Sezione tecnica: deve essere stilata secondo un criterio logico (simile a quello da usare per il computo) che spazia dalla struttura alle tamponature, dal grezzo alle finiture, dai serramenti agli impianti; nel dettaglio, deve illustrare e motivare le soluzioni adottate per:

  • la struttura (tipologia: se continua o puntiforme/discreta e materiali): fondazioni, elementi verticali, solai; scala…
  • le partizioni verticali (esterne, interne):
  • la copertura (se piana o a falde inclinate, i materiali, l’isolamento…)
  • gli infissi esterni ed interni
  • le finiture (intonaci e rivestimenti)
  • le dotazioni impiantistiche (termico, elettrico, idraulico, etc…)
  • le sistemazioni esterne (aree verdi, rampe, accessi, etc…)

 

liberamente tratto da http://mrschool.it/costruzioni-ambiente-territorio/esame-di-stato/abilitazione-professionale/geometri/studiare/cosa/prima-prova/relazione-tecnica-uno-schema/

 

 

Guida per un efficace isolamento termico della casa

Guida per un efficace isolamento termico della casa

Un articolo da Prometeo Energy, a cura dell’Arch. Daniela Petrone, con il titolo originale “Guida per un efficace isolamento termico della casa” 

 

Come intervenire per riqualificare energeticamente la propria abitazione spendendo il giusto?

 

  1. PERCHÉ ISOLARE E QUALI I VANTAGGI

Per poter rispondere a pieno alla domanda e comprenderne i contenuti è importante innanzitutto fornire ladefinizione di isolamento termico.

Per isolamento termico di un edificio si intende il ricorso a soluzioni tecnologiche e costruttive tali daridurre le perdite di calore verso l’esterno durante l’inverno e l’ingresso del calore in casa durante l’estate.

La progettazione e/o ristrutturazione delle strutture opache e trasparenti che formano e definiscono l’edificio o involucro va fatta accuratamente, con particolare attenzione alla scelta dei materiali, in quanto le loro caratteristiche, la loro collocazione ha un’incidenza dal punto di vista energetico. Bisogna pensare l’edificio come una “scatola chiusa ma non sigillata” che deve mantenere all’interno sempre la stessa temperatura di comfort facendosi condizionare il meno possibile dalle differenza di temperatura che ci sono all’esterno. Questo è fattibile solo isolando più possibile la scatola in modo da evitare perdite. Isolando, inoltre, si contribuisce alla riduzione delle emissioni di sostanze nocive e inquinanti riducendo sensibilmente i consumi di combustibile da fonte fossile. Costruire o ristrutturare le proprie abitazioni in maniera attenta e responsabile permette di partecipare concretamente alla riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra.

L’ isolamento termico e i suoi vantaggi

Beneficio economico. Una casa isolata ha dispersioni termiche ridotte e di conseguenza anche le bollette per il riscaldamento e il condizionamento. I consumi energetici degli edifici si possono ridurre fino al 70-80% isolando le pareti esterne dell’edificio e le coperture.

Gli interventi di isolamento termico dell’immobile sono i più convenienti in quanto le spese di manutenzione sono praticamente assenti e si possono ottenere interessanti incentivi che possono contribuire a rendere ancora più conveniente ogni intervento (ad esempio le detrazioni fiscali del 65%).

Rispetto alle attuali situazioni finanziarie e alle forme di investimento presenti, investire nell’isolamento termico vuol dire mettere i soldi in una ‘banca virtuale’ che produce un tasso di rendita molto più elevato. Visto l’aumento continuo dei costi di combustibili, una casa che consuma di meno è una garanzia di maggiore sicurezza economica.

Nei condomini gli elementi più disperdenti sono le pareti esterne attraverso le quali si disperde circa il 45-50% del calore, mentre le case singole sono soggette a perdite di calore che passano soprattutto attraverso i tetti mal isolati (40-50%).

Comfort abitativo. La casa è il luogo dove in assoluto si cercano le migliori condizioni di soggiorno. Un buon isolamento termico dell’edificio permette di mantenere una temperatura interna il più possibile costante e omogenea e garantire all’interno degli ambienti condizioni di benessere, impedendo al calore di disperdersi verso l’esterno durante l’inverno o di entrare durante l’estate. Soluzioni costruttive corrette per la coibentazione di pareti, coperture e solai permettono di evitare fenomeni di condensa e muffa sulle strutture che potrebbero dare luogo a vere e proprie malattie.

Beneficio ambientale. Isolando si contribuisce alla riduzione delle emissioni di sostanze nocive ed inquinanti riducendo sensibilmente i consumi di combustibile da fonte fossile.

  1. DOVE E COME ISOLARE

Vista la contingente e critica situazione dell’edilizia che negli ultimi anni vede fermo il mercato delle nuove costruzioni, una notevole opportunità per il futuro prossimo è costituita dal recupero del patrimonio edilizio esistente. C’è una imprescindibile necessità di riqualificazione visto che il consumo medio è di 180 kWh per metro quadro all’anno. Ciò potrebbe consentire ai proprietari un maggior comfort e un maggior risparmio e al governo di poter concorrere in modo rilevante al conseguimento degli obiettivi delineati dalla Strategia Energetica Nazionale.

Per capire dove e come isolare è fondamentale effettuare una diagnosi energetica o audit energeticodell’edificio oggetto dell’intervento. Primo passo quindi è un insieme sistematico di rilievo, raccolta e analisi dei parametri relativi ai consumi specifici, correlati alle condizioni di esercizio dell’edificio e dei suoi impianti e una valutazione tecnico-economica dei flussi di energia.

Lo scopo della diagnosi energetica è quello di individuare possibili soluzioni tecniche che possano migliorare l’efficienza energetica dell’edificio, riducendo i consumi di energia.

Di seguito si analizzano le possibili soluzioni e tecnologie costruttive per gli interventi di riqualificazione dell’involucro opaco e trasparente.

  1. SOLUZIONI COSTRUTTIVE PER L’ISOLAMENTO DELL’INVOLUCRO OPACO

La ristrutturazione delle strutture opache che formano e definiscono l’edificio va fatta accuratamente, analizzando la situazione esistente con una analisi delle strutture e del loro grado di isolamento e con particolare attenzione alla scelta e associazione dei materiali. Le caratteristiche e la collocazione di ogni materiale ha un’incidenza differente dal punto di vista energetico.

Le strutture dell’involucro edilizio da isolare sono:

  • pareti
  • coperture
  • pavimenti su ambienti non riscaldati, su esterno o controterra.

3.1 Le pareti opache

Diverse sono le modalità per isolare le pareti esterne di un edificio a seconda della posizione del materiale isolante rispetto alla struttura:

  • isolamento dall’esterno
  • isolamento in intercapedine
  • isolamento dall’interno

Isolamento dall’esterno

Tra le soluzioni di isolamento dall’esterno forse la più nota è la tecnologia di isolamento a cappotto termico.

L’isolamento a cappotto consiste nell’incollare i pannelli di isolante sulla struttura edilizia preesistente, facendo attenzione che il posizionamento delle lastre isolanti sia fatto a giunti sfalsati, anche in corrispondenza degli spigoli, staccandosi da terra con un profilo di partenza. Sui pannelli viene applicato il rasante e annegata la rete portaintonaco per effettuare la finitura. È importante che la posa in opera sia effettuata da personale specializzato, scegliendo aziende che forniscono l’intero “sistema a cappotto”, dove la scelta delle colle, del rasante è compatibile con il materiale stesso.

Questo tipo di sistemi è dotato anche di garanzia. Infatti la corretta posa in opera del sistema cappotto garantisce la stabilità nel tempo del rivestimento eliminando crepe e lesioni che costituiscono le ragioni del degrado delle facciate (sotto due immagini relative a fasi di posa del sistema cappotto).

Tra le altre tecnologie per isolare dall’esterno ci sono anche le facciate ventilate e gli intonaci termoisolanti.

Isolare dall’esterno comporta diversi vantaggi, tra cui:

  • ridurre i ponti termici: l’isolante costituisce l’ultimo strato della parete coprendo uniformemente tutti gli elementi strutturali, come pilastri e travi;
  • evitare fenomeni di condensa sia superficiale che interstiziale ed evitare la formazione di muffe, proprio perché la struttura è tutta “calda” e più difficilmente raggiunge temperature pari a quella di rugiada;
  • proteggere le strutture edilizie dagli sbalzi termici, demandando all’isolante l’assorbimento dello sbalzo termico;
  • garantire una uniformità di temperatura all’interno dell’ambiente, per cui il salto tra la temperatura al centro del locale e quella superficiale della parete è di pochi gradi evitando il fenomeno della “parete fredda”;
  • aumentare la capacità della parete di accumulare calore. I muri si scaldano, accumulano il calore e lentamente lo rilasciano nei locali quando si spegne l’impianto.

Isolamento in intercapedine

L’isolamento in intercapedine prevede l’inserimento dell’isolante all’interno della cortina edilizia; trattandosi di strutture esistenti (la parete a doppia fodera è la più diffusa tra le tecnologie costruttive esistenti) sono utilizzati per insufflaggio isolanti sfusi. Con l’uso di isolanti sfusi è importante tener conto dell’effetto del costipamento in modo da evitare dei vuoti di isolante all’interno della parete o l’ammassarsi del materiale nella zona bassa della parete con il conseguente peggioramento dell’efficienza energetica della struttura.

Posizionando l’isolamento in intercapedine, si pone il problema dei ponti termici, in quanto l’isolante si interrompe in corrispondenza di pilastri e travi.

Isolamento dall’interno

Questo tipo di isolamento si ottiene foderando le pareti (e anche soffitti) dall’interno. Riguarda essenzialmente interventi di riqualificazione energetica in cui non è possibile intervenire con l’isolamento dall’esterno o nell’intercapedine. Tale soluzione infatti sottrae superficie utile agli ambienti e può aumentare il rischio di fenomeni di condensa.

Per limitare possibili danni dovuti a fenomeni termo igrometrici si consiglia di posizionare una barriera al vapore prima dello strato isolante oppure creare un’intercapedine d’aria tra muratura e controparete (sotto immagine relativa a posa di pannelli isolanti fibrosi al lato interno della parete).

Con questa applicazione non si sfrutta la capacità della parete di accumulare calore in quanto appena acceso l’impianto l’ambiente si riscalda rapidamente, ma altrettanto rapidamente si raffredda allo spegnimento dell’impianto stesso: viene scaldata solo l’aria e non la struttura muraria.

Di contro però ha come vantaggi :

  • semplicità di posa in opera
  • possibilità d’intervento su edifici con facciate sottoposte a vincoli storici o architettonici (esempio, mattoni faccia a vista, bugnato, ecc.)
  • possibilità di intervento parziale (appartamento singolo)

3.2 Coperture inclinate

I tetti a falda possono essere:

  • ventilati
  • non ventilati

La ventilazione è data da un’intercapedine d’aria ventilata posta immediatamente sotto le tegole, ottenuta con arcarecci tra cui è interposto l’isolante. Sulla gronda una griglia forata parapasseri lascia entrare l’aria e un colmo rialzato ne permette l’uscita. La ventilazione consente di ridurre la temperatura superficiale dell’isolante in modo che questo non alteri le sue prestazioni a causa di valori di temperatura troppo elevati soprattutto d’estate.

Alcuni regolamenti edilizi comunali prevedono obbligatoriamente l’applicazione di tetti ventilati (sotto schema di tetto ventilato e non ventilato e un’immagine relativa a un tetto a falda ventilato e isolato).

3.3 Coperture piane a terrazzo

Si distinguono in :

  • tetto caldo
  • tetto freddo o rovescio

La distinzione è relativa alla posizione che l’impermeabilizzante ha rispetto all’isolante. Nel tetto caldo l’impermeabilizzante è posto sopra l’isolante proteggendolo dalle acque meteoriche; nel tetto freddo o rovescio l’impermeabilizzante è posto sotto l’isolante.

È importante ricordare che nel caso del tetto caldo è fondamentale predisporre una barriera al vapore prima dell’isolante per evitare fenomeni di condensazione (sotto schema di tetto caldo e rovescio e un’immagine di tetto piano caldo praticabile).

3.4 Solaio su ambiente non riscaldato

L’applicazione ideale è porre l’isolante all’intradosso, come ultimo strato verso l’ambiente non riscaldato per godere degli stessi vantaggi del cappotto esterno; inoltre ciò è tecnicamente fattibile e consente di non sottrarre altezza utile negli ambienti in quanto va collocato nei garage o cantine che non essendo abitabili richiedono un’altezza interna minore.

3.5 Quali spessori utilizzare?

Lo spessore di isolamento corretto dipende dal tipo di struttura da isolare e dalla zona climatica in cui si costruisce. La normativa attuale, il D.Lgs. 311/06, prevede dei valori limite sulla trasmittanza termica (Ulimvalore minimo richiesto dal D.Lgs. 311/06 per ristrutturazioni dell’involucro di edifici esistenti) delle strutture dell’edificio corrispondenti a spessori di isolante crescenti fino al 2010.

Nella tabella è riportato in centimetri lo spessore di isolamento consigliabile per rispondere ai requisiti minimi richiesti dal D.Lgs. 311/06 per il 2010.

  1. SOLUZIONI COSTRUTTIVE PER L’ISOLAMENTO DELL’INVOLUCRO TRASPARENTE

Gli interventi su serramenti esistenti possono essere di vario tipo:

  • inserimento di un secondo vetro, se l’infisso è a vetro singolo e se ha un telaio in legno di spessore tale da consentirlo; fattibile solo negli edifici storici in cui l’infisso ha anche una valenza architettonica;
  • aggiunta di un secondo serramento, intervento non invasivo in quanto non richiede alcun smontaggio, consiste nell’inserire o all’interno o all’esterno dell’infisso esistente un altro serramento ad elevate prestazioni termiche e acustiche. Questo intervento richiede comunque un certo spessore della muratura tale da alloggiare un secondo infisso;
  • sostituzione dell’infisso, intervento effettuato più sovente, accedendo alle detrazioni fiscali; consiste nella scelta di un nuovo infisso costituito da telaio e vetro altamente performanti.

Dal rapporto Enea del 2010 sulle detrazioni fiscali del 55% la maggior parte delle pratiche ricevute riguarda proprio la sostituzione degli infissi: oltre 220.000 interventi su un totale di circa 405.000 pratiche. Di contro però i risultati dell’intervento-tipo di sostituzione degli infissi hanno dato luogo a risparmi medi dichiarati inferiori a 3 MWh/anno, piuttosto ridotti rispetto agli altri interventi sull’involucro.

La diffusione di questo intervento è legata alla sua semplicità; la sostituzione dei serramenti è quello meno invasivo e rientra in quella che viene definita attività edilizia libera, cioè non richiede necessariamente un titolo abilitativo per essere effettuata.

Per garantire elevate prestazioni del sistema è necessario utilizzare telai ad elevate prestazioni quali:

  • legno
  • materiali polimerici (PVC) con anima in metallo
  • profilato metallico (alluminio, acciaio) con taglio termico
  • misto metallo legno e metallo polimero

Dai dati emersi dal rapporto SAIENERGIA09, gli infissi in legno (essenza più diffusa ed economica è il pino) costituiscono il 57% degli infissi venduti nel 2009; gli infissi in metallo il 29%, quelli in PVC l’11%, i misti il 3%.

Il tipo di vetro adoperato è doppio, per una quota pari al 79% del totale degli interventi, mentre il triplo vetro rappresenta solo il 3% degli interventi.

Le prestazioni degli infissi più venduti riguardano vetri basso emissivi con Ug=1,1 W/m2K e serramenti con UW = 1,4 W/m2K.

Fondamentale è la corretta posa in opera dei serramenti. Da curare il nodo di ancoraggio tra telaio fisso e muratura e tra telaio e davanzale per evitare ponti termici e avere infissi a tenuta (vedi immagini sotto).

  1. COSTI, E BENEFICI ECONOMICI

Costi

La valutazione dei costi e del beneficio economico ottenuto con la riqualificazione energetica dell’involucro non sempre è semplice e diretta. L’economicità e i vantaggi di un intervento dipendono molto dall’esito dell’analisi preliminare condotta sullo stato dell’edificio e dell’audit energetico. La necessità obbligata di alcuni interventi di manutenzione e ristrutturazione potrebbe far risultare molto conveniente il ricorso all’isolamento dell’involucro, a maggior ragione se ci sono poi incentivi fiscali da parte dello stato. A titolo esemplificativo si riportano alcuni casi:

  1. Se in un condominio o abitazione plurifamiliare occorre rifare la facciata di un edificio in quanto degradata e in cattivo stato conservativo il costo di un isolamento a cappotto si riduce al costo del pannello isolante e al più al rifacimento delle soglie delle finestre, in quanto i costi relativi alle spese professionali per la pratica edilizia, ai ponteggi, e ai lavori di ritinteggiatura dovrebbero comunque essere sostenuti dalla committenza. Inoltre con l’aggiunta dell’isolante è possibile detrarre fiscalmente il 65% della spesa sostenuta anziché il 50%. Il costo del pannello dipende anche dal tipo di materiale isolante scelto: si parte dal più economico e diffuso come l’EPS, polistirene espanso, che si aggira intorno ai 6-8 €/mq per un pannello da 10 cm fino ai 15-20 €/mq per un pannello da 10 cm di sughero bruno. È chiaro che la scelta del materiale non dipende solo dalla componente economica ma va valutato il materiale isolante più idoneo per le diverse applicazioni. Ciascun materiale presenta pro e contro e si presta a risolvere problemi specifici, che vanno analizzati di caso in caso.
  1. Se va rifatto il manto impermeabile di un tetto a causa di infiltrazioni è possibile prevedere l’inserimento di un materiale isolante che ne migliori le performance invernali ed estive.

Caso pratico

Cascina lombarda (zona climatica E) di circa 360 mq di superficie utile, attuale residenza singola su due livelli. Necessario il rifacimento del manto di copertura a causa di infiltrazioni. La superficie del tetto è di circa 330 mq, pari cioè ad un terzo della superficie disperdente totale. Basterebbe quindi inserire uno strato isolante per dimezzare le dispersioni del tetto e avere quindi una considerevole riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento. Valutando i costi per la rimozione del manto di copertura esistente, per la sistemazione dell’impermeabilizzante, posa dell’isolante, ricollocazione del manto precedentemente rimosso, l’incidenza del costo dell’isolante sul costo totale dell’intervento è di circa un terzo che però viene ammortizzato nell’innalzamento dal 50 al 65% della detrazione fiscale della spesa. Nello specifico caso è stato scelto un materiale naturale quale la fibra di legno, di 15 cm di spessore, ad elevato calore specifico e ad elevata densità che consente quindi di migliorare le prestazioni energetiche estive evitando di ricorrere all’ausilio di impianti.

  1. Se occorre rifare l’impianto di riscaldamento o sostituire il generatore di calore potrebbe essere utile e più conveniente analizzare le dispersioni termiche, capire come poterle ridurre in modo da scegliere la tipologia e le caratteristiche tecniche del nuovo sistema impiantistico in funzione dei fabbisogni energetici effettivi da colmare. In sintesi, vale la pena isolare prima le strutture e poi prevedere un impianto con potenza termica minore con il vantaggio che questo generatore non solo avrà un costo inferiore, ma soprattutto avrà minori costi di gestione con una conseguente riduzione della bolletta.

Caso pratico

Appartamento residenziale di superficie utile da 105 mq (zona climatica D), collocato al primo piano di un edificio plurifamiliare su un garage non riscaldato. È necessario il rifacimento totale dell’impianto termico: da una caldaia standard con radiatori ad una pompa di calore con pannelli radianti. Analizzando le dispersioni dell’involucro è evidente che la maggior superficie disperdente dell’appartamento è costituita proprio dal solaio su garage non riscaldato (visto che lateralmente l’appartamento confina con altri riscaldati). Quindi la mera sostituzione del generatore avrebbe richiesto una pompa di calore di potenza pari ad almeno 15 kW. Decidere invece di isolare il solaio su garage con pannelli isolanti di spessore di 10 cm all’intradosso del solaio permette di ridurre la potenza della pompa di calore a 7 kW, con un risparmio di circa 4.000 €.

Pertanto, l’intervento di isolamento è costato circa 2.500 € che, rispetto ai 4.000 € di differenza di costo tra le pompe di calore di potenza diversa, comporta un risparmio immeditato di 1.500 €, una durata maggiore dell’intervento e soprattutto una serie di benefici in termini di costo della bolletta: riduzione della potenza impegnata con minori spese di allaccio e spese fisse comunque minori nei consumi.

Di fatto, gli interventi di riqualificazione dell’involucro, a fronte dell’investimento iniziale e del risparmio energetico ottenuto, hanno tempi di ritorno medio-lunghi se non si tiene conto dei possibili incentivi e agevolazioni fiscali, ma per una più equa valutazione è importante:

  • tener conto anche della durata dell’intervento, di gran lunga superiore alla durata di interventi sull’impianto; è infatti limitante porre come tempo di ritorno, da indicare nell’Attestato di Prestazione Energetica, 10 anni;
  • effettuare la valutazione dei costi e dei benefici con il calcolo del tempo di ritorno dell’investimento, al netto di quelle spese che comunque sarebbero state sostenute, in quanto interventi di manutenzione necessari.
  1. CONCLUSIONI

Sarà essenziale che il Governo prosegua la politica incentivante dando stabilità alle detrazioni fiscali, per sostenere un settore che deve ancora avere il suo sviluppo e che deve acquisire quell’autonomia economica e diffusione culturale tale da associare automaticamente i concetti di riqualificazione, ristrutturazione e manutenzione all’efficienza e al risparmio di energia.

Il caso dei serramenti è a questo proposito esemplare. Visto che il ricorso alle agevolazioni fiscali ha comportato necessariamente l’utilizzo di infissi performanti, l’aumento di richiesta e il conseguente aumento dell’offerta, hanno fatto sì che questi, non costituiscano più l’eccezione, ma siano diventati lo “standard”, raggiungendo un prezzo molto vicino a quello dei precedenti infissi con caratteristiche tecniche meno “spinte”.

# 35  | Parametri urbanistici e nomenclatura

# 35 | Parametri urbanistici e nomenclatura

 Indici di edificabilità

Gli indici di edificabilità esprimono il rapporto tra le quantità edilizie ammesse dal piano e la superficie del suolo interessata dalla trasformazione.

Gli indici si distinguono in territoriali e fondiari.

Gli indici territoriali sono prescritti dal piano urbanistico generale per dimensionare i piani attuativi delle zone assoggettate a intervento indiretto, e si applicano alla superficie territoriale, ossia all’intera superficie della trasformazione urbanistica, comprensiva della viabilità e delle aree pubbliche di standard, quali verde, servizi e parcheggi.

Gli indici fondiari sono prescritti dal piano urbanistico generale per dimensionare le trasformazioni edilizie realizzabili con intervento diretto. Possono inoltre essere prescritti anche dai piani attuativi non dotati di planivolumetrico; tali indici si applicano alla superficie fondiaria interessata dal titolo edilizio, che dovrà essere asservita alla costruzione autorizzata con atto d’obbligo.

L’indice di edificabilità territoriale può essere espresso in mc/mq, per definire il volume ammesso sulla superficie territoriale, ovvero in ab/ha per definire il volume corrispondente agli abitanti teorici ammessi su ogni ettaro di superficie territoriale.

L’indice di utilizzazione territoriale può essere espresso in mq/mq, per definire la superficie lorda (SUL) ammessa sulla superficie territoriale, ovvero in ab/ha per definire la SUL corrispondente agli abitanti teorici ammessi su ogni ettaro di superficie territoriale.

L’indice di edificabilità fondiaria è espresso in mc/mq e prescrive il massimo volume ammissibile sulla superficie del lotto afferente.

L’indice di utilizzazione fondiaria è espresso in mq/mq e prescrive la massima superficie lorda (SUL) ammissibile sulla superficie del lotto afferente.

Il piano urbanistico generale definisce l’indice insediativo residenziale ossia il parametro convenzionale che fa corrispondere ad un abitante teorico la quantità di volume e di SUL.

Volume e SUL

Il carico urbanistico degli edifici può essere computato dai piani in base al volume o alla superficie lorda. Il primo misura più efficacemente la dimensione fisica degli insediamenti e pertanto si adatta meglio al controllo delle trasformazioni nella città esistente; la seconda misura più efficacemente la fruizione degli edifici e pertanto si adatta meglio al controllo del carico insediativo nelle nuove trasformazioni.

Entrambi i parametri sono utilizzati nel rispetto del D.I. 1444/68.

Il piano urbanistico comunale e i suoi piani attuativi stabiliscono, nelle diverse zone, il parametro da utilizzare per misurare gli edifici preesistenti e per regolare gli interventi edilizi di ristrutturazione e di nuova costruzione.

Il volume corrisponde alla superficie dell’edificio, misurata per ogni piano al lordo delle tamponature esterne, per l’altezza reale di ogni piano, misurata tra le quote di calpestio e – per l’ultimo piano abitabile – l’estradosso della copertura. Qualora il solaio di copertura risulti inclinato, ovvero sistemato a tetto, l’altezza dell’ultimo piano corrisponde alla media delle altezze delle coperture inclinate rispetto all’ultimo solaio orizzontale. Sono esclusi dal volume geometrico:

  1. il volume dei sottotetti non abitabili con altezza utile all’intersezione dell’intradosso delle falde del tetto non superiore a m.2,20, a condizione che il tetto abbia due o più falde e che queste ultime abbiano pendenza non superiore al 35% ed intersechino la facciata esterna dell’edifico a quota minore o uguale alla quota di calpestio del sottotetto;
  2. il volume fuori terra di eventuali piani seminterrati con destinazione accessoria (garage o cantine) che escano fuori terra non più di 70 cm., misurati rispetto alla quota delle sistemazioni esterne previste in progetto;
  3. i volumi tecnici;
  4. logge e balconi;
  5. le scale esterne all’involucro dell’edificio realizzate per motivi di sicurezza, qualora siano aggiuntive agli ordinari collegamenti verticali necessari al funzionamento dell’edificio;

Inoltre, se dimostrato nell’ambito della documentazione tecnica richiesta per il titolo abilitativo, e in conformità con quanto previsto dal Dlgs 192/05 sono esclusi dal volume geometrico:

  1. il maggior spessore delle murature esterne degli edifici, siano esse tamponature o muri portanti, per la parte eccedente 30 centimetri, fino ad un massimo di 25 centimetri;
  2. il maggior spessore dei solai intermedi e di copertura, per la parte eccedente 30 centimetri e, rispettivamente, fino ad un massimo di 15 e 25 centimetri;
  3. le serre solari con vincolo di destinazione e, comunque, di dimensioni non superiori al 15 % della superficie utile dell’unità abitativa realizzata;
  4. gli altri maggiori volumi o superfici finalizzati, attraverso l’isolamento termico ed acustico, la captazione diretta dell’energia solare e la ventilazione naturale, alla riduzione dei consumi energetici o del rumore proveniente dall’esterno.

Ogni altra forma di sottotetto diversa da quella descritta nel punto a) compresa la presenza di “abbaini” di ogni forma e dimensione comporta la totale inclusione del volume sottotetto nel calcolo della cubatura

La superficie lorda (SUL) di un edificio corrisponde alla superficie di solaio compresa nel perimetro esterno dell’involucro murario, misurata al lordo delle murature e delle tramezzature, di tutte le unità immobiliari comprese nell’edificio.

Sono esclusi dalla SUL:

  • il maggior spessore delle murature esterne degli edifici, siano esse tamponature o muri portanti, per la parte eccedente 30 centimetri, fino ad un massimo di 25 centimetri;
  • i volumi tecnici, comprese le serre solari fino ad un massimo del 15% della superficie utile dell’unità abitativa ad esse afferenti;
  • i vani accessori (cantine e garage) interrati o seminterrati con sporgenza fuori terra non superiore a cm. 70, e quelli inseriti nei sottotetti esclusi dal computo del volume;
  • i balconi e le logge.

Lotto minimo

Il lotto minimo costituisce la superficie fondiaria minima necessaria perché possa essere assentito un intervento di nuova edificazione.

Esso viene stabilito dal piano urbanistico per le zone per le quali è previsto l’intervento diretto.

Qualora l’attuazione urbanistica avvenga con piani attuativi dotati di planivolumetrico la norma del lotto minimo è sostituita dalla prescrizione dei lotti definiti dal planivolumetrico stesso.

 Sagoma degli edifici

La sagoma degli edifici [1] è misurata:

  • in planimetria dall’ingombro a terra, ossia dalla proiezione sul piano orizzontale del massimo sviluppo dell’edificio fuori terra, a qualsiasi piano esso sia raggiunto con le pareti perimetrali, al lordo delle sporgenze dei balconi e degli aggetti del tetto;
  • in alzato dal profilo dell’edificio, e dall’altezza massima raggiunta dall’edificio, ovvero dalle diverse altezze significative nel caso di edifici a gradoni.

Altezza degli edifici

L’altezza degli edifici è data dalla media delle altezze dei fronti degli edifici stessi; l’altezza di ciascun fronte del fabbricato è data dalla media delle altezze del fronte.

In ogni caso l’altezza di un fronte non può superare di più del 20% l’altezza massima consentita dallo strumento urbanistico per gli edifici.

Per il calcolo dell’altezza si assumono i seguenti riferimenti:

  • la linea di terra, data dalla quota media del marciapiede o, in sua assenza, del terreno circostante a sistemazione avvenuta;
  • la linea di copertura del fabbricato che, a) in caso di edifici coperti a terrazzo, corrisponde alla quota di calpestio del terrazzo, b) in caso di edifici coperti a tetto con pendenza inferiore al 35%, corrisponde alla linea di intersezione tra l’intradosso della falda del tetto e la facciata dell’edificio; c) in caso di edifici coperti a tetto con pendenza superiore al 35%, corrisponde alla quota ricavata a 2/3 della linea d’imposta del tetto.

Sono esclusi dal computo dell’altezza i soli volumi tecnici posti al di sopra della copertura, quali extracorsa degli ascensori, impianti tecnologici e canne fumarie.

Distacchi e distanze

La distanza minima delle costruzioni dai confini del lotto ed il distacco minimo tra gli edifici sono previste sia per ragioni di interesse pubblico (evitare intercapedini, evitare problemi di sicurezza e di igiene, ragioni estetiche e architettoniche) che per regolare i rapporti tra privati confinanti.

Tali distanze, se non sono prescritte in misura maggiore dal piano urbanistico o in misura minore dalle previsioni planivolumetriche di piani attuativi, sono quelle indicate – in rapporto alla zona omogenea – all’articolo 9 del D.I. 1444/68 e devono essere applicate nella misura tale da non ledere le possibilità di edificazione delle proprietà confinanti. [2]

La distanza delle costruzioni dalle strade dovranno rispettare sia la prescrizione del comma 3 dell’articolo 9 del D.I.1444/68 in caso di zone edificate o edificabili su entrambi i lati della strada, sia le prescrizioni degli articoli 16, 17, 18 e 19 del D.Lgs.285/1992 (nuovo codice della strada), sia degli articoli 26, 27 e 28 del D.P.R. 495/1992 (regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada).

Le distanze delle costruzioni dalle linee ferroviarie e dalle linee di trasporto urbano su ferro non devono essere inferiori a quelle indicate rispettivamente agli articoli 49 e 50 e all’articolo 51 del DPR 753/1980.

Le distanze delle costruzioni dagli elettrodotti non devono essere inferiori a quelle indicate dal Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 29 maggio 2008 in relazione alla potenza ed alle caratteristiche geometriche della linea. Per costruire all’interno della distanza di prima approssimazione definita dal DM, i progetti di nuova edificazione ed ampliamento di edifici esistenti dovranno essere accompagnati dalla certificazione dell’ente gestore della linea elettrica relativa all’esternità alla fascia di rispetto.

Le zone di rispetto dal demanio marittimo e doganale sono previste dal codice della navigazione.

Le zone di rispetto dal demanio idrico sono previste dal r.d. 25 luglio 1904, n. 523.

Le zone di rispetto dagli aeroporti sono disciplinate dal codice della navigazione e s.m.i.

Le zone di rispetto dai cimiteri sono previste dall’art. 338 r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 (TULS).

Altre norme speciali possono prevedere prescrizioni e limitazioni all’attività edilizia.

Permeabilità

La permeabilità del suolo costituisce il requisito delle aree non coperte da edifici né pavimentate, ovvero pavimentate con materiali drenanti, di consentire la percolazione delle acque meteoriche nel terreno, contribuendo all’alimentazione delle falde acquifere.

La permeabilità è regolata attraverso l’indice di permeabilità, espresso in percentuale, che definisce il rapporto tra la superficie di suolo permeabile e l’intera superficie fondiaria del lotto edificabile.

 Densità arborea

La presenza di alberature all’interno delle aree oggetto di trasformazione urbanistico-edilizia è regolata attraverso l’indice di densità arborea che esprime il numero di alberi d’alto fusto da piantare per ogni ettaro di superficie fondiaria.

Il piano urbanistico comunale ed eventualmente i piani attuativi definiscono in quali zone è prescritto l’indice di densità arborea e ne specifica la quantità. Le essenze arboree sono definite dal piano in coerenza con la pianificazione paesaggistica.

Dimensione minima degli alloggi

La dimensione minima assoluta degli alloggi [3] è fissata in 28 mq di superficie utile abitabile (Su), come definita dall’articolo 3 del D.M. (lavori pubblici) 10 maggio 1977, ed è riferita all’alloggio monostanza abitabile da una sola persona.

Le norme di piano, per le singole zone, possono fissare dimensioni minime maggiori.

Locali accessori e volumi tecnici

Sono considerati locali accessori quegli ambienti, aggiunti agli edifici per migliorarne l’utilizzazione, che non hanno le caratteristiche di agibilità, essendo destinati alla presenza solo saltuaria delle persone, e che costituiscono pertinenza del volume principale, da esso distinti ancorché collegati funzionalmente.

A titolo esemplificativo sono locali accessori

  • delle abitazioni: i garage, le cantine e le soffitte;
  • dei locali commerciali, terziari e produttivi: i garage, i depositi, i magazzini e gli archivi morti.

Gli accessori sono indiretti quando costituiscono un’autonoma unità immobiliare e, in tal caso, debbono comunque essere ubicati nella medesima area edificabile del volume principale di cui costituiscono pertinenza. Sono invecediretti quando sono direttamente collegati con gli ambienti agibili dell’edificio principale.

Sono considerati volumi tecnici [4] quei volumi che costituiscono o contengono gli impianti tecnici, ovvero strettamente connessi alla loro funzionalità, indispensabili per assicurare il comfort abitativo dell’edificio. I volumi tecnici, per essere considerati tali, sono determinati dall’impossibilità di poterne provvedere l’inglobamento entro il corpo della costruzione servita, per ragioni tecniche o di igiene e di sicurezza.

A titolo esemplificativo sono volumi tecnici: i locali destinati a contenere caldaie, climatizzatori, pompe di calore, inverter, pompe e serbatoi idrici, vasi di espansione e l’extracorsa degli ascensori, le canne fumarie, le serre solari, le scale di sicurezza ed il vano scala al di sopra della linea di gronda. Non costituiscono invece volumi tecnici: locali lavanderia, stenditoi, locali di sgombero.

 

Note

[1] La sagoma dell’edificio assume un valore regolamentare, oltre che nell’attuazione di interventi indiretti definiti con planivolumetrico, anche in relazione al disposto dell’art.3, comma 1, lettera d, del DPR 380/2001 per gli interventi di ristrutturazione edilizia consistenti “nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente” ed in relazione alle disposizioni dell’articolo 17, comma 1, lettere e ed f della L.R. 15/2008 che definiscono le “varianti essenziali” al permesso di costruire.
[2] Il rispetto del diritto di edificare della proprietà confinante è alla base della diffusa prescrizione relativa alla inclinata a 45° posta con il piede sul lotto confinante alla distanza legale – generalmente 5 metri – dal confine; tale prescrizione obbliga il costruendo edificio ad una distanza pari alla sua altezza.
[3] La norma fa qui riferimento al Decreto ministeriale Sanità 5 luglio 1975, che costituisce un minimo inderogabile di legge. Appare però possibile – ed utile in relazione alle attuali tendenze del mercato immobiliare – fissare dei parametri maggiori, come ad esempio 35 mq per gli alloggi monostanza per una sola persona o 45 mq per gli alloggi destinati alle coppie.
[4] Si fa qui riferimento alla definizione di volumi tecnici contenuta nella Circolare del Ministero dei Lavori Pubblici n.2474 del 31 gennaio 1973.
[5] Le strutture realizzate su suolo pubblico sono, invece, soggette ad autorizzazione convenzionata di solito a titolo oneroso, con i limiti di tempo stabiliti dal Comune ed eventuale versamento di cauzione a titolo cautelativo.

 

fonte: http://www.provincia.rm.it/regolamentoedilizio/regolamento/generale/parametri_urbanistici_nomenclatura.html

Ordinanza Esami di Stato di abilitazione professionale anno 2015 #esamedistato

Ordinanza Esami di Stato di abilitazione professionale anno 2015 #esamedistato

Esami di Stato di abilitazione professionale anno 2015. Professioni regolamentate dal D.P.R. 328/2001

 Ordinanza Ministeriale 27 marzo 2015 n. 198

Emblema Repubblica Italiana
Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

VISTO   il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, recante  “Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’articolo 11 della legge 15  marzo 1997, n. 59” e, in particolare, l’articolo 2, comma 1, n. 11), che, a seguito della modifica apportata dal decreto legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121, istituisce il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

VISTO   il decreto legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121, recante “Disposizioni urgenti per l’adeguamento delle strutture di Governo in applicazione dell’articolo 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n. 244” che, all’articolo 1, comma 5, dispone il trasferimento delle funzioni del Ministero dell’università e della ricerca, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

VISTO   il decreto del Presidente della Repubblica 21 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 febbraio 2014, al n. 47, recante “Nomina dei Ministri”, con il quale la Sen. Prof.ssa Stefania Giannini è stata nominata Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

VISTO    il regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, recante “Approvazione del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore”;

VISTO   il regio decreto 4 giugno 1938, n. 1269, recante “Approvazione del regolamento sugli studenti, i titoli accademici, gli esami di Stato e l’assistenza scolastica nelle Università e negli Istituti superiori”;

VISTA   la legge 8 dicembre 1956, n.1378, recante “Esami di Stato per l’abilitazione all’esercizio delle professioni”;

VISTO   il decreto ministeriale 9 settembre 1957, e successive modificazioni, recante “Approvazione del regolamento sugli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni”;

VISTO   il decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1982, n. 980, e successive modificazioni, recante “Approvazione del regolamento per gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di biologo”;

VISTO   il decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 2001, n. 195, concernente “Regolamento recante modifica al decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1982, n. 980, per l’abolizione del tirocinio ai fini dell’esame di Stato per l’esercizio della professione di biologo”;

VISTO    il decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 1982, n.981, e successive modificazioni, recante “Approvazione del regolamento per gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di geologo”;

VISTI    i decreti ministeriali n. 239 e 240 del 13 gennaio 1992, concernenti rispettivamente “Regolamento recante norme sul tirocinio pratico post-lauream per l’ammissione all’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo” e “Regolamento recante norme sull’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo”;

VISTA   la legge 10 febbraio 1992, n. 152, recante “Modifiche ed integrazioni alla legge 7 gennaio 1976, n. 3, e nuove norme concernenti l’ordinamento della professione di dottore agronomo e di dottore forestale”;

VISTO   il decreto ministeriale 21 marzo 1997, n. 158, recante “Regolamento per gli esami di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di dottore agronomo e dottore forestale”;

VISTA   la legge 23 marzo 1993, n. 84, recante “Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dell’albo professionale”;

VISTO    il decreto ministeriale 30 marzo 1998, n. 155, concernente “Regolamento recante norme sull’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di assistente sociale”;

VISTO    il decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, e successive modificazioni e integrazioni, concernente “Regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei”;

VISTO     il decreto ministeriale 4 agosto 2000 recante “Determinazione delle classi delle lauree universitarie”;

VISTO     il decreto ministeriale 28 novembre 2000 recante “Determinazione delle classi delle lauree specialistiche”;

VISTO     il decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n.270, concernente “Modifiche al regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei, approvato con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509”;

VISTO    il decreto ministeriale 16 marzo 2007, recante “Determinazione delle classi delle lauree universitarie”;

VISTO    il decreto ministeriale 16 marzo 2007, recante “Determinazione delle classi delle lauree magistrali”;

VISTO    il decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n.328, recante “Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti”;

VISTA    la richiesta congiunta delle Università La Sapienza e Roma Tre, trasmessa con nota prot. n. 4115/2014, volta ad istituire un’unica sede amministrativa e di svolgimento dell’esame di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di geologo, da attribuirsi ad anni alterni ai due atenei;

UDITO    il parere del Consiglio Universitario Nazionale espresso nell’adunanza del 28 gennaio 2015;

 

O R D I N A:

 

ART. 1

Sono indette nei mesi di giugno e novembre 2015 la prima e la seconda sessione degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni di attuario e attuario iunior, chimico e chimico iunior, ingegnere e ingegnere iunior, architetto, pianificatore, paesaggista, conservatore e architetto iunior e pianificatore iunior, biologo e biologo iunior, geologo e geologo iunior, psicologo, dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro e dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità, dottore agronomo e dottore forestale, agronomo e forestale iunior e biotecnologo agrario, assistente sociale specialista e assistente sociale.
Alle predette sessioni possono presentarsi i candidati che hanno conseguito il titolo accademico richiesto entro il termine stabilito per ciascuna sessione dai Rettori delle singole università in relazione alle date fissate per le sedute di laurea.

ART. 2

I candidati possono presentare l’istanza ai fini dell’ammissione agli esami di Stato in una sola delle sedi elencate per ciascuna professione nella tabella annessa alla presente ordinanza.

ART. 3

I candidati agli esami di Stato devono presentare la domanda di ammissione alla prima sessione non oltre il 22 maggio 2015 e alla seconda sessione non oltre il 16 ottobre 2015 presso la segreteria dell’università o istituto di istruzione universitaria presso cui intendono sostenere gli esami.
In ciascuna sessione non può essere sostenuto l’esame per l’esercizio di più di una delle professioni indicate nell’articolo 1.
Coloro che hanno chiesto di partecipare alla prima sessione e che sono stati assenti alle prove possono presentarsi alla seconda sessione producendo a tal fine nuova domanda entro la suddetta data del 16 ottobre 2015 facendo riferimento alla documentazione già allegata alla precedente istanza.
La domanda, in carta semplice, con l’indicazione della data di nascita e di residenza, deve essere corredata dai seguenti documenti:

a) diploma di laurea,  di laurea specialistica o laurea magistrale conseguita in base all’ordinamento introdotto in attuazione dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni, o diploma di laurea conseguita ai sensi dell’ordinamento previgente, ovvero diploma universitario di cui alla tabella A) allegata al citato D.P.R. n. 328 del 2001, ovvero altro titolo di studio conseguito all’estero, riconosciuto idoneo, da attestare con una dichiarazione sostitutiva di certificazione ai sensi dell’art. 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
b) ricevuta dell’avvenuto versamento della tassa di ammissione agli esami nella misura di €.49,58 fissata dall’articolo 2, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 dicembre 1990, salvi gli eventuali successivi adeguamenti.

I richiedenti sono inoltre tenuti a versare all’economato dell’università il contributo stabilito da ogni singolo ateneo ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1997 n. 306. La relativa ricevuta va allegata alla documentazione di cui sopra.
La documentazione relativa al conseguimento del titolo accademico è inserita nel fascicolo del candidato a cura degli uffici dell’università o dell’istituto di istruzione universitaria competente per coloro i quali dichiarano nella domanda di aver conseguito il predetto titolo accademico nella stessa sede ove chiedono di sostenere gli esami di Stato.
I laureati in psicologia secondo l’ordinamento previgente, i laureati della classe 58/S e della classe LM 51 e i laureati della classe 34 e della classe L 24 che intendono sostenere gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di psicologo devono presentare un attestato rilasciato dalla segreteria della competente facoltà dal quale risulti che abbiano svolto il tirocinio pratico prescritto dalle norme vigenti.
I candidati che al momento della presentazione della domanda di ammissione non abbiano completato il tirocinio ma che comunque lo completeranno entro la data di inizio degli esami
devono dichiarare nell’istanza medesima che produrranno l’attestato di compimento della pratica professionale prima dell’inizio dello svolgimento degli esami.
I candidati che non hanno provveduto a presentare la domanda nei termini sopraindicati sono esclusi dalla sessione degli esami cui abbiano chiesto di partecipare.
Le domande di ammissione agli esami si considerano prodotte in tempo utile anche se spedite a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento entro il prescritto termine. A tal fine fa fede la data dell’ufficio postale accettante.
Sono altresì accolte le domande di ammissione agli esami presentate oltre i termini di cui al primo comma qualora il Rettore o il Direttore, a suo insindacabile giudizio, ritenga che il ritardo nella presentazione delle domande medesime sia giustificato da gravi motivi.

ART. 4

I candidati che conseguono il titolo accademico successivamente alla scadenza del termine per la presentazione delle domande e comunque entro quello fissato dai singoli Atenei per il conseguimento del titolo stesso sono tenuti a produrre l’istanza nei termini prescritti con l’osservanza delle medesime modalità stabilite per tutti gli altri candidati, allegando una dichiarazione dalla quale risulti che hanno presentato la domanda di partecipazione agli esami di laurea.

 

ART. 5

I candidati cittadini italiani della Regione Trentino-Alto Adige che chiedono di sostenere l’esame in lingua tedesca devono presentare la domanda di ammissione agli esami di Stato relativi all’abilitazione all’esercizio delle professioni sottoelencate presso le seguenti sedi:

Attuario
Chimico
Roma
Bologna
Ingegnere Trento
Architetto Venezia
Dottore Agronomo e Dottore Forestale Bolzano
Biologo Bologna
Geologo Bologna
Psicologo Trieste
Assistente sociale Trento

ART. 6

I candidati all’esame di abilitazione all’esercizio di una professione per cui il decreto del Presidente della Repubblica 328/2001 prevede la ripartizione in settori nell’ambito delle sezioni devono indicare, per ciascuna sezione, il settore per il quale chiedono di partecipare agli esami in coerenza con lo specifico titolo accademico conseguito.

ART. 7

I possessori dei titoli conseguiti secondo l’ordinamento previgente alla riforma di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e ai relativi decreti attuativi, svolgono le prove degli esami di Stato secondo le disposizioni di cui  al decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328.

 

ART. 8

Gli esami di Stato per i possessori di laurea specialistica, di laurea magistrale o di laurea conseguita secondo il previgente ordinamento hanno inizio in tutte le sedi per la prima sessione il giorno 17 giugno 2015 e per la seconda sessione il giorno 18 novembre 2015. Per i possessori di laurea conseguita in base all’ordinamento introdotto in attuazione dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n.127, e successive modificazioni, e di diploma universitario gli esami hanno inizio per la prima sessione il giorno 24 giugno 2015 e per la seconda sessione il giorno 25 novembre 2015.
Le prove successive si svolgono secondo l’ordine stabilito per le singole sedi dai Presidenti delle commissioni esaminatrici, reso noto con avviso nell’albo dell’università o istituto di istruzione universitaria sede di esami.

Roma, 27 marzo 2015
Glossario dell’Architettura |#architettura

Glossario dell’Architettura |#architettura

Il glossario è uno strumento utile per  conoscere il mondo dell’edilizia, orientandosi tra i significati dei termini comunemente utilizzati per le descrizioni tecniche che caratterizzano le comunicazioni tra gli “addetti ai lavori”.

A

Abbaino: costruzione di piccole dimensioni collocata sopra la falda del tetto, utile per accedere alla copertura stessa o semplicemente per aerare e/o dare luce all’ambiente. Sinonimo: lucernario.

Abitabilità: dichiarazione attestante il rispetto delle norme vigenti in materia d’igine e la conformità dell’opera al contenuto del titolo abitativo edilizio. Sinonimo: agibilità.

Abitazione antisismica: edificio realizzato in modo da rispondere, dal punto di vista strutturale, ai requisiti della zona sismica nella quale è ubicato.

Abusi edilizi: attività edilizie non autorizzate o diverse da quanto stabilito nei progetti approvati.

Accatastamento: insieme della documentazione necessaria per l’iscrizione al Catasto di immobili di costruzione recente.

Acciaio dolce: tipo di ferro contenente meno del 15% di carbonio.

Acciaio inox: categoria di acciai che contengono almeno il 12% di cromo e sono resistenti alla corrosione e ad alcuni agenti chimici. In cucina sono utilizzati per realizzare contenitori alimentari, lavelli, piani di lavoro e pentole; in genere a questo scopo viene utilizzato l’acciaio inox 18/10 (18% cromo e 10% nichel). In edilizia i vari acciai sono indicati genericamente con il termine ferro.

Acciottolato: pavimentazione stradale composta da ciottoli disposti su un letto di sabbia.

Accordo di programma: Atto amministrativo, istituito con legge 142/1990, promosso da Presidente delle Regione, dal Presidente della Provincia o dal Sindaco, e sottoscritto da tutti gli enti pubblici interessati alla definizione e alla realizzazione integrata e coordinata di opere, interventi o programmi di interventi. Qualora l’oggetto dell’accordo di programma sia in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti, esso ne costituisce variante, che in ogni caso deve essere approvata dal Consiglio comunale del Comune interessato, a pena di decadenza (vedi D.Lgs. 267/2000).

Acquedotto: opera architettonica in muratura, realizzata per portare l’acqua nei centri abitati. I primi esempi documentati riguardano gli acquedotti romani.

Acque nere: acque non meteoriche di rifiuto e di scarico, provenienti da abitazioni, industrie e similari. Acque luride di fogna.

Acque nere non trattate: acque che fluiscono nella fogna comunale senza alcun tipo di trattamento.

Acustica: per quanto attiene l’edilizia, la buone e fedele conduzione del suono all’interno di teatri e sale da spettacolo.

Additivo: composto chimico di varia natura che può essere aggiunto a materiali diversi, al fine di conferire loro determinate proprietà o esaltarne altre.

Additivo per calcestruzzi: prodotto liquido o in polvere che può essere aggiunto all’impasto di calcestruzzo per migliorarne le prestazioni meccaniche e modificarne la lavorabilità. Es.: additivo ritardante, neutro, accellerante, alta resistenza finale/iniziale, migliore pompabilità, ridotto gradiente termico, alta resistenza chimica, mantenimento della lavorabilità, alta resistenza gelo/disgelo, compensazione ritiri.

Aggettante: elemento sporgente rispetto al piano di un muro perimetrale, che viene sorretto da travi o mensole. Sinonimo: avancorpo.

Aggetto: sporgenza edilizia orizzontale del piano di facciata.

Agglomerati: mescolanza di materiali di diversa natura, trattati in modo da ottenere prodotti destinati al settore edile. Es.: masonite, eraclit, etc.. Sinonimo: aggregati.

Agibile: detto di edificio rispondente alle norme vigenti in materia d’igiene e conformità dell’opera al contenuto del titolo abitativo edilizio.

Aiuola: spazio limitato di terreno all’interno di un giardino, in cui vengono piantati fiori, erbe ornamentali o ortaggi.

Ala: parte laterale di un edificio.

Alloggio: vano o insieme di vani accessibili direttamente da strada, pianerottolo etc…. comunicanti tra loro per mezzo di scale se disposti su più livelli o corridoi interni alla proprietà.

Alluminio: metallo duttile e molto leggero che, se non trattato, si annerisce facilmente per ossidazione; per questo motivo, per essere impiegato, per esempio, nell’arredamento, viene trattato superficialmente tramite verniciatura o ossidazione anodica, al fine di renderlo resistente a graffi e corrosione.

Alzata: parte verticale della scala tra un gradino e l’altro.

Ambiente: in urbanistica, spazio fisico considerato ai fini insediativi; può essere antropico quando i fattori naturali si sono stroricamente sommati all’azione umana; urbano quando la trasformazione dello spazio, in una determinata porzione di territorio ha determinato concentrazione e tipo insediativo caratteristici della città.

Ambone: podio chiuso su tra lati da un parapetto, cui si accede atraverso una scala dal quarto lato. Nelle chiese paleocristiane e romantiche, erano presenti due amboni ai lati dell’altare: uno a destra per la lettura dell’Epistola, uno a sinistra per la lettura del Vangelo.

Amianto: gruppi di minerali presenti in natura. La sua costituzione comprende i seguenti silicati fibrosi: amianti serpentini (crisotilo), amianti anfiboli (attinolite, amosite, antofillite, crocidolite, tremolite); è classificato tra le sostanze cancerogene.

Ammattonato: lastricato di mattoni.

Ammezzato: vedi mezzanino.

Ampliamento: ingrandimento di un edificio esistente, mediante la creazione di spazi nuovi e volumi siplementari. Sinonimo: sopraelevazione.

Annegato nel calcestruzzo: espressione che indica tondini di ferro che vengono conglobati nel calcestruzzo.

Annullamento: Atto amministrativo che annulla decisioni precedenti, sia per motivi di illegittimità che di mutate condizioni nell’interesse pubblico.

Antibagno: locale che separa il bagno dal resto dell’abitazione;obbligatorio in alcune situazioni spaziali, non deve mai ospitare il vaso. Può essere previsto se il bagno è a uso privato di una camera da letto.

Anticamera: primo locale dopo la porta d’ingresso, camera vicina alla sala di ricevimento. Nell’antica casa romana, il vestibolo era un disimpegno posto davanti all’ingresso; nei teatri è invece un ambiente che precede le scale. Sinonimo: vestibolo.

Antievaporante: additivo utile per proteggere il celcestruzzo dall’essiccamento rapido delle superfici esposte al sole o al vento.

A piombo: elemento posto perpendicolarmente, seguendo l’orientamento del filo a piombo.

Appartamento: negli edifici storici, insieme di ambienti collegati in modo da costituire un nucleo indipendente; nell’edilizia moderna, alloggio indipendente all’interno di un edificio a più piani.

Approvazione: Atto finale con cui l’autorità competente (Stato, Regione, ecc.) di solito sovraordinata a quella che lo ha redatto, conferisce operatività ad uno strumento urbanistico.

Area: Spazio geografico delimitato o delimitabile dove si svolgono processi fisico-naturali o insediativi o sociali. Per esempio: agricola con ridotta densità e uso prevalentemente agricolo del suolo; di rispetto in cui sussiste divieto assoluto di edificazione; edificabile su cui è possibile, nel limite del rispetto delle leggi, costruire edifici; metropolitana caratterizzata da alte densità demografiche, insediative e socioeconomiche; ad alta tensione abitativa quando la crisi degli alloggi e l’alto rapporto tra sfratti e numero di famiglie richiede interventi urgenti.

Arcareccio: trave secondaria presente nei solai in legno, oppure trave di modesta sezione.

Arcata: organismo architettonico costituito da una serie continua di archi, o volte, sostenuti da ritti.

Architettura: arte di costruire edifici, comprensiva dei tre elementi della composizione, decorazione e scienza delle costruzioni. Può essere associata ad aggettivi quali civile, militare, rurale.

Architettura paesaggistica: branca dell’architettura che si occupa dell’armonizzazione del paesaggio nel rispetto degli insediamenti umani.

Architrave: elemento architettonico di sostegno che sovrasta un vano che poggia su sostegni verticali (pilastri, colonne o stipiti).

Archivolto: termine architettonico che indica la fascia decorativa che percorre la curva di un arco.

Arco: struttura architettonica curvilinea generalmente in muratura, che appoggia su due punti (pilastri, colonne etc.). E che può essere di varie forme: a tutto sesto, a sesto acuto, rampante, cieco, lobato, ribassato, trionfale, etc..

Arco a sesto acuto: in architettura, detto di arco costituito da due curve che, intersecandosi, formano una cuspide o un angolo acuto al vertice; già noto nell’antichità, venne adottato in particolar modo nell’architettura araba e gotica. Sinonimo: arco a doppio centro, arco ogivale.

Arco a tutto sesto: arco molto comune, di forma semicircolare e con altezza uguale al raggio. Sinonimo: arco a pieno sesto, arco a tutto centro.

Arco cieco: arco a luce chiusa.

Arco di trionfo: edificio monumentale ad arco, a uno o più fornici, tipico dell’architettura romana, generalmente innalzato per celebrare imperatori o per commemorare vittorie militari.

Arco ellettico o ad ansa di paniere: arco di forma ellettica.

Arco moresco o oltrepassato: arco a ferro di cavallo, tipico dell’architettura moresca.

Arco rampante: arco con piani di imposta a livelli diversi che bilancia le spinte di altri archi svolgendo un’azione di controspinta. Sinonimo: arco di spinta, arco zoppo.

Arco ribassato: arco in cui l’altezza risulta minore del raggio. Sinonimo: arco a sesto scemo.

Ardesia: minerale argilloso sotto forma di lastre di colore grigio scuro, impermeabile e resistente e per questo utilizzato per la copertura di tetti. Sinonimo: lavagna.

Area pavimentale a mosaico irregolare: pavimentazione realizzata con pietre irregolari di vario colore.

Area vincolata: area il cui utilizzo è limitato ad una sola parte di territorio, definita da un piano e un programma.

Arenaria: roccia sedimentaria detritica formatasi in seguito a cementazione della sabbia. Molto utilizzata in passato per realizzare rivestimenti di edifici di particolare pregio.

Argilla: roccia sedimentaria di dimensioni inferiori a 2 ym; può includere minerali di ogni tipo (argilla mineralogica, silice, calcite, ossidi e idrossidi cristallini).

Arredo urbano: Insieme degli elementi che completano e migliorano formalmente e funzionalmente lo spazio costruito: segnaletica stradale, panche, cabine telefoniche, cassonetti dei rifiuti, pavimentazione di aree pedonali ecc.

Arriccio: uno dei tre strati costituenti la parte più esterna del rivestimento superficiale delle murature (gli altri due sono rinzaffo e colla), composto da un impasto di calce e pozzolana dalla granulometria consistente, talvolta da ghiaietta o sabbia; a la funzione di assorbire gli assestamenti del muro durante l’essiccazione della malta e di creare una superficie di preparazione sufficientemente regolare per stendere gli strati successivi.

Arte muraria: attività relativa al murare o alla muratura; lavoro murario; opera muraria; arte del muratore.

Asse attrezzato: Disposizione di attività, soprattutto terziarie, lungo un sistema viario, per rendere più efficiente il sistema urbano garantendo migliore accessibilità ad alcune funzioni. E’ una alternativa all’eccessiva congestione e all’elevato pendolarismo delle città monocentriche.

Asservimento: Atto giuridico per cui un immobile viene asservito ad uno specifico uso, per esempio a parcheggio o a passaggio pubblico.

Asfalto: conglomerato composto da materiali naturali, per il bitume, per la protezione impermeabile di coperture orizzontali; è in genere impiegato miscelato con bitume e sabbia.

Assito: tavolato o perlinato posto sopra gli arcarecci, atto a sostere il manto di copertura ed eventualmente a garantire un certo grado di finitura all’intradosso.

Atrio: ingresso di edificio (villa, albergo, edificio scolastico, stazione ferroviaria etc.) di notevoli dimensioni.

Attico: ultimo piano abitabile sopra la linea di gronda, che si sviluppa al di sopra del cornicione, al fine di occultare il tetto.

Attuazione: Concreta realizzazione delle previsioni contenute nello strumento urbanistico generale a validità indeterminata nel tempo, attraverso piani esecutivi a scadenza.

Auditorium: sala concepita con particolare attenzione alle esigenze dell’acustica, adibita all’esecuzione ed all’ascolto di musica.

Aula: nell’accezione originale, edificio di una sola stanza, anche nel senso di abitazione contadina; locale per riunioni pubbliche o ambiente di grandi dimensioni adibito a usi particolari (sala d’ingresso, espositiva, da concerto etc.); locale a forma di emiciclo, all’interno del quale si riunisce l’assemblea. Sinonimo: sala.

Autobloccante: in edilizia, relativamente alle pavimentazioni da esterno, blocchetto di cemento di forme varie e incastrabile in un altro, che viene posato su uno strato di sabbia e quindi livellato senz alcuna necessità di cementazione.

Autoportante: struttura in grado di reggersi autonomamente senza il supporto di sostegni esterni.

Autorizzazione edilizia: assenso del responsabile dle procedimento dell’area tecnica all’esecuzione di opere edili senza il pagamento di alcun onere.

Avancorpo: vedi aggettante.

Avvolgibile: parte oscurante di una finestra, composta da un rullo di legno o ferro su cui si avvolgono stecche di legno o plastica a coprire parzialmente o interamente l’apertura.

B

Balaustra: struttura a colonnine (balaustri) basse e sagomate, in legno o pietra, utilizzate in serie e collegate da un basamento e da una corniche superiore. Oltre che come parapetto per scale eterrazzi, serve come coronamento di un edificio o come separazione tra presbitero, absice e navata della chiesa cristriana. Sinonimo: ringhiera.

Baricentro: punto di applicazione della risultante di tutte le azioni che la gravità esercita sulle varie parti di un corpo; centro di gravità.

Basamento: parte inferiore di appoggio, talvolta leggermente allargata rispetto a quanto sorregge, a sostegno di un edificio o di un elemento architettonico. Detto anche zoccolo o base se posto a sostegno di un elemento isolato (colonna).

Bastione: elemento di fortificazione, in terra o muratura, situato all’innesto tra due cortine murarie di un castello, spesso con base a scarpa per quesioni difensive.

Battente: parte su cui battono le porte o le finestre quando si chiudono; in queste ultime, oltre ad avere funzione di chiusura, serve anche a impedire il passaggio dell’aria.

Battiscopa: listello in legno, pietra o ceramica, che corre lungo la giunzione tra pavimento e parete; ha la funzione di coprire le imperfezioni del raccordo pavimento-parete e nello stesso tempo proteggere la parete che verrebbe danneggiata durante le operazioni di pulizia. Sinonimo: zoccolino.

Battuta: relativamente alle porte, rappresenta la parte in cui il battente si ferma sullo stipite.

Bentonite: minerale argilloso il cui componente principale è l’idrosilicato alluminifero; assorbe i gas, fissa e disidrata molte sostanze, libera le acque da impurità e impermeabilizza le superfici.

Betoniera: autoveicolo munito di cassone dotato di una specie di cilindro rotante, atto a mantenere il calcestruzzo alla giusta consistenza e resistenza nel corso del trasporto al cantiere; macchina di cantiene che la funzione di impastare il calcestruzzo. Sinonimo: impastatrice.

Bifora: finestra la cui apertura è spartita a metà da un pilastrino o una piccola colonna; tipica dell’arte gotica, è in seguito stata ripresa nel primo Rinascimento.

Bilico: cerniera utilizzata nelle finestre e negli sportelli, composta da un perno cilindrico e due piastre.

Bioedilizia: strategia costruttiva volta a preservare le abitazioni da tutte le forme di inquinamento (acustico, elettrico, magnetico, aerobico),al fine di ottenere una maggiore qualità della vita.

Bitume: miscela di idrocarburi di origine naturale o derivati da petroli o da rocce asfaltico, che presentano qualità agglomeranti e risultano solubili in solfuro di carbonio.

Bolla torica: strumento utilizzato in edilizia per verificare il corretto posizionamento di un manufatto in modo ortogonale rispetto all’asse verticale (piombo); è in genere adottato dai muratori per la posa dei davanzali, soglie etc.

Bovindo: corpo chiuso a pianta circolare,rettangolare o poligonare, anche su più piani, che sporge dalla facciata di un edificio ed è dotato di ampie finestre; avancorpo vetrato e coperto di pianta semicircolare, iniziante al livello del terreno (se inizia più in alto si parla di balcone o veranda ).

Bugnato: opera di muratura ottenuta con bugno, cioè pietre squadrate, sbozzate, che sporgono dalla superfice del muro. In base alla forma delle bugne si può distinguere un bugnato liscio con leggero rilievo, un bugnato rustico, a bugne rozzamente lavorate e molto rilevate, e un bugnato a punte di diamante nel quale la sporgenza delle bugne ha forma piramidale; paramento a conci detti bugne di solito a forma quadrangolare, che risaltano sulla superfice del muro, conferendogli aspetto rustico.

Bulldozer: veicolo di grandi dimensioni munito di cingoli utilizzato per scavare e livellare il terreno. E’ in grado di sradicare alberi, cespugli e spostare macerie. Sinonimo: apripista.

Beni culturali: Singoli elementi mobili o immobili. Costituiscono o contribuiscono a costituire un ambiente fisico di alta qualità, dal punto di vista artistico, storico, sociale. Con la pianificazione urbanistica si possono tutelare i beni culturali immobili: edifici, centri storici, aree archeologiche, paesaggi.

C

C.a.: vedi cemento armato.

Calce: materiale risultante dalla cottura di pietre calcaree dette marne. Può essere: aerea, quando fa presa soltanto con l’aria; idraulica quando fa presa sia nell’acqua sia a contatto con l’aria; l’indice d’idraulicità è il rapporto tra l’argilla e gli ossidi di Ca, Mg , N e k. Il tempo di presa può variare da un minimo di due giorni eminentemente idrauliche ad un massimo di venti gioni per le calci debolmente idrauliche.

Calcestruzzo: conglomerato costituito da materiali inerti (sabbia, ghiaia) uniti ad un legante idraulico (calce, cemento) ed acqua; al variare delle proporzoni delle componenti e della natura degli inerti utilizzati, si hanno calcestruzzi grassi, magri, leggeri etc.. Se il calcestruzzo viene associato ad un’armatura di tondini di ferro, si parla di calcestruzzo armato, detto più comunemente cemento armato. La realizzazione degli elementi costituenti la struttura in “cemento armato” di un edificio (fondazioni, pilastri, travi, solai) avviene tramite la colata del calcestruzzo in appositi involucri in legno, metallo, che vengono rimossi a presa avvenuta.

Caldaia: dispositivo che scalda acqua ad accumulazione.

Caldaia non stagna: dispositivo per il riscaldamento dell’acqua da immettere successivamente in circolazione in un impianto di riscaldamento. il tipo non stagno necessita di una canna fumaria per lo smaltimento dei fumi e fori di areazione nell’ambiente in cui viene posta.

Caldaia stagna: dispositivo per il riscaldamento dell’acqua da immettere successivamente in circolazione in un impianto di riscaldamento. Il tipo non stagno necessita di una canna fumaria per lo smaltimento dei fumi del tipo coassiale: un tubo aspira l’aria, l’altro la smaltisce; può essere posta in qualsiasi ambiente, anche chiusa all’interno di un mobile.

Campata: distanza lineare compresa tra gli assi verticali di due sostegni successivi. Quando i sostegni sono colonne, si parla di “intercolumnio”; si parla invece di “luce” quando la distanza corrisponde all’ampiezza del vano tra i due sostegni. Sinonimo: luce.

Canale: alveo scavato artificialmente per farvi scorrere le acque destinate all’irrigazione, a usi industriali, alla navigazione etc. A seconda dell’utilizzo cui è destinato , si distinguono vari tipe di canali, irriguo, di bonifica, navigabile, marittimo , industriale, per acque potabili. Nella Laguna di Venezia è definito in tal modo quello utilizzabile per la navigazione che svolge anhce la funzione naturale di collegare e consentire il flusso e il riflusso delle acque dal mare alla laguna interna; l’andamento naturale sinuoso consente di distinguere i canali naturali da quelli artificiali, costruiti per agevolare la navigazione in laguna. Alcuni canali artificiali sono: Canale Vittorio Emanuele III che congiunge la bocca di porto del Lido al porto industriale, attraverso il canale della Giudecca; Canale dei Petroli che mette in comunicazionela bocca di porto di Malamocco con il porto di S. Leonardo, che viene utilizzato dalle petroliere di Porto Marghera. Sinonimo: condotto.

Canale di gronda: tubo a sezione semicircolare, rettangolare o trapezioidale, che corre lungo la linea di gronda, atta a raccogliere le acque meteoriche.

Cancellata: sistema di recinzioni fisse, perimetranti giardini, terreni, parchi ed abitazioni; è costituita da inferriate di svariati materiali, sia metallici, sia legnosi, variamente lavorate e collegate tra loro.

Cancello: serramentato in metallo o legno, spesso di forma rettangolare o sagomata, composto da aste che s’intersecano formando talvolta motivi decorati. E’ un dispositivo di sicurezza ed ha la funzione di chiudere la recenzione di un fabbricato o, posto davanti alla porta d’ingresso di uno stabile o appartamento, di impedire l’accesso agli estranei.

Canna: tipo di graminacea dotata di fusto sottile di forma cilindrica e cavo all’interno.

Canna fumaria: condotto di aerazione verticale che funziona per convezione e ha lo scopo di evacuare dal tetto i fumi prodotti dalla combustione di uno o piùapparecchi termici.

Cantina: locale interrato o seminterrato di un edificio, con funzioni di deposito.

Cantonale: profilo metallico con sezione a L, a lati uguali o disuguali perpendicolari tra loro, detto anche “ferro angolare”; è utilizzato in particolare modo nelle capriate in acciaio.

cap: vedi cemento armato precompresso.

Capacità insediativa: quantità teorica di popolazione insediabile in un territorio, stabilita dagli strumenti urbanistici in base a un indice metri cubi pro capite.

Capillarità: risalita capillare, proprietà in base alla quale l’acqua risale in modo ascensionale dagli strati profondi all’interno di materiali porosi; questo fenomeno si riscontra generalmente dalle muratura che insistono su una fondazione umida.

Capitello: elemento architettonico posto tra la colonna e la trave soprastante (in base allo stile decorativo si può parlare di capitello dorico, ionico, corinzio, composito, rinascimentale).

Capitolato: documento nel quale sono descritti dettagliatamente, per capitoli, gli obblighi e i diritti delle parti di un contratto (capitolato d’appalto); comunemente, la descrizione dei lavori relativi a un edificio o un alloggio.

Capitolato generale d’appalto: insieme delle norme tecniche e amministrative che regolano l’esecuzione dei lavori o delle forniture; comprende tutte le norme di carattere generale.

Capitolato speciale d’appalto: insieme delle norme tecniche e amministrative che regolano l’esecuzione dei lavori o delle forniture; comprende norme particolari, valide per ogni singolo lavoro.

Caposaldo: punto stabile di riferimento individuato da un apposito segno, in genere un dischetto o un cerchietto, tracciato in luogo opportuno ove sia possibile riconoscerlo e recante l’esatto posizione planimetrica e/o altimetrica.

Capriata: struttura portante, in legno o metallica, impiegata per la costruzione dei tetti a falde inclinate; si tratta di una trave reticolare piana, realizzata con elementi collegati in modo da renderla indeformabile e generalmente composta da due puntoni inclinati, una catena orizzontale, un monaco verticale e, talvolta, da due saette inclinate.

Carta: Rappresentazione grafica convenzionale di un territorio alle varie scale: geografica o topografica a grande scala; mappa a quelle inferiori. In urbanistica di norma vengono utilizzate scale da 1:100.000 a 1:25.000 per la pianificazione territoriale; da 1:10.000 a 1:500 per la pianificazione urbane ed esecutiva.

Cartografia: Insieme dei rilievi grafici convenzionali, eseguiti con tecnica varia, di uno spazio. Può riguardare l’altimetria, la distribuzione dei vari servizi a rete, la vegetazione, le infrastrutture, gli usi del suolo, gli elementi geologici, vari temi analitici (popolazione, attività ecc.).

Concessione edilizia: Titolo rilasciato dall’autorità comunale, che autorizza a edificare o ristrutturare un immobile. Sostituisce dal 1977 la licenza edilizia gratuita, ed è abitualmente onerosa, ovvero prevede il pagamento di una somma di denaro, detto contributo di concessione.

Cubatura: Volume fuori terra di un edificio, che deve rispettare le prescrizioni dello strumento urbanistico e delle norme edilizie comunali.

D

Destinazione d’uso: Funzione (residenza, attività produttive ecc.) a cui, in base alle norme urbanistiche e edilizie o nei fatti, è destinato uno spazio o edificio urbano. Può essere principale, quando qualifica le caratteristiche di una zona, complementare quando integra quella principale; eventuale quando pur non rientrando nei primi due casi non è esplicitamente in contrasto con essi.

Dichiarazione di inizio attività (DIA): Istituita dalla legge 241/1990, la dichiarazione di inizio attività conferisce al cittadino la facoltà di eseguire opere interne con la semplice comunicazione ai competenti uffici comunali.

E

Edificabilità: Attitudine di una determinata porzione di territorio ad accogliere costruzioni. E’ definità dalle norme urbanistiche ed edilizie di zona contenute nel piano regolatore e si attua con la concessione dell’autorità comunale.

Edificazione: Modalità di insediamento degli edifici, singolarmente o a gruppi, sul territorio. Può essere chiusa, aperta, estensiva o intensiva a seconda delle forme e delle densità in cui si realizza.

F

G

H

I

Impatto ambientale: Insieme di effetti sull’ambiente delle modifiche indotte da trasformazioni d’uso: residenziali, produttive ecc. Assume connotati sia fisici che socioeconomici, che possono essere giudicati con la procedura tecnica-decisionale della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

Infrastruttura: In urbanistica, elemento tecnologico e/o a rete funzionale all’efficienza e alle relazioni di un territorio: trasporto, acque, energia ecc. In generale, si tratta di immobili destinati alla fornitura di servizi.

Insediamento: Insieme delle strutture, attività produttive e sociali in un determinato spazio, non necessariamente di tipo urbano, che comportano una notevole modificazione del territorio e una presenza umana stabile. A seconda della tipologia, l’insediamento può essere accentrato, rado, sparso.

J

K

L

Licenza: Licenza edilizia consentiva prima del 1977, gratuitamente, al proprietario del terreno di edificare secondo le prescrizioni. Licenza di abitabilità o agibilità (per immobili ad uso non residenziale), rilasciata dal Comune verificata la corrispondenza al progetto e il rispetto delle norme igieniche.

Lottizzazione: Divisione del suolo in lotti fabbricabili, disciplinata dalla legge urbanistica del 1942. Il Piano di lottizzazione equivale a un piano particolareggiato, generalmente di iniziativa privata.

Lotto: Porzione di suolo urbano potenzialmente fabbricabile, non definita né dimensionalmente né dal punto di vista della proprietà, destinata a un unico intervento edilizio.

M

Mappa catastale: Base cartografica su cui si redigono generalmente i piani urbanistici generali e attuativi. Rappresenta le proprietà immobiliari con riferimento alle rilevazioni catastali.

N

Norme tecniche di attuazione (NTA): Norme che specificano gli interventi previsti da un piano urbanistico generale o particolareggiato, precisando le indicazioni quantitative e qualitative di zona.

O

Oneri di urbanizzazione: Costi di realizzazione delle opere di urbanizzazione, in passato a carico della collettività, ora degli operatori privati che le realizzano o contribuiscono a realizzarle. Sono opere di urbanizzazione primaria strade, fogne, rete idrica, verde attrezzato. Sono opere di urbanizzazione secondaria scuole, mercati, chiese, strutture sanitarie, verde di quartiere.

P

Pianificazione generale: In urbanistica, per caratteristiche e contenuto delle prescrizioni, la scala di pianificazione non direttamente esecutiva: piani territoriali di coordinamento; piani regolatori generali; piani intercomunali; programmi di fabbricazione.

Piano di bacino (PAI): Previsto dalla legge n. 183 del 1989 come piano territoriale di settore, concerne la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la gestione del patrimonio idrico, la tutela dell’ambiente, nei grandi bacini idrografici di interesse nazionale. La redazione è affidata ad una apposita Autorità di Bacino. Deve essere coordinato con i piani urbanistici alle varie scale.

Piano di lottizzazione (PL): Previsto dalla legge urbanistica 1150/1942, è uno strumento di attuazione del PRG, generalmente di iniziativa privata e alternativo al piano particolareggiato. Ha lo scopo di precisare in dettaglio gli interventi di urbanizzazione e edificatori in una determinata area.

Protocollo d’intesa: È un accordo fra enti pubblici (al quale possono, in varia forma, partecipare anche soggetti privati) caratterizzato da una certa genericità. Può trattarsi di un accordo fine a se stesso, oppure di un accordo preliminare a uno più dettagliato e più rigidamente vincolante; un esempio di questo tipo di accordo è dato da quello che può scaturire da una conferenza di servizi convocata (ai sensi dell’art. 34 del D.lgs. 267/2000) al fine di verificare la fattibilità di un accordo di programma. Spesso si usa erroneamente l’espressione accordo di programma per definire accordi nei quali difettano i contenuti per essi previsti dalla legge, e che sono in realtà dei protocolli di intesa.

Q

R

Regolamento edilizio: Insieme delle norme urbanistico-edilizie che regolano lo sviluppo dell’abitato, dal punto di vista estetico, funzionale, igienico, dei rapporti fra interessi privati e di questi con quelli collettivi. E’ obbligatorio per tutti i Comuni e regolato dall’articolo 33 della Legge urbanistica.

Relazione (relazione tecnica): Allegato scritto obbligatorio dei progetti urbanistici, in cui si precisano le caratteristiche del piano, le premesse storiche e culturali, le metodologie, gli obiettivi.

Residenza: Insieme delle strutture abitative e di diretto servizio all’abitazione, che caratterizzano alle varie scale l’insediamento urbano.

Restauro: Ripristino, nel rispetto delle caratteristiche originarie e di funzionalità, di monumenti, edifici, insiemi edilizi, a contenuto storico artistico. Si attua con criteri scientifici, valutando gli elementi tipologici, strutturali e formali.

Riqualificazione (urbana, edilizia) : Attività di pianificazione urbanistica, o programmazione, o progettazione, per il recupero di strutture edilizie sottoposte a degrado o obsolescenza funzionale.

Risanamento: Azione urbanistica o edilizia originariamente tesa alla bonifica igienica dell’abitato o del suolo, spesso attraverso sventramenti, demolizioni e ricostruzioni. Risanamento conservativo è ripristino e protezione delle caratteristiche originarie degli edifici o di gruppi di edifici, analogo al restauro.

Ristrutturazione: Attività di trasformazione dell’edificio che possono portare a un assetto differente da quello originario, con inserimento di nuovi elementi e impianti. Ristrutturazione urbanistica significa modificare il disegno dei lotti, degli isolati, della rete stradale

S

Salvaguardia: Situazione di un piano adottato, ma non ancora approvato. Nel periodo intercorrente fra l’adozione e l’approvazione il Sindaco deve sospendere qualunque decisione sui progetti in contrasto con il piano adottato.

Sanatoria: Riconoscimento legale ex post di realizzazioni urbanistiche o edilizie attuate senza autorizzazione, o in contrasto con le norme vigenti.

Stanza: Secondo l’ISTAT, vano compreso nell’abitazione, con aerazione e illuminazione diretta, di ampiezza sufficiente a contenere almeno un letto. Sono generalmente considerate stanze gli spazi divisi da pareti ad uso letto, pranzo, studio, soggiorno, soffitte abitabili, che abbiano una superficie di almeno 8 mq.

Stato di fatto: Planimetria di un territorio che rappresenta la situazione insediativa ad una determinata epoca, eventualmente specificando con opportune simbologie le varie strutture residenziali, produttive, esistenti, le infrastrutture a rete ecc.

T

Tutela: Serie di azioni finalizzate alla difesa e valorizzazione di uno spazio naturale o costruito, nei suoi aspetti storici e ambientali. La tutela può essere attiva quando si sostanzia in azioni di trasformazione e uso, passiva quando si basa su vincoli all’uso.

U

V

Valutazione d’impatto ambientale (VIA): Analisi e giudizio degli effetti ambientali, sociali, produttivi di una trasformazione introdotta dall’uomo. Si articola in una analisi tecnico-scientifica sui costi e benefici di un’opera o iniziativa (bilancio di impatto ambientale), e in una decisione di carattere politico. E’ obbligatoria per tutti gli interventi riguardanti la pianificazione e lo sviluppo del territorio suscettibili di determinare un impatto significativo e rilevante.

Variante: Modifica parziale o totale di uno strumento urbanistico, a seguito di modificazioni avvenute nella normativa o nel territorio che il piano intende governare.

Vincolo: Limitazione all’uso di un ambiente, o territorio, o parti di esso, prescritto da un piano o da un programma. Può essere urbanistico, idrogeologico, o paesaggistico ecc.

W

X

Y

Z

Zona: Parte di territorio con caratteri di omogeneità, o individuata come tale dallo strumento urbanistico e sottoposta a relative norme tecniche. In un territorio comunale, secondo il Decreto Interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, si individuano attraverso il piano urbanistico zone omogenee contrassegnate da una lettera dell’alfabeto: “A” per le parti di interesse storico e pregio ambientale; “B” per le aree parzialmente edificate e prive di particolare interesse ambientale; “C” per le zone di espansione dell’abitato; “D” per gli insediamenti produttivi; “E” per l’uso agricolo; “F” per attrezzature o impianti di interesse generale.

fonte: edilea.it

Qualità del manufatto edilizio | #edilizia

Qualità del manufatto edilizio | #edilizia

La qualità di un manufatto architettonico è considerata un valore aggiunto alla fattibilità, alla coerenza, al controllo e al coordinamento, sia del processo ideativo progettuale che dell’opera compiuta.

Il concetto di qualità nasce in ambito industriale con l’avvento della produzione seriale. Tale nozione in un primo momento era legata alla verifica di conformità del prodotto al tipo.
Il manufatto edilizio, esito finale dell’articolato processo edilizio, rappresenta un prodotto certamente atipico se rapportato a quelli industriali, generato da procedimenti variabili nel tempo che rendono difficile la standardizzazione dell’opera finale.
La qualità dell’opera architettonica coinvolge, inoltre tutte le fasi del processo edilizio passando, quindi, dalla sua programmazione, al documento preliminare alla progettazione, al progetto preliminare, alla verifica dello stesso, all’elenco annuale, al progetto definitivo, al progetto esecutivo, alla sua validazione, alla costruzione, alla gestione del costruito, fino alla sua demolizione e dismissione.
L’approccio integrato alla qualità

Il processo edilizio è costituito da una complessa rete di relazioni tra operatori diversi articolato in tre domini (domanda, produzione, uso e gestione). La visione classica proposta in letteratura è quella di un processo a cascata, di conseguenza gli strumenti di gestione, di cui quelli per la qualità rappresentano una particolare applicazione standardizzata ed intersettoriale, si sono prevalentemente sviluppati per consentirne uno sviluppo lineare. Il modificato scenario operativo realizzatosi con l’entrata della Cina nel WTO (World Trade Organisation – Organizzazione Mondiale del Commercio) nel 2001, ha fatto emergere nuove tendenze organizzative in atto anche nelle filiere nelle costruzioni, con l’attuazione di catene di fornitura globali. Questo fatto ha influito sulla organizzazione del processo edilizio, che si presenta oggi come una rete virtuale costituita da catene di fornitura interconnesse. La nuova struttura portata in campo dalla globalizzazione produttiva comporta una maggiore complessità nelle relazioni del processo edilizio e problematiche a carattere culturale e normativo connesse ai diversi livelli di qualità ritenuti accettabili Fornitori-Organizzazioni-Clienti globali.

Di conseguenza, appare impossibile proporre una gestione dell’organizzazione tesa a garantire la qualità, come si proponeva nella versione degli standard ISO 9001-4 del 2000 Norme della serie ISO 9000 e ci orienta piuttosto verso modalità di gestione che rispondano ad un approccio integrato di qualità, salute e sicurezza, ambiente, responsabilità sociale (nuova versione delle ISO 2009 in corso di emissione e normative UN ILO – United Nation International Labour Organisation ).

La qualità deve essere gestita in modo continuo nello sviluppo reticolare di tutto il processo, investendo ogni parte interessata della filiera, per qualsiasi aspetto di tipo organizzativo ed operativo, decisionale e di controllo. Dalla ricerca emergono nuove ipotesi che basando l’intero processo su metodologie adeguate a tale scopo(ad esempio il PeBBD – Performance Based Building Design ) e strumentazioni capaci di abilitare la comunicazione e l’interoperabilità tra le parti interessate (ad esempio Ambienti Virtuali che riferendosi a BIM – Building Information Modeling, come proposta dall’IAI – International Alliance for Interoperability , integrano le diverse dimensioni del progetto, della realizzazione e della gestione).

I tre aspetti della qualità

Gli aspetti che concorrono congiuntamente a garantire la qualità dell’opera architettonica compiuta, sono:
1_La qualità dei prodotti per edilizia
2_La qualità del progetto edilizio
3_La qualità del processo edilizio

1_La qualità dei prodotti per l’edilizia

La qualità dei prodotti per l’edilizia, data la sua vicinanza con il settore manifatturiero e le spinte offerte dalle Direttive Europee, risulta sicuramente più avanzata rispetto alla qualità nella progettazione e nei processi produttivi.
La Direttiva CEE 89/106 sui prodotti da costruzione, recepita con il DPR 246/93, regola la fornitura di materiali e prodotti che entrano in modo stabile nelle opere edilizie definendo i criteri su cui si basa il controllo della qualità in edilizia, gli operatori del controllo, specificando ruoli e responsabilità dei vari attori, i requisiti essenziali e, i sistemi di certificazione dei prodotti. Le diverse modalità di certificazione dei prodotti da costruzione sono strettamente legate a specifici protocolli di verifica della qualità, ossia richiedono una puntuale e preliminare individuazione dei metodi, tipi e tempi dei controlli di qualità.

I tipi di certificazione che seguono rappresentano le attestazioni previste dalla legge, menzionate in ordine decrescente rispetto al livello di qualità che rappresentano:

Omologazione

Il prodotto è sottoposto ad una serie di controlli, obbligatori per legge, effettuati da un ente o istituto accreditato dagli Organi Statali. Questo rappresenta il massimo livello di garanzia di qualità. È richiesta necessariamente per tutti i componenti impiantistici.
Certificazione di Conformità
Certificazione di tipo consensuale con riferimento alle specifiche tecniche capitolari. I laboratori di prova eseguono un controllo a campione seguendo norme e procedure predefinite. Eseguita su laterizi, calcestruzzi e quanto altro arrivi in cantiere senza certificato di omologazione.
Certificato d’idoneità tecnica
È un giudizio tecnico sull’idoneità d’impiego di un determinato materiale a seguito di specifiche prove.

Marcatura CE

Nato con lo spirito di definire livelli di qualità minimi comuni per favorire la libera circolazione di prodotti e merci, il marchio di qualità è un contrassegno rilasciato a seguito di una serie di attestazioni sul prodotto, non sempre significative, nel dimostrare un determinato livello di qualità.
Autocertificazione
Certificato rilasciato dallo stesso produttore a seguito di una serie di controlli.
Accreditamento
Certificato con validità Europea rilasciato da un ente accreditato.
Un Organismo Notificato (Istituto di Certificazione, Organismo d’Ispezione, Laboratorio di Prova) compie il controllo sulle procedure di fabbricazione del prodotto edilizio e rilascia la certificazione.
Tradizionalmente la qualità era considerata una caratteristica intrinseca del prodotto garantita dalla correttezza e dall’adeguatezza dei relativi processi di fabbricazione. Oggi tale nozione risulta notevolmente modificata e con essa il sistema di controllo sui prodotti. La progettazione e la corretta installazione dei componenti e dei sistemi dell’edilizia rispetto alle loro qualità intrinseche e all’esecuzione delle lavorazioni di cantiere, ha assunto un’importanza sostanziale.
La qualità dei prodotti da costruzione è perseguita tanto attraverso i requisiti scelti ed imposti dal committente attraverso i documenti progettuali, che da quelli fissati de regolamenti e norme sulle caratteristiche proprie dei prodotti.

2_La qualità del progetto edilizio

Per progettare qualità è necessario:
• un programma di progettazione pertinente, dettagliato e verificato
• un insieme di competenze tecniche coordinate e specifiche al programma
di progetto
• una progettazione unitaria integrata e controllata
• l’esatta valutazione delle risorse disponibili
• la certezza dei tempi di verifica amministrativa  in ognuno di questi elementi il contenuto progettuale è evidente, è indispensabile  quindi riconoscere la centralità di una progettazione integrata in tutte le parti della  filiera attraverso cui avviene la trasformazione del territorio.

Il progetto di  architettura deve essere presente
• nella programmazione preliminare dell’opera da parte del committente
• nella determinazione delle prestazioni tecniche dell’opera
• nella definizione del quadro economico della realizzazione
Oggi il progetto è considerato un aspetto marginale del processo di  trasformazione, un aspetto da tenere sotto controllo allo stesso titolo di  una qualunque altra voce di costo; la centralità del progetto integrato di qualità è l’unico dispositivo capace con oggettività di garantire un prodotto
edilizio indiscutibile.
Non è necessario che l’architettura sia un’opera d’arte, è necessario che sia  indiscutibile, appropriata, ben costruita ed esprima il decoro e l’etica di una  società colta consapevole di sé e della propria storia.

da Qualità del progetto, qualità del prodotto edilizio, qualità  dell’ambiente, qualità della vita.  contributo di Claudio de Albertis – vice presidente in/arch –  al dibattito “all’architettura serve una legge?”

3_La qualità del processo edilizio

Il processo edilizio rappresenta, secondo l’approccio della ISO 9001: 2000, uno dei punti cardine per attuare una gestione dei processi orientati alla qualità. Esso si configura come un iter decisionale a ciclo chiuso in cui si susseguono le operazioni d’ideazione, produzione e controllo. L’input di una fase diventa l’output della fase successiva. Gli attori che prendono parte al processo edilizio sono i professionisti singoli o associati, i vari specialisti, i produttori, i fornitori, le imprese, la Pubblica Amministrazione, il committente, l’utente finale e, l’intera collettività. Il livello di qualità è dettato dalla capacità di gestire il passaggio d’informazione da una fase all’altra non solo senza perdite, disciplinando attraverso procedure operative le modalità di relazione tra le parti coinvolte nelle varie fasi ma, permettendo ad ogni collaboratore di poter partecipare attivamente alla produzione della qualità.
Affinché un processo di costruzione possa ritenersi efficace ed adeguato tale da poter pianificare, prevedere, gestire e controllare i risultati in termini di qualità del prodotto finale deve dotarsi di un sistema qualità. Questo modello è concepito con lo scopo di dare evidenza, tramite documentazione e visite ispettive di parte terza, della presenza di un impianto aziendale finalizzato al perseguimento dell’obiettivo qualità. Il sistema qualità ha una struttura dinamica. La gestione delle risorse umane, delle conoscenze, delle informazioni interne ed esterne, delle tecnologie utilizzate, degli insegnamenti ricavati dalle esperienze precedenti è tale da prevedere che ogni contributo apportato da un collaboratore sia discusso in riunioni periodiche innescando un processo d’implementazione del sistema qualità.

Gli obiettivi della Qualità

Le finalità di un sistema della qualità applicato al processo edilizio sono:
Garantire adeguati livelli di qualità nella fase progettuale, provvedendo in tal modo al rispetto delle esigenze del cliente anche in termini di economicità e tempi.
Tutelare l’Amministrazione dal rischio di contenzioso.
Tutelare il progettista attraverso un continuo monitoraggio.
Tutelare le esigenze degli utenti definite nello Studio di Fattibilità e nel Documento Preliminare alla Progettazione.
La stazione appaltante svolge un ruolo strategico all’interno del processo edilizio incidendo sulla qualità finale dell’opera architettonica. Essa, infatti, oltre a controllare i requisiti formali, garanti del corretto affidamento e svolgimento dell’appalto, diventa verificatrice dei contenuti del progetto. La stazione appaltante controlla l’adeguatezza al quadro esigenziale, normativo e vincolistico, la completezza e la coerenza dei dati informativi e la ripercorribilità delle scelte progettuali al fine di tutelare i propri interessi, ridurre il rischio d’inappaltabilità, e quelli della collettività rispettandone le richieste concordate.

La Non Qualità

La non qualità, che un processo di progettazione genera, produce disfunzioni e disagi esprimibili in termini di perdite di natura finanziaria che investono tutti gli operatori del processo edilizio, utenza compresa.
Essa può scaturire da disfunzioni provenienti da qualunque fase del processo edilizio. I difetti delle costruzioni si manifestano come effetti di non qualità della progettazione. Il progetto architettonico, essendo lo strumento di controllo dell’intero processo edilizio, rappresenterà l’anello debole della filiera processuale.
La relazione annuale dell’Autorità per Vigilanza sui Contratti Pubblici relativi a Lavori, Servizi e Forniture per l’anno 2007 consultabile liberamente al sito www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/lavori_pubblici_rela_annuale/Presentazione2007.pdf conferma questa visione.
Gli effetti principali di un progetto qualitativamente non adeguato comportano il ricorso a modifiche e quindi a varianti in corso d’opera, con conseguenti ritardi nell’esecuzione delle opere, lievitazione dei costi e, difetti delle opere realizzate. Un altro elemento di criticità nella realizzazione di un’opera pubblica è rappresentato dal bando a base di gara.

Tra le maggiori carenze individuate nel rapporto dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici ci sono:

– L’erronea formulazione dei requisiti di partecipazione alla gara d’appalto che comporta la selezione di un contraente inadeguato all’opera da realizzare.

– Bandi di gara eccessivamente prescrittivi nella descrizione dei prodotti da impiegare che limitano il ricorso a tecnologie innovative.

– La mancanza di trasparenza e pubblicità dei bandi di gara che altera il numero di partecipanti alla procedura.

– Il pesante apparato burocratico che comporta procedimenti di autorizzazione lenti che condizionano la tempistica programmata per l’intervento.

Bibliografia

UNI EN ISO 9000:2005. Sistemi di gestione per la qualità – Fondamenti e vocabolario.
UNI EN ISO 9001:2005.” Sistemi qualità. Norme di gestione per la qualità e di assicurazione della qualità. Guida per la scelta e l’utilizzazione”
UNI EN ISO 10006:2005. Sistemi di gestione per la qualità. Linee guida per la gestione per la qualità nei progetti.

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